L'irritazione che m'aveva preso al rinascer della primavera, s'era
infiltrata nello spirito e nel corpo come un letargo triste e pesante,
dovuto al sole, al tepore inusato, alla folla che usciva per le strade
a sorbir l'aria mite.
Io vedeva ripetersi in Lidia l'identico processo d'inerzia, facendola
debole e apatica.
S'alzava presto la mattina perchè il letto le diveniva intollerabile,
e sonnecchiava distesa sul divano, parlando a monosillabi; o ingannata
dall'aspetto fallace del giorno, voleva uscire a passeggio e ne
ritornava colle membra rotte, pensando forse che la nostra vita
senz'angustie finanziarie, senza obblighi eguali, senza occupazioni
grevi, era infinitamente più odiosa di quella che conducevan le
famigliuole incontrate per via, beate del sole, gaudenti di poche ore
libere.
Non ricamava più; leggeva spesso i libri inviatile da Ettore
Caccianimico, ma saltandone molte pagine per seguire il nudo fatto
raccontatovi, come un viaggiatore che fra l'erba folta cerchi il
sentiero diritto e meno faticoso, poco importandogli d'osservare il
verde circostante.
Le finestre spalancate l'infastidivano; per di là entravan la luce, i
romori, l'accidia fino al dopopranzo, non confortato dai lumi se non
tardi, e segnato invece da odiosi tramonti, schiacciati sui muri a
illividirli e a renderli più volgari.
Avevo lasciati i signori Folengo da un istante, e uscendo da quella
casa, pensavo come nessuna stagione avesse la potenza di mutarvi
l'umore e le abitudini. Donna Teresa era inalterabile, agucchiando
d'inverno e d'autunno, e in villa d'estate e di primavera; Pietro
amava i suoi registri e vi spendeva attorno la vita, quando nevicava e
quando v'era il sole di luglio.
Essi non soffrivano alcuna esterna influenza più che gli animali
imbalsamati del loro salotto; il matrimonio aveva finito per cementar
le due indifferenze, costituendone un solito ordine di vita; ma con
molto rammarico cercavo invano nel mio spirito un'ammirazione per
quegli eccellenti campioni della monogamia.
Mi rasentavan sul marciapiede le signore eleganti; qualcuna
accompagnata dallo sposo, sorridendogli compostamente e sbirciando se
l'equilibrio del suo sorriso fosse notato all'intorno; delle vecchie
signore colle figlie, così identiche alla madre sebben giovani, che un
amatore del genere poteva, sposando la figlia, già farsi un quadro di
quel che sarebbe diventata fra trent'anni; e tipi esotici, come
inglesi dal passo chilometrico, seguìti da qualche orribile cane,
dilettissimo al padrone.
C'eran più donne che uomini, a zonzo. (V'è mai stato un giorno
dell'anno in cui una signora non trovi la necessità d'uscire a
guardare le vetrine, e a furia di guardarle, non finisca per entrar
nel negozio a far delle spese inutili?) Mi ricordavo che già mia madre
m'aveva raccontato come a' suoi tempi le donne, le fanciulle
specialmente, restassero tappate in casa tutta la settimana e non si
permettessero passeggiate se non alla domenica, a fianco del marito o
del padre; ma con quella cognizione del domestico focolare che avevo
ultimamente acquisita, dubitavo qual moglie fosse più sopportabile: se
l'antica, sempre innanzi al cuscinetto da lavoro, o la moderna, sempre
innanzi ai magazzini di mode....
Là dove la gente era fitta, sul corso Manzoni pel quale m'avviavo, era
un'allegria di colori vivaci, che, man mano avvicinandosi, prendevan
forma d'abiti chiassosi e di cappellini insolenti, più notevoli delle
signore che li portavano....
A un tratto, da un gruppo d'incognite, vidi uno di questi abiti, uno
di questi cappellini, farmisi incontro lentamente; e dentro l'abito e
sotto il cappellaio riconobbi Laura Uglio, senza dubbio incamminata
essa pure a una passeggiata inutile ma dispendiosa.
--Andavo dai vostri suoceri,--ella disse, mentre rispondeva al mio
saluto.
--Io ne vengo ora; stanno benissimo, e non sentono la primavera....
--Allora risparmio la visita. Mi accompagnate fino ai giardini?--
Nell'atto in cui s'incamminava, l'osservai con attenzione,
mettendomele a fianco.
L'insolita espressione d'umiltà era cresciuta in Laura, fino a
diventar dolorosa; in quel volto bianco non vedevo che le occhiaie,
assolutamente livide, incavate; occhiaie prodotte da sofferenze
indicibili, continue, roditrici. Quand'ella si mosse, potei rilevare
che Laura procedeva curva, ma così insensibilmente da non esser notato
se non da chi sapeva tutta l'elastica sveltezza di quell'andatura,
tutta l'abituale superbia di quel portamento....
