E la reina disse:--Al mio parere,

meglio è a fare una morte che cento;

ché, se noi ci arrendiamo al lor volere,

ne le prigioni ci faran far stento.--

E confortò la gente e fe' le schiere,

dicendo:--Cavalier pien d'ardimento,

vogliate innanzi morire ad onore

che viver con vergogna e disinore.--

10

Lo 'mperador correndo uscí di Roma,

dicendo a la sua gente:--Siate accorti

di prender la reina per la chioma,

la strascinate insin dentro le porti;

e ciaschedun che sua gente si noma,

pedoni e cavalier sien tutti morti;

le dame ignude tutte le ispogliate,

e incontanente a Roma le menate.--

11

Quando la donna piena di bontade

vide venir lo 'mperador possente,

guardando intorno, da tutte contrade

premer si vide addosso molta gente;

ond'ella, sospirando con pietade,

iscese da caval subitamente,

e cogli occhi levati, inginocchiata,

si fu di cuore a Dio raccomandata,

12

dicendo:--O Dio, pietá di me ti prenda,

ché ciò m'avvien per voler viver casta;

ond'io ti priego che tu mi diffenda

da quello 'mperador, che mi contrasta,

sí che di mille dame non si offenda,

la lor virginitade e non sia guasta.

Soccorrimi, Signor celestiale,

che per ben fare io non riceva male.--

13

E l'agnol, poi che l'orazione ha detta,

li apparve e disse:--Non ti sgomentare:

perché istata se' da Dio diletta,

mandato m'ha per non ti abbandonare.--

E poi li disse:--To' questa bacchetta;

fra tuoi nemici sí la va a gittare,

dicendo:--Gite come fumo al vento;--

e lo tuo cor di lor sará contento.--

14

E dipartita quella santa boce,

l'alta reina a caval fu montata,

fecesi il segno de la santa croce,

e contra e' suoi nemici ne fu andata.

Quando fu presso a lor, molto feroce

la bacchetta tra loro ebbe gittata,

dicendo come l'agnol detto avía,

e tutta quella gente si fuggia.

15

E in isconfitta a Roma se n'andâro,

non aspettando lo padre il figliuolo,

e settemilia e piú ne trafelâro

a piede ed a caval di quello istuolo,

e de' maggior baron pochi campâro.

Di che lo 'mperador n'have gran duolo;

e que' de la reina molto arnese

de li roman portarno in lor paese.

16

Sentendo la sconfitta, il Padre santo

andò al palazzo dello 'mperadore,

e in camera il trovò far sí gran pianto,

che somigliante mai nol fe' signore.

E disse:--Dimmi il fatto tutto quanto.--

Ed e' rispuose con molto dolore:

--Il fatto è gito come voi voleste,

quando la falsa reina assolveste.

17

I' vo' che voi sappiate, santo Padre,

ch'ella è maestra di diabolica arte,

e le ricchezze sue tanto leggiadre

tutte le vengon da sí fatta parte;

e per tal modo uccise la mia madre

con dieci cameriere po' in disparte;

e ora senza combatter mi sconfisse

con parole e mal cose ch'ella disse.--

18

E 'l papa, che la cosa tutta quanta

sapeva, disse:--Non mi ti scusare.

Tu m'accusasti quella donna santa,

poi la volesti qui vituperare;

perch'ella si difese, tu sai quanta

crudeltá inverso lei volesti fare.

Dio ne fe' uno miracol manifesto,

e la reina non ha colpa in questo.--

19

E poi che l'ebbe molto predicato,

lo 'mperadore tornò a coscienza,

ed a' suoi piè, di lagrime bagnato,

s'inginocchiò con molta riverenza,

dicendo:--Padre, i'ho molto fallato,

ond'io mi pento e cheggio penitenza.--

E 'l papa l'assolvette d'ogni rio,

e benedisselo e poi si partío.

20

Appresso scrisse alla donna reale

in Oriente come il fatto istava.

Quando ella lesse la scritta papale,

fu molto lieta di ciò che contava,

perché aspettava l'oste imperiale,

de la qual cosa molto dubitava.

Quando sua gente la novella intese,

facean gran festa per tutto il paese.

