intorno alla quale sono da vedere notizie cavate da pubblici documenti
nel Discorso di G. CANESTRINI. (_Archivio Storico_, tomo IV.)
[139] VESPASIANO DA BISTICCI nella _Vita di Agnolo Pandolfini_ scrive
che questi tornando con la pace fatta, fu presso a Firenze incontrato
da un amico suo, che lo ammonì com’egli portasse per quella pericolo di
perdere il capo.
[140] POGGIO, _Stor. Fior_., lib. IV. — BONINSEGNI DOMENICO. — _Ricordi
del_ MORELLI (_Deliz. Erud._). — AMMIRATO, _Storie_. — MURATORI,
_Annali d’Italia_. — SISMONDI, _Répub. Italiennes_.
[141] Nell’anno 1453 ottennero queste due famiglie di non si dare
divieto tra loro, se non per gli uffici maggiori, nel modo stesso che
lo avevano ottenuto in quello stesso anno i Capponi ed i Vettori (vedi
nota 2, pag. 101-102). La Storia delle consorterie rimane da fare; e
forse qualcosa avvenne in quell’anno, che fu tra gli effetti del nuovo
rimpasto dato alla Repubblica da Cosimo Medici e dalla sua parte.
[142] V’erano dei Medici, dei Tosinghi, dei Portinari, e Niccolò
da Uzzano vi teneva agenti suoi: vedi un pregevole discorso di G.
Canestrini su’ commerci dei Fiorentini in Ungheria e su’ vari negoziati
che la Repubblica ebbe con Sigismondo e con lo Spano; che forma
appendice a due Vite di quest’ultimo. (_Archiv. Stor_., tomo IV.)
[143] AMMIRATO, anno 1416.
[144] Istruzione originale appresso di noi.
[145] _Archiv. Stor_., tomo IV, pag. 262.
[146] Con ciascuno degli ambasciatori andavano due giovani di famiglie
qualificate; e Filippo Rinuccini, dal quale abbiamo questa notizia,
era uno dei due che seguitavano Bartolommeo Valori. Furono in tutto
sessantadue cavalli e dodici muli con la soma. «Fece l’orazione
Leonardo Dati, e durò circa un’ora; che mai s’udì simile orazione, che
v’era forse cento calamai a scriverla mentre che diceva.» (_Ricordi
storici_ di FILIPPO RINUCCINI.)
[147] Sulla venuta e sulla dimora del Papa in Firenze e sulle feste e
cerimonie vedi la _Cronaca_ d’un anonimo fiorentino. (MURATORI, _S. R.
Ital_., tomo XIX.)
[148] Narra Lionardo Aretino nei _Commentarii_ (_Rer. Ital._, tomo XIX,
pag. 931), come un giorno essendo col Papa, questi andando su e giù per
la camera, tra sè replicasse irosamente la cantilena, e come lo stesso
Lionardo cercasse placarlo, a tal fine enumerando i beneficii che la
Repubblica di Firenze gli aveva recati in quella dimora.
[149] _Ricordi_ di FILIPPO di CINO RINUCCINI.
[150] Vedi il testamento, le obbligazioni ed una lettera di Baldassarre
Cossa (_Archiv. Stor_., tomo IV), e i documenti pubblicati dal FABBRONI
insieme alla _Vita di Cosimo de’ Medici_.
[151] ROMANIN, _Storia di Venezia_, tomo IV.
[152] Intorno al commercio dei Fiorentini aspettiamo una compiuta
istoria. Infino a qui la migliore delle scritture che abbiamo è di
gran lunga il _Libro sulla Decima_, del PAGNINI, volumi quattro, con
falsa data, ma è Firenze 1765. Lo abbiamo in altri luoghi consultato,
e qui sono da vedere i cap. 4, 5 e 6 della parte III, sez. III. I
tomi III e IV contengono le molto pregevoli antiche scritture di
Francesco Balducci Pegolotti e di Giovanni da Uzzano, bastanti per sè
a mostrare la grande estensione che avea il commercio dei Fiorentini
nei secoli XIV e XV. Il Pagnini illustra ad una ad una le varie Arti,
e massimamente quelle principalissime della lana e della seta e delle
spezierie e pelliccerie; ma soprattutto quella del cambio, e i Banchi
tenuti in molte parti di Europa e d’Asia, e le Zecche d’Inghilterra e
d’altri luoghi, le quali andavano per conto d’uomini fiorentini.
