_Gibello_ è contenuto in un solo ms.: P.--Bibl. Laurenz., cod.

Palatino CXIX, scritto da piú mani del sec. XV e XVI. La coperta di

pergamena reca la data "Mccccviiii° a di X di febraro". Il cantare di

_Gibello_ comincia nella seconda colonna della c. 152, col titolo

rimasto a mezzo: "_Comincia_...". e finisce a c. 157 A: "_Amen_".

Il testo di _P_ fu pubblicato nel 1868 da F. Selmi: _Gibello, novella

inedita in ottava rima del buon secolo della lingua_, Bologna,

dispensa XXXV della _Scelta di curiositá letterarie_.

L'edizione del Selmi [S] è ben differente delle solite ammannite in

quegli anni; nonostante la prolissitá e l'inutilitá di molte, troppe

note linguistiche e qualche svista, può giudicarsi buona e corretta.

Delle correzioni che ho introdotte nelle lezioni del codice darò qui

l'elenco, riproducendo le varianti del cod. P:

I, 3 se' lucente

4 sovente chiave

5 graçia a mia [segno di lacuna] favella

II, 1 Cantare anticho vivo chon alegr.

4 e guera mantenea a torto

7 qual gli partoriva la fa

III, 6 chella... gunto

7 in una: S in 'na "con aferesi, a fine di ricondurre il verso a

giusta misura" (p. 41)

8 perlqualore dallun sconfitto foe

VI, 3 sacreta

7 e per gittarlo al mare portollo (verso di 10 sillabe)

8 [e]

VII, 3 adun

5 facevallo

7 chavarollo dereame

8 portarollo

VIII, 5 chede piú

6 fallo

8 belleça nuone

IX, 2 Gienudrisse (ma il verso ha 12 sill.)

X, 4 bello

7 don[o]

XI, 1 [fur tolte]

2, inamora... ne

4 silo(si)

5 [ch]e

XII, 3 P [che]

XIV, 5 in P. il v. è lacunoso: "a molti fa... selle votare"

XV, 5 valentìa. La mia correzione è resa certa del paragone con

XXXIV, 1

XVI, 3 P iscontrossi in un

6 il v. è lacunoso: fier lui... tostane

XVIII, 1 sapiamo

4 essere

5 udendol

XX, 3 chella

XXII, 4 volea la testa che gli si tagliasse

8 ma [a]

XXIII, 5 donerallo amore: sostituisco "cuore" per evitare la

ripetizione della rima del v. 3

XXV, 1 Gibello di XVJ

XXVI, 1 valle

3 (e) nel

4 P quel... lo guardava

6 lasciar non vi passava

XXVII, 4 quale

7 ne

XXVIII, 5 [che], sott.: "dico"

6 a forzar

XXIX, 6 rupo

XXX, 5 fu lamere

XXXII, 2 quel[lo]

XXXIII, 3 insunun

XXXIV, 1 pien[o]

3 fedelta non giurerei

6 domandar[e]

XXXV, 6 giurerotti;

8 fede

XXXVI, 2 lioncel(lo)

8 inançalla

XXXVII, 5 volentier

XXXVIII, 6 fu[nne];

8 [il]

XXXIX, 8 [egli è]

XL, 2 lo fé;

3 dallun

intorno ai vv. 7-8, si veda la fine di questa nota al cant. VI

XLI, 7 [E] per... [in]

8 Argholosa

XLII, 5 [Ed]... [suo]

7 [ne] volle ascoltar(e); e cosí il verso non corre perché ha

l'accento sulla quinta

XLIII, 2 eare

3 avea gravi

7 gridaron

XLIV, 3 (suo) popolo

5 ducha di_ser_pentina mi_ser_oridente

6 [piú]

XLV, 2 P [si]

8 gioia

XLVI, 2 [ch]é;

3 diceva

8 are

XLVII, 3 disio io

4 P [di]

XLVIII, 1 in suo

5 potessi fare;

6 puru

XLIX, 2 don

4 e(d)

L, 1 Gibel

LI, 3 gli contaro

8 aveano

LII, 1 furon

3 [ne]... [suo]

5 porti aperti... ad esso

8 P vegiendo venire

LIII

4 [ed]