21

La sera la reina di biltade

suo debito richiese al suo marito.

Rispuose il re:--Perché tal novitate?

Non mostri sanza quel tale appetito;

ché sián tant'anni stati in castitade

e or mi richiedi a sí fatto partito.--

Ed ella disse:--Io 'l fo, perché di noi

nasca un figliuol che signoreggi poi.--

22

Udendo il re cosí buona ragione,

rispuose:--Tu di' bene, al parer mio.--

Giacque collei, si ch'ella ingravidòne

in quella notte, come piacque a Dio.

E la reina poi il fatto contòne

a' suoi baron, che n'aveano disio:

--D'un figliuol maschio io sono ingravidata;--

onde di ciò si fe' grande armeggiata.

23

E poco istante il re si fu ammalato

e in brieve si partí di questa vita.

Di ciò si fe' lamento smisurato,

e gran gente di brun si fu vestita;

e non si vide mai corpo onorato

come fu quel d'adornezza infinita.

Po' che fu soppellito, di presente,

l'alta reina amaestrò sua gente,

24

dicendo:--Ciascun sia come fratello,

e niuno faccia ad alcun altro torto;

ché a doppio punirò qual sará quello

che faccia peggio perché 'l re sia morto.

Non dubitate, ché signor novello

so veramente ch'avrete di corto,

il qual sará bilancia di giustizia.--

E tutta gente n'andò con letizia.

25

Ed una ch'avea nome donna Berta,

sua segretiera istata sempre mai,

disse:--Reina, come se' tu certa

di figliuol maschio aver, che ancor no' l'hai?

Iscandal nascerá di tal proferta

fra la tua gente, se femina fai!--

E la reina disse:--Tu di' vero:

ripara tu, che ha' 'l senno tutto intero.--

26

Appresso di dolore fu gravata

l'alta reina sopra a partorire;

e donna Berta savia ed insegnata

celato un fanciul maschio fe' venire,

e in camera con quel si fu serrata,

ch'altra persona non vi pote' gire.

Ed ella partorí quando gli lece:

or vi dirò che donna Berta fece.

27

La donna partorí una fanciulla,

che di bellezza fu maravigliosa;

e donna Berta no' ne disse nulla,

ma fuor l'ebbe mandata alla nascosa,

e con quel maschio in collo si trastulla.

Gridando, aprí la camera gioiosa:

--Venite dentro, ché 'l signore è nato,

piú bel figliuol che mai fosse portato.--

28

E delle donne fu la calca grande

a visitar la donna lor maggiore.

Quando la boce tra' baron si spande

che gli era nato il lor novel signore,

tutti armeggiâr con sopraveste e bande,

piú volte il giorno mutando colore:

e ciaschedun crede che maschio sia

quel che regger dovea la signoria.

29

Levandosi del parto la reina,

fece lattar quel maschio nel palagio.

E donna Berta facie la fantina

celatamente star senza disagio;

e po', crescendo, a foggia mascolina

la faceva vestire e stare ad agio;

sí che maschio pareva veramente

piú bel ch'altro bellissimo e piacente.

30

E quando di sett'anni fu in etade,

e la reina a donna Berta disse

che rimandasse il maschio in sue contrade,

siccome ella ordinò che vi venisse.

E poi che fatta fu suo volontade,

sí che non fu persona che 'l sentisse,

ed ella fe' tornare la figliuola

siccome maschio, per mandarlo a scuola.

31

E disse a donna Berta:--E' ti conviene

andar con questa fanciulla a Bologna,

però ch'io temo ch'essa sanza tene

non ricevesse biasimo o vergogna:

teco non potre' stare se non bene.

Prendi tesoro quanto ti bisogna,

e la non dir chi sia: fálla studiare:

s'io non mando per te, giá non tornare.--

32

Ed ella si partí con molto avere

e vassene a Bologna quando puote.

Quando fu giunta, ella volle sapere

chi di scienza sape' me' le note.

Fu col maestro, e disseli:--Messere,

con voi vo' porre questo mio nipote,

che l'amo piú che mio figliuolo assai,

e qui da lui non mi partirò mai.

