Poi ch'ell'ebbe assaggiato quell'uccello,

disse:--Amor mio, onde avestú questo?--

Ed e' rispuose:--L'angiol Gabriello,

come Dio volle, me 'l fe' manifesto.

Non maraviglia s'egli è buono e bello--

dissele,--se dal ciel venne sí presto.

E lo re disse:--Vorrei ch'al presente

tornassimo a mia madre in Oriente.--

43

Ed ella fu contenta, e 'l giorno poi

disse allo 'mperadore il suo disio:

--Concedi, padre, in quanto non ti nòi,

ch'i mi diparta col marito mio.--

Ed ei rispose:--Quando piaccia a voi,

andate con la benezion di Dio.--

Ond'ei s'apparecchiâro di vantaggio

e dipartirsi con gran baronaggio.

44

Ed una, ch'era la maggior reina

che in que' paesi allor fussi trovata,

chiamata era la Donna della Spina,

s'era al bagnar del re innamorata,

e pensò di pigliarlo se 'l camina;

ond'ella molta gente ha ragunata

alla sua ròcca donde dovea gire.

Quando fu giunto ed ella gli fe' dire:

45

--Il signor d'esta ròcca m'ha mandato,

che parlar vi vorrebbe, se 'l vi lece.--

Ed e' rispuose:--Sono apparecchiato.--

Uscí di schiera e contro le si fece.

Ed ella, come cavalieri armato,

andò ver' lui ben con piú di diece:

ché n'avea seco ben dieci migliaia;

il re se' mila e cinque centinaia.

46

Com'ella giunse ed ella a lui, il prese

per man, dicendo:--Venite a posare.

--Perdonami, messer, che in mio paese--

rispose il re--ho fretta di tornare.--

Ed ella, ragionando alla cortese,

ad arte il fe' alla ròcca appressare.

Quando si vidde da sua gente forte,

si 'l mise dentro e poi serrò le porte.

47

Poi disarmata, disse:--Quando ignudo

bagnar vi vidi, fu' presa d'amore;

onde vo' che vi piaccia, caro drudo,

ch'io sia la donna e voi siate il signore.--

Ed e' rispose con aspetto crudo:

--Ogni pensier te ne leva del core;

ch'i'sofferrei innanzi d'esser morto

che fare alla mia donna sí gran torto.--

48

E la falsa reina gli die' bere

un beveraggio, ond'el fu addormentato.

Poi comandò alle sue camerere

che ignudo fusse subito spogliato.

E messo in letto e fatto il suo volere,

ed ella allor vi si coricò a lato:

poi l'abbracciò e con suo argomento

el fe' destar d'amoroso talento.

49

E lo re, desto, le baciò la bocca

e fe' piú volte la danza amorosa,

conciosiacosaché ognor che la tocca,

esser si crede con la vera sposa.

Poi che in prigion si vede nella ròcca,

forte piangendo, non trova mai posa,

né parole el confortan né vivande,

e fuor della ròcca era il pianto grande.

50

La ròcca era sí forte, che battaglia

da niuna parte vi si potea dare.

Signor, pensate se briga e travaglia

quella donn'ebbe al marito ad acquistare.

Intendo dirvi nell'altro cantare

come vi pose l'oste di gran vaglia

e come vendicò sí fatto scherzo.

Antonio al vostro onor finito ha il terzo.

QUARTO CANTARE

1

Benché pe' templi i' t'abbia, Signor mio,

tanto pregato, ch'io me ne vergogno,

ancor ti prego, onnipotente Dio,

che mi soccorra, ch'i' n'ho gran bisogno;

si ch'io possa fornire el mio disio

della presente storia, ove 'l cor pogno,

e dammi grazia ch'io dica sí bene,

che piaccia a chi per ascoltarmi vene.

2

Io vi contai, signori e buona gente,

siccome nella ròcca della Spina

menato preso fu 'l re d'Oriente

da quella potentissima reina.

Or vi dirò siccome fu valente

la moglie, che di fuor campò tapina,

ch'a la madre del re scrisse il tenore,

e per gente mandò allo 'mperadore.

