A pranzo, ella mangiò con molto appetito, senza accorgersi ch'io
toccava appena le vivande e preferivo il vino al cibo.
Ero troppo solo, nel mondo, circondato da insidie e da cause non mai
stanche di dolore; non avevo amici e mia moglie era un'estranea che
poteva diventare una nemica. Un'estranea, certamente, dacchè i suoi
gusti non somigliavano a' miei, la sua educazione s'era fatta entro le
chiuse pareti d'una casetta borghese, e la mia, viaggiando, sognando,
osservando uomini e luoghi diversi; avevo una donna, la cui speranza
di comprendermi vacillava e cadeva, senza lasciar traccia di
rammarico.
Di tutto quanto ci si poteva aspettare dalla nostra unione, un sol
fatto era incontestabile, per sanzione di legge: la signorina Lidia
Folengo era diventata la signora Lidia Lacava Folengo; nulla più, e
troppo poco al confronto delle nostre libertà perdute.
Geltrude entrò a metà del pranzo, portando a Lidia un viglietto
arrivato allora.
La donna lo aperse, lo lesse, lo mise in tasca, e disse a Geltrude:
--Va bene. Non c'è risposta.--
A me:
--È Angela Tintaro che mi scrive.
--Che esagerazione!--esclamai seccato.--Quando non viene a trovarti,
ti scrive; quando non ti scrive, ti manda dei fiori. Almeno potrebbe
sceglier delle ore più adatte, per annoiare il prossimo!--
Lidia strinse le labbra senza rispondere. Da quella lettera, originò
subito un mutamento in lei, palesissimo, per quanto ella volesse
nasconderlo; cosicchè, fui tratto a domandare, contro le mie
abitudini, che cosa Angela Tintaro le scrivesse.
--Le solite storie,--rispose Lidia con negligenza affettata.
Ma la lettera le rimase in tasca.
--Tuo padre ha finalmente deciso di partire per Cairo, accettando
l'impiego offertogli,--dissi.
--Ha fatto bene,--mormorò Lidia.--Ecco: Cairo è una città che vedrei
con piacere.
--Niente c'impedisce d'accompagnarvi tuo padre quando vi si recherà,
sui primi dell'anno venturo.
--Resterò ben sola, dopo,--riflette la donna sbadatamente.
Eravamo in due a finger di mangiare, adesso: anche Lidia faceva una
cattivissima accoglienza alle portate che Geltrude recava; attribuii
l'improvvisa svogliatezza al pensiero doloroso di veder partire presto
i Folengo, ed ebbi cura di non domandare spiegazioni.
Tuttavia, il pranzo si trascinò così malamente, che respirai di
sollievo, quando la tavola fu sparecchiata; i giornali costituivano
per noi in quell'ora e nei giorni d'impaccio, una salvezza molto
apprezzata da ambedue.... Stavo per ricorrervi, quando Lidia mi
domandò con voce un po' tremante:
--Sei andato ai Giardini, oggi?--
Mi bastò un'occhiata alla donna per comprendere; ella preparava quella
domanda da qualche tempo, e studiava il modo di lanciarmela quando
meno l'aspettavo, perchè non potessi ricostruirne il movente;
l'impazienza l'aveva però tradita, e troppo breve tempo era scorso
dall'arrivo della lettera all'interrogazione perchè non vi scorgessi
una stretta relazione.
--Sono andato ai Giardini,--risposi.--Mi pare d'avertelo già detto.
--Con chi?--fece Lidia, guardandomi fissa.
--La signora Angela Tintaro si assume dunque l'incarico d'una polizia
segreta?--domandai ironicamente.--Ho trovata la signora Uglio, che si
recava da tua madre, e come io ne veniva appunto, ella ha rimandata la
visita, e chiacchierando l'ho accompagnata ai Giardini, invece.
--La signora Uglio,--disse Lidia, coll'intonazione con cui ci si fa a
raccontare una lunga storia,--è fra le persone che tu m'avevi proibito
di ricevere; anzi, nel caso poco probabile ch'ella mi facesse visita,
mi avevi pregato di non contraccambiarla.... E d'un tratto tu le servi
da cavaliere e ti mostri in pubblico al suo fianco, ai Giardini,
nell'ora più frequentata?
--Sono convenienze a cui un uomo non può sottrarsi,--mormorai
ipocritamente.
--Benissimo. E che cosa avresti detto tu, se le parti si fossero
invertite? se fossi andata io a passeggio col signor Giorgio Uglio?--
Alzai le spalle, irritato.