33

E se farete sí ched egli appari

tanto che basti come voi sapete,

non ne pensate d'avere denari,

ch'io ve ne darò quanti vorrete;

si che, se non aveste piú scolari,

co' sol costui ad agio ne starete.--

Disse il maestro, udendo tal sermone:

--Io 'l faro savio piú che Salamone.--

34

E poi che la fanciulla fu avviata,

ella imprende' ciò che vedea d'inchiostro.

Se la reina n'era domandata

da' suoi baroni:--Ch'è del signor nostro?--

ella dicea:--Ène bene--ogni fiata,

--però che studia nel servigio vostro;

e spero in Dio che tornerà sí saggio,

che di scienza non ará paraggio.--

35

E quando la fanciulla fu cresciuta

tanto, era in etá di quindici anni,

e in quel tempo suo par non fu veduta

maestra di scienza sanza inganni:

da tutta gente maschio era tenuta

per atti, per sembianti e per li panni;

e di bellezze tante in sé avea,

che molte donne innamorar facea.

36

Ed in quel tempo la reina scrisse

a donna Berta che s'apparecchiasse,

che di Bologna in breve si partisse

e come re la figliuola menasse;

e d'un color cento donzei vestisse,

e gente a piè ed a caval soldasse,

sí che paresse bene accompagnato

il re novello d'oro incoronato.

37

E donna Berta fece incontanente

ciò che da quella lettera comprese:

vesti donzelli e soldò molta gente,

e some fe' di molto bello arnese;

e da' signor de la cittá presente

prese comiato, e fece allor palese

che figliuol era: donde i cittadini

l'accompagnâro piú che a lor confini.

38

E, cavalcando poi, ogni cittade

gli fece onor quanto li convenía.

La madre, che sapea per veritade

la sua tornata, fece ambasceria

a tutti i suoi baron di nobiltade

ch'ognuno andasse a farle compagnia;

onde marchesi, barvasori e conti

con altra gente a caval furon pronti.

39

Poi la reina fe' per suo contado

tutta la strada, dove de' passare,

quaranta miglia coprir di zendado,

e poi la piazza, ove dovía smontare,

di drappo d'oro coprir, che di rado

sí bel si vede mai adoperare.

Giunto ch'è il re, la festa e l'allegrezza

fu tal, che a dire mi sare' gravezza.

40

Ma, poi che 'l fu ne la sedia reale,

parlamentò sí ben, che ognun da canto

diceva:--Il nostro signor naturale

parla per bocca di Spirito santo.

E certi sián che 'l Re celestiale

colla sua man l'ha fatto tutto quanto,

però ch'uscito par del paradiso.--

E ciascun si partí con giuoco e riso.

41

E lo re poi, per piú chiaro mostrare

che 'l fosse maschio com'era tenuto,

apparò di schermire e di giostrare,

ed in ciascuno fu ardito e saputo.

Cantar sapeva e stormenti suonare,

di gran vantaggio l'arpa ed il liuto:

sí che di sua virtú per ogni verso

fama n'andò per tutto l'universo.

42

Ed in quel tempo avía lo 'mperadore

una figliuola grande da marito;

e disse al papa un dí:--Santo pastore,

mia figliuola vorrebbe anello in dito;

ond'io ne sto in pensiero a tutte l'ore,

poi che non so chi sia di tal partito:

se ne sapete alcun, che a lei si faccia,

di maritarla priego che 'l vi piaccia.--

43

Sapendo il papa la magnificenza

de lo re d'Oriente e sua vertute,

disse a lo 'mperador la convenenza.

--Questi sará di tua figlia salute:

però che, s'ella ha bella appariscenza,

odo ch'egli ha tutte virtú compiute:

da lui 'n fuor, non so in cristianitade

chi degno sia di tanta nobiltade.--

44

Lo 'mperador ne fu molto contento,

e lettere fûr fatte e suggellate,

e per ambasciador di valimento

a lo re d'Oriente fûr mandate.

E lo re l'accettò di fin talento;

poi disse a que' messaggi:--Or m'aspettate;--

e poi le lesse in zambra saviamente,

con donna Berta e la madre presente.

45

Quando leggendo intende la scrittura,

come lo 'mperador gli vuol dar moglie,

non sentendosi maschio di natura,

egli e la madre parean pien di doglie.

