che sempre vanno disciolti e slegati:
e in capo de la scala è du' dragoni,
che son per arte quine edificati:
madonna Elena ha du' si bei figliuoli,
che 'n paradiso par che fosser nati:
l'un nome ha Arnaldo, e l'altro Girondino,
ciascuno assembra un franco paladino.
32
E nella sala sta una catella,
la miglior guardia che sia mai trovata
(non la darebe per mille castella
messer Ruggieri, che l'ha amaestrata),
che non si parte mai da Eléna bella
ch'ella non sia con lei ogni fiata.
Se la catella si desse a baiare,
tutta Gironda si corre ad armare.
33
La zambra dove sta Elena bella
dire ti voglio com'è ordinata:
di mezzanotte luce piú che stella,
di pietre preziose ell'è murata.
È molte donne in compagnia d'ella,
da molti cavalieri ell'è guardata:
èvi una pietra c'ha nome "carbone",
di mezzanotte luce e dá splendore.
34
E non si vide mai donna nessuna
che in sé avesse tante gentilezze:
e non si trovò mai bianca né bruna
che 'n testa porti cosí bionde trezze,
e non fu mai persona nessuna
che tante avesse in sé piacevolezze;
tant'adornezza porta nel suo viso,
ben par che fosse nata in paradiso.
35
Madonna Eléna è tanto bianca e netta,
ed ha il viso bianco e colorito:
tre vel d'argento ha 'n una cassetta,
de' quai ciascuno si è molto pulito:
uno te ne darò co' una verghetta,
la qual sempre ella suol portare in dito.--
Messer Guarnier si parte e non dimora:
la cameriera sí lo chiama ancora,
36
e disse:--Io t'ho contato le fattezze.
O cavalier, se ti vuoi dipartire,
deh! usa lealtà e gentilezze,
e cui te serve, nollo disservire;
ché lo vantare giá non è prodezze
e non è lealtá, a non mentire
Avisati scampare a questo tratto;
un'altra volta non esser sí matto.
37
Ed io ti donerò uno scaggiale
e un ricco anello ch'ella porta in dito:
guardalo ben, che gran tesoro vale,
con altre gioie che ci han del marito.--
Guarnier gli disse:--Questo dono è tale,
che riccamente m'avete servito:
la mia persona è vostra, a lo ver dire;
adio, madama, ch'io me ne vo' gire.--
38
Messer Guarnieri indietro si tornava,
e da' compagni fu adomandato:
--E quella Eléna, che ti favellava?--
Messer Guarnier rispuose in ciascun lato:
--Signor--diss'elli,--il mio partir li grava,
e quest'èn gioie ch'ella m'ha donato.
Torniamo a Carlo tutti con gran festa:
messer Ruggieri perderá la testa.--
39
Messer Guarnieri a corte fu tornato:
dinanzi a Carlo andò messer Guarnieri,
e tutte queste gioie egli ha mostrato
a donne ed a donzelli e a cavaglieri.
Messer Ruggieri cadde istrangosciato
per la gran doglia e per li gran pensieri,
vedendo lo scaggial ch'e' porta cinto,
e disse:--Cavalier, tu m'hai ben vinto!--
40
E Carlo disse a messer Ruggieri:
--Ruggier, se Dio m'allegri e doni gioia,
de la tua morte mi do gran pensieri,
e sí mi grava e da'mi molta noia.
Acònciati con Dio a tuo mestieri,
e ti confessa inanzi che tu moia,
ché domattina a l'alba apariscente
tu perderai la testa veramente.--
41
Messer Ruggier li disse:--Imperadore,
fino a Gironda mi lassate andare,
ed io vi lascerò buon pagatore,
se non son morto, tosto ritornare.--
Egli ebe la licenzia del signore,
veggendo ben che 'l non potea campare.
E Ruggier dice:--I'ho perduto il capo,
da poi ch'Elena mi ha cosí ingannato.--
42
Messer Ruggieri cavalcò in Gironda,
e, quando entrava dentro a la cittade,
de li sospiri e del dolor, ch'abonda,
or udirete gran crudelitade;
ché non trovava cavalier né donna,
che non mettesse al taglio de le spade:
andò al palazzo, e uccise i due lioni,
tagliò la testa a' figliuoli e a' dragoni.
