Sull'uscio comparve donna Teresa, dicendo:--Allora, siamo d'accordo.
Io vi aspetto laggiù, per la settimana ventura. Solo, badate nelle
visite di congedo, di far ben capire che a Pallanza resterete poco
tempo....--
Le diedi uno sguardo, mentre parlava. Aveva un abito di seta scozzese,
a grosse righe colorate, assolutamente ridicolo; e l'adipe senile,
imprigionatovi dentro, protestava da ogni parte, mostrando mia suocera
così attillata, angustiata e vistosa, da eccitar le beffe dei monelli.
--Va bene, mamma,--risposi con un saluto della mano.
Ella se ne andò. Anche costei aveva usurpati i titoli e i poteri; se
non mi fosse venuta la mattana di sposar Lidia, donna Teresa m'avrebbe
servito a maraviglia per esilararmi nei giorni di tedio. Io le doveva
adesso il più illimitato rispetto, da che ella mi chiamava suo figlio,
ed io chiamava lei mia madre, nei discorsi confidenziali....
Pensandovi, c'era da riderne o da piangerne senza posa....
Un ritratto incorniciato di nero, pendente a fianco del letto,
attrasse i miei sguardi, per imperiosa antitesi.... Quella era la
madre mia; quella ch'era morta, che mi aveva amato con l'anima tutta e
per troppo brevi anni! Quale differenza fra la bruna testa
aristocratica di lei, e il viso scialbo, dai lineamenti sdruccioli di
donna Teresa!
Per un istinto puerile di rivolta, mi guardai bene d'annunciare una
lunga assenza agli amici; nelle visite di quei giorni, ebbi a rilevare
come anche Lidia non determinasse la durata della nostra vacanza.
«--Partiamo per qualche tempo--» era la frase di prammatica,
«--Facciamo compagnia alla mamma prima che si stabilisca al Cairo.--»
La nostra fama di coniugi esemplari durava tuttavia, a quanto potei
capire; davanti a noi si parlava senza paura di felicità coniugale e
si condannava con entusiasmo lo stato celibe; noi sorridevamo
cortesemente, sovrani annoiati fino alla morte dalla marcia reale e
rassegnati a sentirsela nelle orecchie in ogni occasione.
--Molto bene,--mi disse un giorno Ettore Caccianimico,--hai saputo
resistere a tua suocera!--
(Per non sospendere le amichevoli consuetudini, egli anticipava le sue
visite o veniva ad accompagnarci fuori, portando sempre a Lidia una
bottoniera di fiori freschi, assai graditi dalla donna, che se li
disponeva in modo ammirevole).
--Ne valeva la pena,--risposi.--Hai notizie di Laura?
--Nulla, dacchè tu l'hai trovata a passeggio con Giorgio.--
Questo mi rendeva inquieto. I piccoli viglietti quotidiani mi
mancavano da qualche tempo, e la portinaia, interrogata, non aveva
saputo dirmi se non che il dottore si vedeva più volte in un sol
giorno, e che la cameriera era desolata per un aggravamento della sua
signora. Non osavo scrivere, nè presentarmi in casa Uglio, ricordando
come l'ultima volta appunto in cui c'eravamo incontrati, Giorgio
avesse finto di non vedermi per sottrarsi all'obbligo del saluto.
Quand'ebbi campo d'appartarmi con Ettore Caccianimico, gli spiegai
tutto questo, un po' titubante.
--Infine,--gli dissi,--io mi sacrifico a passare un mese a Pallanza
col solo scopo di.... per la sola idea di.... trovarvi Laura, di
tenerle compagnia. Come tu dicevi benissimo, è ormai un'opera buona il
non lasciarla sola, poveretta!... Ma non vorrei che il sacrificio
fosse inutile e Laura rimanesse a Milano.... In tal caso, me ne andrei
con Lidia per questo benedetto viaggio.
--Ah!--esclamò Ettore.--Sei matto? Laura verrà a Pallanza, non
dubitare; question di giorni, ma verrà senza dubbio.... Vuoi che
m'incarichi io di prender notizie? Non far complimenti,--aggiunse
sorridendo,--tra noi è difficile stabilire dove finisca l'amico e dove
cominci....
--Se tu volessi,--interruppi,--te ne sarei gratissimo.... Tu sai le
mie intenzioni....
--Ma diavolo!... Non mi farei complice d'idee prave....