7 P Gibel

8 S fidando: "lascio la lezione del codice non tocca, perché non è

infrequente presso gli antichi che si applichi a prefisso

l'avversativa 's' ai vocaboli senza che mantenga la forza di

communicare il significato opposto ai medesimi, ecc.". Ma il

cod. ha "sfidando"

LIV, 4 [e poi ne] monto

7 essere

LV, 2 P cominciarono

6 P essere

7 e[d]

LVII, 1 P comincare

2 P talgiente, S tal giente

LVIII, 7 P sechol

LIX, 1 P eno gli S ecco gli vene manco

8 [e]

LX, 1 P El... baronaggio: ma il verso avrebbe gli accenti spostati

LXI, 7 P del buon

LXII, 4 [egli]

LXIII, 3 P fedir[e]

6 P moltto

LXIV, 5 S E chi

6 PS vo' rit. Interpreto: "invano desidera di ritornare indietro ad

annunciarlo"

LXV, 1 suo

4 P Gibel fé bandire

6 fedir

8 S a rit.

LXVII, 1 PS invece di "egli": "che", P dipartiva

3 PS chereddia. I due "che" del v. 1 e del v. 3 rendono

incomprensibile il passo qual è nell'ediz. Selmi. L'edit. sente

il bisogno di "ordinarne il costrutto" e spiega: "Gibello, che

si dipartia dalla donzella, prese commiato da' piú (?) baroni e

reddia prigione in Serpentina". Il testo della mia ediz. è cosí

limpido, che non ha bisogno d'altro "ordinamento di costrutto" 6

P venire

LXVIII, 3 P gioia.

LXIX, 7 congnano il d. andare

LXX, 3 [n']

LXXI, 5 chandar

6 in vostra prigione

7 menero

8 cherre

LXXII, 2 prigione

6 qui

8 dere

LXXIV, 8 dieron

LXXV, 4 PS eam.

LXXVII, 3 umilemente

LXXVIII, 8 madonna ben

LXXIX, 5 fegiudicarelareina: ma il verso cresce.

6 che[d]...[ne]

LXXX, 2 voglio

6 de giovani

LXXXI, 1 [1]

3 e[d]

8 diritta

LXXXII, 2 che[d]

5 possibile. Ma il senso richiede il contrario

8 filgluo

LXXXIV, 5 pien

6 messo [l] fe

LXXXV, 6 [d]ismontata

7 vederla

LXXXVI, 8 amor chadallor: ma i due tronchi assonanti sono impossibili

a pronunciarsi

LXXXVII, 1 e[l] riso

3 ch chon

4 gioia.

Una novitá di questa ediz. rispetto all'antica è la divisione in

due cantári, la quale mi è parsa necessaria, perché in nessun caso

la recitazione in San Martino poteva molto protrarsi oltre la cinquantesima

ottava; e _Gibello_ ne ha 89. Perciò mi son messo alla

ricerca del luogo dove i due cantári dovevano avere rispettivamente

fine e principio, e l'ho trovato nell'ott. XL, i cui ultimi due

versi espongono e propongono, a modo di chiusa del cantare, l'argomento

del racconto che seguirá poi.

VII

Il cantare di _Gismirante_, col quale s'inizia in questo vol. la serie

[VII, VIII, IX, X] dei cantári di Antonio Pucci († 1388), si legge

in un solo ms. [R], che conserva molta altra materia leggendaria e,

tra l'altro, anche il cantare di _Mad. Lionessa_:

R.--Cod. Riccard. 2873, c, 44 [_chantare di Gismirante_]; fin. a

c. 57. Di su questo ms. fu edito col titolo: _Il Gismirante_, poemetto

cavalleresco di Antonio Pucci, nella _Miscellanea di cose inedite o

rare_, pubbl. per cura di <sc>F. Corazzini</sc>. Firenze, 1852, PP

275-306 [C].

Ecco le principali varianti di _R_ e _C_:

PRIMO CANTARE:

I, 8 [che]

II, 3 per (che) alcuno

III, 4 dubio

V, 7 [ed]

VII, 2 ancor[a]

X, 3 il quale tiene

5 se per

XI, 3[ne]

7 [ognun si]

8 e cosí fugon.