--Più adagio,--ella disse con un fievole sorriso.--Non posso
affrettarmi io.
--Perdonate,--risposi, rallentando il passo.--Non siete guarita?
--Colle vostre cure assidue?--mormorò Laura in tono di corruccio.--Non
sono guarita; faccio la disperazione del mio medico.--
Tornai a guardarla, preso da un senso di paura. Laura decadeva con
rapidità; nelle due settimane scorse dalla mia visita, aveva dato un
terribile tracollo, anche meglio accentuato dall'abito nero ch'ella
portava.
--Sono brutta, non è vero?--domandò. E senza lasciarmi il tempo di
rispondere, aggiunse:--Ho da dirti una cosa. Giorgio pare geloso di
te; s'è messo a fare il geloso, dacchè sono malata, per rendermi più
allegra l'esistenza. Quando sei venuto a trovarmi ultimamente, egli
t'ha visto mentre uscivi e lui tornava dal suo ufficio; mi ha fatta
una scenata; ha detto che non dovevo riceverti, dopo le scortesie di
Pallanza.... Non aveva torto, in fondo, ma io ho capito che tu gli dài
ombra....--
Il passaggio repentino dal voi al tu mi spiacque; la notizia
m'indispettì....
--Io lo imaginava,--risposi.--Ecco perchè non son venuto oltre da
voi....
--Eppure, poichè sono sempre sola, bisognerà che tu venga a trovarmi,
almeno quando c'è Giorgio....
--Brava!--esclamai ridendo.--È affatto impossibile. Io parto a
giorni....
--Per dove?--chiese Laura, con tale accento d'apprensione, che l'idea
d'essere amato da lei soverchiò l'angoscia di vederla sofferente e mi
richiamò un fugace sorriso di trionfo.
--Per dove, non so. Me l'hanno rammentato or ora i miei suoceri: colla
primavera si doveva riprendere il viaggio in Italia....
--Il viaggio? Quale viaggio?
--Il viaggio di nozze,--mormorai a denti stretti.
Eravamo giunti all'entrata dei giardini. Passammo i cancelli
senz'aggiungere parola, io guardando la gente, Laura a testa bassa.
--C'è la musica laggiù,--diss'ella accennando una folla immobile di
persone.
Piegammo verso sinistra, dov'era il piccolo lago, per un viale
disadorno e povero di piante. Sùbito, un'aria più dolce sembrò spirare
beneficamente.
Laura sedette sopra una banchina a ridosso d'un gruppo di tufo e segnò
per terra delle orribili teste colla punta dell'ombrellino. Io restai
in piedi, innanzi a lei, appoggiandomi col bastone al tronco d'una
pianta.
--Allora, questa è l'ultima volta che ci vediamo?--domandò Laura
sollevando il capo all'improvvisa.
Ormai, ero certo. Laura mi riamava, per una di quelle recrudescenze di
passione, che afferrano talvolta anche le anime stanche: me lo
dicevano la sua voce non sicura, i suoi occhi, nei quali, s'io avessi
continuato a indagare, avrei scorte delle lagrime rattenute.
La vanità del maschio, assai più adescabile della vanità femminile,
ebbe un giocondo sobbalzo nel mio animo.
--Ci rivedremo al ritorno,--dissi.
--Oh.... al ritorno!--esclamò Laura tristemente.--Chi sa?...
Colla punta dell'ombrellino cancellò sulla sabbia le teste orribili
disponendosi a tracciarne delle peggio; ma aveva appena preparato lo
spazio, che richiese le ore.
--Sono le tre!--risposi, guardando l'orologio.
--Ho un appuntamento alle tre e mezzo colla sarta,--ella fece,
alzandosi con qualche fatica.--Vuoi riaccompagnarmi?--
Notai di nuovo l'andatura incerta e greve della donna; osservandola
bene, io la vedevo adesso veramente curva, e il sentimento d'angoscia
mi riprese, fugò qualunque altro pensiero.
Presso l'uscita dei giardini, mormorò:
--Te beato, che dopo un anno puoi ancora intraprendere un viaggio di
nozze!--
Con quale sarcastica inflessione avrebbe ella pronunciate quelle
parole, pochi mesi addietro! Ora, non vi trovai che il desiderio
spossato.
S'apriva il giorno lentamente a una serenità profonda, col
disciogliersi delle nuvole bianche, scoprenti all'occhio nuovi azzurri
infiniti ed eguali; di là veniva il sole tepido che c'intorpidiva,
quasi svegliati da una notte amorosa fra caldissime piume.
