[348] CAVALCANTI, _Seconda Storia_, pag. 206.

[349] Idem, pag. 188.

[350] CAVALCANTI, pag. 200 e seg.

[351] VESPASIANO DA BISTICCI, che scrisse tra le altre la _Vita di

Bartolommeo Fortini_ (_Archiv. Stor._, tomo IV, parte I, pag. 379),

dice ch’egli ebbe il confine perchè era stato eletto degli ufiziali

del Monte; e uno dei potenti ci voleva entrare lui. — Dello stesso

Vespasiano abbiamo pure la _Vita di ser Filippo Pieruzzi di ser

Ugolino_, che fu integro e dotto uomo.

[352] Uno di questi, Domenico di Matteo di ser Michele da Castel

Fiorentino, viene descritto dal Cavalcanti con le seguenti parole:

«costui è villano, iniquo e superbo, mancatore di sua fede, barattiere,

accettatore di presenti. Egli è lungo e sottile, la voce femminile,

le gambe spolpate; misero ne’ fianchi, e guardo acuto: stretto nelle

spalle, biancastrino e povero di barba; il volto colorito di lebbroso

segno: l’andatura sua rara, col petto in fuori più che non richiede la

sua lunghezza.» Tomo II, pag. 194.

[353] CAVALCANTI, _Seconda Storia_. — _Storia_ di D. BONINSEGNI. —

CAMBI, _idem_. — MORELLI, _Ricordi_, (_Deliz. erudiz_., tomo XIX.) —

MACHIAVELLI, lib. VI.

[354] Un Sonetto satirico, pubblicato nell’_Archivio Storico Italiano_,

tomo XVI, parte I, pag. 326-27, ammonisce il Papa di non fidarsi ai

Romani, e gli ricorda che il buon sartore misura sette e taglia uno.

[355] VESPASIANO, _Vita di Agnolo Acciaiuoli e di Leonardo d’Arezzo_.

[356] Citiamo parole che onorano il Piccinino. Aveagli scritto

Giannozzo Manetti mettendolo sopra per virtù a Ciro ad Agamennone a

Pirro ed ai famosi Romani perchè aveva fatto le imprese per solo amore

di gloria; a cui rispose il Capitano con bella verecondia: «io sono un

piccolo verme e un saccomanno da non farne veruna stima, a comparazione

di quei magnanimi signori antichi, ec.» (Lettera del Piccinino a

Giannozzo, con la Vita di questo edita dal Fanfani, pag. 190.)

[357] Abbiamo in uno spaccio a Neri Capponi, 21 novembre 1444:

«Carissimo nostro, siamo avvisati per tua lettera come a’ dì 16 di

questo, monsignor di Capua Morinense et il Camarlingo e tu in tuo

nome et di Cosimo de’ Medici, unitamente lodasti che Recanati et Oximo

dovessono rimanere al S. Padre, et Fabriano con le sue fortezze della

terra e del contado che possiede al presente la Chiesa, si debbono

rimettere nelle mani nostre ed essere da noi governate per un anno,

nella fine del quale sia in nostro arbitrio di dare detta terra e

fortezze o al Papa o al Conte. Il perchè sommamente commendiamo la tua

diligenza et prudentia. Et appresso t’avvisiamo come noi abbiamo eletto

messer Bartolommeo Orlandini carissimo nostro cittadino a governare per

detto tempo detta terra e fortezze, ec.» Era l’uccisore di Baldaccio.

[358] Nella vernata il Conte venne a Firenze, e disse di fare miracoli;

infra gli altri, di ridurre il Papa a pace per forza, ec. (_Commentari_

di NERI CAPPONI, col. 1201.) CAVALCANTI, _Seconda Istoria_, cap.

XXXIII. — BONINSEGNI, an. 1446. — FABRONI, _Vita Cosmæ_, pag. 170 dei

Documenti.

[359] Legazioni a Venezia di Neri Capponi, che l’una nei mesi di

settembre e ottobre 1445, e l’altra con Bernardo Giugni dal maggio al

luglio 1446. A stento si vinse ne’ Consigli quella nuova condizione,

prima essendo soliti pagare un terzo, e i Veneziani due terzi: pareva

che fosse _ingiusto l’andare con essi ad un giogo e tirare uno medesimo

peso._

[360] «Il Duca cercò d’avere il Conte per mezzo di papa Eugenio, e

missono il Re in su la pratica, acciocchè i Veneziani non si facessino

grandi. Pagò il Re al Conte ducati 40,000, e feciono tra loro molte

composizioni segrete. Di poi morì papa Eugenio, e la sua morte ruppe

molti disegni.» (Capponi, Commentari.)