XII, 3 che passati

7 dare dalla mie

XIV, 2 bossolo

3 e[d]

XV, 1 e si diciendo vegiendo la vista. Il testo è guasto, perché

abbiamo tre gerundi ("riguardando", "diciendo", "vegiendo")

senza reggimento. Suppongo che "dicendo" sia un errore per

"dice", e "vegiendo", celi un "alla gente", camuffato cosí per

attrazione del "dicendo" che precede. Si sottindenda "che": la

gente che aveva visto il bóssolo...

XVII, 6 un dragone e uno grifone

7 azufarono ed e

XIX 4 a[d]

8 era[n]

XIX, 1 tu(e)

8 mur

XXIV, 1 abergo

8 puo[te]

XXV, 7 aberg. abergo

XXVI, 1 (il) dam.

XXVII, 5 e[d e'] poi

XXVIII, 2 a[d] un

3 e[d]

XXIX, 1 righuardo

XXX, 6 abergo

7 abergatore

XXXII, 2 picholo

6 face[va]

7 dalulato

XXXIII, 1 uno ischudiere

6 Egli vegiendola. Il verso cresce, ma la correzione di

C. ("vegendol") non può accettarsi. La trasposizione, ch'io

propongo, non tocca il testo e riduce il v. alla giusta misura

XXXIV, 7 [noi] abiamo

XXXV, 2 disse[r]

3 Gismir. mise mano

8 e[d]

XXXVI 5, amare

XXXVII, 3 chavalieri

XLI, 6 isgridandolo

XLII, 3 vedendolo.

CANTARE SECONDO:

VI, 6 chi son dicio. Il passo è incomprensibile. Suppongo che il "chi

son" del cod. celi un originario "che fo" e interpreto: "In

buona fede, che è avvenuto (che fu, "fo") di ciò che ora ho

acquistato?"

VIII, 2 che sanza porta entrata molta apresta (?)

6 Intendi: "a tale ora che l'uomo selvaggio sia fuori del castello, ed

ella sia affacciata alla finestra"

XII, 8 Cioè: di chi ti ha fatto signore di sé

XV, 7 il qual stane

XVI, 6 finestra il

XVII, 8 [ne]

XVIII, 2 tronchascino

XIX, 5 molto

8 sedemi

XXIII, 4 dimando

5 E uno gli disse: E si

XXIV, 4 ano averllo morto; cioè: lo hanno da uccidere

8 diavolo

XXV, 5 Sott.: Dice "mostra" [la storia]; cfr. XXXIV, 1

XXVI, 8 mai avesse niun cavaliere

XXVIII, 4 che provandosi col

XXIX, 4 l'avresti

XXX, 5 ediegli

7 C per

XXXVI, 1 (di) fargli

XXXVII, 1 E porcho

XLIV, 4 gentile uuomo

XLIX, 8 o l'uscita; cosí anche in LI, 6

LI, 5 e[d]

6 o l'entrata.

LIII, 7 chome lo videro tutti singinocchiaro

LV, 4 pevoi odo chio atenere. Il C. non ha inteso questo passo e

colloca dei puntini, indice di lacuna, al posto di "ocio"; ma il

senso non è difficile: "Poniamo che io vada a corte; in ogni

modo io riconosco da voi ciò che io debbo ottenere, avendo

salvata la cittá del porco troncascino". La difficoltá della

forma perifrastica "ho a tenere", terrò, si risolve col

confronto del passo analogo: "hanno averlo morto", uccideranno

(XXIV, 4)

LVIII, 6 diciendo

LXI, 3 (gran) magnificienza.

VIII

Il cantare di _Bruto_, che si pubblica qui per la prima volta, si

trova a cc. 25 A--27 A del celebre codice Kirkup (_K_), donato recentemente

dal Collegio di Wellesley al nostro governo, e da questo

depositato nella B. N. di Firenze. Nel riprodurlo ho eseguiti alcuni

ritocchi; ecco le varianti di _K_:

II, 5 chi sia

V, 5 apreso;

8 so scrisse ['n]

VI, 1 io dico

8 che ['n]

VII, 2 a[spri]