--Quale assurdità!--esclamai.--Il torto è appunto quello di supporre
che le parti si possano invertire sempre; quanto ho fatto io, era
logico e necessario; ma ciò non sottintende logico e necessario che tu
faccia altrettanto col signor Uglio.... È un modo di ragionare questo,
di cui t'ho mostrata parecchie volte la falsità.... Ormai, dovresti
risparmiarmelo.
--Benissimo,--ripetè Lidia.--Splendida poi l'idea di non dir nulla....
Ciò fa supporre molte cose....
--Per esempio?
--So io,--concluse la donna seccamente, alzandosi.
--Saresti gelosa?--
Lidia si rivolse, come ferita; appuntò le mani sulla tavola, e
avvicinando il viso al mio, dichiarò a bassa voce:
--Gelosa? Vorrei che tu avessi dieci amanti, non una!--
V'era nella frase tutto il disprezzo di cui vibrava la donna per la
mia condotta di quei giorni; e la rabbia frenata e accumulata nelle
notti d'obbedienza sua e di fredda prepotenza mia; l'uno e l'altro
sentimento davano alle parole un significato profondo, che mi colpì in
pieno cuore, come innanzi a qualche cosa di definitivo,
d'irreparabile.
Non trovai sùbito una formola di protesta; rimasi sotto lo sguardo di
Lidia, turbatissimo, quasi un colpevole, e quando riuscii a scuotermi
da quel fascino angoscioso, Lidia fu chiamata da Geltrude, che
annunciava la visita del conte Gian Luigi.
Solo nel tinello, in mezzo alla luce grigiastra del dopopranzo, fui
colto a un tratto da un impeto di dolore, dalla sensazione
raccapricciante che deve afferrar l'uomo in mare, chiuso in un'ondata
gigantesca. Quel solo giorno m'aveva portato un séguito di piccole e
grandi angustie, intollerabile; nell'istesso momento, ero combattuto
da opposte idee, da disegni contrarî, i quali sollevavano tutto il mio
sistema nervoso, piombandomi nel dubbio,--malattia orribile di cui non
avevo mai sofferto.
Si poteva la oltraggiante dichiarazione di Lidia collegare al suo
mutamento, che mi pareva derivasse da un'influenza estranea? Intendeva
ella farmi capire la propria indifferenza a qualunque mia colpa, per
assolversi ella medesima d'una simpatia colpevole?
Senza dubbio, senza dubbio alcuno, Lidia sentiva questa simpatia.
Dominato da tal pensiero, m'avvicinai all'uscio, che metteva nella
sala, ove Lidia era con Gian Luigi; una voce fresca, tranquilla, ben
modulata,--la voce della donna--mi riempì di maraviglia. In me, la
breve scena del dopopranzo aveva generato un lungo strascico di
riflessioni; in Lidia era scivolata, quasi sopra un'anima di marmo,
non impedendole di mostrarsi cortese, frivola, anche civettuola, come
potevo capire da certe sue risatine, gorgheggiate argutamente. Se
tutto questo era finzione, meritava ch'io me ne impensierissi peggio
che se fosse stata insensibilità.
Nella sala non erano accesi i lumi ancora, quando io v'entrai.
Lidia e Gian Luigi stavan sul divano, ai lati opposti; ma l'ombra
della sera calante m'impediva di scorgerne bene il viso; chiaro non si
vedeva che l'abito di Lidia. Quando i lumi furono portati, rilevai
qualche cosa d'insolito in Gian Luigi e ne fui impressionato
d'un'impressione confusa, oscillante fra la curiosità e il dispetto.
Gian Luigi era abbattuto e pallido; dacchè era giunto, non avevo
sentita la sua voce che per salutarmi; faceva le spese della
conversazione Lidia, la quale aveva una facondia febbrile, ascoltata
dall'uomo con deferenza, approvata da me con qualche cenno del capo,
ma incapace a snebbiare il corruccio che pareva esistere fra noi....
--Se vuole la rivincita di iersera,--disse Lidia a Gian Luigi,
accorgendosi che da qualche istante era distratto....
Si levarono ambedue e si portarono innanzi al tavolino verde,
prendendone dal tiretto le carte e i gettoni.
--Stasera sono formidabile,--mormorò il Sideri finalmente.--Accetterei
qualunque avversario.
--Non vendere la pelle prima d'ammazzar l'orso,--diss'io.
