Bisognava stringerla in un cerchio di ferro, spiarla attentamente,
interpretarne i pensieri, accumulare delle prove, dimostrarle come
tutto io sapessi comprendere....
Notai in quei giorni: la serenità piena e indifferente di Lidia (noi
ci parlavamo di rado e ciascuno dormiva nella propria camera, da poi
che la donna s'era dichiarata estranea a quanto mi riguardava; forse
la visione di Laura ammalata non era ultima causa di noncuranza in me
per Lidia); un lieve ma crescente desiderio d'eleganza (la sarta aveva
fatta la sua ricomparsa melliflua, inviando a intervalli di qualche
giorno parecchie grandi scatole misteriose); un rinascente piacere per
i trattenimenti mondani (m'aveva pregato di condurla alle corse,
ov'ella s'era divertita assai, scommettendo e vincendo mercè felici
consigli di Ettore Caccianimico, il quale si vantava di esatte
cognizioni ippiche); una cura minuziosissima di tutta la sua persona e
qualche posa studiata, innanzi agli indifferenti.
Nulla, frattanto, aveva potuto snebbiare i miei sospetti sopra Gian
Luigi; anzi, li avevo confermati osservando come egli mancasse ai
martedì abituali, in cui non era possibile la conversazione intima e
gustosa. Aveva saputo dispensarsi da quelle visite, adducendo a scusa
occupazioni, che lo lasciavan libero soltanto la sera; strane
occupazioni, a mio credere, le quali giovavano a renderlo triste, ogni
dì meglio, molto inquieto, nervoso, incoerente, distratto.
Se Ettore Caccianimico non si fosse presa la briga di venire
quotidianamente da noi, le ore di insopportabile a viso a viso fra me
e Lidia sarebbero state pesantissime anche per la frequenza loro.
Ettore interessava Lidia colla molteplicità degli argomenti che in un
solo discorso sapeva sfiorare o approfondire, a seconda della
curiosità risvegliata nell'ascoltatrice; conosceva gli autori di
grido, e perciò ogni avvenimento, ogni pubblicazione letteraria e
artistica gli servivan per un aneddoto, spesse volte sconosciuto anche
a quelli i quali vi figuravan come attori.
Ettore irradiava a poco a poco una sapienza di vita, sua particolare;
non si poteva negargli il fascino che deriva agli uomini dall'età
matura; fascino di confidenza, fiorita da passioni morte, non più
capaci d'appannare il terso specchio dell'equilibrio intellettuale.
Io era perciò assai tranquillo, quando vedevo Ettore presso Lidia;
e li lasciavo, recandomi a prender notizie di Laura e attardandomi
poi con amici alla passeggiata delle cinque. Le notizie di Laura me
le fornivano dei viglietti chiusi, rilasciati in portineria, con
queste parole scritte in lapis:--_Il medico è contento. Sto meglio.
Oggi ho peggiorato. Non venire a trovarmi perchè Giorgio è in
casa._--Alternative continue di bene e di male, di meglio e di
peggio, che m'irritavano e m'eccitavano nel medesimo tempo.
Un giorno, il viglietto diceva:--_Sono quasi guarita: esco a passeggio
con Giorgio._--La cosa mi sembrò di poco rilievo, anzi uggiosa,
comechè venisse a scemar l'aureola di sofferenza, che m'era consueto
vedere intorno alla figura di Laura.
Quel buon ragazzo d'Ettore Caccianimico, il quale aveva giudicata
Laura moribonda!... Ci saremmo rivisti a Pallanza, dove la donna
avrebbe riposta a soqquadro la città colle feste, le passeggiate
notturne sul lago, le luminarie alla veneziana, come l'anno prima,
quando col mandolino Ettore serviva da Tremacoldo alla compagnia!
Il negozio nel quale entrai, odorava largamente di profumi stranieri,
di saponi e di cosmetici, di acque e di ciprie; lungo e stretto, era
in giuoco a una diversa luce, che a me, rimasto presso il limitare,
non permetteva di scorgere le persone del fondo; ne venivano voci
confuse. Poi le voci e le persone s'avvicinarono, costringendomi a
volger la testa per un fruscìo di sottane.
Laura usciva a fianco di Giorgio senz'avvertire la mia presenza e il
mio sguardo fisso in lei....
Guarita! con quel pallore spettrale!
Ebbi dentro di me una rivolta di sconforto senza fine per la donna, e
di odio velenoso per tutti gli altri.
Scelsi a casaccio, diedi l'indirizzo, e me ne andai presto, fuggendo
quei profumi che mi sonavano intorno una nenia da funerale, o parevano
elevarsi a nembi di sinistro incenso.