E donna Berta s'impromette e giura

di riparare a ciò, sed e' la toglie;

dicendo:--Scusa parrebbe disdegno,

onde distrutto saria questo regno.--

46

E lo re fe' chiamar l'ambasceria,

e disse lor:--Signori, in veritade,

che tutto 'l tempo della vita mia

promesso aveva a Dio verginitade;

sí che per tal cagion grave mi fia

offender la divina Maestade:

ma, per aver con lui perfetta pace,

son per far ciò ch'allo 'mperador piace.--

47

E fece ragunar sua gente apresso,

e in parlemento fe' dir l'ambasciata,

e tutta la sua gente gridò ad esso:

--Facciasi ciò che dice la mandata.--

E, fatto nel Consiglio il compromesso,

per cavalcar si fe' l'apparecchiata.

Quando il re fu per mover la mattina,

s'inginocchiòe e disse alla reina:

48

--Forse che piú non mi rivedi mai;

ond'io ti cheggio la tua benezione.--

E la reina allor mise gran guai,

e cadde in terra per quella cagione.

E donna Berta le disse:--Dove hai,

reina, il senno e il core di lione?--

E la reina disse:--Omè! non dire,

ch'io veggio andar la mia figlia a morire.

49

Perch'io uccisi, donde son corrucciosa,

la madre di colui che 'l mondo regge.

Se il nostro re si spoglia con la sposa,

e' non fia quel che 'l matrimonio legge,

e se torna in palese questa cosa,

ad aspra morte il condanna la legge!--

Rispose donna Berta:--Non dottare,

ché il re con lei qui san credo menare.--

50

E la reina allor l'ha benedetto,

ed el con donna Berta fu partito,

e cogli ambasciator di tale effetto,

e con altri baron, che l'han seguíto.

Nel terzo vi dirò come nel letto

la moglie molto lusingò il marito,

pognam che poco valse il lusingare.

Al vostro onore Antonio fe' 'l cantare.

TERZO CANTARE

1

Io prego Iddio, che 'nfino a qui m'ha dato

lo 'ngegno di rimar sí bella storia,

che non guardi secondo il mio peccato,

e doni grazia nella mia memoria,

sí ch'io possala, come ho incominciato,

a tutta buona gente far notoria;

e priego voi che ciaschedun m'intenda,

però che questo è 'l fior de la leggenda.

2

Signori, i' dissi nel cantar secondo

come lo re si mosse d'Oriente:

or mi convien seguir come giocondo

a Roma giunse con tutta sua gente,

che 'l non fu mai signore in questo mondo,

che comparisse tanto adornamente;

che tutta Roma, prima che 'l vi entrasse,

dalli stormenti parea che 'ntronasse.

3

Il papa, e' cardinali, e' gran prelati

e tutta baronia imperiale

incontr' a quel signor ne fûro andati

con allegrezze e festa generale.

E, quando insieme furon iscontrati,

ismontar vuole quel signor reale

a piè del padre santo; ond'egli disse:

--Sta' su, figliuolo!--e poscia il benedisse.

4

Entrato in Roma, tutte le persone

si maraviglian della sua bellezza,

dicendo:--Questi è piú bel che Assalone,

ed angiol par de la divina Altezza.--

E 'l santo papa seco nel menòne

al suo palagio, che ne avea vaghezza;

e, dismontato, sempre donna Berta

vuol presso a lui, perché di senno sperta.

5

E, poi che il re si fu posato alquanto

e ragionato col sommo pastore,

quando fu tempo, disse al padre santo:

--Andiamo a corte dello 'mperadore.--

E fûrsi mossi e cavalcaron tanto,

che giunti fûro al palazzo maggiore;

isceson da caval, salîr la scala,

lo 'mperador trovâro in su la sala.

6

E lo re corse e gitòlisi a' piede,

e salutollo da parte di Dio.

Lo 'mperadore, che sí bello il vede,

disse:--Ben sia venuto 'l figliuol mio!

Poi ch'è piaciuto al papa, sua mercede,

se se' contento tu, son content'io.--

Rispose il re:--Santissima Corona,

io sono vostro in avere e in persona.--

7

Lo 'mperadore allor chiamò la figlia,

e dimandolla se per sposo il vuole.

