XVI.

Sull'uscio comparve donna Teresa, dicendo:--Allora, siamo d'accordo.

Io vi aspetto laggiù, per la settimana ventura. Solo, badate nelle

visite di congedo, di far ben capire che a Pallanza resterete poco

tempo....--

Le diedi uno sguardo, mentre parlava. Aveva un abito di seta scozzese,

a grosse righe colorate, assolutamente ridicolo; e l'adipe senile,

imprigionatovi dentro, protestava da ogni parte, mostrando mia suocera

così attillata, angustiata e vistosa, da eccitar le beffe dei monelli.

--Va bene, mamma,--risposi con un saluto della mano.

Ella se ne andò. Anche costei aveva usurpati i titoli e i poteri; se

non mi fosse venuta la mattana di sposar Lidia, donna Teresa m'avrebbe

servito a maraviglia per esilararmi nei giorni di tedio. Io le doveva

adesso il più illimitato rispetto, da che ella mi chiamava suo figlio,

ed io chiamava lei mia madre, nei discorsi confidenziali....

Pensandovi, c'era da riderne o da piangerne senza posa....

Un ritratto incorniciato di nero, pendente a fianco del letto,

attrasse i miei sguardi, per imperiosa antitesi.... Quella era la

madre mia; quella ch'era morta, che mi aveva amato con l'anima tutta e

per troppo brevi anni! Quale differenza fra la bruna testa

aristocratica di lei, e il viso scialbo, dai lineamenti sdruccioli di

donna Teresa!

Per un istinto puerile di rivolta, mi guardai bene d'annunciare una

lunga assenza agli amici; nelle visite di quei giorni, ebbi a rilevare

come anche Lidia non determinasse la durata della nostra vacanza.

«--Partiamo per qualche tempo--» era la frase di prammatica,

«--Facciamo compagnia alla mamma prima che si stabilisca al Cairo.--»

La nostra fama di coniugi esemplari durava tuttavia, a quanto potei

capire; davanti a noi si parlava senza paura di felicità coniugale e

si condannava con entusiasmo lo stato celibe; noi sorridevamo

cortesemente, sovrani annoiati fino alla morte dalla marcia reale e

rassegnati a sentirsela nelle orecchie in ogni occasione.

--Molto bene,--mi disse un giorno Ettore Caccianimico,--hai saputo

resistere a tua suocera!--

(Per non sospendere le amichevoli consuetudini, egli anticipava le sue

visite o veniva ad accompagnarci fuori, portando sempre a Lidia una

bottoniera di fiori freschi, assai graditi dalla donna, che se li

disponeva in modo ammirevole).

--Ne valeva la pena,--risposi.--Hai notizie di Laura?

--Nulla, dacchè tu l'hai trovata a passeggio con Giorgio.--

Questo mi rendeva inquieto. I piccoli viglietti quotidiani mi

mancavano da qualche tempo, e la portinaia, interrogata, non aveva

saputo dirmi se non che il dottore si vedeva più volte in un sol

giorno, e che la cameriera era desolata per un aggravamento della sua

signora. Non osavo scrivere, nè presentarmi in casa Uglio, ricordando

come l'ultima volta appunto in cui c'eravamo incontrati, Giorgio

avesse finto di non vedermi per sottrarsi all'obbligo del saluto.

Quand'ebbi campo d'appartarmi con Ettore Caccianimico, gli spiegai

tutto questo, un po' titubante.

--Infine,--gli dissi,--io mi sacrifico a passare un mese a Pallanza

col solo scopo di.... per la sola idea di.... trovarvi Laura, di

tenerle compagnia. Come tu dicevi benissimo, è ormai un'opera buona il

non lasciarla sola, poveretta!... Ma non vorrei che il sacrificio

fosse inutile e Laura rimanesse a Milano.... In tal caso, me ne andrei

con Lidia per questo benedetto viaggio.

--Ah!--esclamò Ettore.--Sei matto? Laura verrà a Pallanza, non

dubitare; question di giorni, ma verrà senza dubbio.... Vuoi che

m'incarichi io di prender notizie? Non far complimenti,--aggiunse

sorridendo,--tra noi è difficile stabilire dove finisca l'amico e dove

cominci....

--Se tu volessi,--interruppi,--te ne sarei gratissimo.... Tu sai le

mie intenzioni....

--Ma diavolo!... Non mi farei complice d'idee prave....