7 sieristte

VIII, 7 dedime

8 te

IX, 2 contoe

3 [n']andava

4 chotale

7 odimi

X, 3 quello

6 sai

8 chonvie

XI, 2 selghuanto delucciello nona

3 qualguanto

XII, 2 nom(in)ar

6 chovenenza

XIII, 6 i suo

XV, 4 [poi]

XVI, 1 giovane

7 (gli) arnesi

XVII, 2 [che] credi

5 [a]dirato

XVIII, 4 i[n]su

6 gu[e]rra

8 abbatte(va)

XIX, 1 glochante

6 giogieva

XXI, 2 agmendue

8 pontò

XXII, 7 [si v']avea messa

8 piene

XXIII, 8 et fu si puoto

XXV, 4 chevu

7 Eprutto... valle

8 (e) poi

XXVI, 8 stecho

XXVI, 6 che perchio mangi no mancha su stile

XXVII, 2 chore tanbonda

3 iposibole

4 che tavola

5 chaper... puo

6 non cierchonda

XXVIII, 2 [ancora]

XXXII, 5 muia

7 te[m]pesta;

8 i[n]su

XXXIII, 2 velato (ave'n alto)

XXXIV, 6 doveglie mamena

8 dovegli il tolse il tolse (_sic_)

XXXV, 2 levaro(no)

3 [in] nessu[n]

5 ed [egli]

8 [a] dorni

XXXVI, 3 pu[n]gie

6 'l guanto e fu lasciato ire

7 dadici

XXXVII, 7 so[n] vi...alte

XXXVIII, 4 i[l] re con tanta novitade

6 bingitade

XXXIX, 8 ciá

XL, 7 contastare

XLI, 4 chogli altra avanza

7 [si] furono amendue

XLIII, 1 ricordo

3 dichelrinvichorisse erinsanora

8 enciselo

XLV, 3 [in]signato.

IX

Il cant. di _Mad. Lionessa_ è contenuto nei due codici:

_R_.--Riccard. 2873, e. 103-117 B. Il testo di questo manoscritto è

molte volte guasto e scorretto; ma si dovrá ritoccarlo con grande

cautela, data l'autoritá di questa cospicua raccolta di cantári.

_K_.--cod. Kirkup, c. 49 A. Prima di questa carta, ne mancano 15

(34-48), che dovevano contenere i cantári di _Apollonio di Tiro_, III

(ott. 5-58), IV, V e VI, e le ott. 1-45 di _Mad. Lionessa_. Non

rimangono sulla c. 49 a che le ultime 4 ottave, che furono edite

secondo questa lezione da M. H. Jackson nella _Romania_, XXXIX, 322.

Il testo _R_ fu pubblicato nella seg. ediz.: _Madonna Lionessa,

cantare inedito del sec. XIV, aggiuntavi una novella, del "Pecorone"_

[per cura di Carlo Gargiolli], Bologna, 1866; nella _Scelta di

curiositá letterarie_, disp. LXXXIX. Accurata edizione, ma imperfetta

perché anteriore alla scoperta del cod. K e deturpata da spiacevoli

errori di lettura e di interpetrazione.

Naturalmente, preparando questo libro, io ho tenuto sott'occhio non

solo l'ediz. del Gargiolli (G), ma anche i due ms. _R_ e _K_, dei

quali indicherò le varianti piú notevoli:

II, 3 R con qua

4 mestrieri

IV, 2 R alla reina chella il sachorese

6 di[ss]e

8 i[l] re

V, 2 che[d]

7 RG a l'altra

VI, 7 RG percossono tosto

VII, 1 RG un tanto

7 G diede

8 RG misogli

VIII, 3 R (ri)tornando

7 R (ed) e'

IX, 8 (ella) il fe'

XI, 7 R ella si stingua

XII, 7 R e[gli]

XIII, 7 RG dinanzi

XIV, 7 R fatti

XV, 7 R [le] leggi

8 istriti

XVI, 2 R affetto

6 il (suo) distretto

XVII, 2 RG rauno libri some ben dariento [Muto "d'ariento" in

"trecento", perché nell'ott. XLIX si parla della restituzione

dei libri, ma non delle some d'ariento.]

