[24] «Il quale Michele era per addietro pettinatore di lana, come

che allora fosse sopra i pettinatori e scardassieri d’Alessandro di

Niccolò a salario, e la madre e la moglie faceano bottega di cavoli

e d’erbe e dentro stoviglie di terra.» (MARCH. STEFANI, lib. X, rubr.

796.) — Questo Alessandro era degli Albizzi e fu quello il quale avendo

sciamato, fondò la casa degli Alessandri. Abbiamo dal solo Leonardo

d’Arezzo, che da giovinetto avea Michele esercitato in Lombardia il

mestiere delle armi.

[25] «Gli Otto della Guerra si tennono grandemente gabbati perchè

pareva loro essere certi d’avere a riformare la città eglino; ma la

speranza e il pensiero fallì loro, perchè il Popolo minuto vollono

essere signori loro: e fu molto giusto, che chi per propria ambizione

consente le alterazioni nella città, meriterebbe altro.» Qui Gino

Capponi pone termine al Commentario: noi continueremo.

[26] MARCH. STEFANI, lib. IX, rubr. 748 e 55.

[27] Nella Provvisione sopraccitata dei 23 giugno venne ordinata detta

consorteria, con obbligo d’assistersi come se fossero d’una medesima

casa o famiglia, la quale consorteria non vollero che desse fra di loro

divieto agli ufizi.

[28] Scrive il MONALDI, che ai trentuno «furono dati i confini dove

chiesero andare i confinati;» era discretezza a petto a quello che poi

si fece.

[29] _Tumulti del 1378_. In _Archivio Storico Italiano_, tomo XVII, 3ª

Dispensa, 1873.

[30] MARCH. STEFANI, lib. X, rubr. 800. — BONINSEGNI, _Storie_, lib.

IV, pag. 625.

[31] _Marchionne Stefani_, lib. X, rubr. 801. — Frammenti di

Cronichetta (_Giorn. Stor. degli Arch. Toscani_, tomo I, pag. 61, 78).

— AMMIRATO, lib. XIV, pag. 737, e nella Provvisione degli 11 settembre:

«illi de illa tertia Arte populi minuti sive Populi Dei, qui sunt a

dicto scruptinio prohibiti et exclusi.»

[32] Il MONALDI nel _Diario_ esprime pur egli la paura che si aveva

in Firenze di quei Ciompi: «Se i minuti avessero vinto, ogni buon

cittadino che avesse, sarebbe stato cacciato di casa sua ed entratovi

lo scardassiere, togliendovi ciò che avesse; in Firenze ed in contado

morto e diserto era ciascuno che nulla avesse.» Accenna pure alla

importanza che avea pel popolo ottenere l’estimo.

[33] MARCHIONNE STEFANI, luogo sopra citato.

[34] Ciò appare dal Boninsegni, il quale scrive che Michele ed un

Ghiotto da Secciano che si era portato francamente contro ai Ciompi,

furono dichiarati abili ad avere ufficio o beneficio del Comune.

[35] Provvisioni degli 11 e 28 settembre (_Appendice_, Nº I).

[36] Giurarono «essere fedeli e devoti e amatori del Comune e popolo

fiorentino e della sua libertà e della cattolica e cristianissima Parte

Guelfa, e che avrebbero difeso a tutto potere il governo popolare per

conservarlo in istato pacifico e libero.» (AMMIRATO, pag. 737.)

[37] MARCHIONNE STEFANI, lib. X; _Deliz. Erud_., tomo XV. — Ser NADDO

DA MONTECATINI; _Deliz. Erud._, tomo XVIII. — BONINSEGNI, _Stor.

Fior._, lib. IV. — MACHIAVELLI, _Stor. Fior_., lib. III.

[38] Il signor Palermo pubblicava insieme alle _Laudi_ l’_Apologia

di Giannozzo_: a lui lo Stefani certamente è così acerbo da non

gli credere; il Boninsegni, senz’altro aggiugnere, tiene per vera

l’imputazione.