43
Sí come cavalieri iniquitoso
ad Elena volea tagliare la testa:
poi si pentí quel cavalier furioso,
fela menar davanti in sua presenzia;
fuor del palazzo, ch'è fresco e gioioso,
la gittò tosto per una finestra
entro 'n un fiume ch'è forte e corrente,
credendo ch'annegasse veramente.
44
Ma Gesú Cristo, Padre onnipotente,
sí la sostenne e vòlsela aiutare,
perch'elli sapea bene certamente
ch'Elena non avea fatto quel male:
dentro in Gironda, avanti a la sua gente,
su nel palazzo la fece tornare.
Scampata Elena or è di quel partito:
messer Ruggieri giá sí se n'era ito.
45
Elena, come savia e conoscente,
un suo messaggio tosto mandò al padre,
ch'eli s'armasse con tutta sua gente
e cavalcasse in Francia le contrade,
ched e' cavalchi molto prestamente
entro in Parigi la nobil cittade,
c'ha morto i suoi figliuol contra ragione,
e di niente non sa la cagione.
46
Elena tosto a caval fu montata
e seco mena grande imbasciaria,
da conti e da baroni accompagnata
e molte donne per sua compagnia;
e giá il padre co' la sua brigata
giva in Francia con gran cavalleria.
Ciascun cavalca sol co' la sua gente
verso Parigi molto fortemente.
47
Messer Ruggieri a corte è ritornato;
non fa bisogno di farli richiesta:
davanti a Carlo si fu inginocchiato,
e a tutta quanta l'altra buona gesta.
--Ecco, Signore, che son ritornato,
e son ben degno di perder la testa!--
Le donne, le donzelle e i cavalieri
piangon la morte di messer Ruggieri.
48
Messer Ruggieri quando gia a la morte,
Elena bella nella terra è entrata:
giunse al palagio e sospignea le porte,
davanti a Carlo si fu inginocchiata:
--Santa Corona, non mi dar la morte,
ché d'esto fallo non sono incolpata:
messer Ruggieri è condannato a torto,
e proverollo innanzi che sia morto.
49
Messer, che Dio vi dia vita ed onore,
tenetemi ragion, Santa Corona:
fate venir davanti il traditore,
segundo che si dice e si ragiona,
che ditto ha mal di me e misso errore,
ch'io v'imprometto e giuro in fede buona
ch'io lo faraggio morir ricredente
davanti a voi e tutta vostra gente.--
50
E per messer Guarnieri e' fu mandato,
ch'eli venisse a far sua difensione,
che Elena bella si ha rapellato,
e prova e dice ch'ell'ha la ragione,
e tal si crede aver vinto quel piato,
che perderá la vita e la quistione:
chi si vanta di quel che non ha fatto,
il senno perde ed è tenuto matto.
51
Messer Guarnieri a corte fu venuto:
e da li savi ciò fu adomandato:
--Quella donna, cavalieri arguto,
vedestila tu mai in nessun lato?
--Io ho aúto di lei ciò ch'i'ho voluto:
ecco le gioie ch'ella m'ha donato.--
E per messer Ruggieri e' fu mandato,
e comandò non fusse dicapato.
52
Rispuose Elena:--Se Cristo mi vaglia,
tu menti per la gola, o traditore!
Tu sí m'hai data assai briga e travaglia,
e' miei figliuol son morti a tua cagione;
ma io ti proveraggio per battaglia,
davanti a Carlo ed ogni suo barone,
che queste gioie, che tu m'hai mostrate,
veracemente tu me l'hai furate.--
53
Messer Guarnier parlò con fellonia:
disse:--Madama, giá siete voltata,
e sí m'avete ditto villania,
ché di tal cosa n'eravate usata:
quelle gioie mi deste in druderia,
quando stavamo insieme a la celata:
or vi ricordi del tempo passato,
quando era insiem con voi abracciato.--
54
Elena disse:--Falso traditore!
come puoi dir cosí gran falimento?