XVIII, 8 R su[r]

XX, 8 R i[l] re

XXI, 2 R co[l] re

4 (s)i smontò

6 cominciarono a salutarllo

XXII, 6 R tanto [ha l']aspetto

XXIII, 4 RG e[d] i

XXIV, 2 R sapere

3 chell[i ha 'n]

8 (si) menò

XXV, 6 R ta[l]

8 G comperai

XXVI, 6 R [assolver]

XXVII, 3 R cierta(na)mente

8 (e) Salam.

XXVIII, 4 R [mai]

XXIX, 1 R partito fue

2 onteso

7 (questi) vi manda

XXXI, 4 R e[d] a

6 [a lui]

XXXII, 6 R [gli]

XXXIII, 4 R rispose[gli]

XXXIV, 3 GR come

XXXV, 1 RG cha

5 RG e[d] una

XXXVI, 1 R chavalcando

XXXVII, 4 R undalulato

XXXVIII, 4 R i[n] Dio

XXXIX, 5 G per cura

XL, 8 RG nel[lo]

XLV, 1 R (in) sulla

XLVI-XLIX: di queste quattro ott. abbiamo il testo apografo K

XLVI, 1 RG e poi dicea:--a

3 R avere

5 R edel disse: deh

XLVII, 1 RG. Quando fue

2 con alleggrezza n'andarono a

3 et a braccio

4 tutta la notte istettero

5 K il giorno

6 RG accomiatava che a loro ebbe detto

7 i' vado

XLVIII, 1 RG contento di partir

2 si rimuta sua g.

3 e secondo ch'io trovo nelle carte

5 lettere scrisse poi in ciascuna parte

7 ne vo io

8 al nipotente

XLIX, 3 RG Infino che col marito suo vivette

4 feciono insieme lunga e santa

6 poi ebbon

8 K fieci

I vv. 7-8 sono in RG: il qual conciede a noi il Creatore |

Questo cantare è detto al vostro onore.

X

La _Regina d'Oriente_ si legge in un numero notevole di manoscritti.

_K_.--Codice Kirkup. Manca il primo fascicolo del codice, sicché il

cantare si inizia al quinto verso della IX ott. del secondo

cantare. La perdita di quelle 16 cc. deve essere assai antica, poiché

due diverse mani del Quattrocento notarono in alto alla c. 17 A:

"Chomincia i chantari della reina d'oriente". Il resto segue fino a

c. 24 B: sono omesse due ottave, la IX e la X del terzo cantare. Per

la sua compiutezza, questo codice del Trecento che, unico, raccoglie

insieme le sparse opere pucciane, e per altre ragioni, che sono state

messe in evidenza dal Morpurgo, deve ritenersi assai prossimo

all'autografo. Naturalmente l'ho tenuto a fondamento di questa

edizione, senza per ciò obbligarmi ad una fedeltá pedissequa e cieca,

perché in molti luoghi la sua lezione è meno limpida di quella di

altri manoscritti, o si rivela addirittura errata.

_E_.--Cod. Moreniano-Bigazzi CCXIII, c. 91 B: "Qui incomincia la reina

d'oriente". Le pagine 100-104, mutile, sono state restaurate dal

moderno legatore e poi completate col testo dell'edizione Bonucci.

_M_.--Biblioteca Marucelliana di Firenze, cod. C. 265. Grosso volume

cartaceo, di cc. 182, racchiuso in una dozzinale, ma antica legatura

di cuoio e di assicelle di legno. Fu messo insieme o almeno acquistato

nel Quattrocento da un amatore, nonché della letteratura leggendaria,

anche del vino: da Baldese di Matteo "vinattiere alla _Nave_" in

Firenze. _La Regina d'Oriente_ comincia, senza titolo alcuno, a c. 49,

e, a tre ottave per pagina, occupa le cc. 49-80 b; dopo di che è

l'_explicit_: "Finissi questo libro". Pel tipo della composizione,

questo volume si avvicina e si rassomiglia a quello Moreniano-Bigazzi,

che pur contiene l'_Apollonio_ e poi la _Reina d'Oriente_. E anche per

la lezione gli si affratella; cfr., per esempio, IV, 1; V, 2; VI, 5-7;

VIII, 3; IX, 2-3-6-7; x, 1, 5-6-7, ecc. Sono omesse le ottave XXII e

XXV del IV cantare e vi sono parecchi errori di scrittura e di

interpretazione.

