Io mi reputava sì forte, sì provato della vita, e padrone di me
medesimo da sostener con fronte serena e animo tranquillo ogni e
qualunque nuova e più dura sperienza; e dopo essermi seduto tante volte
al capezzale della morte, dopo aver veduto spirar nel bacio di Dio
tante infelici e candide creature, e aver accompagnato sulla tremenda
soglia dell'eternità tanti uomini ciechi del bene, travagliati dal
patimento, consunti dalla disperazione o dal rimorso, io credeva che
più nulla d'umano potesse conturbare ancora i miei pensieri. — Deh! che
cosa è mai l'uomo, se tu nol visiti colla tua forza, o Signore?
Oggi, dopo molti anni, il caso o piuttosto il volere di Chi tutto
dispone per il bene, ricondusse a me dinanzi quell'uomo che forse fu
la prima cagione di tutte le mie disgrazie. Io gli avea dato nella
generosa effusione del mio cuore giovine ancora il santo nome d'amico;
ed egli lo ha rinnegato questo nome così bello! Egli mi rapì la
prima, la più poetica lusinga della vita, l'amore; mi derise con una
crudele indifferenza nelle innocenti mie illusioni; e a coloro che
poco m'amavano, se pur non m'odiavano già per la naturale ed avventata
libertà del pensiero, per quello ardimento che di rado è scompagnato
da un cuore acceso del desiderio d'operar qualche cosa a pro d'altrui,
egli pose in mano de' potenti il segreto che doveva partorirmi
l'infamia, o farmi morire!...
Ma, come Dio anche quaggiù non consente sempre la vittoria ai cattivi,
io, povero, oscuro e calpestato verme, fui più forte di coloro che si
levarono a stormo contro di me. Vinsi l'impostura e l'aperta menzogna:
poi mi ritrassi a piangere il mio passato nel silenzio della casa del
Signore, e perdonai.
Perdonai, sperando che Dio a me pure perdonasse. Ed Egli m'avea dato
codesta pace; e fatto puro il mio cuore del lievito dell'ira, parevami
d'avere in me spogliato per sempre il vecchio Adamo.
La mattina era bella. — Per sollevare i pensieri dal peso delle angosce
che ne' passati dì m'avevano prostrato siffattamente, m'incamminavo
verso il sentiero della selva, dalla parte ove sorgono tappezzate di
lambrusca e di parietaria le rovine dell'antica torre lombarda: è là
dov'io passo in faccia alle maestose, lontane ghiacciaie dell'Alpi
e all'interminato azzurro del cielo le più solitarie e beate ore del
viver mio.
Appena fuor della porta, un uomo incappucciato in un gabbano da
montanaro mi s'affaccia d'improvviso. Io lo guardai; teneva china a
terra la fronte, voleva come parlare; e pareva tremasse.
— Chi siete? domandai.
— Uno che... vi conosce; rispose o piuttosto balbettò, senza levar gli
occhi.
Quella voce non mi parve al tutto ignota; ma lo strano vestire, la
sua dubitazione, lo sgomento con che andava guardandosi intorno,
turbarono un poco me pure; e persuaso ch'era ben'altro da quel che i
suoi meschini panni mostrassero, me gli feci più accosto e di nuovo il
richiesi:
— Che volete da me?
— Sono un povero fuggitivo; venni a chiedervi asilo.
— Ma, signore! ripigliai: nè vi conosco, nè so...
— Sì, mi conoscete; è in nome dell'amicizia ch'io vengo a voi.
E dicendo così, tolse giù il vecchio cappellaccio che gli copriva mezzo
il volto, e mi guardò con aria supplichevole e malcerta. Ancora nol
ravvisai.
— Per carità, m'aprite la porta di casa vostra! voi, ministro del
Signore, abbiate compassione dell'uom fuggiasco, perseguitato... — E
qui abbassò la voce, e facendo un passo verso di me, dopo che di nuovo
si guardò dietro le spalle: Io sono Alberto ***: io fui vostro amico!
Egli era colui che m'avea tradito.
Quel che si passava a quel momento nel mio cuore, io non voglio nè
potrei scriverlo.
Egli dimorò sotto al mio tetto due dì e due notti, nè io gli domandai
se fosse innocente, o perchè avesse scelto ricovero nella casa d'un
uomo a cui egli avea fatto tanto male e che fors'anco avrebbe potuto
restituirgli il suo tradimento.
Ah no! mai, mai! Colui che uccide è più misero di chi rimane ucciso:
egli mi credè generoso e incapace del delitto di che spensieratamente
e per leggiera causa non dubitò farsi reo contro di me. Io non so
le conseguenze, le quali per la mia pietà potrei incontrare; ma non
le temo. Nè fu pietà la mia, fu giustizia. A lui diedi tutto quel
poco danaro che avevo, pregai per esso il Signore, e in quel momento
dimenticai tutto il passato. Egli era più che amico mio, era fratello;
Dio solo, Dio che mi lesse nel fondo dell'anima, mi giudicherà!
Quando volle partire, io gli aveva stesa la mano e lo contemplava
fissamente senza far motto. Mi parve commosso, soggiogato dalla memoria
di quel che fu tra me e lui: mi guardò egli pure, poi mi si gittò al
collo, e pianse.