Che non m'aiuti Iddio, nostro Signore,
sed io ti vidi mai per nessun tempo
se non a questo punto, o traditore,
che tu m'ha'aposto sí gran tradimento:
però ti dico che non puo' campare,
ch'io son pur ferma di teco giostrare.--
55
E Carlo comandò come signore,
e disse:--Guarnier, córriti ad armare,
e piglia l'arme e 'l destrier corridore:
va' in su la piazza sanza dimorare.
E voi, madonna, per lo vostro onore
pigliate scambio e fatelo giostrare.--
Elena disse:--Io voglio esser campione,
ch'io credo vincer, ch'i' ho la ragione.--
56
Conti, baroni ed altri cavalieri,
molti donzelli si corsero a armare:
--Per vostro amore e di messer Ruggieri
questa battaglia ci lassate fare!--
Elena disse:--E' v'inganna il pensieri:
colle mie man mi credo vendicare,
ad onta di Ruggier, cor saracino,
che mi ha morto Arnaldo e Girondino.--
57
Elena prende l'arme e 'l gonfalone,
in su la piazza ne va arditamente,
e ben cavalca a guisa di barone
su 'n un destrier fortissimo e corrente.
Trovò Guarnieri, e disseli:--Fellone!
Or ti difendi, ladro frodolente!--
Guarnier li disse:--Eléna, se vi piace,
di questa guerra piglián triegua o pace.--
58
Elena li rispuose imantenente,
e disseli:--Malvagio traditore!
Non piaccia a Dio, Padre onipotente,
che faccia teco pace né amore,
ché sare' male a Dio ed a le gente
ch'eli scampasse sí gran traditore:
or ti difende, ch'io ti vo' ferire:
di questa guerra ti convien morire!--
59
Messer Guarnier, in su la piazza armato,
schifava molto dello incominciare.
Madonna Elena sí l'ha disfidato,
e disse:--Traditor, non puoi scampare!--
Abassò l'asta, e tal colpo gli ha dato,
che tutto lo fe' torcere e piegare,
e pel gran colpo, ch'egli ha ricevuto,
lui e 'l cavallo fu in terra abattuto.
60
Messer Guarnieri disse:--O malenato,
questo colpo non è da soferére.--
E misse mano al brando ch'avea a lato,
in sulla testa die' al buon destriere.
Elena disse:--Falso rinegato!
non è usanza di buon cavaliere:
gran codardia faceste e grande fallo
avermi morto sotto il mio cavallo.--
61
Elena fu da caval dismontata
e misse mano a la spada forbita:
lo scudo avanti, e adosso li fu andata;
sopra Guarnieri diede tal ferita,
tagliò lo scudo e la maglia ferrata,
mandonne il braccio in su l'erba fiorita;
un altro colpo ch'ella avesse dato,
ben l'averebbe morto e consumato.
62
Madonna Elena il vòlse anco ferire:
la testa presto li volea tagliare.
Messer Guarnier disse:--Non mi finire,
ch'io vegio ben ch'io non posso scampare.
Venga il Libro, e sí vi fate a udire
di ciò ch'io dir voglio e manifestare:
come quelle gioie ch'io ho mostrate
la vostra cameriera me l'ha date.--
63
E' giudici e' notai furon presente,
ed hanno scritto la sua confessione:
la testa gli fu mozza immantenente,
senza menare in corte od a prigione.
Contenta n'era tutta quella gente,
vedendo ch'era stata tradigione.
La cameriera fu presa e legata,
e ad un palo fu arsa e dibrugiata.
64
Messer Ruggieri, ch'era qui presente,
vedendo il tradimento ch'era stato,
di ciò che fatto avea fu ben dolente:
fuggí da corte e non chiese cumiato:
e' va dicendo:--Omè lasso dolente!
in che mal punto ci fu' io mai nato,
che ho morti amendu' i miei figliuoli,
onde non vo' ch'Elena qui mi trovi.--
65
Arnaldo di Gironda, il buon guerrieri,
vedendo acceso il fuoco e la calura,
piangendo disse co' suoi cavalieri:
--De la mia figlia io aggio gran paura.--
Con mille cinquecento cavalieri
va cavalcando per una pianura,
dicendo:--Elena, se tu muori a torto,
oggi è quel giorno che Carlo sia morto.--
66
Elena bella lo vide venire,
salí a cavallo e 'ncontro li fu andato;
e dice:--Padre, non ti fa mestiere
che tu venghi sí forte ed adirato,
ché io ti dico e faccioti asapere
ché 'l traditore è morto e dicollato:
se a corte vien' di Carlo imperadore,
colla tua gente falli grande onore.--
67
E 'l padre disse:--Eléna, il tuo marito,
c'ha morti i miei nipoti a sí gran torto,
io t'imprometto, se non s'è partito,
oggi è quel giorno che sia preso e morto.