[361] CAVALCANTI, tomo II, pag. 265; e VESPASIANO, _Vita di Niccolò V_.

[362] Gli ambasciatori Angiolo Acciaioli, Giovannozzo Pitti, Neri

Capponi, Alessandro degli Alessandri, Giannozzo Manetti e Piero di

Cosimo de’ Medici, furono dal Papa ricevuti nella sala regia, che

prima solevano privatamente in altra sala. Giannozzo Manetti dotto e

franco dicitore improvvisò l’orazione con molta sua lode. Il Cavalcanti

distesamente narra come quell’Antonio di Checco Rosso Petrucci da

Siena, che noi da più anni conosciamo grande nemico dei Fiorentini

e turbolento macchinatore nella sua patria, tendesse insidie agli

ambasciatori che tornavano, invitandoli nelle castella sue per quivi

rubarli; e come Neri, di lui dubitando, sventasse il disegno: questi

però nei _Commentari_ suoi ne tace affatto; e il Cavalcanti a pensar

male andava a nozze. (Tomo II, pag. 267.)

[363] Istruzione a Neri Capponi e Bernardo Giugni ambasciatori a

Ferrara per la pace; 28 luglio 1447, e lettere successive.

[364] Lettere dei 7 e 9 agosto. (Istruzioni manoscritte.)

[365] _Archivio Storico Italiano_, tomo IV, pag. 418.

[366] Legazione manoscritta, 6 aprile 1448.

[367] «Questo Bernardetto, molto amorevole di Cosimo, era uomo

nettissimo e servigiato, non piazzaiolo, che non andava in Palagio se

non chiamato, e rado era che non si trovasse nella sua bottega dove

faceva l’arte di lana; esperto e pratico negli uffici, che intendeva le

cose alla prima, ec.» (CAVALCANTI, tomo II, pag. 213.)

[368] «Condussesi il Re a chiedere salvocondotto pe’ suoi falconieri:

rispondemmoli che per uccellare noi glielo davamo, se uccellasse solo

alle starne, ma che uccellava ad altro, e però glielo negammo.» (NERI

CAPPONI.)

[369] POGGIO, _Storia Fiorentina_, lib. VIII. — _Commentari_ di NERI

CAPPONI. — BARTOLOMMEO FAZIO, _Vita Alphonsi Regis_. — Istoria metrica

in terzine dell’assedio di Piombino. (_R. I. S._, tomo XXV.) MALAVOLTI,

_Storia di Siena_.

[370] Vedi FABRONI, pag. 176 e seg.

[371] SIMONETTA, _Historia Francisci Sfortiæ_, in MURATORI, _R. I. S._,

tomo XXI. — POGGIO, _Storia_. — MACHIAVELLI, lib. VI. — SIMONETTA, cap.

72-73. — _Archivio Storico Italiano_, tomo XV, parte II, pag. 30 a 34.

[372] In MURATORI, _R. I. S._, tomo XXI, pag. 388.

[373] ROMANIN, _Storia di Venezia_, tomo IV.

[374] Tomo II, _Appendice_, pag. 517.

[375] VESPASIANO, _Vita di Giannozzo Manetti_.

[376] CAVALCANTI, _Seconda Storia_, tomo II, pag. 253.

[377] L’oratore che lo Sforza teneva in Firenze, a lui scriveva

nell’aprile del 1449: «Con Neri di Gino ho molto particolarmente

examinata questa vostra facenda; e accordasi a questo, ed è disposto

in ogni caso prestare favore al facto vostro e dimostrarvi che v’è

buono amico et servitore, e vuole in qualunque nostro facto essere

d’accordo con Cosimo.» In altro luogo scrive che Neri e Giannozzo Pitti

e Alamanno Salviati e Diotisalvi Neroni ed altri, gli avevano date

buone assicurazioni. — E a’ 30 giugno: «Questa benedecta pestilenza ha

sgomentata qui la brigata in modo che di sette li cinque sono fora a

le ville, per forma che la campana del Consiglio ha assai che suonare,

et non si gionge mai a la metà del numero debito, et per questo la

Signoria non ha mai potuto trarre le mane de più cose che hanno a

fare.» Laonde lo Sforza scriveva in quel tempo: «Mi trovo ingannato

de tucto quello me scriveti super lo facto di danari, sì che non so

che mi dire; se non che non volendomi dare li miei denari del passato,

nè la gente, questo è tanto a dire quanto assentire a la total mia

disfactione. Pertanto vogliate sollecitare, ec.» (_Archivio Storico_,

nuova serie, tomo XV, disp. II, pag. 35-36.)