[39] MARCHIONNE STEFANI. — SER NADDO. — BONINSEGNI.

[40] Da un luogo malconcio della _Cronaca_ di MARCHIONNE STEFANI (lib.

XI, rubr. 857) apparisce come i Cherici avessero iscritta sul Monte

una rendita di fiorini diciotto mila all’anno a titolo d’_interesse_ o

_provvisione_.

[41] Il Comune così guadagnava circa sessanta mila fiorini l’anno di

interesse: ma fu grande cosa, perchè forse cinque mila persone aveano

danari sul Monte, uomini e femmine: e molti aveano venduti i loro

poderi o case, e chi disfatto bottega per l’ingordigia dell’interesse

che il Monte pagava. Era vietato per legge mettere a partito o in

guisa alcuna promuovere mutazione agli Statuti del Monte, e ciò fino

dall’istituzione sua: ma aveano trovato modo a sospendere la legge

(STEFANI, lib. XI, rubr. 863), dalla quale erano eccettuati uomini e

donne di case principesche; Durazzo, Della Scala, Visconti ed altri, i

quali aveano danari nel Monte.

[42] MARCHIONNE STEFANI, lib. XI, rubr. 877.

[43] Era legge che fosse tagliata la mano _a chi ferisse, e non pagasse

fra dieci dì, di certe ferite_. Al tempo dei Ciompi fu abolita quella

legge. (STEFANI, lib. XI. rubr. 864.)

[44] Leonardo d’Arezzo scrive che Benedetto Alberti era in armi sulla

piazza quando Giorgio fu decapitato. Il Machiavelli vi aggiunge del

suo un’arringa che lo Scali prima di morire avrebbe fatta a Benedetto;

io poco m’affido all’autorità dell’Aretino che manda a morte Tommaso

Strozzi insieme e a lato di Giorgio Scali. — Vedi anche Ser NADDO DA

MONTECATINI (_Deliz. Erud_., tomo XVIII); e _Cronichetta_ di un anonimo

fiorentino pubblicata dal signor Gherardi (tomo VI dei _Documenti di

Storia Italiana_).

[45] Provvisioni dei 21, 22, 23 gennaio 1382 (stil. fior. 1381).

Archivio di Stato. — Vedi _Appendice_ Nº II.

[46] Ser NADDO DA MONTECATINI scrive che Salvestro andò a Lucca a

confine.

[47] Maddalena figlia di questo Carlo si era maritata (_Diario_ del

MONALDI) l’anno innanzi a Luchino Visconti, che ora viveva in Firenze

spossessato come dubbio figlio di quell’altro Luchino Visconti che

fu signore di Milano. È singolare che tali nozze in mezzo al governo

plebeo fossero celebrate, come si trova, con palii e giostre mentre che

il padre era a confine.

[48] BONINSEGNI e Ser NADDO.

[49] Rimane tuttora a un luogo dei Camaldoli di San Lorenzo il nome di

Cella di Ciardo.

[50] _Storie Fiorentine_ di GIOVANNI CAVALCANTI, tomo II, pag. 487.

[51] MARCHIONNE STEFANI, lib. XI, rubr. 921-23. — Ser NADDO.

[52] _Capitoli del Comune_ ec., regesto pubblicato dal signor CESARE

GUASTI. Firenze, 1866; tomo I, pag. 371-449.

[53] LIONARDO ARETINO, _Stor_., lib. IX. — MARCHIONNE STEFANI, lib.

XII. — BONINSEGNI, lib. IV. — AMMIRATO, lib. XV. — L’Archivio Centrale

di Stato (Lib. XIV dei Capitoli) ha documenti i quali risguardano a

questa vertenza; e vedi una deliberazione della Signoria, _Archivio

Storico Italiano_ (tomo XIII, pag. 119).