Elena disse:--E' se n'è fugito,
per gran paura se n'è ito al porto,
e sollenato va per lo camino,
e va piangendo Arnaldo e Girondino.--
68
Elena disse:--Padre e vita mia,
un gran dono ti voglio adimandare,
e pregoti per la tua cortesia,
ciò ch'io dimando non me lo negare.
Ruggieri è lasso piú che mai ne sia;
quel ch'egli ha fatto non si può stornare;
s'egli lo fece, e' si è ben pentito:
or li perdona, ch'egli è mio marito.--
69
E 'l padre disse:--Da poi che ti piace,
manda per lui e fallo ritornare,
ed io li renderò triegua e pace,
e per tuo amor io li vo' perdonare:
davanti a Carlo, ch'è signor verace,
come da prima, ti farò sposare:
piú bella coppia non si vide mai,
ancor potrete aver figliuoli assai.--
70
E per messer Ruggieri e' fu mandato,
ed a la corte fu fatto venire:
davanti a Carlo si fu inginocchiato,
e disse:--Io son ben degno di morire.--
Elena e 'l padre sí gli ha perdonato,
ciaschedun di buon core, a lo ver dire:
come da prima, l'ha fatta sposare:
grande furon le nozze e 'l desinare.
71
Fatta la pace di messer Ruggieri,
Elena e 'l padre sí gli ha perdonato:
tornò in Gironda col suo cavalieri,
da molta gente e' fu acompagnato.
A mala guisa sí vi andò Guarnieri;
di quel che disse, mal glien'è incontrato.
Cosí avvenga a ciascun traditore!
Questo cantare è detto al vostro onore.
XII
CERBINO
1
O sacre, o sante, o gloriose muse,
che dimorate in su quell'alto monte,
priego in me sien vostre grazie infuse,
ch'i' non son suto ad Elicona al fonte:
e quella, per la qual le labbra chiuse
un tempo tenni, afflitta e mesta fronte,
mi porga lume, suo volto e sua chioma,
suo' costumi, suo' accenti e suo 'dioma.
2
Tu, mio sostegno sol, che a tale impresa
condotto m'hai, non mi lassar nel parco;
non mi lasciare in mezzo la contesa;
prendi le frecce tua, prendi el tuo arco,
perché la fiamma, assai piú forte accesa,
arde sovente, e 'l cor sente lo 'ncarco
de' tuoi dolci pensier, soavi lacci,
pensando far sol cosa che a te piacci.
3
Cantando adunque, tu serai, Apollo,
con la sonante lira e' be' crin d'auro
soavemente sparsi intorno al collo,
solo mio lume e mio solo tesauro.
La penna prendo, e sol per te la immollo,
seguendo el bello stil del verde lauro:
canterò, col tuo aiuto, col mio ingegno,
d'un giovanetto marziale e degno.
4
Or, cominciando la pietosa istoria,
Guglielmo re di Sicilia secondo
fu uomo savio, degno e d'alta gloria:
ebbe sol dua figliuol felici al mondo:
el primo mastio fu, e gran vittoria
molte volte ebbe, Ruggieri el giocondo
chiamato; e l'altra femina, che, nata
seconda a lui, Costanza fu chiamata.
5
Questo Ruggier, morendo innanzi al padre,
lasciò un figlio chiamato Cerbino;
el qual, crescendo e mostrando leggiadre
tutte sue opre, ancor sendo piccino,
usando assai colle armigere squadre,
venne magnalmo, grato e peregrino,
non solamente in Sicilia mostrando
la fama sua, ma per tutto volando.