[153] _Scrip. Rer. Ital_., tomo XIX, pag. 973.
[154] Una splendida pubblicazione fatta nel 1863 a Firenze ne porge con
altri il testo dei Trattati che il Federighi ed il Brancacci fermarono
al Cairo col Sultano d’Egitto. È la collezione dei Diplomi Arabi
che si rinvengono nell’Archivio Fiorentino e nel Pisano, illustrati
dottamente dal prof. Michele Amari, e stampati co’ bellissimi caratteri
che rimangono della Tipografia Orientale fondata dal cardinale,
poi granduca, Ferdinando dei Medici. Veggansi le pag. 59 e 60 della
Prefazione, e i Documenti che spettano agli anni 1421-22.
[155] Nel libro citato abbiamo notizia d’un Trattato che il Signore
di Piombino Iacopo d’Appiano cercava ottenere l’anno 1414 dal Califfo
di Tunisi. Aveva come Signore di Pisa pochi anni prima l’Appiano fatte
stipulazioni con quel Califfo, ed i mercatanti suoi cercava passassero
in Barberia sotto il nome favorito di Pisani, come appare dal testo di
quel Trattato, il quale sembra però non essere stato mai eseguito.
[156] AMMIRATO, anno 1429.
[157] GORO DATI, _Storia_, pag. 128 e seg.
[158] «Da questo suo pellegrinaggio prendendo gli scrittori spagnuoli
occasione, lasciarono di lui scritte cose favolose: raccontando
d’essere stato nel Cairo e nell’Armenia e nell’India, essergli
succeduti diversi e strani avvenimenti; essendo cosa certissima lui non
esser passato i termini d’Italia.» (AMMIRATO, anno 1428.)
[159] «I fiorini che si spendeano l’uno anno, in gran parte si erano
ritornati nell’altro anno, come fa l’acqua che il mare per gli nugoli
spande nelle piove sopra alla terra, e pel corso de’ rivi e fossati e
fiumi si ritorna al mare. I modi del ritornare sono assai: prima, quel
che i soldati spendono per la città e pel contado in arme e in cavalli
e in vestire e per vivere; mentre che stanno per le terre e il contado,
questa parte tutta si ritorna. Sonne rimasti fuori quelli che hanno
speso in altri luoghi; e di questi ne torna tutto dì per gli mercatanti
che stanno per tutte le terre del mondo a guadagnare, e mandano il
guadagno a casa. Sonne anche rimasi fuori quegli che i Capitani e gente
d’arme avessono avanzati e portati alle loro case: e d’altra parte ne
sono tornati dai loro sudditi, che hanno in detti tempi per bisogno
del Comune dati gran tributi e censi. E ancora ve n’hanno recati gran
numero i mercatanti e abitatori delle città e terre circostanti e
vicine, che sono venuti a Firenze per le mercatanzie e robe: non però
sono tornati tutti, ma hannogli avere dal Comune, che sono scritti
in su’ libri del Monte, che que’ tali cittadini gli debbono avere, e
rendonsi a poco a poco ogni anno, quando stanno in pace, delle rendite
del Comune che abbondano; e intanto che penano a riavere il detto
capitale, hanno di guadagno fiorini cinque per cento l’anno.» (DATI,
_Storia_, pag. 128.)
[160] PASSERINI, _Storia degli Stabilimenti di Beneficenza della città
di Firenze_.
[161] In fine al volume daremo l’ordine degli uffici nella città di
Firenze com’era in questi anni, descritto da Goro Dati nell’ultimo
libro delle Istorie sue; e come saggio de’ costumi, delle allegrie,
delle magnificenze e delle borie fiorentine, ne piacque per ultimo
aggiugnere la descrizione che il medesimo autore lasciò delle feste
solite celebrarsi pel San Giovanni. — Vedi _Appendice_, Nº V.
[162] Di queste feroci leggi si discorre molto ampiamente nella
sullodata _Istoria_ di quella famiglia che ha per autore il signor
Luigi Passerini.
