Qual nuova e più grave sciagura sovrasta a me o ad alcuno de' miei
cari. Io n'ho da parecchi dì il doloroso presentimento; poichè la pace
gustata per alcun tempo, alle forti contemplazioni della scienza,
infiammatrice dell'intelletto, alla soave poesia della natura è
succeduta nell'animo mio l'amarezza delle cose, la codardia del dubbio,
e quasi una paura di me stesso. Questo fu sempre per me il presagio di
un tristo giorno della vita.
I miei vecchi volumi non mi racconsolano più; non mi sembran più che
vani, indicifrabili enigmi, i quali altra cosa non mi fanno certo, se
non che quaggiù nulla è certo.
Non posso scrivere, non posso nè manco pensare...