--Sei molto allegro. Hai commessa la cattiva azione di cui mi tenesti
parola?
--Uh, che ragazzo!--fece il Caccianimico seccato.--Crede a tutto
quanto mi scappa di bocca in un momento di malumore!--
L'indomani, il colloquio fu più breve, scambiandoci le frasi
nell'intervallo in cui Lidia--che noi accompagnavamo alle solite
visite,--si metteva il cappello avanti allo specchio.
--Ci sei stato?
--Laura verrà. È a letto per riposo ordinatole dai medici.
--L'hai vista?
--Ho parlato con Giorgio. A proposito: mi ha chiesto se c'era il
pericolo d'incontrarti in campagna. È diventato geloso?
--Sciocchezze!--terminai io, alzando le spalle.--Ti ringrazio di
cuore.--
Da quell'istante, respirai meglio. Laura sarebbe guarita, ritornandomi
quell'amica intelligente dalla quale avrei potuto bere dolcezze
rinnovate; e a convincermi dell'affezione rimastami in cuore per lei,
sarebbe bastato l'estremo bisogno ch'io aveva, di parlarne con Ettore
fino alla sazietà.
Lidia era l'aurora fredda; Laura con dieci anni più di Lidia, era il
tramonto dorato d'un'esistenza ardentissima.... In una strana
rievocazione, mi sentivo già Laura fra le braccia, assetata ella
medesima di quell'amore non tutto esausto di cui ci sapevamo capaci; e
la vedevo con certi abiti, con certi guanti, con un certo ombrellino
conosciuto, che appoggiato alla sua spalla ci serviva per appartarci
convenientemente dagli altri....
--Tu cominci a farmi dubitare delle tue caste intenzioni,--osservava
Ettore, una volta ch'io lo tormentava perchè mi desse la certezza
della guarigione di Laura.
--Ti pare?
--Sarebbe enorme, non dico,--mormorò Ettore;--ma ne ho viste di
peggio.--
All'ultimo martedì di Lidia, in mezzo al chiacchierio di visitatori e
alla sfilata di gente antipatica, mi trovavo isolato sotto
un'impressione tale da richiamarmi dei sospetti, che nell'attesa d'un
riavvicinamento a Laura, s'eran calmati d'assai. Lidia, soddisfatta
delle molte attestazioni di simpatia avute in quei giorni, vibrava di
gaiezza; pareva si fosse iniziato un periodo nuovo per la sua anima
depressa, la quale riprendeva quell'atteggiamento d'ingenua bontà,
d'infantile confidenza, ch'eran sì forti ausiliari della sua bellezza.
La sera prima, Gian Luigi aveva promesso di venire a Pallanza egli
pure e di trattenervisi qualche tempo; l'aveva promesso a Lidia,
perchè io m'era guardato d'interrogarlo sui suoi disegni.... Aveva
detto che la campagna gli era necessaria (la sua tristezza
inesplicabile aumentava), che si sentiva stanco, sfiduciato...; una
variazione, insomma, al tema delle sentimentalità pericolose.... E
congedandosi, s'era scusato di non poter venire a salutarci
l'indomani, perchè occupatissimo.
Io dava a quelle occupazioni un senso tutto egoistico; Gian Luigi,
innamorato di Lidia, riscaldato dalle sue lodi, ambizioso di
soverchiarmi e di giungere alla donna per vie non comuni,--doveva
lavorare, preparava qualche romanzo.... forse avrebbe avuta l'audacia
di dedicarlo a Lidia, con le semplici iniziali trasparenti....
Lidia, la quale comprendeva questo, vibrava di gaiezza, quantunque
Gian Luigi mancasse fra i pochi intimi; e perchè mancava, ella non era
elegante come di solito....
--Sei nervoso,--mi disse Ettore Caccianimico, sorprendendomi in quelle
meditazioni.--Fai gli onori di casa in modo pessimo. La tua signora
deve lavorar per due.--
Io lo afferrai per un braccio e lo trascinai nel vano d'una finestra.
--Non ho nulla,--risposi;--tutto si riduce a una gran seccatura per
queste convenzionalità stupide di visite e controvisite, come se
partissimo pel Congo.
--Debbo dirti....--mormorò Ettore.--Le notizie di Laura paiono men
buone.... Domani subirà un'operazione....
--Domani!--esclamai ad alta voce.--Ma perchè non me l'hai detto prima?