[54] MARCHIONNE STEFANI, lib. XI, rubr. 777.

[55] Abbiamo il decreto di questa Balìa tra’ documenti pubblicati

dal signor Passerini nella sua pregevole _Istoria della famiglia

degli Alberti_. Il bando non era da principio che per due anni, e fu

pronunziato dietro una petizione degli stessi Benedetto e Cipriano, i

quali dicevano volersi per loro faccende assentare: singolare ipocrisia

della sentenza la quale voleva dai condannati essere invocata.

[56] «Molti, gioventù che non passava l’adolescenza, si trovarono negli

uffici per procuro de’ padri loro che erano nel reggimento; e occorse

che facendosi lo squittinio in que’ tempi, si trovò che dei quattro tre

non passavano i venti anni, e pur tali furono portati allo squittinio

che giacevano nelle fasce.» (FILIPPO VILLANI, lib. XI, cap. 65.)

[57] BONINSEGNI, lib. IV. — MINERBETTI, cap. IV e seg., dell’an. 1387.

[58] SISMONDI, _Hist. des Repub. Ital._, chap. LIII.

[59] BONINSEGNI, _Stor. Fior._, lib. IV, pag. 685.

[60] Il Conte di Virtù avea di rendita ferma delle sue terre un milione

e 200 migliaia di fiorini, senza l’imposte che faceva, ed in tempo di

pace avanzava assai danari. (GORO DATI,_ Storia di Firenze_, pag. LI.)

[61] LIONARDO ARETINO, lib. IX.

[62] Così appellato, secondo narra Giovanni di Iacopo Morelli nei

_Ricordi_ (_Deliz. Erud._, tomo XIX, 2) per aver egli, sebbene fosse

grande ghibellino, combattuto corpo a corpo con un tedesco ed uccisolo.

[63] «Poi fece percuotere le mura con molte grosse bombarde, le quali

mura perocchè erano non molto grosse, non poterono sostenere i colpi

delle pietre, perocchè erano di più di trecento libbre l’una; anzi

forarono in molte parti le mura, e in alcune parti le feciono cadere.»

(MINERBETTI, _Cronaca_, cap. XXII, an. 1390.)

[64] MALAVOLTI, _Storia di Siena_, lib. IX, parte 2ª.

[65] LIONARDO ARETINO, lib. IX.

[66] LIONARDO ARETINO, lib. X.

[67] SISMONDI, _Histoire des Français_. Cinquième partie, chap. XX.

[68] «Chevauchons liement (lietamente) sur ces Lombards; nous avons

bonne querelle et juste et bon capitaine, si en vaudra notre guerre

grandement mieux et en sera plus belle. Et aussi nous allons au

meilleur pays du monde, car Lombardie reçoit de tous côtés toute

largesse de ce monde. Si sont Lombards de leur nature riches et

couards; nous y ferons notre profit. Chacun de nous qui sommes

capitaines retournerons si riches, que nous n’aurons que faire jamais

de guerroyer.» (_Chroniques_ de T. FROISSART, lib. IV, chap. 20.)

[69] FROISSART, loc. cit. — LIONARDO ARETINO, lib. X.

[70] Noi qui seguitiamo Lionardo Aretino, grave istorico di questa

guerra, la cui narrazione parve a noi che procedesse chiara e netta. Il

Boninsegni ed il Minerbetti pongono l’impedimento delle acque sul fiume

dell’Oglio e prima della rotta dell’Armagnac. Il Poggio s’attiene al

racconto di Lionardo. (_Storia_, lib. III.)

[71] LIONARDO ARETINO, lib. X. — Ser NADDO DA MONTECATINI. (_Deliz.

Erud_., tomo XVIII, pag. 125 e seg.)

[72] MINERBETTI, cap. XII, an. 1392. — BONINSEGNI, _Storie_, lib. IV.

[73] Provvisione del 19, 20 e 21 ottobre 1393. (Archivio di Stato.) —

Vedi _Appendice_, Nº III.