Nessuna esperienza di medico avrebbe potuto constatare meglio della
mia, la sorte irreparabile di Laura Uglio, comechè non fossi tanto
colpito dalla sua palese decadenza fisica, dall'attestazione certa
delle sue torture, quanto dall'orribile cambiamento morale della
donna; ella non doveva più avere nè volontà, nè desideri, nè speranze,
nè ribellioni.... Passava ormai nella vita, come corpo rigido travolto
da un lento fiume.
--Sai bene,--mi disse Ettore Caccianimico, quand'io gli spiegai tutto
questo, incontrandolo per via.--È inutile; essa medesima non ha alcun
riguardo.
--Ma Giorgio, come può farsi delle illusioni?
--Non se le farà, figlio mio. Oppure, se le farà perchè è un
imbecille. In ogni modo, noi non possiamo nulla.
--Pur troppo! E resta a Milano? Dovrebbe mutare aria, andarsene di
qui....
--Ci vuol altro!--fece Ettore con una scrollata di spalle.--_Une femme
à la mer_; doloroso, ma irreparabile e non nuovo.... Sono stato dalla
tua signora....
--Hai fatto bene,--mormorai.--C'era qualcuno?
--Tua suocera, donna Teresa; ci sarà ancora, se torni sùbito a casa. È
contraria al vostro disegno di passar qualche tempo nella sua villa a
Pallanza.
--Perchè?
--Dice che non si usa; che dovete viaggiare per non far parlare il
mondo....
--Ma viaggeremo dopo....
--Pare che non si fidi troppo dei dopo. Io ti consiglio a resistere,
perchè se ne dài vinta una, sei un uomo morto, colle suocere.
--Sai se Laura Uglio viene a Pallanza?
--Senza dubbio, poveretta; una buona ragione per andarvi, non ti
sembra? La campagna ti permetterà di visitarla, quando Giorgio sta a
Milano per affari; ormai, si tratta d'un'opera buona, di renderle meno
pesante la solitudine in cui Giorgio l'abbandona.
--Ma sei certo che non si rechi a Saint-Moritz come l'anno scorso?
--Credo non ve ne sia più lo scopo!--disse Ettore con un rapido
sorriso.
Anche lui, dunque, sospettava Saint-Moritz un nido d'amori per Laura?
Che volgari sciocchezze!
Prima che donna Teresa avesse a convincere Lidia della necessità d'un
lungo viaggio, mi conveniva dichiarare esplicitamente il mio pensiero
in proposito. L'idea d'Ettore era giusta; a Pallanza molte cose
avrebbero preso un aspetto diverso. Strinsi la mano all'amico e
m'affrettai a casa.
Ebbi la ventura di trovar donna Teresa ancora seduta vicina a
Lidia.... Com'erano rosee le due donne! Come si somigliavano, adesso
che Lidia accennava ad ingrassare!
«....Delle vecchie signore colle figlie, così identiche alla madre,
sebben giovani, che un amatore del genere poteva, sposando la figlia,
già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent'anni....»
Non era una mia riflessione, questa, fatta durante una passeggiata?
Ecco, la riflessione sarcastica, si mutava in realtà, per mio
conto.... Donna Teresa pareva la caricatura di Lidia, o il suo
ritratto sgorbiato da un monello inesperto; donna Teresa era Lidia a
cinquant'anni, vale a dire in un'età lontana; ma per giungervi, le
tappe non sarebbero state piacevoli, a giudicar dalla prima, da quella
leggierissima pinguedine sopravvenuta in Lidia con l'aggravante di
mutazioni anche psicologiche.
L'odio velenoso per tutti gli altri sentito alla presenza di Laura, mi
dominava, e non appena venne una parola, mi suggerì la risposta
insolita.
--Dunque,---fece donna Teresa rivolgendosi a me,--volete passare un
mese a Pallanza?
--Certamente,--risposi.--Questa è la mia volontà.--
Lidia mi guardò con espressione interrogativa.
--Se noi ti rechiamo disturbo nella tua villa,--continuai verso donna
Teresa,--prenderemo in affitto una cascina.
--Ma no, santo Dio!--esclamò mia suocera, levando le braccia in
alto.--Voi siete i miei figliuoli, e vi aspetterei con tutto il
piacere--Ma pensate che avete annunciata la ripresa del vostro viaggio
in quest'epoca.... Il rimandarlo un'altra volta, si potrebbe
interpretare malamente.
--Io non rimando nulla; dopo il mese a Pallanza, faremo i comodi
altrui; per adesso, faccio i nostri....
--Anche Lidia,--osservò donna Teresa,-è del mio parere.
--Certamente,--disse Lidia, tuttora maravigliata per l'energia con cui
parlavo,--se questo viaggio si deve fare, o prima, o dopo....
