7 di settembre.

I pochi, i quali han fatto di me quella vana e volgar conoscenza che

suolsi troppo presto chiamar amicizia, mi credevano misantropo, o

forse orgoglioso; molti mi davan taccia d'uomo irrequieto, bollente,

pericoloso, mi chiamavano una testa falsa e matta; i più mi avevano un

po' di compassione, trattandomi da sognatore, da utopista, da uomo nato

fuor del tempo suo.

Ed io che, dopo tanta guerra di dubbj e di terrori, non perdei quella

calda volontà di bene, la quale fu l'alito primo della mia vita, io

che potei credere e riposare nella verità promessa da Colui che da una

croce annunziò a tutti gli uomini ch'eran fratelli, doveva io forse

mettermi alla tremenda prova di disperare un'altra volta, di lottare

ogni dì a faccia a faccia col disinganno, di rinunziare a quel solo

amore che può vivere eterno, e senza del quale non è fede?... No!

Sieno grazie alla Provvidenza che mi tolse di mezzo a coloro ch'io

voleva poter amare come fratelli, e che invece mi attraversarono la via

come nemici, e m'insidiarono come lupi bramosi. Ora io li abbandonai,

forse per sempre; ma non pagai offesa con offesa, nè sola una stilla

dell'odio loro è caduta nel mio cuore.

Ben so che per guadagnarmi i loro preziosi favori, le bugiarde loro

carezze bastavami soffocar nel mio petto le ardenti speranze, i forti

augurii di virtù e di giustizia ch'io non temeva far manifesti a

qualunque si fosse con la sincerità dell'uomo giovine e credente; che

bastavami chinar la fronte a ogni loro detto, mentire a me stesso,

rinnegar la voce dell'anima con un servile ossequio; e farmi stromento

della loro potenza, o almeno tacere.... Ah no! no! mai! Codesta non fu,

non sarà la parte mia sopra la terra; e il campo seminato dal male non

può fruttar la verità.

Abbandoniamo queste amare ricordanze. Vi fu un tempo, nel quale le

poetiche immagini della prima età potevano consolarmi delle traversie

sopravvenute.

Allora io scriveva:

— «Nacqui in riva del Lario: a me fu cuna

Il battello sull'onde, ed infantile

Trastullo il remo e la paterna rete;

E fanciullo scherzai con la riflessa

Imago del fanciul che si specchiava

Prono nell'acque. — In quell'etade appresi

D'ogni riva, d'ogni antro e d'ogni rupe

I varii nomi, i tramandati casi;

E men fe' dono la verace bocca

D'antico pescator; perchè nell'ora

Ch'egli gittava insidïando l'amo

All'ondivago pesce, ad ascoltarlo

Cheto io sedessi del battello in seno.» —

O mio lago, o splendida gemma della Lombardia! tu fosti il mio primo

amore. Oh! perchè non nacqui più povero ancora di quel ch'io sono!

Se mio padre, anzichè essere l'agente di nobile e ricco signore, non

avesse avuto al mondo che il suo navicello e la sua rete, forse io pure

non sarei stato che un umil pescatore; e non uscito mai dalla cerchia

de' miei monti, altro non avrei imparato ad amare che la pace e la

tempesta del lago. — Le memorie del passato mi ripiombano sul cuore.

Chi m'avrebbe detto, allorchè adolescente appena io contemplava rapito

da una fiera gioja di libertà le procelle e i fulmini che scrosciavano

sul mio Lario, oh! chi m'avrebbe detto che assai più tremende, dovevano

essere le tempeste dell'anima mia!

Angiola Maria: Storia domestica · 第 86 / 105 题