Quando fummo presso una carrozza chiusa, domandai a Laura:
--Volete dirmi l'indirizzo?
--Piazza del duomo,--ella rispose, mentre saliva nella vettura.--Poi,
indicherò io....--
M'inchinai salutando.
Un collegio di fanciulle, numerosissimo, mi passava accanto in lunga
colonna; quante si preparavan là dentro al martirio della vita? quante
avrebbe perdute l'amore e sciupate il matrimonio?
Avevano illanguidita la loro tinta nell'ombra delle camerate; sotto
abiti senza linea avevano contraffatta la loro freschezza; ma dovevano
da quel periodo severo e umile sbucar nella vita, svelare le loro
facoltà, edificare o distruggere una famiglia. In questo senso, la
lunga colonna di fanciulle m'appariva assai interessante; da un'altra
simile colonna femminile, s'eran tolte Laura e Lidia, con sì diverse
idee, con sì diversi intendimenti.... E chi poteva assicurare che i
primi passi dell'una e dell'altra non avessero avuto un oscuro impulso
da memorie di collegio, da circostanze di fatto, dalla vicinanza d'una
compagna o dall'intimità d'una maestra?
Lidie e Laure si preparavano in silenzio, ripetendo per un'ennesima
volta il processo psicologico di altre, e di altre e di altre,
infinite.
Io poteva ben comprendere o almeno intuire il divario fra quelle due
anime di donna, stretto com'era da qualche tempo fra la prima e la
seconda, sovrapponendo o cancellando le impressioni dell'una colle
impressioni dell'altra.
Un quarto d'ora dopo lasciata Laura, ero a casa, dominato dal brusco
urto, che la presenza di Lidia mi produceva. S'era mutata, in quella
breve mia assenza, colla rapidità con cui mutava d'abiti.
La piccola ombra d'umiliazione che le offuscava il viso nel mattino e
l'accidia che ne spossava il corpo, lasciavano il posto a un aspetto
calmo, consolato, sano fisicamente e moralmente, come dopo una
confidenza in cui il cuore avesse rotte per un istante le dighe della
rassegnazione e liberando il dolore, l'avesse diminuito di profondità.
Fenomeno già notato in Lidia, di quei giorni; perciò pericoloso; che
cosa confidava ella, e a chi si confidava?
Non v'era presso di lei, quand'io vi giunsi, che Ettore Caccianimico,
del quale tutto si poteva sospettare, fuorchè d'esser capace di
consolare alcuno.
--Sei stato a passeggio?--domandò Lidia, seduta davanti al tavolino da
lavoro presso la finestra.
--Sono stato da tua madre e poi ai Giardini,--risposi.--Donna Teresa
mi ha rammentato un vecchio debito; quel viaggio interrotto, o meglio
non intrapreso, per l'Italia, e rimandato alla migliore stagione....
--Ah, è vero!--disse Lidia, con voce che pareva uno sbadiglio.
Al fenomeno psicologico s'univa d'un tratto un fenomeno fisico, non
meno degno di nota.
Lidia ingrassava; l'abito chiaro di quel giorno svelava il fatto assai
meglio di quel che non potesse la mia continua esperienza. Sì, m'era
parso di non abbracciar più le forme sottili ed esatte, tanto amate in
Lidia fanciulla; m'era parso che il suo seno fiorisse, che i suoi
fianchi s'espandessero lievemente, che la gola avesse un'insolita
rotondità; lento trapasso da una Psiche a una Giunone.... Ma, alla
luce sfacciata del sole, questa mutazione si rivelava d'un colpo, non
lasciandomi più dubbio; forse il confronto istintivo fra Lidia e
Laura, debole, divorata dal male,--cooperava a rendere più perspicuo
lo sboccio formoso della prima....
Perchè era così sana e lieta di giovanezza Lidia quando Laura moriva?
Uscii bruscamente dal salotto, lasciandovi mia moglie e il
Caccianimico, nella ridicola speranza che un'altra camera, un'altra
luce, potessero calmarmi.
Passai dalla stanza da letto; il letto di Lidia, bianco e vuoto, con
un raggio di sole che cadeva diritto sui guanciali, mi lievitò in
mente un substrato di amare riflessioni; passai dalla sala, ove rividi
quelle signore brune, le quali mi compiacevo a desiderare, fra il
convenzionale chiacchierio dei mariti; passai dal tinello, ch'era già
stato testimonio di paci e di guerre, di pranzi muti o afflitti dalla
retorica di Pietro e di donna Teresa; la mia camera mi rammentò quella
prima notte in cui aspettavo l'ora di presentarmi a Lidia, mia ancora
soltanto per un apparato di formole; e lo studio, ove m'ero arrestato,
strideva di sogni artistici svaniti, di buoni propositi più deboli
delle abitudini, di rinuncia al lavoro per l'inutile speranza della
felicità nella famiglia.