3

Quando lo 'mperador vide l'oltraggio

che la figliuola aveva ricevuto,

tre legioni di franco baronaggio

mandò subitamente in suo aiuto,

diecimilia pedoni di vantaggio

con un buon capitan molto saputo,

il qual cerchiò la ròcca atorno atorno

e non se ne partía notte né giorno.

4

Quando la donna d'Oriente intese

che a quella ròcca preso era 'l figliuolo,

a tutta gente debb'esser palese

se la sentí nel cor letizia o duolo.

Poi che fornita fu di quello arnese

che bisognava, menò grande stuolo

di gente seco, e tanto cavalcòne,

che giunse ove el figliuolo era in prigione.

5

E domandò come gli era fornita

la ròcca, ch'esser forte dimostrava.

Fulle risposto:--Ell'è sí ben guernita,

che tutto 'l mondo non cura una fava.--

E la reina saputa ed ardita

da piú parte d'intorno ordinò cava;

e fu la prima che mai si facesse

a terra, che per cave s'arrendesse.

6

Tre mesi e piú fatt'era giá l'assedio,

quando le cave giungono alle mura;

poi che tagliato fu 'l forte risedio,

fe' dare una battaglia forte dura;

e per la cava intrâr, sicché rimedio

non ebbon contro alla gente sicura:

sí che la ròcca co' lo re acquistorno,

e molti prigionieri ne menorno.

7

Tornossi a Roma la gente romana,

di che a lo 'mperador fu gran dolcezza:

la figlia, il re con sua madre sovrana,

in Oriente andar con allegrezza.

E quella donna, che fu si villana,

si fêro incarcerar con molta asprezza,

e incatenar con molti suo' baroni,

che della ròcca menarno prigioni.

8

Poi la reina vecchia ebbe chiamato

il suo figliuolo, e poi si fe' mostrare

s'egli era vero quel gli era contato

che avessi quell'uccel da pizzicare.

E, poi che l'ebbe il suo cuore appagato,

una gran festa si fe' apparecchiare

di giostra e d'armeggiare e di schermire,

e molti gran signor vi fe' venire.

9

Perché tal festa era cotanta magna,

de' carcerati non era menzione.

La donna un dí col suo guardian si lagna,

e d'un servigio umilmente il pregòne.

--Ciò che vi piace ed a vostra compagna--

rispose,--fuor che trarvi di prigione.--

Diss'ella:--Un guanto in piazza alto m'appicca,

e poi mi sappi dir chi lo ne spicca.--

10

La guardia poi la mattina per mancia

fe' suo volere, e poi guardò da canto.

Giungendo in piazza, disse il re di Francia:

--Battaglia dimandar si de' quel guanto.--

Appresso corse e spiccòl dalla lancia,

poselsi in capo dicendo:--Io mi vanto

di questo guanto osservar la proposta.--

La guardia tornò e disse la risposta.

11

Ed ella tosto scrisse a quel signore,

dicendo: "La reina Galatea

è 'ncarcerata per colpa d'amore,

come se fossi pessima giudea.

Onde ti priego col tuo gran valore

di trarmi di prigion cotanto rea;

che tu 'l de' far, però che 'l promettesti,

quando di piazza il mio guanto prendesti".

12

E, ricevuta la lettera e letta,

la pose in mano a lo re d'Oriente.

Ed el si scusa e po' co' molta fretta

liberò lei con tutta la sua gente:

perché, sappiate, s'ella era soletta,

secento cavalieri avea presente,

e' quali ebbon ogni loro arnese,

e gli altri suoi morìro alle difese.

13

E, quando ella si vide liberata,

rendéne grazie a cui si convenia,

e di presente sí si fu avviata

al torniamento de la baronia.

Poi corse ad uno albergo e fussi armata

con arme travisate, ch'ell'avía,

ed a ferir nel torniamento andava,

iscavalcando quanti ne trovava.

14

Dando e togliendo, quel dí fu mestieri

che rimanesse a lei quel campo adorno;

ciascun dicía:--Chi è quel cavalieri

c'ha fatto sí ben d'arme in questo giorno?--

E molti, per uscirne di pensieri,

quando si disarmò, furonle intorno,

e quattro re di lei innamorâro,

i qual per astio a morte si sfidâro.