--Non ammetto repliche,--interruppi bruscamente.--Fra una settimana
saremo a Pallanza, in una villa d'affitto.--
Donna Teresa gettò uno sguardo a Lidia, quasi per sostenerla
nell'opposizione; ma Lidia mormorò:
--Se vuole così Sergio, non replico più.--
Si vedevano ora i frutti dell'obbedienza imparata nei notturni
colloqui, e il breve episodio rischiarò certamente mia suocera
sull'attitudine che avevamo presa l'uno di fronte all'altra, dopo il
periodo delle prime intimità, durante le quali nessuno comanda e
nessuno obbedisce.
Notai, di passaggio, che i piedini di Lidia erano stretti in babbucce
elegantissime, non mai viste prima; l'abito mi pareva il solito; e
archiviate queste due osservazioni, mi recai nello studio, ove la
finestra spalancata mi attrasse al davanzale.
Da qualche ora, facevo parte d'una piccola categoria d'uomini, la cui
psicologia andò per lungo tempo ignota: da qualche ora facevo parte
degli uomini _che stanno per tradire_; uomini come tutti gli altri in
apparenza, e dagli altri invece così diversi in sostanza, che sarebbe
vano sforzo il volerne rilevare le anfrattuosità sentimentali.
Se quel piccolo gruppo di gente si potesse costituire in un Circolo,
io direi che due condizioni sole possono giustificar la domanda
d'entrarvi come soci: o essere di coloro i quali non hanno mai
tradito; o essere di coloro i quali non hanno abitudine di tradire che
un solo sesso. E direi lo scopo del Circolo potersi stabilire così:
abilitare i primi a tradire, e i secondi a tradire anche il sesso fino
allora rispettato.
Dei secondi facevo parte io; prima e dopo gli amori con Laura Uglio,
non avevo mai esitato a impossessarmi della moglie d'un conoscente,
appoggiato dalla convinzione che uno scapolo è uno scorribanda,
afferra la donna a carriera, la ruba, la trattiene, e la rilascia,
pronto a sostener le conseguenze del suo furto o a difender la sua
preda. Romantica e immoralissima convinzione, senza dubbio; ma in ogni
modo, essa m'aveva avvezzato a tradire soltanto il sesso maschile.
Perchè colla donna, in qualunque maniera ella fosse mia, avevo sempre
sfoggiata una fedeltà eccezionale; e non era piccolo merito il potere
assolversi da ogni peccato in proposito, da ogni desiderio
inconfessabile, da ogni sotterfugio.... La fedeltà nasceva per la
certezza che l'infedeltà è inutile in un amore libero; certezza non
condivisa talvolta dalla donna, la quale aveva trovata utilissima
l'infedeltà in tutti gli amori di questo mondo.
A me pareva dolce cosa esser fedele; dovere innegabile e nel medesimo
tempo piacevole, appunto perchè non imposto da alcuno, e senza lode
agli occhi della legge.
Ma da qualche ora un bisogno vivo, pressante, imperiosissimo di
tradire anche la donna, m'aveva costretto a sconfessare le mie
abitudini, così cavalleresche da un lato, così.... arabe dall'altro;
ed ero venuto a prender posto nel Circolo summentovato,
classificandomi fra i soci che si propongono di tradire ambedue i
sessi.
La mia decisione era grave, perchè il tradimento aveva un nome; non
già perchè mancavo a delle promesse, facevo sanguinare un'anima
femminile, dovevo vivere d'una vita doppia e falsa; tutto questo è
comune a qualunque tradimento, anche nell'amore libero.... Ma l'essere
stato previsto il mio caso, l'essere stato battezzato con un nome da
Codice penale, mi metteva un piccolo brivido di vergogna....
Avevo appoggiati i gomiti al davanzale della finestra e guardavo giù
nel corso Venezia i non molti passanti, senza distinguerli; poi
sembrandomi che ciò mi distraesse dalla solennità del momento, mi
ritrassi, e rimasi bensì presso la finestra, ma in poltrona, collo
sguardo al soffitto.
Raccoglievo ed elencavo gli eccellenti motivi pei quali dovevo tradire
mia moglie.