[378] CAMBI, _Storia_, anno 1449. — CAVALCANTI, _Seconda Storia_, cap.

69.

[379] Diceano: «egli ha pieno sino i _privati_ dei Frati delle sue

_palle_ (armi della famiglia Medici), ed ora fabbrica un palagio.»

(CAVALCANTI, cap. XXXIII, _Seconda Storia_, cap. 36, 69, 81, 82, 87.)

[380] VESPASIANO, _Vita di Pandolfo Pandolfini_. Vedi pure nella _Vita

di Donato Acciaioli_, come lo facesse Cosimo imborsare per Gonfaloniere

di giustizia.

[381] Commentari di NERI CAPPONI. — CAVALCANTI, tomo II, pag. 242. —

MACHIAVELLI, lib. VI.

[382] In fine della lettera erano questi brevi versi: «Piero, all’avuta

di questa te ne verrai, perchè, venendone tu, non vi rimarrà ignuno

degli altri.» (VESPASIANO, _Vita di Giannozzo_; Torino, 1862; pag. 35.)

[383] Legazioni manoscritte di NERI CAPPONI (_Archivio di Stato_). —

VESPASIANO DA BISTICCI, _Vita di Giannozzo Manetti_.

[384] BONINSEGNI, _Leonardo_. — MACHIAVELLI, lib. VI. — AMMIRATO, ec.

[385] «L’Imperatore mandò a rinnovare suoi salvocondotti a Firenze.»

(NERI CAPPONI, _Commentari_.)

[386] «L’Imperatore poi ci scrisse di casa sua, che aveva sentito

come eravamo richiesti di dare spalle alla fuga, e non avevamo voluto

consentire; di che molto ci ringraziò.» (NERI CAPPONI, _Commentari_.)

[387] «Conforterete e supplicherete alla Maestà del Re di Francia

a venire o mandare potentemente in Italia, sì per recuperare

l’antica gloria e titoli a lei debiti, sì etiandio per salute della

nostra Repubblica; nella qual parte se fussi domandato quanta gente

giudichereste esser necessaria, direte che a noi parrebbe dover bastare

cavalli 15 mila, rimettendo sempre questo al giudizio della regia

sapienza. — E quando la Maestà del Re di Francia non volesse per sua

gloria venire o mandare in Italia potentemente, com’è detto disopra, si

tenti che almeno venga il re Renato con quelle genti pagate sia a lui

possibile, ec.» (Istruzione ad Agnolo Acciaioli, manoscritta appresso

di noi, diversa da quella pubblicata dal Fabroni, pag. 200.)

[388] GIANNOZZO MANETTI, _Vita di Niccolò V_. (_Rer. Ital. Script._,

tomo III, parte II.) — SIMONETTA, _Storia di Francesco Sforza_. (_Rer.

Ital. Script_., tomo XXI, lib. XXIV.)

[389] NERI CAPPONI, _Commentari_.

[390] Fu detto Cosimo essersi conciliato il re Alfonso col dono d’un

manoscritto di Tito Livio. (TIRABOSCHI, _Storia della Letteratura_,

tomo VI, lib. I, cap. 2.)

[391] POGGIO, fine della _Storia_. — Documenti aggiunti dal Fabroni

alla _Vita di Cosimo de’ Medici_.

[392] Vespasiano, che gli fu amico, racconta com’egli da privato

uomo solesse dire che se una volta avesse ricchezze, le spenderebbe

in libri e in edifizi. — Vedi intorno allo stato di Roma in quelli

anni la lettera pubblicata dal Fabroni, pag. 165. — Enea Silvio, nei

_Commentari_ solito morsicchiare i predecessori suoi con isquisita

delicatezza, scrive Niccolò con gli edifici che rimasero indi

imperfetti avere accresciuto quasi a Roma le ruine. — Vedi pure quel

ch’egli accenna della natura e del governo di Callisto III.