[74] MORELLI, _Cronica_, pag. 293.

[75] LIONARDO ARETINO scrive la cagione delle novità, e dell’esilio

degli Alberti, fosse non tanto mancamento alcuno commesso di nuovo,

quanto l’antica contesa delle parti ec.; e Ser NADDO: «Seguì detto

rumore non per mancamento di nessuno degli Alberti, ma per opera

di messer Maso degli Albizi Gonfaloniere, e per l’antica nimicizia

che avea con gli Alberti, cominciata quando messer Benedetto, capo

di quella famiglia, stette armato in piazza, mentre che Piero degli

Albizzi e gli altri notabili cittadini furono indegnamente morti.»

(_Deliz. Erud._, tomo XVIII, pag. 140.) — Vedi poi le lunghe calamità

degli Alberti nella Istoria sopraccitata di quella famiglia.

[76] Scrive il MORELLI (loc. cit.) «che da principio doveano essere

sei mila, e che gli chiamarono giornee: _fessene assai, ma non andarono

innanzi_;» e veramente erano troppi, da non fidarsene.

[77] Provvisione surriferita. — Ser Naddo da Montecatini appella l’Arte

della Lana «_cagione d’ogni bene_, che si facesse in quelli anni nella

Repubblica.»

[78] MINERBETTI, _Cronaca_, cap. XXII, an. 1393.

[79] _Ricordi_ di FILIPPO RINUCCINI.

[80] MINERBETTI, an. 1396, cap. XIV. — P. BONINSEGNI, an. 1396.

— LIONARDO ARETINO, lib. XI. — MORELLI, _Cronaca_. — Ser NADDO DA

MONTECATINI (_Deliz. Erud_., tomo XVIII, pag. 153). — _Lettera Di

Donato Acciaioli alla Signoria_; Firenze, 1857; con le Opere del

Sacchetti.

[81] MINERBETTI, an. 1397, 1400. — MACHIAVELLI, _Stor. Fior._, in fine

del lib. III. — MORELLI, _Cronaca_, loc. cit., ed alla pag. 324 e seg.,

dove narra come la Balía degli Ottantuno, fatta nel 1393, continuasse

fino al 1404, e nelle borse fussero larghi a mettere nomi di _persone

da bene, e antiche a Firenze e specialmente delle Famiglie_, i quali

doveano avere trent’anni. Si vede pure come del tôrre quella Balía

fosse _il popolo molto lieto, ma gli uomini da guerra molto dolenti_,

perchè mutando anche l’imposta delle prestanze, credeano le paghe

fossero peggio assicurate. — Vedi anche MORELLI, _Ricordi_ (_Deliz.

Erud_., tomo XIX, pag. 10).

[82] Nella più sopra lodata _Storia della Famiglia degli Alberti_ è

ampia mèsse di documenti relativi alla persecuzione e quindi al ritorno

di quella Famiglia: sono da vedere le condanne fatte con le Balíe degli

anni 1401 e 1412; di poi cominciano le mitigazioni.

[83] L’effigie di Giovanni Aguto fu dipinta a buon fresco da Paolo

Uccello nel Duomo: un trent’anni fa venne portata sulla tela, e si vede

internamente sopra una delle minori porte della facciata.

[84] «I Fiorentini che sanno tutti i pertugi d’entrare e d’uscire che

sono al mondo, a un’otta spiavano ogni dì ciò che faceva il Duca e si

provvedevano a’ rimedi loro.» (GORO DATI, _Storia_, pag. 56, 57.) —

«Sapeano a Firenze appunto quello che il Duca aveva d’entrata da potere

spendere, e sapevasi tutta la spesa che egli portava tra in soldati

e donare a’ Signori, e in ambasciate e in provvigioni e doni che dava

per tener le terre a sua divozione; e sapevasi che a questa spesa gli

mancava tanto d’entrata, massimamente perchè in tempo di guerra non

gli rispondeva la metà, che a lui era forza gravare i suoi popoli di

gravissime imposte.» (Idem, pag. 66.) — «Egli colla sfrenata volontà

s’avea arrecato addosso peso e soma impossibile a poterla lungamente

portare e sostenere, e era veduto e conosciuto per li Fiorentini che

v’avea a scoppiare sotto.» (Idem, pag. 67.) — «E quasi aveano molti

fatta la ragione colla penna in mano, e diceano come di cosa certa:

tanto può durare.» (Ivi.)