15

E, quando questo pervenne a l'orecchia

de lo re d'Oriente, la mattina

disse alla madre:--D'arme s'apparecchia

tutta la gente per questa reina.--

Rispose allora la reina vecchia:

--Che s'accomiati questa paterina;

e questi signor poi si partiranno:

s'ella qui sta, ci potrebb'esser danno.--

16

Poi li mandò a dir ch'ella venisse

al palagio del re sanza fallire.

Andò 'l messaggio, ritornò e disse:

--La donna dice che non vuol venire.--

E la reina allora maladisse

chi l'avea fatta di prigione uscire;

e poi co' re si mosse in su la sera,

ed andò fino a lei, dove la era.

17

E disse:--Donna, per lo tuo migliore,

pártiti quinci e vanne alla tua via:

io non potre' raffrenar il furore

che ti vien contro della gente mia.--

Rispose quella donna traditore:

--Di grazia v'addimando in cortesia

che mi scorgiate fin fuor della porta,

sí ch'io non sia da vostra gente morta.--

18

E lo re disse:--Molto volentieri,

quanto bisogna, ne verrem con teco.--

Disse la madre:--Io vo' piú cavalieri,

ché 'l re n'ha qui forse dugento seco.--

Rispose quella:--Non mi fa mestieri,

che n'ho secento ben armati meco.--

E la reina e 'l re sanza paura

l'accompagnaron fuori delle mura.

19

E quando dilungati für due miglia,

e la reina allor prese comiato;

e quella donna in persona la piglia,

com'ella avea con sua gente ordinato.

E 'l re con la reina e lor famiglia

fûr presi e tolto lor l'arme da lato.

E tanto va, che nel suo paese entra,

in una terra chiamata Valentra.

20

E tutta quella gente incatenata

subitamente sí fa incarcerare,

e disse al re:--Quando fu' innamorata,

ti presi per tenerti a solazzare,

e nella ròcca mia fui assediata,

e poi sa' quel che mi facesti fare.

Sí ch'io farò di te aspra vendetta,

or ch'io non son dell'amor tuo costretta.--

21

E la sposa del re, non ritrovando

il re né la reina per le strade,

a' forestier mandò di botto il bando

che subito sgombrassin la cittade.

Onde, per ubbidir il suo comando,

ciascun si ritornò in sue contrade:

sentendo poi che il re non si sapea,

per tutto l'Oriente si piangeva.

22

E lo re, ch'è in pregion sanza conforto,

volendo scrivere allo 'mperadore,

disse la guardia:--Messere, egli è morto,

e tutta Roma è ad arme in grand'errore.--

E lo re, come savio e molt'accorto,

scrisse alla donna sua tutto il tenore,

sí come e dov'egli era imprigionato,

ed un corrier segreto ebbe mandato.

23

Come la donna sua sentí l'effetto,

non potre' dir com'ella fu dolente,

e fe' venir di tutto il suo distretto

a piè ed a caval di molta gente,

e con molti baron sanza difetto,

mastri di guerra, mosse incontanente;

e tanto cavalcò per tal partito,

che giunse ov'era 'n prigione il marito.

24

E la cittá con la sua gente serra,

sí che non vi può né entrare né uscire;

e sei mesi vi fece sí gran guerra,

che i cittadin, che non potêr soffrire,

aprir le porte e diedero la terra;

e la sposa del re, piena d'ardire,

liberò la sua gente, e poi ne mena

presa colei che gli ha tenuti in pena.

25

E, passando una selva molt'alpestra,

e quella donna falsa e frodolente,

sí come d'arte magica maestra,

un fuoco fe' venir subitamente,

ch'ardea la selva a sinistra ed a destra;

onde color temeano fortemente,

e disser:--Poi che non possiam passare,

torniamo a dietro e passerén per mare.--

26

E, quando giunti furono alla riva,

e quella donna, che campar s'ingegna,

fe' che per mar l'esercito veniva,

ed ogni legno avea di Roma insegna.

Un messaggier, che dinanzi appariva,

a lo re d'Oriente si rassegna,

dicendo:--I roman vegnon per difesa

di questa donna che menate presa.--

27

E lo re sopra a ciò prese consiglio,

e la reina cominciò a parlare:

--Da poi che Dio n'ha tratti di periglio,

a me parrebbe di lasciarla andare.--

Mandarla via, e poi non giro un miglio,

che quel navilio tutto quanto spare:

allor s'avvidde il re del convenente,

e tornòne co' suoi in Oriente.