Trovandomi di fianco a uno specchio, mi vi osservai e mi confrontai
con Gian Luigi, che pareva anche maggiormente pallido, colla testa
curva sulle carte e la fronte illuminata dalla lampada.
Indubbiamente se non fossero state certe rughe agli angoli degli
occhi, e la radezza dei capelli presso le tempia, Gian Luigi avrebbe
dimostrato meno anni di me; la sua testa aveva un'impronta
aristocratica, la quale io non possedeva affatto.... L'essere di
statura piccola non faceva poi grave danno all'estetica, e in ogni
modo, se tal danno si voleva ammettere, era pareggiato in me dalla mia
barba rossastra, che m'invecchiava.
Poteva avere importanza questo per Lidia? No; ma poteva averne
moltissima un altro fatto: il Sideri era un osservatore scrupoloso
della forma, un uomo incapace di dire un'insolenza cruda; le insolenze
le diceva, ma con tal giro di parole da farle rassomigliare a frecce
avvelenate e ricoperte di bambagia....
Simile uomo, se avesse voluto assumersi la missione di confidente,
avrebbe trovate le formalità più rispettose....
--Molto indovinato, molto parigino,--egli diceva in quell'istante a
Lidia, accorgendosi allora ch'ella portava una vestaglia nuova, e
gettandole un'occhiata sintetica, da conoscitore.
L'osservazione mi parve audace, se non sconveniente; forse perchè un
lampo di vanità soddisfatta brillò negli occhi di Lidia. Che Gian
Luigi potesse risvegliare nella donna la tendenza alle frivole
soddisfazioni, già in lei così viva sui primi tempi, e dispersa nelle
angustie del matrimonio? Qualunque ne fosse il valore, questo avrebbe
adombrato un predominio dell'uomo sull'animo di Lidia e m'avrebbe
fornito un mezzo di studiare fin dove il predominio arrivasse.
Contento e quasi riposato da tale induzione, m'accomiatai da Lidia e
dall'ospite, raggiunsi la mia camera, mutai d'abiti, e uscii di casa.
La serata era placida; il corso Venezia, male illuminato, staccava
anche meglio nello sfondo il corso Vittorio Emanuele, dove le lampade
elettriche spandevano una luce piacevole, qua e là più viva per il
concorso d'altre lampade nelle vetrine.
Quantunque avessi una meta e il desiderio di giungervi, mi dilungai
prendendo la via più allegra; m'internai sotto i portici, ove la
memoria e l'abitudine mi ricordavano come tre correnti vi passassero
in tre ore diverse del giorno; al mattino, una fiumana di ragazze che
si recavano al lavoro; nel pomeriggio, una fiumana di signore che
ostentavano in sè l'opera manuale di quelle ragazze; nella sera e
nella notte, una fiumana di perdute. Un formicolar vasto e romoroso di
gente era nella Galleria; poi, piazza della Scala diminuiva sùbito
l'intensità di quel movimento, che andava spegnendosi sul corso
Alessandro Manzoni, ove la luce non era sì viva, e la gente era poca.
Innanzi alla casa di Laura Uglio, mi fermai; certo, il marito di Laura
non c'era; egli aveva l'abitudine d'uscir presto e di tornar tardi,
dacchè Laura s'era ammalata e aveva così interrotto l'idillio, che
formava la mia sarcastica ammirazione a Pallanza.... Io sarei dunque
salito a prender notizie, narrando insieme come una lettera d'Angela
Tintaro avesse svelata a Lidia la nostra gita innocente di quel
giorno; mi sarei trattenuto poco, se Laura non insisteva. Se Laura
insisteva, mi sarei trattenuto molto.... Chi sa? Laura era bruna e mi
amava ancora.... Nel frattempo, Giorgio Uglio.... Sorridendo,
considerai la reciprocità fatale cui dava luogo un primo adulterio,
senza ricordarmi che tale reciprocità minacciava anche la mia casa,
dove avevo lasciato Gian Luigi con Lidia.
Quando, inoltrandomi sotto l'atrio, pensai rapidamente alle infedeltà
comode e vili, cui un salotto chiuso e l'occasione propizia potevan
dar luogo,--m'arrestai di colpo, quasi m'avessero piantato un coltello
nel fianco; voltai le spalle, tornai in istrada, e mi gettai in una
carrozza da nolo che passava.