[85] È in mano nostra l’originale del Copialettere della Repubblica

Fiorentina per tutto quell’anno 1396. Quivi, tra molte lettere, sono

le istruzioni per non meno di sessanta ambascerie fuori Stato, mandate

in quell’anno a’ vari Signori, alle città collegate, a’ Capitani delle

Compagnie: notabili quelle del 5 aprile agli ambasciatori Palmieri,

Altoviti e Onofrio Arnolfi, mandati al Papa e al re Ladislao; quelle

a Grazia dei Castellani e Andrea Buondelmonti i quali andarono a

Sigismondo in Ungheria, e quelle a Francesco Rucellai ed a Lorenzo

Ridolfi anch’essi mandati a Roma e a Gaeta il 4 giugno, e la lettera al

Comune di Roma, 8 gennaio 1397. — Aveva la Repubblica inviato anche in

Avignone un ambasciatore, il quale per mezzo del Cardinale di Firenze

Piero Corsini procurasse aiuti di Francia; e quello stesso ambasciatore

doveva andare pure in Guascogna a Bernardo conte d’Armagnac,

sollecitandolo affinchè scendesse in Italia a vendicare contro al

Duca di Milano la rotta data agli Armagnac e la morte del fratello.

(_Istruzioni a Pero di Ser Pero da Samminiato_, 6 marzo 1395 st. fior.)

— Vedi pure, circa le intenzioni del Papa, la Legazione a Roma di

Iacopo Salviati nel 1401. (_Deliz. Erud._, tomo XVIII, pag. 200.)

[86] «In questi tempi fece messer Maso degli Albizzi lega col Re

di Francia per noi, con certi disutili patti.» (MORELLI, _Ricordi

in Deliz. Erud._, tomo XIX, pag. 6.) — Vedi anche la _Cronaca_ di

BONACCORSO PITTI, il quale racconta distesamente le pratiche avute in

Parigi col Re e coi Signori, presso ai quali aveva famigliarità grande

pe’ molti viaggi da lui fatti in quella e in altre contrade, dov’era

stato mercante, soldato, grande giocatore e uomo di corte, sinchè in

Firenze non venne tardi agli uffici della Repubblica.

[87] Istruzioni a Maso degli Albizzi mandato a Parigi, 5 maggio; a

Bonaccorso Pitti, 18 luglio; a Leonardo Frescobaldi ambasciatore al

Papa, 14 dicembre. — Lettera al Papa, 4 novembre. — Lettere due al

Re ed una alla Regina di Francia, 18 e 31 dicembre. — Istruzione a

Bonaccorso Pitti rinviato in Francia, 16 gennaio (1397). — Istruzione

a Niccolò da Uzzano, 11 gennaio. — Scrivevano a Maso (1 luglio) _non si

parta dal Re senza nostra espressa licenza_. Questo volemmo notare come

indizio della soggezione in cui cercava la Signoria tenere colui che

ambiva pur d’essere come principe nella Repubblica.

[88] Lettera a Parigi, 28 agosto. — Vedi anche le Istruzioni a Palmieri

Altoviti e Lodovico Albergotti inviati a Milano, 13 giugno.

[89] Lettera al Re di Francia, 30 novembre.

[90] BONINCONTRI, _Annales Samminiatenses_.

[91] GORO DATI, lib. IV.