28

E, giunto a casa, il re fece bandire

per tutto 'l suo con gran comandamento,

che ciascun gisse alla corte ad udire

il re, che far voleva parlamento.

E, quando fûr venuti, prese a dire,

tutto dal fine allo 'ncominciamento,

gl'inganni e 'l tradimento che gli avea

fatti quella regina Galatea.

29

Quando la gente suo detto riguarda,

gridaron tutti ad una voce, forte:

--Mandisi l'oste di gente gagliarda,

che con vittoria tornino alla corte!

Tutta sua terra si disfaccia ed arda,

e diasi a lei co' suo' seguaci morte!--

Il re gli ringraziò delle proposte,

e di presente fégli bandir l'oste.

30

E quando fue tale novella nota

a quella, come l'oste era bandita,

perché di Macometto era divota,

subitamente a Roma ne fu ita,

e inginocchiossi a piè della sua rota,

dicendo:--Se tua forza non m'aita,

dallo re d'Oriente, che mi sprona,

ch'i' son per perdere avere e persona,

31

dappoi che'l m'ha bandita l'oste addosso:

ond'io ti priego che in mia difensione,

poi ch'io da lui difender non mi posso,

mandi un de' tuo' baron per mio campione.--

Rispose Macometto:--Gli è giá mosso

quel de la sinagoga, Ronciglione,

di cui temerá tanto il re co' suoi,

che 'l non s'impaccerá de' fatti tuoi.

32

Ed ella si partío lietamente,

poi ebbe Macometto ringraziato;

e quel dimonio giunse in Oriente,

ch'agevol cosa gli era esserv'andato.

Perché sappiate di suo convenente,

i' vi dirò com'egli era adobbato:

forma avea di giogante, sua grandezza

quindici braccia e quattro di grossezza,

33

ed era tutto ner come carbone,

gli occhi avea rossi come foco ardenti.

E cavalcava un orribil roncione,

sei braccia grosso e lungo piú di venti.

Quattro leon legati avie a l'arcione,

e un'anca, di dolor, mordea co' denti

semila porci all'intorno, con zanne

fuor della bocca piú di quattro spanne.

34

E come fu nella cittá reale,

e que' porci si sparser per la terra,

la gente fuggía su per le scale,

e per paura in zambra ognun si serra;

e' porci divoravan per le sale

ciò che trovavan, se 'l libro non erra.

Uomini e donne erano sbigottiti,

e molti per temenza son fuggiti.

35

Giugnendo in piazza l'orribil giogante,

lá dove molta gente armata avea,

perché egli avea sí feroce sembiante,

sbigottiva chiunque lo vedea.

Giudicandosi morto, il re davante

gli venne e dimandòl quel che volea;

ed e' rispose:--Io sono un de' Balbani

di Macometto, iddio degli romani,

36

el qual dalla sua parte ti comando,

e del popol di Roma che m'aspetta,

che d'una, contro a cui mandato hai bando,

piú non t'impacci, ch'è nostra diletta;

conciosiacosach'io ne fare', quando

facessi contra a ciò, aspra vendetta;

e s' tu andassi ad oste a sua cittade,

non torneresti mai in tuo' contrade.--

37

El re, che vede sua gente smarrita,

perché si parta subito, rispuose,

dicendo:--Va', che 'n tempo di mia vita

non m'impaccerò piú di queste cose.

Ma fa' che tosto sia la tua partita,

ché molte gente fai star paurose.--

Egli rispose:--Innanzi ch'io mi parta,

io ne vorrò miglior pegno che carta.--

38

Veggendo la reina dal balcone

quel dimonio parlar sí aspramente,

di botto fu gittata in orazione,

dicendo:--Iddio, come veracemente

liberasti da man di Faraone

quel Moisé col popol tuo servente,

ben ch'io no' ne sia degna come lui,

libera noi dalle man di costui.--

39

E, detta l'orazion, l'agnol di Dio

gli apparve e disse:--Non aver temenza,

ché 'l venir di costui, ch'è tanto rio,

permesso fue per molta altrui fallenza.