--Sei molto allegro. Hai commessa la cattiva azione di cui mi tenesti

parola?

--Uh, che ragazzo!--fece il Caccianimico seccato.--Crede a tutto

quanto mi scappa di bocca in un momento di malumore!--

L'indomani, il colloquio fu più breve, scambiandoci le frasi

nell'intervallo in cui Lidia--che noi accompagnavamo alle solite

visite,--si metteva il cappello avanti allo specchio.

--Ci sei stato?

--Laura verrà. È a letto per riposo ordinatole dai medici.

--L'hai vista?

--Ho parlato con Giorgio. A proposito: mi ha chiesto se c'era il

pericolo d'incontrarti in campagna. È diventato geloso?

--Sciocchezze!--terminai io, alzando le spalle.--Ti ringrazio di

cuore.--

Da quell'istante, respirai meglio. Laura sarebbe guarita, ritornandomi

quell'amica intelligente dalla quale avrei potuto bere dolcezze

rinnovate; e a convincermi dell'affezione rimastami in cuore per lei,

sarebbe bastato l'estremo bisogno ch'io aveva, di parlarne con Ettore

fino alla sazietà.

Lidia era l'aurora fredda; Laura con dieci anni più di Lidia, era il

tramonto dorato d'un'esistenza ardentissima.... In una strana

rievocazione, mi sentivo già Laura fra le braccia, assetata ella

medesima di quell'amore non tutto esausto di cui ci sapevamo capaci; e

la vedevo con certi abiti, con certi guanti, con un certo ombrellino

conosciuto, che appoggiato alla sua spalla ci serviva per appartarci

convenientemente dagli altri....

--Tu cominci a farmi dubitare delle tue caste intenzioni,--osservava

Ettore, una volta ch'io lo tormentava perchè mi desse la certezza

della guarigione di Laura.

--Ti pare?

--Sarebbe enorme, non dico,--mormorò Ettore;--ma ne ho viste di

peggio.--

All'ultimo martedì di Lidia, in mezzo al chiacchierio di visitatori e

alla sfilata di gente antipatica, mi trovavo isolato sotto

un'impressione tale da richiamarmi dei sospetti, che nell'attesa d'un

riavvicinamento a Laura, s'eran calmati d'assai. Lidia, soddisfatta

delle molte attestazioni di simpatia avute in quei giorni, vibrava di

gaiezza; pareva si fosse iniziato un periodo nuovo per la sua anima

depressa, la quale riprendeva quell'atteggiamento d'ingenua bontà,

d'infantile confidenza, ch'eran sì forti ausiliari della sua bellezza.

La sera prima, Gian Luigi aveva promesso di venire a Pallanza egli

pure e di trattenervisi qualche tempo; l'aveva promesso a Lidia,

perchè io m'era guardato d'interrogarlo sui suoi disegni.... Aveva

detto che la campagna gli era necessaria (la sua tristezza

inesplicabile aumentava), che si sentiva stanco, sfiduciato...; una

variazione, insomma, al tema delle sentimentalità pericolose.... E

congedandosi, s'era scusato di non poter venire a salutarci

l'indomani, perchè occupatissimo.

Io dava a quelle occupazioni un senso tutto egoistico; Gian Luigi,

innamorato di Lidia, riscaldato dalle sue lodi, ambizioso di

soverchiarmi e di giungere alla donna per vie non comuni,--doveva

lavorare, preparava qualche romanzo.... forse avrebbe avuta l'audacia

di dedicarlo a Lidia, con le semplici iniziali trasparenti....

Lidia, la quale comprendeva questo, vibrava di gaiezza, quantunque

Gian Luigi mancasse fra i pochi intimi; e perchè mancava, ella non era

elegante come di solito....

--Sei nervoso,--mi disse Ettore Caccianimico, sorprendendomi in quelle

meditazioni.--Fai gli onori di casa in modo pessimo. La tua signora

deve lavorar per due.--

Io lo afferrai per un braccio e lo trascinai nel vano d'una finestra.

--Non ho nulla,--risposi;--tutto si riduce a una gran seccatura per

queste convenzionalità stupide di visite e controvisite, come se

partissimo pel Congo.

--Debbo dirti....--mormorò Ettore.--Le notizie di Laura paiono men

buone.... Domani subirà un'operazione....

--Domani!--esclamai ad alta voce.--Ma perchè non me l'hai detto prima?