6
La quale andò per tutta Barberia
e in altre parti assai, ch'io ho a contare,
della sua gentilezza e valentia,
che in ogni loco, e per terra e per mare,
si parla di sua possa e gagliardia;
e, come vòlse la fortuna fare,
andò la fama sua alla figliuola
del re, piú bella che rosa o viola.
7
Questa del re di Tunizi era figlia,
di vertú piena, ma piú di bellezze,
tanto ch'al suo Cerbin la s'assomiglia;
la qual sentendo sue dive fortezze,
Amor, che 'l cor gentil libero piglia,
accozza insieme le dua gentilezze;
qual fu l'una Cerbino e la su' amanza,
che di beltade ogni altra donna avanza.
8
Udiva spesso di lui ragionare
ella, che generoso core avea;
e, come Amore e Vener seppen fare,
la freccia avvelenata al cor giugnea
alla giovane dama, che chiamare
volle merzé per Dio, ma non valea;
e però innamorata e assai penosa
rimase, e non pensando ad altra cosa,
9
se none al suo gentile e bel Cerbino.
Ma la fortuna talvolta pietosa
favorevole fu al pellegrino
amor di quella, qual non ha mai posa;
ché, sendo sparsa per ogni camino
sua fama, sua bellezza gloriosa,
spesso laudare udiva il giovanetto,
che giá l'aveva scolpita nel petto.
10
L'un giorno piú che l'altro ragionare
sente del suo leggiadro e terso volto:
aimè Cerbin! tu non puoi riparare,
e legato ti se', dove eri sciolto!
Che farai dunque, se non sospirare?
E 'l libero piacer t'è suto tolto!
Non val tua forza contro alle catene
di Amor, ma sempre accrescerà le pene.
11
Ma, come e' fa che assottiglia lo 'ngegno
a l'anime che a lui son sottoposte,
faccendol sempre piú alto e piú degno
ed esser presto e pronto alle risposte,
cosí mandò Cerbino un certo segno
per un fidato servo, el qual per coste
e piagge e piani e monti andò a Tuníssi,
dov'è la figlia del re, come i' dissi.
12
El qual le fece la grata imbasciata.
Pensi ciascun se questo l'ebbe caro!
E piú che mai di lui si fu infiammata,
veggendo e conoscendo a punto chiaro
ch'egli era, com'è lei, innamorata.
Partissi alquanto il suo tormento amaro,
ed al servo donò piú roba e veste,
perché portassi le 'mbasciate preste.
13
E cosí si partí lo 'mbasciadore,
e tornossi a Cerbino, e sí gli disse
come la donna gli avea posto amore,
e quel ch'avea recato da Tunisse,
dicendo stessi con allegro core.
Or da Palermo par che si partisse,
perché Cerbin d'aver sua grazia brama,
sí che rimanda el valletto a la dama.
14
E mandògli una prieta preziosa
tanto leggiadra e bella, che stimare
non si può sua bellezza valorosa.
Partissi el servo, e senza piú penare
all'alta donna ne portò ogni cosa;
e poi piú volte v'ebbe a ritornare,
lettere e gioie e 'mbasciate portando,
andando quella spesso visitando.
15
Cosí le cose in questo modo andando,
e forse piú ad agio ancora assai
che bisognato non sarebbe, e stando
affritto l'uno amante e l'altro in guai,
tempo aspettando che venissi, quando
el padre suo, quale era vecchio omai,
la figlia maritò al re di Granata:
ond'ella fu di questo isconsolata,
16
pensando quella che non solamente
el suo amante a lei s'allontanava,
ma quasi tolto gli era; onde, dolente
piú che altra donna, assai si lamentava:
piangendo spesso dolorosamente
e sospirando, el suo Cerbin chiamava,
dicendo:--Ormai non ho speranza alcuna,
po' che 'l destin m'è contro e la fortuna!--
17
Piange el pudico petto e non raffrena
di sospirare, e dice:--Oh fère istelle!
oh destino aspro! oh sventurata Eléna!
oh membre nate al mondo meschinelle!
oh lassa a me, che 'ntollerabil pena
porterò sempre! ahi sventurate quelle
che maritate contro al lor volere
son, senza in gioventú prender piacere!--
18
Dall'altra parte, inteso avea Cerbino
di questo maritaggio, onde dolente
n'era, maladicendo el suo destino,
che tolto gli ha la sua dama piacente;
e tanto s'allungava al suo confino;
e pur pensava che se per niente
avvenisse ch'ella andasse per mare,
quella per forza rapire e rubare.