Ma, se tu vuoi vedere il tuo disio,

va' francamente nella sua presenza,

dicendo: "_Verbum caro factum este_",

e vederai sue forze manifeste.--

40

Poiché partito fu l'agnol veloce,

e la reina, come gli avea detto,

si fece in fronte il segno della croce,

ed andonne al vicar di Macometto.

E, come giunse a lui, ad alta boce:

--_Verbum caro_--gridò; e 'l maladetto

con sua gente sparí immantenente,

lasciando un corpo molto puzzolente.

41

Come fu dileguato Ronciglione

co' porci, che l'andavan seguitando,

cominciâro a uscir fuora le persone,

ch'eran fuggite prima spaventando.

E' sacerdoti con gran divozione

andavan per la terra predicando,

dicendo:--Immaginate che governo

den' far costor dell'anime d'inferno.

42

E immaginate che mille cotanti

son piú feroci gli altri che vi stanno!

E sempre stride e dolorosi pianti

fanno color che a quelle pene vanno.

Desiderate udire e' dolci canti

che 'n paradiso e' santi angioli fanno:

ma chi qui de' peccati non si pente,

non puote andar fra sí beata gente.--

43

E lo re d'ogni ingiuria rendé pace,

e per pietá la volle aver sofferta,

e ribandí colei che fu fallace

contro lui molto, ciò fu donna Berta,

ch'era gran tempo stata contumace,

dovendo della vita esser diserta;

la qual, pentuta de li suo' peccata,

fe' poi tal vita ch'ella fue beata.

44

Tutta la gente s'era convertita,

battendosi con molta reverenza;

e la reina e 'l re tutta lor vita

al mondo fêr sí aspra penitenza,

che poi, al tempo della lor finita,

in vita eterna andâr con pazienza.

Alla qual ci conduca il Salvatore.

Antonio Pucci il fece al vostro onore

XI

MADONNA ELENA

1

Cavalieri e donzelli e mercatanti,

per cortesia venitemi ascoltare:

ch'io credo ben che Dio con tutti i santi

m'ha dato grazia di saper trovare;

e voi, signor, traetevi davanti,

ed io vi canterò un bel cantare,

e si dirò d'Eléna imperadrice

che fu piú bella che 'l cantar non dice.

2

Elena fu di molto gran barnaggio

e di Nerbona, la nobil cittade:

e d'Amerigo fu lo suo legnaggio

che mantenea gran nobilitade;

Arnaldo di Gironda, prode e saggio,

figliuol fu d'Amerigo, in veritade,

e questo Arnaldo prese per mogliere

una figliuola d'un pro' cavaliere.

3

Co' questa donna Arnaldo mantenea

dentro in Gironda la nobil cittade:

e l'un de l'altro figliuol non avea,

e non potea la donna ingravidare.

Come a Dio piacque ed a santa Maria,

la donna un giorno si prende a parlare,

disse:--Arnaldo, son grossa per ragione;

avrem figliuoi, se piaccia al Creatore.--

4

Donne e donzelle ed ogni cavaliere,

tutta la corte di quel si ragiona:

Arnaldo di Gironda, il pro' guerriere,

cogli altri cavalier ne fa gran gioia:

poi venne il tempo che la sua mogliere

li parturí, senza nessuna noia,

ed in nel parto fece una fantina,

che fu piú bella che rosa di spina.

5

Le balie immantenenti le fûr pòrte

che la fantina dovesson servire.

Arnaldo di Gironda e la sua corte

cogli altri cavalier sí prende a dire:

--Come avrá nome la fantina forte?--

e ciascun dice:--Fatela venire.--

La fantina davanti fu arecata,

e ciascun dice:--Eléna sia chiamata.--

6

Arnaldo di Gironda, il pro' guerriere,

poi che la figlia fu da maritare,

la mandò a Carlomagno, lo 'mperiere,

che ne facesse la sua volontade:

Carlo la die' a un prode cavaliere

che di Parigi era podestade:

da Mompolier fu il cavalier pregiato,

messer Ruggieri per nome chiamato.

7

La roba, ch'ebe in dote la fantina,

si fu Gironda, la nobil cittade;

Arnaldo andò a star presso a la marina

ad una terra piena di bontade.

Rugier duo figli ha de la bella Eléna,

che riluceano molto in veritade;

l'uno ebe nome Arnaldo del cor fino,

e, per Gironda, l'altro, Girondino.