[393] VESPASIANO, _Vita del re Alfonso_. — Fine dei _Commentari_ di

NERI CAPPONI. — MACHIAVELLI, lib. VI.

[394] BONINSEGNI, _Storie_.

[395] CAMBI e BONINSEGNI.

[396] VESPASIANO, _Vita di Piero de’ Pazzi_.

[397] Giannozzo, andato l’anno 1446 potestà in Pistoia, e calunniato

da un Soldini, dettò un’Istoria di quella città, pubblicata dal

Muratori (_Rer. Ital. Script._, tomo XIX in fine) e non disutile

a chi voglia conoscere i modi tenuti dalla Repubblica di Firenze

nell’amministrazione delle città suddite.

[398] Presentandosi alla Signoria, disse: «Eccelsi Signori mia, se a

Dio che m’ha creato, avessi con tanto amore e con tanta fede servito,

quanto ho fatto a questa Signoria, io crederei essere a’ piedi di santo

Giovanni Battista; ed i meriti ch’io n’ho riportati, le vostre Signorie

li conoscono.»

[399] VESPASIANO DA BISTICCI, _Commentario della vita di Giannozzo_,

pubblicata dal Fanfani. Torino 1862, dalla quale sarebbe in tutto

cavata quella latina del Naldi, prolissa d’ornati e di classiche

locuzioni; chiama il Potestà _prætor urbanus_, la Signoria _senatus_, e

dice che i Dieci della guerra si creavano a badare _ne quid respublica

detrimenti caperet_. — Quando fu eletto Giannozzo dei Dieci ne fecero

tutti grande allegrezza e maraviglia, e dicevano: «ora si conosce

quanta forza hanno le virtù, ec.: in breve tempo, da volerlo confinare,

vòltati, egli è fatto de’ Dieci in compagnia de’ primi della città.»

Vespasiano scrisse un’altra più breve vita del Manetti, tra quelle del

Mai. — Nell’edizione del Fanfani (pag. 169) è una molto bella lettera

che Giannozzo in nome dei Dieci scriveva alla Signoria di Siena.

[400] CAMBI, _Cronaca_. — «Si vinse sul Consiglio del popolo, che gli

accoppiatori che tenevano le borse del prioratico a mano, dovessino per

tutto il mese di gennaio prossimo averle serrate, e fosse loro levato

ogni autorità e balìa ch’eglino aveano intorno a ciò: fuvvi fave nere

218 e bianche 22. E dipoi nel Consiglio del comune fuvvi fave nere 169

e bianche 7. E di questo molto il popolo se ne rallegrò.» (RINUCCINI

FILIPPO, febbraio 1454 st. fior.)

[401] VESPASIANO, _Vita di Cosimo_, pag. 343.

[402] Richiesto Neri da uno dello stesso suo casato che avea commesso

un omicidio, ricusò salvarlo; «questa grandigia (dicendo) non mi

è stata data per le miserie nè pe’ micidii ch’io abbia fatti, nè

favoreggiati; anzi me l’ho guadagnata per la mia sollecitudine e per

lo favore che io ho sempre prestato alla ragione: e però abbi pazienza,

che la giustizia abbia suo luogo.» (CAVALCANTI, tomo II, pag. 205-6.)

[403] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, pag. 8.

[404] MORELLI, _Ricordi_.

[405] Cambi, _Deliz. erud._, tomo XX, pag. 338 e seg. — _Ricordi_ di

FILIPPO RINUCCINI. — MACHIAVELLI, lib. IV.

[406] NERLI, _Commentari_.

[407] CANESTRINI, _Sulle Tasse_, pag. 168.

[408] CAMBI, _Storie_.

[409] «Il Palagio fece venire circa quattromila cerne e circa 300

cavalli, e il Signore di Faenza e Simonetto e altri condottieri.»

(FILIPPO RINUCCINI, dove sono anche i nomi dei confinati.)

[410] CAMBI, _Cronaca_. — BONINSEGNI, _Storie_.

[411] _Ricordi_ di ALAMANNO RINUCCINI, anno 1462.

[412] RINUCCINI, _ivi_. — AMMIRATO.

[413] MORELLI, _Ricordi_.