Avrei ritardata la partenza con un pretesto....
--L'ho saputo ora. E poi, non è cosa grave.... Queste donne si fanno
operare coll'indifferenza colla quale noi faremmo una passeggiata....
--Mi sembri pazzo....
--Te lo assicuro. Del resto, anche partendo, avrò notizie. Giorgio ha
promesso di telegrafare.
--E dici che non è cosa grave?
--Per, nulla. Tanto è vero, che qualche giorno dopo l'operazione,
Laura sarà in villa a Pallanza.--
I timori d'una catastrofe s'erano addormentati nel mio animo, dietro
le parole d'Ettore; ma all'annuncio presente, si risvegliavano e si
drizzavano come una turba di spettri.... Solo il cinismo del
Caccianimico poteva restare impassibile davanti alla tortura fisica
che Laura doveva subir l'indomani, considerandola facilissima e
naturalissima cosa. Io sentiva un orrore muto, un'apprensione
terribile, che avrei sentito forse anche senza gli egoistici disegni
d'amore, anche per Laura contemplata semplicemente come buona amica.
Una risata di Lidia mi trapassò in quel momento le orecchie quasi un
fischio stridulo. V'era al suo fianco una signora, la quale faceva
professione di spirito e di disinvoltura, dicendo molte sciocchezze
con tono rapido e sciolto; Lidia pareva gustarle profondamente.
Per quali diversi oceani veleggiavano le nostre anime! Io non vedeva
intorno a me persona più felice di Lidia; i suoi crucci erano piccole
angustie appena, e già aveva trovato a chi confidarle.... Non v'era di
comune fra noi che questo fatto: ella si riprometteva un lungo
soggiorno di Gian Luigi in campagna; io in campagna temeva di non
veder giungere Laura.... Perciò Lidia poteva ridere così gaiamente ed
io era in diritto di fremere a quelle risa.
Non avevo notato che presso Lidia mancava un'amica; significantissima
assenza della quale Ettore mi fece accorgere.
--Perchè non è venuta a salutarvi la signora Tintaro?--domandò.
--Credo,--mormorai sottovoce,--che non si vedrà più in casa nostra.
--Per ordine tuo?
--Anche, ma specialmente perchè Lidia non ama le intriganti e deve
averglielo scritto.--
Ettore non chiese oltre; io pensai d'aver fatto male a confidarmi con
lui; egli non aveva capito quanto m'urgesse di conoscere il vero stato
di Laura, dalle mie confidenze ipocrite e timorose.... Avrei voluto
pregarlo di non partire con noi, di trattenersi a Milano finchè ogni
pericolo fosse svanito per Laura: dieci volte in quel giorno mi
avvicinai ad Ettore per parlare, e dieci volte ebbi paura delle
conseguenze. Dovevo necessariamente confessargli quel ch'io sentiva
nell'animo, ed era così grave la confessione da farmi pentire d'aver
già detto troppo. S'io non avessi avuti dei sospetti su Gian Luigi,
avrei potuto confidarmi in lui, che pure si recava in casa Uglio; ma
se la certezza della sua indifferenza per Laura toglieva l'odiosità di
parlare d'una donna avuta in comune,--l'attitudine di Gian Luigi di
fronte a Lidia, mi respingeva da ogni intimità che potesse
giustificare o perdonare le intenzioni colpevoli dell'uomo.
Non furonvi se non gradazioni di pentimento nel mio animo, quel
giorno; dal pentimento assoluto di non aver sùbito corrisposto a
Laura, al pentimento meschino delle confidenze monche.
Per certo, Ettore non aveva nulla capito.
L'indomani egli arrivò alla stazione tranquillo, sorridente, colla sua
signora; non aperse bocca su Laura; dovetti io, mentre eravamo in
treno e Lidia cicalava con Clara,--dovetti io domandargli se nulla vi
fosse di nuovo.
--Ma no, caro,--egli rispose a bassa voce.--L'operazione è alle due;
ora è mezzogiorno.
--Potevi passar da casa e chiedere come si trovasse Laura.
--Col trambusto d'una partenza!--esclamò egli, alzando le spalle.--Ti
ripeto che non c'è niente di grave.
--Ne sei sicuro come ne son sicuro io!--dissi bruscamente, nauseato da
quell'indifferenza.