8

Elena fu sí bella creatura,

sigondo che racconta la leggenda,

di lei s'innamorava ogni persona,

quando vedean la sua figura bella.

Un cavalier, malvagio oltra misura,

si inamorò de la gentil pulzella:

ma non ne potea avere alcuno amore;

ond'e' pensò una gran tradizione.

9

Alla stagione del mese di maggio,

che aparono le rose a ogni verziere,

e gli uccelletti cantan di coraggio

e fanno i dolci versi per amore,

donzelli e cavalier di gran barnaggio

stavan dinanzi a Carlo imperadore,

e a ciascun fu mestier che si vantasse,

poi conveniva che 'l vanto provasse.

10

Chi si vantava di bella moglieri,

qual si vantava di bella sorella,

d'aver bell'arme e correnti destrieri,

o ricco di cittade e di castella,

d'astòr o bracchi o correnti levrieri,

o per amica aver bella donzella;

e chi si vanta d'oro e d'ariento,

e chi d'esser prod'uomo in torniamento.

11

Messer Ruggieri, ch'era prode e saggio,

dinanzi a Carlo si fu in piè levato:

--Santa Corona, intendi il mio coraggio,

sí ch'io mi vanti, ch'io non son vantato:

da poi che tutto lo tuo baronaggio

davanti al tuo conspetto ha favellato,

ed io mi vanto, avanti a voi, messere,

e sí diragio tutto il mio volere.--

12

Messer Ruggieri sí si fu voltato

avanti a tutta l'altra baronia:

--Da poi che ciascheduno si è vantato,

ed io mi vanto della donna mia;

e chi cercasse il mondo in ogni lato,

piú bella donna non si troveria:

e questo dico, ch'io il posso provare,

se ci ha nessun che il voglia contrastare.

13

Da poi che ciaschedun si fu vantato,

ed ognuno ebe detto il suo volere,

tostamente Carlo ebbe comandato

che 'nmantenente venisse da bere:

e 'l suo comandamento fu osservato.

Molti donzei si levan da sedere:

nappi d'argento e coppe d'oro fino:

se non mente il cantar, fu vernaccino.

14

Quivi avea gente di molti paesi,

di strane parte e da lunge cittade,

e degli avari e ancora de' cortesi;

con una coppa di gran degnitade,

ha mercatanti, ha signori e ha borghesi.

E Carlo bebbe a la sua volontade,

e poi la diede a messer Ruggieri;

di mano in mano, a' maggior cavalieri.

15

Messer Ruggier la prende volentieri,

e sí ne beve a tutto il suo piacere;

e Carlo disse:--Gentil cavalieri,

che di tua donna se' aúto a vantare,

tu se' sí bello, che, se tua moglieri

è come te, tu ti puo' contentare!--

Messer Ruggier disse:--Santa Corona,

egli è vostro l'avere e la persona.--

16

Un cavalier ch'avea nome Guernieri,

che d'oltralmare fu nato e creato,

come malvagio e falso cavalieri,

davanti a Carlo in piè si fu levato,

e sí parlò, e disse e' suoi pensieri

del tradimento ch'egli ha ordinato:

--Santa Corona, un prego ti vo' fare:

che mi deggiate mie' dire ascoltare.--

17

Imantenente sí disse Guernieri:

--Messer, questo mi par gran falimento;

la Tua Corona noi dovria sofrire

di quel c'ha fatto Ruggier parlamento:

ché la sua donna io aggio a' mio voleri,

e si n' ho aúto tutto il mio talento:

omo, che da sua donna è scocozzato,

ha a ber con coppa di re incoronato?--

18

Ed a messer Ruggier non parve giuoco,

e disseli:--Guernier d'oltre lo mare,

dicilo tu per ira over per giuoco,

od è il vin che sí ti fa parlare?

ché non è cavalieri in questo loco,

che tai parole facessi stornare.