Avrei ritardata la partenza con un pretesto....

--L'ho saputo ora. E poi, non è cosa grave.... Queste donne si fanno

operare coll'indifferenza colla quale noi faremmo una passeggiata....

--Mi sembri pazzo....

--Te lo assicuro. Del resto, anche partendo, avrò notizie. Giorgio ha

promesso di telegrafare.

--E dici che non è cosa grave?

--Per, nulla. Tanto è vero, che qualche giorno dopo l'operazione,

Laura sarà in villa a Pallanza.--

I timori d'una catastrofe s'erano addormentati nel mio animo, dietro

le parole d'Ettore; ma all'annuncio presente, si risvegliavano e si

drizzavano come una turba di spettri.... Solo il cinismo del

Caccianimico poteva restare impassibile davanti alla tortura fisica

che Laura doveva subir l'indomani, considerandola facilissima e

naturalissima cosa. Io sentiva un orrore muto, un'apprensione

terribile, che avrei sentito forse anche senza gli egoistici disegni

d'amore, anche per Laura contemplata semplicemente come buona amica.

Una risata di Lidia mi trapassò in quel momento le orecchie quasi un

fischio stridulo. V'era al suo fianco una signora, la quale faceva

professione di spirito e di disinvoltura, dicendo molte sciocchezze

con tono rapido e sciolto; Lidia pareva gustarle profondamente.

Per quali diversi oceani veleggiavano le nostre anime! Io non vedeva

intorno a me persona più felice di Lidia; i suoi crucci erano piccole

angustie appena, e già aveva trovato a chi confidarle.... Non v'era di

comune fra noi che questo fatto: ella si riprometteva un lungo

soggiorno di Gian Luigi in campagna; io in campagna temeva di non

veder giungere Laura.... Perciò Lidia poteva ridere così gaiamente ed

io era in diritto di fremere a quelle risa.

Non avevo notato che presso Lidia mancava un'amica; significantissima

assenza della quale Ettore mi fece accorgere.

--Perchè non è venuta a salutarvi la signora Tintaro?--domandò.

--Credo,--mormorai sottovoce,--che non si vedrà più in casa nostra.

--Per ordine tuo?

--Anche, ma specialmente perchè Lidia non ama le intriganti e deve

averglielo scritto.--

Ettore non chiese oltre; io pensai d'aver fatto male a confidarmi con

lui; egli non aveva capito quanto m'urgesse di conoscere il vero stato

di Laura, dalle mie confidenze ipocrite e timorose.... Avrei voluto

pregarlo di non partire con noi, di trattenersi a Milano finchè ogni

pericolo fosse svanito per Laura: dieci volte in quel giorno mi

avvicinai ad Ettore per parlare, e dieci volte ebbi paura delle

conseguenze. Dovevo necessariamente confessargli quel ch'io sentiva

nell'animo, ed era così grave la confessione da farmi pentire d'aver

già detto troppo. S'io non avessi avuti dei sospetti su Gian Luigi,

avrei potuto confidarmi in lui, che pure si recava in casa Uglio; ma

se la certezza della sua indifferenza per Laura toglieva l'odiosità di

parlare d'una donna avuta in comune,--l'attitudine di Gian Luigi di

fronte a Lidia, mi respingeva da ogni intimità che potesse

giustificare o perdonare le intenzioni colpevoli dell'uomo.

Non furonvi se non gradazioni di pentimento nel mio animo, quel

giorno; dal pentimento assoluto di non aver sùbito corrisposto a

Laura, al pentimento meschino delle confidenze monche.

Per certo, Ettore non aveva nulla capito.

L'indomani egli arrivò alla stazione tranquillo, sorridente, colla sua

signora; non aperse bocca su Laura; dovetti io, mentre eravamo in

treno e Lidia cicalava con Clara,--dovetti io domandargli se nulla vi

fosse di nuovo.

--Ma no, caro,--egli rispose a bassa voce.--L'operazione è alle due;

ora è mezzogiorno.

--Potevi passar da casa e chiedere come si trovasse Laura.

--Col trambusto d'una partenza!--esclamò egli, alzando le spalle.--Ti

ripeto che non c'è niente di grave.

--Ne sei sicuro come ne son sicuro io!--dissi bruscamente, nauseato da

quell'indifferenza.