[92] MINERBETTI, _Cronaca_. — BONINSEGNI, _Storie_. — LIONARDO ARETINO,

lib. XI.

[93] MALAVOLTI, _Storie di Siena_, an. 1391-99.

[94] MORELLI, _Ricordi_, (_Deliz. Erud_., tomo XIX, pag. 6).

[95] MINERBETTI, _Cronaca_, an. 1399, cap. VII. — AMMIRATO, lib. XVI.

[96] MINERBETTI, an. 1399, cap. VII e X. Cantavano tra le altre laudi

questa:

«Misericordia, eterno Iddio;

Pace, pace, o Signor pio:

Non guardate al nostro error.»

Vedi anche LIONARDO ARETINO, sul principio del lib. XII.

[97] Afferma il Corio, che Francesco Gonzaga si riconobbe feudatario

del Duca di Milano, e di ciò furono celebrati solenni e pubblici

istrumenti.

[98] Vedi nella _Cronaca_ di GIOVANNI MORELLI, pag. 309, una satirica

descrizione della spedizione di Roberto, e della privata diplomazia

che facevano i mercanti fiorentini residenti in Alemagna, promettendo

a Firenze grandi cose dell’Imperatore, e a questo danari senza

averne dalla Repubblica il mandato. — Vedi poi tutta la legazione

di Bonaccorso nella _Cronaca_ scritta da lui, e le molte andate e

venute in Alemagna e a Venezia, a motivo di danaro che facesse muovere

l’Imperatore; il quale onorava Bonaccorso ed i fratelli suoi d’insegna

data da lui e del titolo di Conti Palatini.

[99] _Cronaca_ di GIO. MORELLI, pag. 314 e seg. — MINERBETTI, an.

1401-2, e BONINSEGNI, _Storie_.

[100] LIONARDO ARETINO, fine dell’_Istoria_. — CORIO, _Storia di

Milano_, part. IV.

[101] Legazione a Roma di Iacopo Salviati con Maso degli Albizzi.

(_Deliz. Erud_., tomo XVIII, pag. 214.) — Iacopo fu anche Capitano

delle genti che andarono contro agli Ubertini e ai Conti da Bagno.

(Ivi, pag. 220 e seg.) — Vedi anche la Commissione di Rinaldo degli

Albizzi quando era Potestà di Rimini, vol. I. (_Documenti di Storia

Italiana_, pubblicati a cura della R. Deputazione di storia patria ec.)

[102] MALAVOLTI, _Storie di Siena_.

[103] CORIO, _Storia di Milano_. — MINERBETTI, _Cronaca_, an. 1403-4.

[104] Bartolommeo da Scorno dovette pagare 25 mila fiorini d’oro, ed a

Gherardo di Compagno, altro ricchissimo cittadino, furono dati tratti

di corda finchè non ebbe messo fuori quanti danari egli si avesse.

(Diceria in fino de’ _Commentari_ di GINO CAPPONI.)

[105] Legazione a Genova di Bonaccorso Pitti, nella _Cronaca_ di lui,

pag. 76. — MORELLI, _Cronaca_, pag. 321 e seg. — MINERBETTI, pag. 490.

— FOGLIETTA, _Storia di Genova_, lib. IX. — Legazione in Francia di

Iacopo Salviati. (DELIZ. ERUD., tomo XVIII, pag. 230.) — Vedi anche

una lettera della Repubblica di Firenze a Carlo VI re di Francia, 24

aprile 1404, da noi pubblicata in principio dei _Documenti di Storia

Italiana_ (Firenze, 1836), allora ignorando fosse già stampata tra le

_Miscellanee_ del Baluzio.

[106] _Livres des faits du Maréchal Bouciquaut_, part. III, chap. 3, 4,

5.