[163] Vedi la _Cronaca_ di BONACCORSO PITTI, pag. 111 e seg., dove sono
registrati gli uffici di fuori e le borse ed i partiti che ci volevano
per ciascuno. — Vedi anche in più luoghi la _Cronaca_ del MORELLI.
[164] BONACCORSO PITTI, pag. 97.
[165] _Rex in foro, senator in curia, captivus in aula_.
[166] Vedi, tra gli altri, GIOVANNI MORELLI in più luoghi.
[167] Scrive FILIPPO RINUCCINI, che nella moría di quell’anno tra
Signori e Collegi ne morì nove.
[168] AMMIRATO, anno 1417.
[169] CAVALCANTI, tomo II, pag. 519.
[170] _Istorie_ di G. CAVALCANTI, pubblicate da F. L. Polidori;
Firenze, 1838.
[171] GIOVANNI CAVALCANTI, lib. I, cap. 7, e lib. II, cap. 1.
[172] MACHIAVELLI, _Storie_, lib. IV.
[173] Capitolo ultimo del primo libro, dove anche sono buone avvertenze
da economista. — Il MORELLI ne’ _Ricordi_ (_Deliz. Erud._, tomo XIX,
pag. 73) va più spedito: «Fate guerra, inducete guerra, date poppa a
chi nutrica la guerra. Mai è stata Firenze senza guerra, nè starà per
infino non taglia la testa ogni anno a quattro de’ maggiori.»
[174] «Per torci lo Stato, e indurci all’odio del popolo, fece la pace
col Re.» — Parole dal Cavalcanti messe in bocca di Niccolò da Uzzano;
lib. VII, cap. 8.
[175] AMMIRATO, _Storie_.
[176] Gino Capponi si trova essere stato contrario alla pace. Sono
da vedere i _Commentari_ di NERI di GINO che hanno principio da quel
fatto, narrato da lui distesamente e biasimato. — Vedi anche il lib. IX
del CAVALCANTI. — GIOVANNI MORELLI nei _Ricordi_ (_Deliz. Erud_., tomo
XIX, pag. 43) scrive che la pace «non fu intesa dal popolo, ma sì da
alquanti.»
[177] AMMIRATO, _Storie. — I Capitoli del Comune di Firenze,_
Inventario e regesto; tomo I.
[178] BONINSEGNI, pag. XIX. — POGGIO, _Storie_, lib. IV.
[179] GIOVANNI CAVALCANTI, _Storie_, lib. I e II.
[180] CAMBI, _Storie_ (_Deliz. Erud_., tomo XX, pag. 162).
[181] «La Signoria per trovar danari da mantenere la guerra fece due
Monti; uno per le fanciulle e l’altro pe’ fanciulli che s’avessero a
maritare. E questi erano, che mettendovi sopra cento fiorini, in capo
di quindici anni, essendo la fanciulla maritata o il giovane preso
moglie, ne dovesse avere per capitali e interessi cinquecento, e così
per rata di maggiore o minor somma; e morendo avanti detto tempo, il
tutto restasse nel Monte.» (AMMIRATO, anno 1425.)
[182] Il Machiavelli mette in iscena Rinaldo degli Albizzi invece di
Rinaldo Gianfigliazzi. — Iacopo Pitti, nell’_Istoria_, attribuisce
anch’egli il discorso al Gianfigliazzi.
[183] AMMIRATO, _Stor. Fior_., anno 1419; e _Giornale Storico degli
Archivi Toscani_, tomo IV, pag. 36.
[184] Intorno a queste Compagnie vedi le _Commissioni dell’Albizzi_,
tomo III, pag. 5 e 6, dove sono recate Consulte ec.
[185] Abbiamo a stampa (_Archiv. Stor._, tomo IV) un componimento
dell’Uzzano in terza rima, che fu appiccato, secondo si legge, al
Palazzo della Signoria un giorno dell’anno 1426. Di versi politici
troviamo frequenza nelle Biblioteche della città nostra: in questi
l’Uzzano predice imminente la caduta dello Stato per esservi entrati
molti nuovi uomini, e svolge il partito ch’è detto nel testo: propone
l’esempio della _donna Veneziana_, della quale erano i reggitori _stati
mille anni nei loro seggi_; consiglia far capo di nuovo alla _rossa
gallina_ (l’aquila rossa del magistrato della Parte guelfa) _che aveva
dormito_ dopo il settantotto; e vuole schiacciare la _malescia noce_,
per il che intendeva Giovanni de’ Medici, o certamente la parte sua.