Ella, che inver' di lui alzò le ciglia,

e rilucente il vide piú che 'l sole,

rispose, tutta di color vermiglia:

--O padre mio, perché tante parole?

poiché a voi piace, ed io ne son contenta.

Ma lo 'ndugiare è quel che mi tormenta.--

8

Il padre tenne il dito a la donzella,

presente molti re, conti e marchesi;

e lo re la sposò con cinque anella

piú rilucenti che carboni accesi,

e valean piú di quindici castella,

de le miglior di tutti que' paesi;

e se ne fece festa in tutta Roma,

tal che per tutto il mondo ancor si noma.

9

El papa fu partito di presente,

da poi che vide la donna sposata.

Il nuovo sposo poi celatamente

madonna Berta a sé ebbe chiamata;

e' ragionò della sera vegnente,

dicendo:--Poi che qui sono arrivata,

come farò con quella, che nel letto

stasera aspetta aver di me diletto?--

10

Ed ella disse:--Quando se' alle prese,

lussuria spregia, loda virgin'tade;

il matrimonio, di', fatt'hai palese

per non aver col padre nimistade;

forma di maschio mostri in tuo paese,

per me' signoreggiar le tue contrade.

E sappi tanto dir, che la converta

teco a tener virginità coperta.--

11

La sera, poi che 'l re ebbe cenato,

le donne sí 'l pigliâro senza posa;

l'ebber di peso in camera portato,

dove aspettava con desio la sposa.

E poi che dentro fu con lei serrato,

ed ella disse alquanto vergognosa:

--Spogliatevi, messer, ché vi posiate

prima che a noi le donne sian tornate.--

12

E lo re disse:--Va' inanzi a dormire,

però ch'a Dio vo' fare orazione.--

E poi s'inginocchiò e prese a dire:

--O Signor mio,--con gran divozione,--

poi che per questo mi convien morire,

alla mia gente campa le persone:

poi ch'io virginitade t'ho servata,

l'anima mia ti sia raccomandata.--

13

E poi, tremando tutto di paura,

da l'altra parte si fu coricato.

E quand'ella fu assai stata alla dura,

disse:--Messer, molto avete fallato.

Per tener questi modi non si giura

il matrimonio, da Dio comandato

anzi per generare e far figliuoli.--

E 'l re piangendo disse con gran duoli:

14

--Tu se' figliuola peggio maritata

che niun'altra che nel mondo sia;

ed io sono colei che t'ho ingannata,

come udirai contra la voglia mia.--

E tutta la novella ebbe contata,

piangendo fortemente tuttavia,

e disse:--Come tu, femina sono;

di morte degna son, cheggio perdono.--

15

Appresso disse come donna Berta

gli avea insegnato con la mente greve;

e la fanciulla, per esserne certa

(ché non credeva al suo detto di leve),

tutta dal capo al pié l'ebbe scoperta,

che parea pure una massa di neve;

e poi li disse, quando ben l'addocchia:

--Non pianger piú, ch'io ti sarò sirocchia.--

16

E insieme si promison d'osservare

virginità, mostrandosi contente,

e cotal cosa non manifestare

in tutta la lor vita ad uom vivente:

poi s'abbracciáro in poco dimorare.

E ne la zambra ritornò la gente,

la qual danzando era gita intorno;

sí che levârsi, ch'era presso 'l giorno.

17

Lo 'mperador la figlia ebbe chiamata,

perché la vide cosí lieta in viso,

e disse:--Figlia, come se' tu stata?--

Ed ella disse:--Me' che 'n paradiso.--

E similmente a chi l'ha domandata,

a tutti dicea:--Bene, per mio avviso.--E

cosí dicíe 'l re, c'ha senno assai:

--I' son contento piú ch'i' fossi mai.--

18

E, poi che donna Berta ebbe sentito

la mattina dal re la veritade,

disse:--Pognam che l'abbi convertita,

in femina non è stabilitade;

sí che facián di qui tosto partita.--

Ed e' rispose:--Apparrebbe viltade!--

Ed ella disse:--Io farò la bisogna

per modo tal, che non ci sia vergogna.--

19

E fe' fare una lettera, mostrando

che la mandassi la vecchia reina,

ne la qual contenea, breve parlando:

"Sappi, figliuol, che la mia vita fina.