_U_.--Cod. 158 della Bibl. Univ. di Bologna. Bel vol. di pergamena del

sec. XIV, scritto a due colonne, con rubriche, illustrato da

F. Zambrini nella Prefazione al _Libro della cucina del sec. XIV_

Bologna, 1863, _Scelta di curiositá letter_., disp. XL), e piú

sommariamente dal Mazzatinti (_Inv. dei mss. delle biblioteche

d'Italia_, xv, 156). Appartenne al pontefice Benedetto XIV. La _Regina

d'Oriente_ vi occupa 9 cc. e una col. della 10^a (c. 86-95 a) con

circa cinque ottave per colonna: manca la fine del terzo cantare

(XXXVIII-L) e il principio del quarto (I-XXIII, v. 5), in tutto 35

ottave, le quali dovevano occupare per intero due carte, tra l'attuale

c. 93 e la 94. Oltre questa grande lacuna, dovuta alla perdita delle

due cc., il testo è mancante dell'ott. XIX del terzo cantare. Questo

ms. è indicato dal Bonucci col nome di "Veggettiano XV", nome che non

gli appartenne mai, se non per questo che esso ebbe dal bibliotecario

Liborio Veggetti la nuova segnatura 158 (e non 15) in luogo d'un'altra

piú antica.

_Panc_.--Cod. Panciatichiano XX, del sec. XV, c. 82. Contiene,

anepigrafe, solo le prime 4 ottave.

_T_.--Cod. Tosi, del quale non conosco il destino. Questo ms., che

conteneva la _Sala di Malagigi_ e la _Regina d'Oriente_, dopo esser

passato per le mani del bibliografo Tosi "attraverso le Alpi e la

Manica, andò a cascare Dio sa dove", scrive il Rajna.

_L_.--Ms. posseduto dal cav. Fortunato Lanci di Roma e da lui

trasmesso al Bonucci, il quale se ne serví specialmente nelle 35

ottave mancanti in U. Non so se questo testo fosse copia di un codice

antico o un codice antico esso stesso, e di quale secolo, nulla

dicendo il Bonucci.

Le stampe popolari della _Regina d'Oriente_ sono cosí numerose che non

spero che l'enumerazione, che ora segue, possa essere compiuta:

I (1483).--LA REYNA D'ORIENTE.--In fine: "Finita la reyna doriente adi

2 guiugno (_sic_) Mcccc. lxxxiii, In-firenze".--In-4° 3

quad. (reg. _a-b-c_) caratt. tondo, 4 ottave per pagina: cfr. Molini,

_Operette bibliografiche_, p. 114.

II (1485).--Ediz. s. a. n. l., in 4° "carattere rotondo, che ha del

nostro corsivo", mancante di virgole, numeri e richiami. Un esemplare

fu rinvenuto alla metá del Settecento, a Napoli, da S. M. di Blasi

(_Continuazione della lettera del padre d. Salvatore Maria di Blasi

intorno ad alcuni libri di prima stampa, _negli_ Opuscoli di autori

siciliani_, t. XX, Palermo, 1778) in un ricco volume miscellaneo di

stampe popolari del Quattrocento.

III (sec. XVI).--_La Regina d'oriente_ (gotico).--Segue un intaglio in

legno, che rappresenta una regina in orazione; indi le tre prime

strofe. Inc.: "Superna maestá da cui procede" Fin. alla c. 10 B,

seconda col., l. 44: "la historia è finita al vostro onore". </sc>Il

Fine<sc>.--s. l. n. a. n. t., in-4° car. romani con seg. e cust.,

senza num. di pagine. Le ottave sono 194, le figure 10. È posseduta

dalla Bibl. di Wolfenbüttel, _Miscell_. n. XIV.

IV (sec. xvi).--Edizione identica alla precedente, ma posteriore; è

posseduta dalla Bibl. Magliabechiana.