[186] NICCOLÒ TINUCCI nella _Disamina_, della quale noi dovremo più
sotto discorrere, dice anzi che il Medici ne morisse di dolore. — Vedi
anche DOMENICO di LEONARDO BONINSEGNI, e i _Ricordi_ del MORELLI, e
quelli del RINUCCINI, e la _Cronaca_ di GIOVANNI CAMBI, e l’AMMIRATO,
agli anni 1427-28.
[187] Il Poggio, che molto si piace descrivere i casi di guerra e la
politica degli Stati, fa come se dentro non fossero Parti, e nulla
avvenisse di nuovo allora e di memorabile nella Repubblica di Firenze.
Nè diamo gran fede a Michele Bruto, che dopo un secolo e mezzo, o
quasi, ed egli vivendo tra’ fuorusciti, non avvalora di nuovi fatti gli
appassionati e spesso incerti suoi giudizi.
[188] Per grazia del signor Alberto Ricasoli Firidolfi abbiamo potuto
a grande agio consultare un Manoscritto dove Rinaldo degli Albizzi
trascriveva pel corso di trentadue anni la materia delle Legazioni
e d’altri uffici esercitati da lui fuori della città di Firenze.
In fine daremo l’Elenco delle Commissioni (_Appendice_, Nº VI);
ma tutta la serie dei documenti è ora pubblicata per le cure del
signor Cesare Guasti (_Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il
Comune di Firenze_; vol. III; Firenze, 1867-73), e da lui corredata
d’altre lettere e scritture e in molti luoghi di atti delle Consulte
che si riferiscono a quei fatti: nè so quale altra pubblicazione
potrebbe valere del pari alla illustrazione della Storia fiorentina
in quegli anni, la quale si trova rappresentata ivi con pienezza pari
all’evidenza. In quanto al trattenersi che fece in Firenze Rinaldo
contro alla voglia dei Dieci, i mesi di luglio e agosto 1426, ne’ quali
avvenne la radunanza in Santo Stefano, si veda il volume III delle
_Commissioni_, a pag. 8 e seguenti.
[189] GIOVANNI CAVALCANTI, lib. III; e NERI CAPPONI, _Commentari_.
[190] Notizie raccolte da G. CANESTRINI; _Archivio Storico_, tomo IV.
[191] _Commissioni di Rinaldo degli Albizzi_, tomo III. N.i 45, 47.
[192] Il CAMBI, _Storie_, anno, 1427, annovera i Capitani dei due
eserciti e le paghe.
[193] POGGIO, _Storie_. — CAVALCANTI, lib. III; e AMMIRATO. — ROMANIN,
_Storia di Venezia_, lib. X, cap. 4.
[194] POGGIO, _Storie_, lib. V.
[195] «E’ non è maraviglia se il Marchese non negasse il passo.
Più sarebbe stato maraviglia avendo il passo conteso: perchè le
universitadi de’ popoli sempre invidiarono i singulari Signori; e, non
che i Signori sieno invidiati da’ popoli, ma i popoli invidiano i loro
splendidi cittadini. Adunque a’ Signori è lecito nimicare i popoli....
e così l’unione de’ popoli è disfacimento de’ Signori. Adunque è folle
colui che rimette la libertà di molti nella guardia d’uno.» CAVALCANTI,
lib. IV, cap. 1 in fine. Vedi anche il principio del cap. 3., lib. III.
— Egli, sebbene magnate (e quale amico dei magnati vedremo sovente),
pure come antico guelfo e fiorentino, ti pare alle volte anch’egli
essere popolano; e nota più sotto come «nelle adornezze delle porpore
le lodi si danno più agli artefici che le fecero, che a quelli che le
portano.» (Lib. IV, cap. 2, e cap. VII, pag. 195.)
[196] CAVALCANTI, lib. IV, cap. 4. — MORELLI, _Ricordi_ (_Deliz.
Erud_., tomo XIX, pag. 78). — SERRA, _Storia di Genova_, tomo III, pag.