19
Ma 'l savio re di Tunizi sentito
avea di questo amore alcuna cosa:
teme el passaggio non fussi impedito
e tolta quella che mandava sposa;
perch'e' conosce ben Cerbino ardito
e sapea sua fortezza valorosa,
e come non avea paura alcuna,
né uom teme che sia sotto la luna.
20
In questo, 'l tempo giá era venuto
ch'ella a marito ne doveva andare:
el padre suo, quale era vecchio e astuto,
al re Guglielmo mandò domandare
che 'l passaggio gli fussi conceduto,
dicendo a punto quel ch'aveva a fare:
come non fussi da lui impedito
né da Cerbin, quale era tanto ardito:
21
che gli dovessi dar la sicurtá
che niun per lui nol potessi impedire,
quando la figlia a marito n'andrà.
El re Guglielmo, che era vecchio sire
ed era savio e di somma bontá,
e non aveva mai udito dire
del bel Cerbino e suo innamoramento,
però di tal sicurtá fu contento.
22
Ed in segno di ciò mandò un guanto
al gran re di Tunizi, el quale, avuta
la sicurtá, fece fornire intanto
una gran nave e bella, e fu empiuta
di quel che bisognava d'ogni canto,
per su mandarvi la figlia saputa:
al porto di Cartagin fu fornita,
piena di gente valente ed ardita.
23
Cosí fornita, altro non aspettava
se non el tempo per mandar la figlia
in Granata, ove dolorosa andava.
Ma pur, come fa Amor che la consiglia,
sapeva a punto quel che s'ordinava;
vedeva apparecchiar la sua famiglia:
onde un suo servidore occultamente
mandò a Palermo al suo Cerbin piacente,
24
dicendo da sua parte el salutasse,
e che dicessi che infra pochi giorni
e' bisognava che in Granata andasse,
e che mai piú convien ch'ella ritorni;
e che 'l pregava che s'apparecchiasse
di mostrar suo' costumi e modi adorni;
e se era, come si diceva, forte
lo dimostrassi innanzi la sua morte.
25
Cerbino, inteso el mandato valletto,
fu di vari pensieri inviluppato,
sapiendo a punto che, per piú dispetto,
Guglielmo, l'avol suo, aveva dato
la sicurtà al re.--Oh maladetto
fato--dicea,--che sempre mi se' stato
contro ogni mio piacer, ogni mio bene,
crescendo sempre a me piú doglie e pene!
26
Se la mia vaga luce e dolce speme
ch'io conquisti el suo volto m'ha pregato,
ah lasso! che farò? Chi ama teme.
Sarò io mai di tanto amore ingrato?
Sospira el core e l'occhio plora e geme,
e l'un pensier mi combatte dallato,
e dice:--Segui quel che vuole Amore;--
l'altro:--Tu farà' contro al tuo signore!--
27
Pur, dopo lungo spazio, el suo pensiero
fermò di seguitar l'ardente amore.
Onde e' si mosse; e per ogni sentiero
cavalcò a Messina, e con furore
fe' ragunare ogni buon cavaliero,
come chi segue amor, vittoria, onore.
Tutti suo' amici ed uomini valenti,
usi in battaglia e forti combattenti,
28
per terra ed acqua, forti ed animosi,
volse Cerbino, e' miglior che trovava,
valenti in tutti e' fatti bellicosí,
sí come a far tal cosa bisognava.
Cosí, forniti questi uomin famosi,
duo sottili galee subito armava;
e su vi misse tutta questa gente,
e lui armato ancor com'uom valente.
29
E sopra la Sardigna fu andato,
quivi avvisando ch'e' dovea passare
la nave grande; onde si fu fermato,
ché vuole Elena sua bella aspettare.
E, non essendo però molto istato,
avendo gli occhi un dí sospinti al mare,
vide la bella nave comparire,
dove è la dama, e inverso sé venire.