Il viaggio fu odioso. Delle campagne che il treno si lasciava ai

fianchi, io percepiva coll'occhio quanto rimaneva incorniciato nel

finestrino della carrozza; allontanare una tenda, o avanzare la testa,

mi pareva fatica superiore al vantaggio di riveder paesi cogniti e

alberi volgari.... Un mutismo feroce, s'era impadronito di me

onninamente, fino a rendermi insensibile; e dopo due o tre

interrogazioni cui avevo risposto a cenni del capo, Lidia, Clara ed

Ettore s'accomodarono a chiacchierar tra di loro, lasciandomi in una

vasta e indiana sonnolenza dello spirito.

A Laveno, il lago mi parve orrendo, quantunque soleggiato. Mentre io

poneva piede sul battello, il corpo di Laura Uglio doveva essere già

preda di ferri chirurgici; un viso bianco di dolore, un silenzio

triste per la camera, una positura forzata, un odor d'acido fenico, e

lunghe ore di spasimi quando il corpo, sottratto al ferro, ne

risentisse tuttavia l'impressione fra le carni violate....

A Pallanza, compresi che Laura Uglio non mi avrebbe raggiunto mai.

Perchè lo compresi? Lo compresi d'un tratto, per un risveglio d'idee

coordinanti e concludenti, sprofondate nell'anima e ricomparse a galla

con la viscida solennità di cadaveri.

I signori Folengo erano allo sbarco a incontrarci. Pietro m'accolse

assai freddo, in merito di quel viaggio che mi ostinavo a non

intraprendere se non quando mi fosse piaciuto. Osò anche farne accenno

in casa, ma io volsi le spalle, salendo alle camere destinateci. Ero

dominato dal violento impeto di togliermi a quei luoghi, dove le mie

orecchie, avvezze al romore della città, soffrivano del grande

silenzio bruto in cui la campagna era immersa.

Davanti al letto, nell'alcova che non aveva il mio specchio, il mio

lavabo, le mie fiale, il mio bagno, mi sentii infantilmente perduto,

solo e triste.

L'antipatia di quei particolari sarebbe stata così presto vinta, se

Laura ci avesse raggiunti! Perchè io l'amava ora, senza il menomo

dubbio. Non più il desiderio d'un'altra circolava nelle mie vene, ma

il desiderio preciso ed esclusivo di Laura Uglio, il cui busto io

voleva slacciar lentamente, con degli indugi, per baciarle la nuca e

le spalle.

Fu come una scoperta, a un tratto. Sì, io era un bambino, smarrendomi

così presto!... Se Laura non veniva a Pallanza, chi m'inchiodava là,

chi m'impediva d'andare a Laura? Un pretesto era facile a trovarsi;

poi non mi mancava il coraggio di partire anche senza pretesto.

La scoperta ingenua mi consolò tutto quel giorno, e il lavorìo

d'adattamento al luogo e alla casa venne compiendosi così felicemente,

ch'io non ebbi osservazioni a sollevare quando Lidia mi pregò di

condurla dopo pranzo alla villa Caccianimico.

Nè la notte fu tormentosa d'insonnia; nè l'indomani il paesaggio

sereno fu inquinato dalle mie impressioni soggettive. Mi staccai da

Pallanza con una barca, mi recai a Suna, remando adagio, in braccio a

sogni colpevoli d'un'infinita dolcezza, d'un carattere audacemente

ribelle, quali io poteva fare soltanto se la colpa era incarnata da

una donna come Laura Uglio....

Tornai per l'ora della colazione, ancora cullandomi nella lancia

graziosamente battuta alla prora da un soffio d'aria benigno.... Laura

Uglio mi amava, e a tutto il resto avrei pensato io....

Sul terrazzo della villa Folengo, Lidia mi aspettava.

--Hanno portato un telegramma per te,--ella mi annunciò dall'alto,

quando fui presso la darsena.

Avvicinai la barca in modo che fra essa e il muro del terrazzo non vi

fosse più spazio nè acqua.

--Gettamelo,--dissi ridendo.--Sei buona?--

Il foglietto giallo si librò un istante nell'aria, e mi cadde ai piedi

con maravigliosa perspicacia. Lo aprii e lessi:

«--Laura morta ieri. Funerali domattina alle dieci.--Gian Luigi.--»

Ripresi i remi e internai la barca nella darsena assicurandola al suo

anello, fra una gondola e una yole. Poscia salii in casa

tranquillamente, insensibile.

Il Designato: Romanzo · 第 30 / 36 题