[107] MINERBETTI. — MORELLI, _Cronaca_. — _Livre des faits de

Bouciquaut._

[108] GINO CAPPONI, _Acquisto di Pisa_. — MATTÆI PALMERII, _De

Captivitate Pisarum_. — MORELLI, _Ricordi_ (_Deliz. Erud._, tomo XIX,

pag. 11).

[109] GINO CAPPONI, _Acquisto di Pisa. — Livre des faits de

Bouciquaut_, part. III, chap. 11.

[110] MINERBETTI, _Cronaca_.

[111] GIOVANNI CAVALCANTI dice avere Gino salvato la vita ad Andrea

Vettori che i maggiorenti volevano condannare. I Capponi ed i Vettori

s’erano insieme legati di consorteria per contrapporsi ai Frescobaldi

loro vicini e in antico potentissimi. (Tomo II, pag. 520.) — Abbiamo

altrove distinto le consorterie di _sangue_ da quelle per _carta_,

com’era questa: il divieto di esercitare insieme gli uffici valeva

pei consorti come pei congiunti. Nell’anno 1453 ottennero quelle due

famiglie di non si dare divieto se non per la Signoria, Collegi e Dieci

di Balía, senza più darselo per gli altri uffici di dentro e di fuori.

(_Deliz. Erud._, tomo XX, pag. 302.)

[112] GINO CAPPONI, _Acquisto di Pisa_; e BONINSEGNI PIETRO, _Stor.

Fior._

[113] MINERBETTI, anno 1405, cap. XXIII.

[114] IACOPO SALVIATI, _Cronaca_ (_Delizie degli Eruditi_, tomo XVIII,

pag. 242, 46, 48, 54).

[115] MINERBETTI, _Cronaca_, cap. IX. — Vedi pure intorno all’assedio

lo stesso Minerbetti per tutto l’anno 1406. — BONINSEGNI, _Stor_.

— MORELLI, pag. 327 e seg.; e MORELLI, _Ricordi_ (_Delizie degli

Eruditi_, tomo XIX, pag. 12 e seg.).

[116] _Commentari_ di GINO CAPPONI.

[117] «Si pouvons dire et penser qu’il en est aux Florentins de

tenir ou non les convénances de susdit traité, puisque le Roi avait

revoqué l’acord fait avec eux et depuis sont venus à leur intention.»

(_Livre des faits,_ part. III, chap. 11, 12.) — Secondo quel libro

e secondo anche gli storici fiorentini, nel fatto di Pisa andavano

insieme il Duca d’Orléans e quel di Borgogna, sebbene tra loro nemici

capitalissimi. L’autore finisce poco dopo il Commentario della vita del

Bouciquaut, al quale intuona un panegirico dilungandosi nel dimostrare

la ingiustizia e la perversità delle accuse che il Maresciallo per quel

fatto ebbe alla Corte del suo Signore.

[118] Qui hanno termine i _Commentari_ di Gino Capponi, tenuti da molti

essere scritti da Neri; ma crediamo noi, che scritti da Gino in forma

d’appunti, fossero ampliati e distesi poi dal figlio, come solea farsi

di molte cronache di famiglia. Due letterati fiorentini di qualche

grido nel secolo XV, Matteo Palmieri e Bernardo Rucellai, latinamente

rifecero i _Commentari_, che il primo intitolava a Neri, ed il secondo

a Piero Capponi. Ma queste non furono altro che esercitazioni per dare

alle cose di Firenze aspetto e forma delle Romane, com’era usanza in

quella età: poco rilevasi dalla prima che giovi all’istoria, e nulla

affatto dalla seconda.

[119] MORELLI, _Cronaca_, pag. 339.

[120] Prefazione di Lelio Torelli alla edizione principe delle

_Pandette_.

[121] AMMIRATO, _Storie_; e MINERBETTI. — Il Cavalcanti registra

insieme queste due rapine tra le offese che più accendevano i Pisani,

quando nell’anno 1431 Giovanni Gualandi tentava muovere la sua patria a

scuotere il giogo e vendicarsi in libertà. (Lib. VII, cap. 20.)