Il viaggio fu odioso. Delle campagne che il treno si lasciava ai
fianchi, io percepiva coll'occhio quanto rimaneva incorniciato nel
finestrino della carrozza; allontanare una tenda, o avanzare la testa,
mi pareva fatica superiore al vantaggio di riveder paesi cogniti e
alberi volgari.... Un mutismo feroce, s'era impadronito di me
onninamente, fino a rendermi insensibile; e dopo due o tre
interrogazioni cui avevo risposto a cenni del capo, Lidia, Clara ed
Ettore s'accomodarono a chiacchierar tra di loro, lasciandomi in una
vasta e indiana sonnolenza dello spirito.
A Laveno, il lago mi parve orrendo, quantunque soleggiato. Mentre io
poneva piede sul battello, il corpo di Laura Uglio doveva essere già
preda di ferri chirurgici; un viso bianco di dolore, un silenzio
triste per la camera, una positura forzata, un odor d'acido fenico, e
lunghe ore di spasimi quando il corpo, sottratto al ferro, ne
risentisse tuttavia l'impressione fra le carni violate....
A Pallanza, compresi che Laura Uglio non mi avrebbe raggiunto mai.
Perchè lo compresi? Lo compresi d'un tratto, per un risveglio d'idee
coordinanti e concludenti, sprofondate nell'anima e ricomparse a galla
con la viscida solennità di cadaveri.
I signori Folengo erano allo sbarco a incontrarci. Pietro m'accolse
assai freddo, in merito di quel viaggio che mi ostinavo a non
intraprendere se non quando mi fosse piaciuto. Osò anche farne accenno
in casa, ma io volsi le spalle, salendo alle camere destinateci. Ero
dominato dal violento impeto di togliermi a quei luoghi, dove le mie
orecchie, avvezze al romore della città, soffrivano del grande
silenzio bruto in cui la campagna era immersa.
Davanti al letto, nell'alcova che non aveva il mio specchio, il mio
lavabo, le mie fiale, il mio bagno, mi sentii infantilmente perduto,
solo e triste.
L'antipatia di quei particolari sarebbe stata così presto vinta, se
Laura ci avesse raggiunti! Perchè io l'amava ora, senza il menomo
dubbio. Non più il desiderio d'un'altra circolava nelle mie vene, ma
il desiderio preciso ed esclusivo di Laura Uglio, il cui busto io
voleva slacciar lentamente, con degli indugi, per baciarle la nuca e
le spalle.
Fu come una scoperta, a un tratto. Sì, io era un bambino, smarrendomi
così presto!... Se Laura non veniva a Pallanza, chi m'inchiodava là,
chi m'impediva d'andare a Laura? Un pretesto era facile a trovarsi;
poi non mi mancava il coraggio di partire anche senza pretesto.
La scoperta ingenua mi consolò tutto quel giorno, e il lavorìo
d'adattamento al luogo e alla casa venne compiendosi così felicemente,
ch'io non ebbi osservazioni a sollevare quando Lidia mi pregò di
condurla dopo pranzo alla villa Caccianimico.
Nè la notte fu tormentosa d'insonnia; nè l'indomani il paesaggio
sereno fu inquinato dalle mie impressioni soggettive. Mi staccai da
Pallanza con una barca, mi recai a Suna, remando adagio, in braccio a
sogni colpevoli d'un'infinita dolcezza, d'un carattere audacemente
ribelle, quali io poteva fare soltanto se la colpa era incarnata da
una donna come Laura Uglio....
Tornai per l'ora della colazione, ancora cullandomi nella lancia
graziosamente battuta alla prora da un soffio d'aria benigno.... Laura
Uglio mi amava, e a tutto il resto avrei pensato io....
Sul terrazzo della villa Folengo, Lidia mi aspettava.
--Hanno portato un telegramma per te,--ella mi annunciò dall'alto,
quando fui presso la darsena.
Avvicinai la barca in modo che fra essa e il muro del terrazzo non vi
fosse più spazio nè acqua.
--Gettamelo,--dissi ridendo.--Sei buona?--
Il foglietto giallo si librò un istante nell'aria, e mi cadde ai piedi
con maravigliosa perspicacia. Lo aprii e lessi:
«--Laura morta ieri. Funerali domattina alle dieci.--Gian Luigi.--»
Ripresi i remi e internai la barca nella darsena assicurandola al suo
anello, fra una gondola e una yole. Poscia salii in casa
tranquillamente, insensibile.