Innanzi tutto, l'incompatibilità di carattere. (Come la legge aveva
saputo prevedere e battezzare anche questo caso, con dei vocaboli un
po' barbari, ma chiarissimi!). Lidia non amava la letteratura; Lidia
era mutabile così da passare in un solo mese dal desiderio di
solitudine, ai divertimenti più chiassosi, e da questi ai piaceri
frivoli dell'abbigliamento raffinato: non aveva alcuna idea della
famiglia, e mentre in Isvizzera temevo arieggiasse alla buona massaia,
in Italia s'occupava tanto della casa, da non saper nemmeno quale
servo avessi io, dopo lo sfratto d'Andrea; non possedeva sentimenti
precisi, e per lentissime gradazioni era arrivata a mostrarsi
indifferente di dieci supposte mie amanti, quando in principio
s'oscurava se soltanto io trovava bella, non una donna, ma una
vestaglia femminile; non aveva il senso della maternità, anzi peccava
del senso contrario, paventando un parto, per la sua bellezza, e per
la sua tranquillità se i bambini fossero venuti a troncarle la libera
disposizione della giornata; era imprudentissima, perchè ormai doveva
aver compreso che Gian Luigi Sideri mi dava ombra, e tuttavia ella
ogni sera lo invitava per la sera successiva, quand'avrebbe potuto
invitare quell'ottimo Caccianimico, il quale non era men valente
giuocatore del Sideri; era presuntuosa, della presunzione irritante,
che sembra ascoltare e approvare i consigli, e poi agisce a modo
proprio, con un'inesperienza sbalorditoia....
Avrei potuto accumulare altre schiaccianti accuse di questo genere,
tutte classificabili sotto quel solo titolo legale; ma mi urgeva di
togliermi agli argomenti oggettivi, per vagliare i soggettivi, meno
giustificati, ma più tremendi, perchè Lidia non avrebbe mai potuto
allontanarli, non supponendoli neppure.
Ella non supponeva ch'io era stanco di lei; aveva preso alloggio in
casa mia, credendo che ciò solo bastasse a farmele considerar legato
per l'esistenza intera. Non ragionava male in fondo, perchè nessuno
s'era preso il disturbo di spiegarle i gravi ostacoli che una donna
deve superare per impossessarsi dell'uomo, il quale, essendo suo per
legge, è perciò appunto meno suo d'ogni altro, e più volonteroso di
sottrarsi a un dominio spaventevole per forma e per durata.
Nessuno le aveva spiegato che marito e moglie si trovan sempre nelle
condizioni di Maometto e della montagna: onde, ne vengono
disastrosissime conseguenze, comechè ciascuno ami far da montagna che
non si muove, e veder l'altro far da Maometto che la conquista.
Ero stanco di Lidia; se nessuno le aveva insegnate così belle cose,
ella era abbastanza intelligente per averle comprese, quando invece
Lidia pareva volersi rifare del servaggio non lungo di fanciulla, con
un interminabile sultanato di donna. Cosicchè la sua freddezza
complessa mi respingeva, e pur amando le sultane in genere, ero
disposto a dei sacrifici per le sultane sole che avessero muscoli e
nervi, sorrisi e parole.... Non riconoscevo in Lidia alcun diritto
all'idolatria senza condizioni....
Un calcolo erroneo m'aveva consigliato ultimamente d'imporle quelle
notti ch'ella rifiutava per capriccio; ed avevo così resa anche più
problematica la pace del focolare. D'un tratto, Lidia s'era assunta la
divisa dell'obbedienza, d'un'obbedienza curiosissima, fingendo
d'ignorare i miei gusti, e sbizzarrendosi a invitar gente che non mi
piaceva e a trascurarne altra che mi piaceva assai, come quel buon
Caccianimico, il quale veniva sempre a visitarci, ma ci vedeva di rado
a visitar la sua signora.
Da questo era conseguita la sensazione dell'estraneità di Lidia a
tutto quanto mi concerneva. Ella non era la mia donna, o la mia
amante, o mia moglie, o un essere caro ed intimo per le cui fibre
passassero vibrazioni concordi ad ambedue; ella era una donna che
andava e veniva per la casa, che mi dava del tu, che pranzava alla mia
tavola, che mi permetteva di dormirle a fianco e che mi consegnava le
note della sarta con una puntualità maravigliosa.
A costei io avrei dovuto serbarmi fedele tutta la vita? Oggi, domani,
mi sarei imbattuto nella donna per la quale l'amore non era vuota
parola, e il mio poteva essere anche una salvezza o un motivo di
vivere.... Io avrei dovuto rinunciare alle sconfinate gioie d'un
simile possesso, per che cosa? Per rappresentare nella commedia la
maschera del marito fedele.
Calai un pugno sul bracciuolo della poltrona, e mi diedi a passeggiare
infuriato.
Nel lungo ragionamento avevo omessa una cosa d'importanza non lieve:
ero deciso a tradir Lidia; ma con chi? Senza dubbio, con una donna per
la quale l'amore non era vuota parola.... E dove si sarebbe trovata
questa donna?... Fra le mie conoscenze, non mi pareva; fra le mie
conoscenze abbondavano le donne che non soltanto consideravan vuota
parola l'amore, ma eran vuote di cervello esse medesime; tutte amiche
di Lidia....