[414] RINUCCINI ed altri. — Dice l’Ammirato, Luca essersi tolta per

impresa una bombarda, volendo significare che siccome questa, dove gli

sia dato fuoco, trae fuori una palla, così egli poteva cacciare via le

palle, arme dei Medici.

[415] MACHIAVELLI, lib. IV.

[416] La descrizione di quei ricevimenti fatti ad onore di Pio II è

da vedere nelle _Delizie degli eruditi_, tomo XX, pag. 368: l’autore,

che si compiace di quella magnificenza, è pure offeso dalle profanità

troppo boriose che vi si mescolavano. — Quelle pompe furono anco

descritte in terza rima. (_Rer. Ital. Script._, nel secondo dei due

tomi aggiunti in Firenze, pag. 719.)

[417] «Era molto umile in ogni sua cosa; la camera dov’egli dormiva,

v’era un letticciuolo da frate ed una sedia di legno vecchia, con un

poco di desco al dirimpetto dov’egli stava a comporre le sue opere,

e mai perdeva un’ora di tempo. — Non avea masserizie in casa, se non

tante che furono istimate alla morte sua centoventi lire.» (VESPASIANO,

_Vita dell’Arcivescovo Antonino_.)

[418] Questo mi pare che si argomenti da una pia opera in volgare che

il signor Palermo pubblicava (Firenze, 1858), e che potrebb’essere di

sant’Antonino.

[419] VESPASIANO, nella _Vita d’Antonio Cincinello_, narra il caso

pietoso d’una donna figlia di Rinaldo degli Albizzi e nuora di Rinaldo

Gianfigliazzi; alla quale povera e nell’esilio abbandonata insieme ad

un figlio suo, parvero grande sussidio pochi ducati venuti ad essa in

elemosina.

[420] In tutto quel fatto la maestria politica dei Veneziani si trova

descritta negli Annali di DOMENICO MALIPIERO. (_Archivio Storico_, tomo

VII, pag. 1.)

[421] A questo punto dell’istoria noi rimanghiamo con poco sussidio di

contemporanei, avendo cessato con l’anno 1447 il Cavalcanti, e prima

del 57 i _Commentari_ di Neri Capponi. Finisce con l’anno 1460 il

Boninsegni, e tace la prima parte delle Istorie che vanno col nome di

Giovanni Cambi, per indi ripigliare col 1480 la parte descritta da lui

testimone; e finiscono i _Ricordi_ di Filippo Rinuccini, continuati

però con maggiore ampiezza dal figlio Alamanno.

[422] Il Fabroni pubblicava le note di Piero per le spese fatte nei

funerali del padre e negli uffici e limosine, e per vestire a bruno

gli uomini e donne della famiglia, e i fattori e i servi. Stanno con

questi i nomi di quattro schiave. Lo stesso autore ci diede (pag. 214)

il contratto di compra di una schiava circassa per conto di Cosimo dei

Medici l’anno 1427 in Venezia, per mano di Giovanni Portinari, il quale

pagava sessantadue ducati d’oro, prezzo della schiava.

[423] Vedi le lettere a Piero de’ Medici, del Papa e del Re di Francia,

Luigi XI, più altre poi d’uomini letterati — Abbiamo anche una bella

lettera di Piero intorno agli ultimi giorni del padre. (FABRONI,

_Documenti_, pag. 251.)

[424] _Mémoires de_ PHIL. DE COMINES, lib. VII, cap. V. — E innanzi

avea detto: «Cosme de Médicis, homme digne d’être nommé entre les

très-grands; et en son cas qui estoit de marchandise, etoit la plus

grande maison qui je croy qui jamais ait ésté au monde: car leurs

serviteurs et facteurs ont eu tant de crédit, soubs couleur de ce nom

Medicis, que ce seroit merveilles à croire a ce que j’en ay veu en

Flandre et en Angleterre.»

[425] «Non fu anno che non spendesse in muraglie quindici ovvero

diciotto migliaia di fiorini. — Nel palazzo di Firenze 60 mila; nel

chiostro e parte della chiesa di San Lorenzo, 70 mila. In San Marco ne

avea spesi 40 mila, e non bastarono; nella Badia di Fiesole 80 mila.»