30
Con poco vento quivi sopravenne
appresso a punto dove e' l'aspettava;
onde Cerbin felice allor si tenne,
e inverso la sua gente si voltava,
cominciando a parlar con dir solenne,
però che Amore è quel che gl'insegnava:
del suo 'nnamoramento prese a dire
alto sí, che ciascun lo può sentire:
31
--O voi, signori ed uomini valenti,
e' qua' siete in battaglia prodi e forti,
animosi, feroci, alti e potenti,
credo ciascun di voi sappia in che sorti
sia chi è innamorato e in che accidenti,
ché sente el giorno mille e mille morti:
e però piaccia a voi di me udire,
e la volontá mia di poi seguire.
32
Non credo al mondo sia uomo mortale,
che possa avere in sé virtú nessuna,
se in lui non regna l'amor naturale:
onde io non mi dorrei della fortuna
né d'amor, ch'è'l mio signor principale,
perch'io non ho inver' lui ragione alcuna,
avendo quel, come signor giocondo,
donato a me la bellezza del mondo.
33
Onde nessun di voi maravigliare
non si dee s'io sono innamorato,
perché da questo iniun si può guardare.
Uomini saggi e valenti ha legato,
che giá fecion tremar la terra e 'l mare:
poi, da quel cieco fanciul faretrato
restati presi, sono ognun prigione,
Èrcole giá e 'l saggio Scipione.
34
Cosí legò Teseo ed Adriana;
Piramo e Tisbe die' feroce a morte,
andando quegli alla bella fontana;
cosí fu preso quello Achille forte,
Lancilotto, Tristano, Isotta umana,
Medea e gli altri, che per crudel sorte
furon presi da lui senza guardarsi,
perché da questo ignun non può aiutarsi.
35
Amor traea da lo 'nferno Plutone
per Proserpina, e Leandro per mare
andò notando, e lo ingiusto Nerone
non si curò la crudeltá usare,
Alemena bella con Anfitrione,
ed altri assai, ch'io vi potrei narrare,
de' quali Amore ha fatti giá dolenti,
uomini degni, famosi e valenti.--
36
Non bisognava far questo sermone
al bel Cerbin, però che i messinesi
avevon fatto deliberazione,
della rapina vaghi e bene accesi,
di non fare a Cerbin contradizione.
Risposon tutti che n'eran cortesi;
e, fatto nella fine un gran romore,
sonan le trombe con molto furore.
37
E, preso l'arme lor, vogando forte,
detter de' remi in acqua, ed alla nave
giunson, dove eron l'altre genti accorte,
dove fia la battaglia iniqua e grave.
Cerbino allor, per far parole corte,
parlò, dicendo a quelle genti brave:
--O voi mi date 'l padron prestamente,
od io farò ciascun di voi dolente!--
38
Eran certificati e' saracini
chi fussin questi e perché tale impresa
avessi fatto Cerbin co' messini:
onde son tutti armati alla difesa,
e cominciaron con aspri latini
a voler dichiarar questa contesa.
Tutti, pien d'ira e di sdegno e dolore,
chiamon Cerbin villano e traditore,
39
dicendo:--Ah, vil poltrone e disleale,
che fai contro alla fede del tuo re
e l'avo tuo, Guglielmo, naturale,
el qual la sicurtà buona ci die'!
Or tu ci assalti; ma forse tal male
potrebbe ancor ritornar sopra a te:
ché ben sappiamo a punto il tuo pensiero;
ma verrá invano ogni tuo disidèro.--
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E, per chiarezza piú, mostrarno el guanto
del re Guglielmo, el qual per sicurtá
mandò al re di Tunizi; e pertanto
negando che Cerbin mai nulla ará
che in sulla nave fussi, ma che tanto
potrebbe far, se la conquisterá;
che, per battaglia vinti, allor potrebbe
pigliar la donna e quel che gli parrebbe.
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Ma Cerbin, che la dama avea veduta
sopra la nave piangendo sedere,
assai piú bella sendogli paruta
che non pensava, onde n'ha gran piacere,
e cogli occhi guardando la saluta,
e pargli el ciel, non che la terra, avere;
poi che si vede presso el suo disire,
intra se stesso incominciò a dire:
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