Da poi che mi lassasti sospirando,

non posai mai né sera né mattina:

però, se metti di mia vita cura,

fa' che ti mova, letta la scrittura".

20

E, quando il re fu posto a desinare,

la lettera gli fu appresentata.

Leggendo, incominciò a lagrimare;

onde tutta la corte fu turbata,

e presto fu levato da mangiare.

Ed allo 'mperador l'ebbe portata,

dicendo:--E' mi convien partir da voi.--

Egli la lesse, e risposeli poi:

21

--Tu hai cagion, ch'io non sarei colui

che ti volessi tenere qui a bada;

va' tosto, muovi, e la cagione altrui

non dir perché, né dove tu ti vada.--

Disse la sposa:--Io voglio ire collui.--

Ed el rispose:--Fa' ciò che t'aggrada.--

E féllo accompagnar da molta gente.

E 'l re la ne menò in Oriente.

22

E, trovando la madre fresca e sana,

fe' dimostrar come fosse guerita.

Per lo tornar del re, l'alta sovrana

un anno tenne o piú corte bandita.

Quando n'andò la baronia romana

fe' lor ta' doni, sí ch'alla reddíta

a lo 'mperador disser:--Signor nostro,

signor del mondo pare il gener vostro.--

23

E, quando donna Berta ebbe ridetto

a la reina come 'l fatto era ito,

molto si contentò, poiché 'l diffetto

del re non era per altrui sentito.

La sposa avea col re maggior diletto

ch'al mondo avesse mai moglie e marito;

e 'l padre suo n'avea lettere assai,

ch'ella si contentava piú che mai.

24

Poi che due anni inseme fûro state,

amandosi l'un l'altro d'amor fino,

per lo gran caldo avvenne un dí di state,

ch'ell'erano spogliate in un giardino.

E donna Berta le trovò abbracciate,

e riprendéle per aspro latino;

ed elle disser:--Vanne, vecchiarella,

ché non cape tra noi piú tua novella.--

25

E donna Berta allor, molto adirata,

fra suo cor disse:--Io ne farò vendetta.--

Subitamente a caval fu montata,

ed a Roma n'andò con molta fretta,

ed allo 'mperador fu appresentata,

e tutta la novella gli ebbe detta,

dicendo:--La tua figlia è ancor pulcella,

e femina è lo sposo sí com'ella.--

26

Ed el rispose:--Io mi maraviglio

ch'ella abbia avuta in sé tanta malizia!--

Di ciò prese co' savi suoi consiglio,

i quali, accesi tutti di nequizia,

dissero ognuno:--Gli si dia di piglio,

poi se ne faccia un'aspra giustizia.--

Disse il signor:--Se questo fia palese,

condanno al fuoco lui e 'l suo paese.--

27

Appresso scrisse, come savio e dotto,

a la figliuola ed allo re d'Oriente,

che, veduta la lettera, di botto

il visitasser, ché sta gravemente.

A la figliuola e al re non parve motto,

e montâro a caval subitamente

con molta gente, e tanto cavalcâro,

ch'a la cittá di Roma si trovâro.

28

Lo 'mperadore fe' di lor venuta

festa e gioia, mostrandosi guarito:

poi domandò la figliuola saputa

s'egli era maschio o femina il marito.

Ed ella sí fu allor molt'aveduta,

e disse:--Padre mio, egli è fornito

di ciò che a vero sposo si richiede.--

Ed el per tutto questo nolle crede.

29

Ed ordinò d'andar fuori a cacciare

e di menar la figlia e 'l suo compagno,

e disse a' servi:--Fate ch'al tornare

per loro in sala fatto truovi un bagno.--

E questo fe' per vederlo ispogliare,

mostrando a lui di farli onore magno.

Poi cavalcò, e il re siguí la traccia,

non sapendo perché facea la caccia.

30

Disse un, ch'andando li si accostò allato:

--Lo 'mperador vuol far la cotal prova,

ed havvi ad aspra morte condannato,

se natura di femina vi trova.