(VESPASIANO, _Vita di Cosimo_.) — Il Fabroni pubblicava un lodo per le

divise tra’ due rami usciti da Giovanni di Bicci, nel quale è detto che

le spese fatte da Cosimo nelle chiese di Santa Croce, dei Servi, di San

Miniato al Monte e di Camaldoli nel Casentino, oltre a quelle notate

nel testo, sieno portate sulla parte sua, sgravandone quella dei figli

di Lorenzo. — In certi _Ricordi_ il Magnifico scriveva: «Gran somma di

danari trovo che abbiamo spesi dall’anno 1434 in qua fino a tutto il

1471. Si vede somma incredibile, perchè ascende a fiorini 663,755 tra

limosine, muraglie e gravezze, senza l’altre spese; di che non voglio

dolermi: perchè quantunque molti giudicassin meglio averne una parte

in borsa, io giudico esser grande onore allo stato nostro, e paionmi

ben collocati, e sonne molto ben contento.» (LORENZO MEDICI, _Ricordi_.

FABRONI, pag. 47.)

[426] «Tolsi quarantacinque scrittori e finii volumi dugento in mesi

ventidue.» Dallo stesso Vespasiano abbiamo l’elenco dei codici antichi

fatti copiare da lui; un catalogo della biblioteca lasciata da Cosimo

e che è nell’Archivio Mediceo, parve al Fabroni troppo lungo perchè lo

stampasse. Per la Chiesa di San Lorenzo faceva scrivere ed abbellire di

miniature trenta libri corali; altri per San Marco, ec. — L’inventario

delle gemme incise e vasi e medaglie e gioie trovate nell’eredità di

Cosimo dei Medici, aggiugne alla somma di 28 mila 423 fiorini, senza

gli argenti e mobilia. (FABRONI, pag. 231.)

[427] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, pag. 8.

[428] «Si vinse che le borse si serrassino e tornassesi alla sorte, la

quale è molto grata a tutti generalmente, cioè quella de’ tre maggiori,

Signori, Gonfaloniere e Dodici: che prima le tenevano a mano cinque

cittadini, ed era de’ Signori chi egli disegnavano; e ora si cominciò

a trarre a sorte. E’ Priori per novembre e dicembre 1465 feciono

squittinio de’ tre maggiori. Cominciò agli 8 dicembre e finì a’ dì 30

detto. Furono in numero di 537, in tutto con priorati e magistrati e

consoli, e con cinque accoppiatori, fatti per detto squittinio, che

furono di più favore, ec. I Signori per gennaio e febbraio 1465-66

cominciarono lo squittinio dei capitani di Pisa, e potestà solo, e poi

il partito chiamato gli otto uffici di dentro, poi undici uffici di

fuori, poi provveditorati e riformatori e legionarii direttori, poi el

marzocchio, e poi capitano di galere, e poi uffici di notai.» (MORELLI,

_Ricordi_, pag. 181.)

[429] GUICCIARDINI, _Opere inedite; Storia Fiorentina_, cap. II. —

MACHIAVELLI, lib. VII. — AMMIRATO, lib XXIII.

[430] I Fiorentini, volendo al solito mandare galere in Levante per

la tutela dei loro traffici, la Repubblica di Venezia si opponeva a

ciò, allegando che i Turchi se l’avrebbono prese, usandole ai danni

della cristianità: e avendo i Fiorentini risposto, che ad ogni modo le

manderebbero; il Senato facea replicare, che il comandante dell’armata

loro aveva piena balìa, e qualunque cosa egli facesse delle galere non

se ne impacciavano. _(Ricordi_ di ALAMANNO RINUCCINI, anno 1463.)

[431] Carlo Rosmini nella _Storia di Milano_ purgava a sufficienza

Francesco Sforza da quell’accusa per via di autentici documenti. Vedi

pure quelli pubblicati dal CANESTRINI, _Archivio Storico_, tomo XV.

[432] GUICCIARDINI, _Storia di Firenze_, XIX.

[433] _Ricordi Storici_ di ALAMANNO di FILIPPO RINUCCINI.

[434] Vedi lettere di Agnolo Acciaioli e di un ser Luca, e la

deposizione di Francesco Neroni. — FABRONI, _Vit. Laurentii Med._,

Documenti, pag. 28-32.

[435] FABRONI, _Documenti_.

[436] VALORI, _Vita Laur. Med._

[437] _Ricordi_ d’ALAMANNO RINUCCINI.