Tutto l'appartamento aveva uno strano sapore di gioie irrancidite.
Ritornai nel salotto. Ettore Caccianimico s'era posto di faccia a
Lidia; s'egli avesse inclinata avanti la sedia, le sue ginocchia
avrebbero toccate quelle della donna. Diceva:
--Si potrebbe appunto far così. Ella avrebbe la compagnia di mia
moglie, quella de' suoi parenti....--
Fece una pausa, e rivoltosi a me, soggiunse quasi spiegando:
--Proponevo alla tua signora di fare un breve soggiorno con sua madre,
prima di lasciarci. Il tempo è bello e a Pallanza ci dev'essere già
molta gente.
--Non ho nulla in contrario,--risposi,--quando ciò piaccia a Lidia.
Tu, vieni pure laggiù?
--Sì, a Pallanza, con Clara....--disse Ettore, nominando sua moglie
per la seconda volta, cosa affatto insolita e curiosa.
Allora, fra Lidia ed Ettore si studiarono i vantaggi d'un soggiorno
sul lago; c'era la compagnia piacevole, la vita calma e tuttavia
allegra, il buon clima.
M'ero disteso in una larga poltrona, con un libro fra le mani,
assolutamente deciso a non prender parte alla conversazione; Lidia
volgeva il capo di tanto in tanto dal mio lato, con quell'espressione
di riposo, che mi dava qualche sospetto.
Perchè Lidia era così sana e lieta di giovanezza, quando Laura moriva?
Passando lo sguardo al disopra del libro, osservavo meglio le linee
del viso e del busto; linee di profilo, leggierissimamente, ma
indubitabilmente avvantaggiate da qualche tempo; le mani di Lidia,
ch'ella posava sul tavolino, avevan pure una forma più grassoccia, non
aristocratica di soverchio.
Ella m'era piaciuta da fanciulla perchè era fragile e sottile; certo,
m'era piaciuta per altri motivi spirituali; ma anche perchè da
fanciulla era fragile e sottile. Quest'attrattiva stava per vanire,
nella donna?
Ricordando la signora Folengo, sua madre, ebbi un sussulto: a
trent'anni, Lidia sarebbe stata una bella matrona; a quarantacinque,
una signora grassa.... Frode nel contratto matrimoniale!... Una
signora grassa e bionda, vale a dire, facilissima a sciuparsi, come
certe rose tèa, di cui la floridezza eccezionale è, insieme, la
decadenza e lo sfacelo.
Fui interrotto nelle mie considerazioni da Ettore Caccianimico, il
quale si congedava.
--Voi non partirete così presto?--domandò egli a me.
--Quando vorrà Lidia,--risposi, colla formola abituale.
--Decideremo,--dichiarò Lidia, stringendo la mano di Ettore, che s'era
inchinato a salutarla.
Accompagnai il Caccianimico nell'anticamera, fin sulla soglia della
porta.
--Ebbene?--egli chiese a voce bassa.--Sei stato in casa Uglio?
--Giorni sono.
--Hai invitata Laura a far visita alla tua signora?
--Non ne valeva la pena. È ammalatissima povera donna.
--Pare anche a te?... Io la vedo perduta,--concluse Ettore con
indifferenza, mentre se ne andava.
Perduta! Non era dunque un' esagerazione della mia fantasia? Ma
allora, che valeva il rispetto umano? S'ella desiderava di vedermi
vicino a lei, potevo contentarla, senza riguardi per il mondo; perchè
rifiutare quel conforto a un'amica, la quale m'aveva conosciuto
libero, indipendente, e nel turbinìo della vita non s'era dimenticata
di me?
--Andrò da lei, stasera!--mi dissi, rientrando nel salotto.
Il volto calmo di Lidia ebbe la potenza di stornarmi il pensiero
dietro altre idee non meno tristi. In quella medesima notte, Lidia
aveva pianto; adesso era serena, quasi allegra Perchè?
--C'è stato Gian Luigi a trovarti, mentr'ero fuori?--domandai.
--No,--ella rispose un po' maravigliata.--Verrà stasera, forse.--
M'augurai fortemente che Gian Luigi non venisse quella sera: la sua
presenza in casa mia mi avrebbe impedito di recarmi da Laura. Per la
prima volta, non osavo lasciar Lidia sola di fronte a un uomo.