138. — CORIO, _Storia di Milano_.
[197] Intorno a questa pace, che fu conchiusa e tosto rotta, è da
vedere la Legazione Nº 49 di Rinaldo degli Albizzi nel tomo III delle
_Commissioni_.
[198] ROMANIN, _Storia di Venezia_, lib. X. cap. 5 e 6. — POGGIO,
_Storie_. — CORIO, _Storia di Milano_.
[199] Legazione pubblicata nell’Appendice alle _Storie_ del CAVALCANTI.
— I Fiorentini voleano sempre che il Signore di Lucca non vi fosse
compreso: fu egli nella pace solamente nominato e con ambigue parole.
[200] _Archivio Storico_, tom. XIII, pag. 252 e seg.
[201] MORELLI, _Ricordi_ ec., pag. 73.
[202] Vedi sopra Lib. IV, cap. I.
[203] Pubblicava il signor BERTI nel _Giornale Storico degli Archivi
Toscani_, tomo IV, pag. 32, con una sua Prefazione, le Consulte o
Pratiche degli anni 1426-27 relative alla formazione del Catasto.
L’atto dei 12 maggio 1427 riferisce il voto emesso da Giovanni a questo
modo: _ipse quidem nescit si fructus sequetur, vel non: sed, auditis
aliis civibus, idem secutus est._ — Ma bene aveva egli dannato le
spese, e detto essere la città esausta. _Cives exausti sunt pecuniis;
et querendum est ut minorem expensam habeamus: nam si examinetur summa
soluta per cives, innumerabile apparebit._ (Atto dei 7 marzo medesimo.)
[204] Nello Statuto del 1415 è una rubrica: _De Sclavis et eorum
materia_ (lib. III, rubr. 186, pag. 385). Non doveano essere _catholicæ
fidei_.
[205] La Provvisione per il Catasto venne pubblicata per disteso dal
PAGNINI in fine al vol. I _Sulla Decima_; il quale discorre questa
materia ampiamente nello stesso volume, parte I, sez. II, cap. 3 e
4. — In seguito il saggio delle quote andò crescendo, ma diversamente
secondo la rendita netta d’ogni cittadino, cosicchè dai cento fiorini
in giù pagassero sulla ragione del tre per cento, e poi su su infino al
mille, non oltrepassando il cinque per cento; il quale modo prima era
detto decima scalata, e in oggi è chiamato imposta progressiva. — Vedi
CANESTRINI, cap. III, _La Scala o l’Imposta progressiva_.
[206] Di tutta l’opera del Catasto, del modo cioè della esecuzione
che era più volte innanzi andata fallita, scrive il Cavalcanti essere
stato inventore un Filippo da Diacceto, «uomo di sottile ingegno e
molto esperto ragioniere; e con la penna in mano mostrò il modo d’avere
danari: e per cosiffatto scaltrimento fu fatto il Catasto, là ove tutti
i patrizi ebbero la soma col soprassello.» (Tomo II, pag. 480.) — Ma
sulla materia del Catasto è poi da vedere il libro citato del signor
Giuseppe Canestrini.
[207] CAVALCANTI, lib. IV, cap. 12.
[208] CAMBI, _Storie_ (_Deliz. Erud._, tomo XX, pag. 162 e seg.).
[209] _Cronichetta Volterrana_ (_Archivio Storico_, Appendice III, pag.
318).
[210] CAVALCANTI, lib. V. — _Commentari_ di NERI CAPPONI. — _Ricordi_
del MORELLI. — Ma soprattutto è da vedere il libro più volte citato
delle _Commissioni di Rinaldo degli Albizzi_. In esso manca la
Commissione LIV a Volterra, essendo le carte che la risguardavano
strappate di dentro al libro; ed il signor Guasti per buone ragioni
suppone che fossero levate di mezzo e distrutte da Rinaldo stesso,
perchè tra le cose fatte a Volterra ve n’era di quelle che Rinaldo
avrebbe voluto abbuiare e forse ancora egli medesimo obliare. Abbiamo
però in quell’egregio volume le Consulte e non poche lettere della
Signoria, che bene illustrano tutto quel fatto di Volterra.
[211] _Commentari_ di NERI CAPPONI.