--S'io fussi a piè, il t'averei mostrato!--

rispose il re,--ma di questo mi giova.--

E con letizia aspettò il convenente:

poi si partí da lui cortesemente.

31

Cacciando poi per una selva scura,

el re andava pur acqua cercando

per affogarsi, per la gran paura

ch'avea d'essere giunto in cotal bando.

Non trovand'acqua in quella valle dura,

iscese, non potendo ir cavalcando;

e, poi da sé 'l cavallo ebbe cacciato,

fussi nascoso in quel chiuso burrato.

32

Piangendo poi ficcò in terra la spada,

e diceva, adorando a quella croce:

--Poi che di tôrmi la vita t'aggrada,

pregoti Cristo con pietosa voce

che la mi togli qui, sí ch'io non vada

a morte sofferir tanto feroce.--

In quella venne un cervio per la valle,

bussando colle corna e colle spalle.

33

Giugnendo il cerbio inanzi a lui, soggiorna.

Il re teme che fosser cavalieri;

ed apparigli un angiol fra le corna,

dicendo:--O re, non ti dar piú pensieri:

arditamente alla cittá ritorna,

e colla sposa fa' ciò ch'è mestieri,

ché tu se' maschio per grazia di Dio,

ed hai ciò che bisogna;--e poi sparío.

34

E 'l re pose la mano a sua natura,

com'ebbe inteso l'angiol prestamente,

e ritrovossi sí fatta misura,

che comparir poteva arditamente.

Di che molto nel cor si rassicura,

e cominciò a cantar divotamente:

--_Te Deum laudamus_;--e, poi si fu armato,

partissi da quel luogo ov'era stato.

35

Lo 'mperador, che noi trova la sera,

a Roma fe' bandir senza dimoro

che 'l si cercasse con gran luminera

per quella selva, la notte, ogni foro;

e chi 'l trovasse in alcuna maniera,

da corte arebbe poi mille once d'oro;

sí che gran gente la selva cercava,

e la sua sposa, che piangendo andava.

36

E quando venne sú l'alba del giorno,

cercando per la selva, ebber udito

cantar quel salmo, ch'è cotanto adorno,

in quel vallon, che ancor non era uscito.

Per quella voce andâr tanto dintorno,

che ritrovâro il re, ch'era smarrito.

Se la moglie fu lieta in su quel tratto,

ben sarà piú com'ella saprà il fatto.

37

E come il re fu montato a cavallo,

e la novella a Roma inanzi gía,

com'el tornava piú chiar che cristallo

con la sua sposa e con la baronia,

lo 'mperadore spera senza fallo

farlo morir, se quel che crede sia,

e come giunse quel signor sovrano,

lo 'mperador li disse a mano a mano:

38

--Perché ti déi sentir alcuna doglia,

non ti vo' dimandar, se non ti posi;

ma di presente in quel bagno ti spoglia,

che v'è unguenti molto preziosi.

Spogliossi il re, che n'aveva gran voglia,

per far le donne e quei baron gioiosi,

e mostrò lor sí bella masserizia,

che tutta gente si ne fe' letizia.

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Lo imperador, di voluntate acceso,

la gente caccia e poi al re dicía:

--Dove andastú?--Ed ei disse:--I' fu preso

nella foresta d'Enoc ed Elia,

che con certi altri mi portâr di peso

dove si sta con gioia tuttavia:

ciò fu nel paradiso luziano,

dov'era Salamone allegro e sano,

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el qual mi disse ch'a voi era detto

ch'io femina era, e non disse da cui.

Sí ch'io lassai quel loco benedetto,

per trar d'errore voi ed anche altrui;

e quei, che mi portâro, con effetto

mi puoser là dov'i' trovato fui.--

Disse lo 'mperador:--Lasciamo andare:

tu m'hai contento; vatti a riposare.--

41

E la mogliere soffería gran pena

del gran disio di trovarlosi in braccio,

perché di prima sapeva la mena,

e non sapeva poi il suo procaccio,

presel per mano e in camera si 'l mena,

dicendo:--Amore, andiamci a letto avaccio!--

Poi fêr nel letto l'amorosa danza,

come tra moglie e marito è l'usanza.

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Fiore di leggende Cantari antichi I - cantari leggendari · 第 10 / 19 段