De la battaglia te ne darò il guanto:

perde la testa chi non prova il vanto.--

19

Messer Guarnier malvagio e sconoscente,

ched era usato sempre di mal dire,

disse a Ruggieri:--Io saccio certamente

piú bella donna non si può vedere:

però mi vanto e dico infra la gente,

ch'io vi aggio aúto tutto il mio volere,

e sí la posso avere a mia richiesta:

se non è vero, io vo' perder la testa.--

20

E Carlo disse allor sanza timore:

--Questa battaglia si vuole acconciare,

e chi non prova il vanto per ragione,

inmantenente io lo farò pigliare

e, senza metterlo in altra prigione,

subitamente il farò dicapare:

domenica sarete a la battaglia,

e chi la perde ará briga e travaglia.--

21

Guarnier li disse:--Corona di Franza,

sanza battaglia lo credo provare,

e senza colpo di spada o di lanza

a lui medesmo il farò confessare.

Donami tempo ch'io vada a mia 'manza:

con esso lei mi credo sollazzare;

e recherò sua gioia e lo veletto

per mantener in piè ciò ch'io t'ho detto.--

22

E Carlo disse:--Dammi pagatore

di ritornar, da poi che se' vantato.--

Messer Guernier non trova malvadore;

tre suoi figliuoli stadichi ha lassato.

E Carlo disse:--Va' sanza timore:

di qui a un mese sia qui ritornato:

va' e ritorna senza dimorare;

se no e' fantini farò dicollare.--

23

Messer Guarnier cavalca per la via,

e 'n fra se stesso dice:--I' ho mal fatto!--

Piangendo disse a la sua compagnia:

--Di questa guerra io rimaragio matto:

volesse Iddio con santa Maria

ch'io ne potessi avere triegua o patto!--

E, lagrimando, cavalcò in Gironda

con piú sospiri ch'el mar non ha onda.

24

Messer Guarnier disse a sua compagnia:

--Gentil signori, che vi par di fare?

Ciascun sí s'armi, e venga a guisa mia

dentro a la terra, ch'io voglio armeggiare.--

E ciascun dice:--Sire, in fede mia,

tutti faremo la tua volontade.--

Tre giorni hanno armeggiato entro la terra

'ntorno al palazzo di Elena bella.

25

Tre giorni stanno intorno a quel palazzo

ove dimora Elena imperiale,

e sí vi fanno gran gioia e solazzo

de l'armeggiar, ch'e' n'è condutto a tale,

che n'era divenuto quasi pazzo:

per nessun modo non le può parlare.

Si fece un giorno ad una fenestrella

una cameriera d'Elena bella.

26

La donna disse:--O bel cavaliere,

per cui amore andate voi armeggiando?--

Messer Guarnier ritenne il suo destriere;

piangendo le rispuose e lagrimando:

--Gentil madonna, tu mi fai mestiere

anzi ch'io mora o ch'io caggi nel bando

di Carlo magno, che m'ha diffidato,

per un gran vanto ch'io mi son vantato.--

27

La donna disse:--Dimmi, per tuo onore,

per che cagion, messer, ti se' vantato?

--Madonna, io vel dirò senza temore,

dapoi che me ne avete adomandato:

davanti a Carlo, ch'è nostro signore,

or odite di che mi son vantato:

sí mi vantai d'avere Elena bella,

ch'è piú lucente che non è la stella.--

28

Ed ella disse:--Cavalier, va' via;

ben lo sa Dio ch'io non ti posso atare,

ché ben facesti mattezza e follia

quando d'Eléna t'avesti a vantare;

che chi cercasse Francia e Lombardia,

piú onesta donna non poríe trovare;

ben credo che la morte ti ci mena,

quando t'avesti a vantare d'Eléna.--

29

Guarnier le disse:--Non mi abandonare,.

aggi pietá di questo cavaliere,

ch'io t'imprometto, se mi vòi atare,

ched io ti sposerò per mia mogliere;

e venga il Libro, ch'io tel vo' giurare:

ciò ch'io prometto ti voglio atenere.

Se d'Elena mi dái alcuna gioia,

tu mi puoi dar la vita e tôr di noia.--

30

La donna disse:--Per le tue bellezze

di te m'incresce e piglia gran peccato:

però ti conteraggio le fattezze

d'esto palazzo, com'è ordinato;

e poi ti conteraggio le bellezze

di quella c'hae il viso angelicato:

delle sue gio' assai ti posso dare,

se tu per questo ti credi scampare.

31

Fiore di leggende Cantari antichi I - cantari leggendari · 第 11 / 19 段