[212] Il Doge avrebbe detto a Marcello Strozzi, che andò a Venezia per
la seconda pace di Ferrara: «Saprete voi, Fiorentini, gastigare quel
tristo del Signore di Lucca?» (Ivi.)
[213] Gli aveano risposto, che la Repubblica di Firenze non era
consueta spoppare bambini. (CAVALCANTI, lib. XI, cap. 6. — POGGIO,
_Storie_, lib. VI.)
[214] Scrive LEONARDO ARETINO nei _Commentari_, che _moltitudo urbana_
mirabilmente appetiva la guerra di Lucca. — Questa città era stata
sul punto di essere venduta da Braccio per cento mila fiorini. «Era
Gino Capponi Gonfaloniere di giustizia, e il popolo voleva l’impresa;
tennesene Consiglio, e determinossi del no pe’ savi uomini.» (_Ricordi_
del MORELLI, anno 1418.)
[215] _Ricordi_ del MORELLI, pag. 28.
[216] Un cartolaio che aveva votato la guerra contro Lucca ne
chiese più anni dopo assoluzione dal Comune dei Lucchesi. (Vedi le
_Commissioni dell’Albizzi_, tom. III, pag. 211.)
[217] Sono da leggere queste parole nel CAVALCANTI, lib. V, cap.
III, donde le trasse il Machiavelli: e l’Ammirato scrive, trovarsi
quel discorso in molti giornali o zibaldoni che si scrivevano dai
contemporanei. Il corpo di lui andò scoperto alla sepoltura, seguito
da Cosimo e da Lorenzo suoi figli con altri ventotto della Casa Medici
vestiti a bruno, e dai magistrati della Repubblica e ambasciatori che
allora erano in Firenze: costò il funerale tre mila fiorini. È con
la moglie sepolto sotto ad una bella tavola di marmo in mezzo alla
sagrestia di San Lorenzo.
[218] CAVALCANTI, tomo I, pag. 296. — POGGIO, _Storie_, pag. 180.
[219] _Commentari_ di NERI CAPPONI.
[220] CAVALCANTI, tomo I, lib. V. — _Examina_ di NICCOLÒ TINUCCI,
che sta con le Istorie di Michele Bruto volgarizzate dal P. Stanislao
Gatteschi. — Tra’ primi Dieci, con Neri di Gino e con Nerone di Dionigi
Neroni e con l’ambiguo Ser Martino, furono Alamanno Salviati uomo
aderente a parte Medicea, ed un artefice delle minori Arti per nome
Puccio d’Antonio Pucci, di scaltro ingegno e che fu a Cosimo grande
strumento. Dipoi tra’ Dieci, che ogni sei mesi mutavano, troviamo due
volte Cosimo de’ Medici ed una Lorenzo suo fratello, con altri dei
loro; poi Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, e degli antichi della
Repubblica Lorenzo Ridolfi e Agnolo Pandolfini, e fino allo stesso
Niccolò da Uzzano che molto aveva biasimato quella guerra.
[221] Vedi le lettere di Rinaldo e quelle dei Dieci a lui da’ 6 a’ 18
marzo 1429 stile fiorentino. _Commissioni_ ec, tomo III.
[222] Il Cavalcanti, che fu autore di tanto feroci accuse, toglie a
sè ogni fede co’ vituperi nei quali avvolge, non che Astorre, tutta la
schiatta di lui: nè il Machiavelli altro poi fece che tramandare alla
posterità le cose apposte dal Cavalcanti. — Il Gianni era in campo a’
9 febbraio, e disse a Rinaldo «avere chiesto licenza perchè non voleva
stare ai pericoli e agli stenti di qua, e che di lui si tenga costà dei
ragionamenti ch’egli ha sentiti ec.» Dipoi faceva pure conto rimanere,
tanto che ai 18 dello stesso mese praticava affinchè ai Dieci fosse
rappresentato com’egli nel campo fosse utile e necessario. Dei fatti
del Gianni è un molto ampio, e noi teniamo giusto, processo nelle note
apposte dal signor Guasti a quel che risguarda l’assedio di Lucca.
[223] Lettere del 9 e una dei 18 febbraio. _Commissioni_ ec., tomo III.