Ero così offuscato, da non ammetter divario fra Laura e Lidia; perchè
ammetterlo, se non ne ammettevo fra me e Gian Luigi?... Le notizie di
Laura l'avrei prese l'indomani; ella mi amava e non a lei, quindi,
doveva esser rivolta specialmente la mia attenzione,--bensì a Lidia,
che non mi amava più.... Per ora, bisognava sfuggissi al destino dei
mariti, i quali creano essi medesimi le occasioni alle mogli.
Nel mio salotto, non si giuocava; i gettoni e le carte erano
abbandonate sul tavolino, qualcuna per terra. Lidia sedeva sullo
sgabello innanzi al piano-forte; Gian Luigi sopra una poltrona,
all'angolo estremo della camera.
--Mi manca l'ultima strofa,--diceva Gian Luigi.--Volevo trovare un
pensiero grazioso, un po' francese, sa, una specie di birichinata
elegante; ed è difficile....
--Sì,--rispondeva Lidia,--bisognerebbe armonizzar le parole colla
musica. Finora, quel che ha fatto, mi piace molto.
--Hai composta una romanza?--domandai.
--Una cosetta delle solite,--disse Gian Luigi, senza stupirsi pel mio
ritorno.--Una cosetta press'a poco così....--
Prese posto al piano, mentre Lidia ed io restavamo in piedi, ai
fianchi di lui; guardò in alto un istante, quasi per ricordarsi,
annunciò:
--Ecco....--
e cominciò la romanza, canticchiandone sottovoce le parole con una
passione man mano più accentuata....
Lidia non lo guardava, ma lo guardavo io, dicendomi che in quel
momento Gian Luigi m'era di gran lunga superiore, comechè procurasse
alla donna un compiacimento intellettuale, ch'ella sembrava apprezzar
molto, anche perchè noi eravamo i primi a conoscere quella
composizione inedita, anzi non ancor finita.
--Molto buona,--dichiarai, quando Gian Luigi concluse.
--Bello specialmente quel passaggio dell'esordio alla prima
parte,--confortò Lidia.
--Oh, una cosina francese, di nessuna importanza,--fece modestamente
Gian Luigi, richiudendo il piano.
Egli restò accoccolato sullo sgabello; Lidia ed io prendemmo posto
innanzi al tavolino verde, rivolgendoci verso il Sideri.
--E di letteratura non ti occupi più?--domandai.
--Ora son troppo nervoso; a mala pena riesco a buttar giù le strofette
che t'ho cantate. Vedremo poi....
--Eppure il successo del tuo romanzo avrebbe dovuto
infiammarti,--mormorai di mala voglia, perchè il romanzo di Gian
Luigi, letto di recente, non m'era piaciuto in nulla.
--Un artista non è un operaio,--sentenziò Lidia.--Non si può
pretendere un lavoro fisso.--
Quali delicati riguardi per la produzione letteraria di Gian Luigi! E
tuttavia, s'io avessi tentato d'emularlo, mi sarebbe accaduto di
sentir Lidia esclamare:--«Ancora queste sciocchezze per la
testa?»--come già l'aveva esclamato.
--Lavorerò in campagna,--promise Gian Luigi.--L'anno scorso a
Saint-Moritz ho appunto preparato il materiale....
--A Saint-Moritz!--ripetè Lidia, quasi ascoltasse quella notizia per
la prima volta.--Ella era poco lontano da noi....
--Poco lontano.... relativamente,--fece Gian Luigi.
--C'era anche la signora Uglio, a Saint-Moritz, l'anno scorso, con dei
parenti,--aggiunse Lidia.
--Non ve l'ho mai vista,--rispose il Sideri senza batter ciglio.
Le parole di Lidia mi fecero riflettere.... Dopo un anno ella
ricordava, forse con desiderio, gli splendidi paesi testimoni della
nostra più intima esistenza, e li ricordava per rimpiangere quasi che
tale intimità non fosse stata interrotta da un estraneo.... Inoltre,
rilevando il soggiorno di Laura e Gian Luigi nel medesimo luogo, aveva
Lidia uno scopo? dubitava ella di qualche intesa fra i due? e se
dubitava, che cosa poteva importargliene?
Quanto a me, credevo Gian Luigi in perfetta buona fede; se avesse
incontrata Laura a Saint-Moritz, Laura non me l'avrebbe taciuto a
Pallanza, ov'ella era in tutto il vigore della salute e della
sfrontatezza.
Lidia non parve della mia opinione, ma non volle insistere; Gian Luigi
parlò d'altre cose, e si accomiatò un'ora prima del solito,
riprendendo quella tristezza che l'_écarté_ e il chiacchierio di Lidia
avevano alcun poco scemata.