V (1587)---LA REGINA D'ORIENTE--In fine: _In Firenze, appresso

Francesco Tosi, alle Scale di Badia 1587._, In 4°di 12 cc. non

numerate (Reg.: A, Aij, Aiij, B 2, A 5, A 6) a due coll., car.

tondi.--Reca cinque stampe: la prima, nel frontespizio, rappresenta la

regina che prega; la seconda (c. B 2 _recto_) la celebrazione del

matrimonio; la terza (c. 6 _recto_) un giardino, dove il Re e la

principessa si tengono per mano; la quarta (c. 9 _r_) e la quinta

(c. 10 r) rappresentano una battaglia di cavalleria. Le ottave sono

194: fin.: "Al vostro honor Anton Pulci l'ha fatto".--È nella

Bibl. Palatina di Firenze.

VI (1628).--LA REGINA D'ORIENTE--In fine: _In Firenze, Rincontro a

Sant'Apolinari_, 1628. _Con Licenza di Superiori_. In-4° di 10 carte

non num. (Reg.: A-A5), a due colonne, caratt. tondo. Dopo il titolo,

la medesima stampa che è nell'ediz. V, ma con diverso contorno. Un

esemplare è nella Palatina.

VII (sec. XVII ex.).--_Historia della Regina d'oriente, dove si

tratta di molti apparecchi, trionfi, e feste tra valorosi cavalieri_,

Bologna, Pisarri, s. a., in-12° Questa edizione fu riprodotta piú

volte, nel sec. XVII e XVIII, s. a.: cfr. G. <sc>Libri</sc>, _Catalogo del

1847_, n. 1106; Brunet, _Manuel_, IV, 957.

Moltissime sono le edizioni popolari del sec. XVIII e XIX. "Di questo

poemetto cavalleresco popolare--scrive lo Zambrini, _Opere

volgari_[4], col. 848--si sono fatte in ogni tempo, e quasi direi, in

ogni cittá d'Italia edizioni per uso del popolo, ma grandemente

sfigurate e ridotte in tutto alla moderna dicitura".

Oltre le numerose edizioni popolari, ne abbiamo due, che vorrebbero

essere critiche e filologiche:

VIII (1862).--_Historia | della | Reina d'Oriente_ | di | ANTON

(_sic_) PUCCI | Fiorentino | Poema cavalleresco | del XIII° secolo |

pubblicato e restituito | alla sua buona primitiva lezione | su testi

a penna | dal dottore <sc>Anicio Bonucci</sc>. Bologna, 1862

(disp. XLI della _Scelta di curiositá letterarie_).--Il titolo è lungo

e contiene moltissime promesse, delle quali, con mirabile

sfrontatezza, nel libro. Il testo non è per nulla rivisto sui "testi a

penna", ma è condotto sul cod. U fino al cant. III. ott. 37. Per le

35 ottave mancanti in U e per il cant. IV, ott. 23-24, l'edizione è

dedotta dal testo del cav. Fortunato Lanci. Con questo pasticcio, il

Bonucci si illudeva di aver scoperte le "auguste virginali bellezze"

della poesia antica; ma gli spropositi, che gli piovvero tra le carte

da ogni canto, sono cosí numerosi e piramidali, che quella edizione

resterá per un pezzo un monumento di cieca ridicolaggine. Del resto,

tutti riconobbero subito di qual pregio fosse il libro del Bonucci e

non gli risparmiarono rimproveri; ma egli soleva giustificarsi,

dicendo che si era fatto correggere le bozze dalla serva. E qualche

anno piú tardi mise fuori una nuova _Regina d'Oriente_.

IX (_1867_).--_Historia della Bella_ (_sic_) _Reina d'Oriente, poema

romanzesco di_ ANTONIO PUCCI _fiorentino, poeta del secolo di Dante,

novellamente ristampato ed a miglior lezione ridotto sopra un testo a

penna Marucelliano_, in Bologna, 1867, in-8° di pp. xvi-64. In fine:

"In Bologna, fatta stampare dal bibliofilo Anicio Bonucci, nelle case

di Costantino Cacciamani".--Ma questa edizione "riveduta" non riuscí

meglio della prima e, se quella fu corretta dalla serva, "v'è da

dubitare--diceva argutamente lo Zambrini--non le bozze stavolta

fossero rivedute dal guattero"!

Preparando questa mia edizione, le due bonucciane non potevano in

alcuna maniera servirmi, se non per rappresentare, chi sa come

trasfigurate, le varianti del testo Lanci, del quale ignoro la sorte;

e perciò mi sono valso senz'altro dei quattro manoscritti: K, M, E, U.