[438] _Storie_ di IACOPO PITTI, lib. I.

[439] AMMIRATO, _Storie_. — FABRONI, Documenti sopraccitati. —

L’Ammirato accusa, non senza ragione, il Machiavelli di molti errori ed

alterazioni di questi fatti come di altri molti. Nè facciamo caso della

strabocchevolmente prolissa e in parte falsa narrazione che ne lasciava

Michele Bruto nelle Storie sue, egli piacendosi in quei viluppi di vani

disegni donde speravano forse in patria il ritorno i fuorusciti, tra i

quali viveva cento anni dopo in Lione quello scrittore di poco pregio.

[440] ROMANIN, _Storia di Venezia_, lib. XI, cap. 1.

[441] Il Fabroni ha pubblicato queste due lettere che il Machiavelli

avea veduto; ma questi conservandone i principii, poi le rifece a modo

suo, e dice che fu quella dell’Acciaioli scritta da Napoli, quando è da

Siena a’ 23 settembre. (_Documenti_, pag. 36; e vedi anche VESPASIANO

nella _Vita di Agnolo Acciaioli_.)

[442] FABRONI, pag. 35. — Aggiugne all’amico, di queste cose non parli

«se non con Madonna o col Signore.» Madonna era Lucrezia Tornabuoni

moglie di Piero dei Medici. È cosa nuova dare in Firenze a un uomo il

titolo di Signore.

[443] _Annali Veneti_ di DOMENICO MALIPIERI.

[444] Vedi la lunga lettera di Ferrando alla Repubblica di Firenze.

(_Archivio Storico_, tomo XV, pag. 185.)

[445] _Annali Veneti_ di DOMENICO MALIPIERI.

[446] PIGNA, _Storia della Casa d’Este_.

[447] «Dipoi la pubblicazione della pace, il Papa ha fatto batter

talenti d’oro da venti ducati l’uno, con l’impronto della sua immagine

e con lettere che dicono — _Papæ Paulo pacis Italiæ fundatori._»

(MALIPIERI, _Annali_.)

[448] MALIPIERI, _Annali_. — AMMIRATO, _Storie_.

[449] MACHIAVELLI, lib. VI.

[450] VESPASIANO, _Vita di Agnolo Acciaioli_. — MACHIAVELLI, _Storie_.

[451] Lettere pubblicate dal FABRONI tra’ Documenti, pag. 28 e seg.

— Gli manda arienti per convitare don Federigo d’Aragona ed altri

Signori, «che si vuol fare magnificamente e onoratamente; e datevi buon

tempo, e non vi date pensiero di noi di qui, che ancor sarete a tempo a

smaltirle come noi.» (pag. 52). — Comunica seco via via i negozi che si

trattavano, mostrando rimettersi di molte cose al giudizio suo.

[452] CHRISTOPHORI LANDINI, _Disputationes Camaldulenses_.

[453] La Giostra di Lorenzo fu cantata in terza rima da Luca Pulci con

minutezza istorica e scarsa vena di poesia.

[454] FABRONI, _Documenti_, pag. 42.

[455] NICCOLÒ VALORI, _Vita di Lorenzo_.

[456] «Per fare il debito nostro donammo alla Duchessa una collana

d’oro con un grosso diamante, che costò circa ducati tremila; donde ne

seguitò dipoi, che il prefato Signore ha voluto che battezzi tutti gli

altri sua figlioli.» (_Ricordi di Lorenzo_; vedi FABRONI, pag. 54.)

[457] MORELLI, _Ricordi_ (_Deliz. Erud._, tomo XIX). — _Ricordi_ di

ALAMANNO RINUCCINI. — GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, cap. 3.

— AMMIRATO, _Storie_, lib. XXIII.

[458] Lettera di Piero dei Medici al figlio Lorenzo. (FABRONI, _Docum._

pag. 30.)

[459] RINUCCINI ALAMANNO, pag. 116.

[460] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, pag. 29. — A guerra

finita il Malipiero scriveva: «Questo successo ha dispiaciuto alla

Signoria (di Venezia), perchè continuando la guerra tra Volterra e

Firenze se podeva solevar qualche novità in quella terra, e’ fuorusciti

aiutati da Volterra saria entrati in Fiorenza.»

Storia della Repubblica di Firenze v. 2/3 · 第 49 / 51 段