[122] Vedi _Appendice_ Nº IV. Le gravezze imposte ai Pisani per l’opera

delle fortificazioni e più altri titoli nei primi tre anni passarono la

somma di cento mila fiorini. (Vedi CANESTRINI, _La scienza di Stato de’

Fiorentini sulle imposte_, part. I, pag. 128.)

[123] AMMIRATO, _Stor. Fior_., anno 1421. — GIOVANNI CAMBI (_Deliz.

Erud_., tomo XX, pag. 155) dice che vennero essi da quattordici città

della Magna, e descrive i privilegi.

[124] Vedi una lettera dei Dieci di balía al Capitano di Pisa, 14

gennaio 1431, dopo alla mossa inutile del Gualandi. (FABBRONI, _Vita di

Cosimo de’ Medici_, Appendice, pag. 8.)

[125] _Ricordi di Ser Perizzolo da Pisa_, agli anni 1439-1450. (_Arch.

Stor_., tomo VI, parte II, pag. 387.)

[126] GORO DATI, pag. 131.

[127] Ambedue furono chiari per dottrina e reputati di santa vita;

ebbe il Dominici anche titolo di Beato. Dal Concilio di Costanza, dove

intervenne, andò Legato in Boemia, fu amico a Sigismondo, e moriva in

Buda. (Vedi _Prefazione_ di DONATO SALVI alla _Regola del governo di

cura familiare del B. Gio. Dominici_; Firenze, 1860.)

[128] Andò in quei giorni a Gregorio in Lucca Gino Capponi (Legazione

MS.); e fu creduto avere egli dato gran mano ai Cardinali per quella

fuga e per le cose che indi seguirono. (_Deliz. Erud._, tomo XVIII,

pag. 369.)

[129] GIO. MORELLI, _Cronaca_, pag. 357.

[130] Vi andò le due volte Iacopo Salviati, che prima era stato

ambasciatore in Nizza a Benedetto. Sono da vedere le sue Memorie

(_Deliz. Erud_., tomo XVIII, 273, 290, 302), pregevoli per acume

e integrità di giudizi. Ebbe doni dal Comune, e fu onorato oltre

all’usanza pei servigi resi, e per avere mostrato in quelli grande

astinenza; virtù assai rara tra gli uomini di quella età. (GIO.

MORELLI, pag. 319.)

[131] Legazione MS. di G. CAPPONI.

[132] MINERBETTI, Stor. — BONINSEGNI. — AMMIRATO.

[133] RAYNALDO, _Annal. Ecclesiast._ — LENFANT, _Histoire du Concile de

Pise_.

[134] SALVIATI, _Legazioni_.

[135] Bonaccorso Pitti si vanta d’avere fatto egli in Francia al re

Luigi le prime aperture: pure Bonaccorso, brigante uomo, era molto

avverso alla setta che reggeva. Ma in Francia aveva grandi aderenze.

[136] Vedi SALVIATI, _Legazioni_.

[137] Un poco innanzi a questo trattato cessano insieme, e come si

fossero data l’intesa, i tre principali autori fiorentini che sin a

qui più spesso abbiamo noi consultati: il Minerbetti, il Boninsegni, il

Morelli. Questi, il più elegante e più vivace de’ Cronisti, da bastar

solo a fare onore alla lingua fiorentina nel secolo XV: il Minerbetti

copioso di fatti, pratico nelle faccende e di esse giudice assennato:

ampio il Boninsegni a forma di storia, continuata dipoi da un altro

Boninsegni magro scrittore: e già il pensiero degli uomini fiorentini,

stringendosi in sè, pareva andarsi assottigliando. Rimangono i

_Ricordi_ d’un altro Morelli, da noi citato alcune volte; nè cessano

quelli della famiglia Rinuccini.

Storia della Repubblica di Firenze v. 2/3 · 第 46 / 51 段