Subito la concordia nelle lezioni e negli errori tra U ed E mi avvertí

che essi formano una famiglia distinta. Dove gli altri mss. hanno "ed

ella fa'" (I, 30, 7), U ed E recano insieme "appresso fa";--dove: "non

ne pensate d'aver" (II, 33, 3) E "non v'è mestier", ed U "non vi fará

mestier";--KM "paresse" = EU "tornasse" (II, 36, 7);--KM "che figliuol

era" = EU "chi 'l signor era" (II, 37, 7);--KM "l'ha fatto" = EU "lo

fece" (II, 40, 6);--KM "prima che 'l v'entrasse" = EU "parea che

tremasse" (III, 2. 7).--E l'enumerazione potrebbe continuare

all'infinito.

M aderisce per alcuni tratti ad E e per altri si mostra tributario

di K. Nel cant. IV 16, 7, E reca "e poi col re si mosse";

K sopprime l'"l", come sempre, per un vezzo di pronuncia, "e

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poi core si mosse"; M, malamente interpretando l'inesatta grafia

di K, storpia cosí il v.: "e poi a correre si mosse".

K naturalmente ha un testo buono, ma non impeccabile. Molte volte la

lezione si rivela una corruzione di quella data da E e M, che il senso

e la rima accertano esatta: E "crescendo" = K "che sendo" (II, 29,

5);--E "s'ella" = K "sole" (II, 43, 3);--EM "la possa" = K "la poscia"

(III, 1, 5);--EM "nolle" = K "nulla" (III, 28, 8);--EM "avere isposo"

= K. "vero sposo" (III, 28, 7);--EM "ove il cor pogno" = K "ove il

compagno" (IV, 1, 6), ecc.

Abbiamo dunque tre tradizioni, quella di K, quella della famiglia EU e

quella di M, il quale è nei passi prima arrecati tributario di K e in

questi ultimi è invece da lui indipendente. Insomma i rapporti tra i

vari mss. potrebbero cosí rappresentarsi graficamente:

_autografo_

|

___________|________

| | |

x K y

| | /

_____|_____ | /

| | | /

E U | /

\ | /

\ | /

\ | /

M

Ecco ora le principali varianti:

I, 2 E dalchuna sostanza;

M d'altrui bene si stanza

3 U a chi ti richiede; M essere chortese achum che ti

II, 4 E di se inn.;

U fa inam.

5 M che poi rimato

7 U chio vi prometto

8 U piú bella.

III, 2 UM nel

IV, 1 U Giusta reina e di

6 U avea

8 U lavea a tutto suo;

M Questa gli;

E in suo piaciere lavea nel suo

V, 1 U Sicome dice li erano;

M sera;

E sichome som

4 EM ed eran

6 U [che] angeli parean non che

VI, 1 E Em guardia;

M questa gentil reg.

5 U quella

7 U che mai nol fe' simile signore

VII, 4 E papa;

M pare

5 E per difese

7 U, seguito dal Bonucci: Per ubbidire de lo papa il manto;

M. Per riverentia.

La lez. di E che accolgo, è pur quella delle ediz. quattrocentine.

VIII, 3 U questa vita ogni altra

4 U mondane cose vole al suo diviso. Il BON. segue questa lezione,

che non dá senso alcuno; EM e l'ed. del 1475: "mondan diletti

vuole". L'ed. 1475: "tien" per non diviso (M divini). "Tenere

per non diviso > = "considerare indivisa una proprietá"

(_Crusca_, IV, 781), sicché intendasi: "La regina d'Or,

considerava le gioie della vita quali una proprietá indivisibile

per tutti gli uomini"

5 U di morir

7 M per acertar la fate che in pers.

8 UM dinanti

IX, 1 M fé

2 EM a chonsigliare

3 U tra ciento

6 EM quanto poteron perché la

7 E sotto la pena del fuoco la si muovesse

8 M segnale pap.

X, 1 U caminò

2 M questa

5 U che disiato ò sopra l'altre

6 U ho sempre mai di fare

7 EM e quelle

8 E tene;

M po' le

XI, 3 M c'ogn'uom

5 E raccontolli

7 EM che ella

Fiore di leggende Cantari antichi I - cantari leggendari · 第 16 / 19 段