[224] _Commentari_ di NERI CAPPONI. — «Fu cosa da fanciulli; perdessi
tempo e danari e opere, per avventura fiorini quarantamila, e niente
riuscì: ma restò in vergogna e danno.» (_Ricordi_ del MORELLI, pag.
87.) — Vedi pure lettere de’ 6 e 8 marzo, _Commissioni_ di RINALDO,
tomo III.
[225] CAVALCANTI, _Storie_, lib. VI, cap. 15. — Filippo de’ Nerli,
assommando confusamente quei fatti, attribuisce all’invidia dei
contrari le querele date così a Giovanni Guicciardini come ad Astorre
ed a Rinaldo.
[226] POGGIO, _Stor. Fior._, lib. VI. — «Il Duca mandò ambasciatori
a noi, che dicevano ch’ei voleva mantenere la pace; e mostrocci
amorevolezza, che ci donò lioncini; e due anni il palio di San Giovanni
offerse a San Giovanni con l’arme sua, acciocchè noi ci dimesticassimo
con quell’arme.» (_Ricordi_ del MORELLI, pag. 88.)
[227] «Odievoli motti per li nostri male ammaestrati figliuoli per
tutta la città si cantavano: _Ave Maria grazia piena, dopo Lucca
avremo Siena_: e altri cantavano: _Guarti_ (guardati) _Siena, che Lucca
triema_.» (CAVALCANTI, lib. VI, cap. 18.)
[228] CAVALCANTI, lib. VI, cap. 24, 25.
[229] «Dissesi il Duca n’avea ritratto, tra danari e gioielli, la
valuta di duegento mila fiorini. Così si diceva in Firenze, ma credo
più.» (_Ricordi_ del MORELLI, 93.) — Il Cavalcanti però afferma, che il
Duca e lo Sforza non ne cavarono quanto si credevano.
[230] TOMMASI, _Storia di Lucca_ (_Archiv. Stor._, tomo X, lib. 2,
cap. 9). — MALAVOLTI, _Storie di Siena_, lib. II, parte 3ª. — «Si
disse in Firenze, che lo Sforza per cento mila ci dava Lucca, e che
Niccolò da Uzzano non volle; ed è vero, perchè ci metteva ne’ Borghi
di Lucca. Se l’avessimo acquistata non so.» — «Vedesi che i Fiorentini
erano bareggiati, e perchè alcuni ingrassavano, a tutto consentivano.»
(_Ricordi_ del MORELLI, 93.)
[231] NERI CAPPONI, _Commentari_.
[232] MALAVOLTI, _Storia di Siena_. — Vedi le Istruzioni e Relazioni
della Repubblica di Siena dal 1428 al 31, pubblicate nell’Appendice
all’_Istoria_ del Cavalcanti.
[233] TOMMASI, _Storia di Lucca_, lib. III, cap. 1. — POGGIO, _Stor.
Fior._, lib. VI. — NERI CAPPONI, _Commentari_. Da una Commissione
a Neri Capponi, che fu rinviato al Campo con altri due cittadini,
s’intravede la poca fede che ponevano nel Capitano quattro giorni prima
della battaglia. (Archivio di Stato.)
[234] Solo in una notte quattordici castella aveano mandate al
Piccinino le chiavi, e gli ufficiali della Repubblica, dei quali aveano
gli abitatori più da lagnarsi, vi rimasero prigioni. — «Io non ho forse
meno terre avute (diceva il Piccinino) per mancamenti de’ cittadini,
che per nimicizia dei villani. Questo è perchè mandano per guardia
delle fortezze lavoranti di lana; ai quali danno a quella ragione il dì
di soldo che alle botteghe avevano di salario.» — Giovanni Aguto avea
detto una volta ad Andrea Vettori, che andasse a fare dei panni, e a
lui lasciasse governare l’esercito. (CAVALCANTI, lib. VII, cap. 25 e
33.)
[235] Vedi _Commentari_ di NERI CAPPONI. Il carteggio di Neri durante i
due suoi Commissariati in quella guerra ci manca, e vorremmo noi porlo
a riscontro di quello che abbiamo di Rinaldo degli Albizzi.
[236] MALAVOLTI, _Storia di Siena_; e CAVALCANTI, lib. VII.