CAPITOLO VI

Della fortezza e delle sue spezie.

Menommi poi l'Umilitá piú suso,

tanto ch'io giunsi al reame secondo;

e, come il primo, il varco aveva chiuso,

ed anco 'l muro avea girante in tondo

5 ed era tutto quanto d'oro fino,

alto ben cento piè da cima al fondo.

Enginocchiato, al mur mi fei vicino;

allora l'uscio grande ne fu aperto;

e noi intrammo su per quel cammino.

10 Forse duo miglia era ito suso ad erto

tra dolci canti e tra li belli fiori,

da' quai tutto quel pian era coperto,

ch'io vidi in mezzo delli sacri còri

star la Fortezza ardita e triunfante

15 come una dea adorna di splendori.

Mirava al cielo e tenea le sue piante

fisse e fermate su 'n una colonna,

ch'era tutta di fino adamante.

La spada in mano avea la viril donna

20 e l'elmo in testa ed in braccio lo scudo,

e la panziera in scambio della gonna.

--O vertú alta, o nobil Fortitudo

--diss'io a lei inginocchiato appresso,--

che non curi Fortuna e suo van ludo,

25 per l'aspero viaggio mi son messo,

passando i vizi insú con grande affanno,

per veder questo regno a te commesso,

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e per veder le dame che qui stanno;

e vengo, alta regina, ché m'insegni

30 l'offizio e l'operar, che da te hanno.

Se 'l priego basso mio, donna, disdegni,

Minerva disse a me ch'io ti richieggia

e che venissi qui, ove tu regni.--

Siccome, quando le sue schier vagheggia,

35 si mostra ardito il nobil capitano,

ed ognun delli suoi, perch'egli il veggia,

cosí fec'ella con la spada in mano,

e cosí se mostroe ogni sua ancilla,

in forma femminile ardir umano.

40 Non mai Pantasilea ovver Camilla

tanto valor nell'arme dimostrâro,

né donna d'Amazona o d'altra villa.

--Da c'hai passato il cammin cosí amaro

--rispose quella,--e mándati Minerva,

45 degno è che io t'insegni e faccia chiaro.

La parte, che nell'uom debbe esser serva,

per due cagioni alla ragion s'oppone

e contra buona legge sta proterva.

Prima è dolcezza delle cose buone

50 secondo il senso, e, quando troppo move,

a questa Temperanza il fren gli pone.

L'altra è quand'ella andar non vuol lá, dove

la ragion ditta e fállo per paura

o per diletto, che la tiri altrove.

55 Ora a' due offizi miei porrai ben cura.

Uno è che arma l'uom e che lo sprona

alla vertú contra ogni cosa dura.

E, perch'abbia vittoria, la corona

io gli dimostro; e, se vince l'asprezza,

60 prometto fama e premio, che 'l ciel dona.

L'altro è che, come Ulisse, la dolcezza

lassa di Circe e, come Sanson fiero,

svegliato, i lacci di Dalida spezza.

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E giammai non ti caggia nel pensiero

65 che di fortezza virtual sia armato

chi il mal fa forte o casual mestiero,

cioè per furia o ira, o che infiammato

sia d'amor troppo, e forse per temenza

o per guadagno ovver come soldato.

70 Per molta ovver per poca esperienza

alcun par forte; ma vera radice

nullo ha di questo, ma sola apparenza;

ché la fortezza, che fa l'uom felice,

è animo costante a non volere

75 ciò ch'a ragione ed a Dio contradice,

per questo apparecchiato a sostenere

ogni fatica, ogni briga e periglio

e voler contrastar con suo potere,

e per le quattro cose, a quali è figlio,

80 la patria, il padre, la vertú e Dio,

ire alla morte con allegro ciglio.

Non ha però di morte ella il disío;

ché quanto al mondo è utile sua vita,

tanto il morir gli dole e pargli rio.

85 Ma la sua carne libera e espedita

tiene alla morte, e sol quando bisogna

e in bene di color che l'han largita;

ch'è meglio assai che l'uom la vita pogna,

che Cloto fila e fa corte le tele,

90 che viver vizioso e con vergogna.

Perché non fusse a' nemici infedele

nelle promesse, il buon Regulo Marco

tornò alla morte ed al dolor crudele.

Ristette solo Orazio su nel varco

95 del ponte, insin che gli fu dietro rotto,

portando de' nemici tutto il carco,

e poi nel Tever si gittò di sotto

non per fuggir, ma che non contentasse

color ch'a ritener s'era condotto.

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100 Fortezza fe' che Curzio si gittasse

nella ruina, acciò che la sua morte

da morte la sua patria liberasse.

Omai contempla la mia bella corte.

Questa che 'n testa porta due ghirlande,

105 perché a destra ed a sinistra è forte,

Magnanimitá è, che ha 'l cor sí grande,

che Fortuna nol flette, se minaccia,

né lieva in alto con losinghe blande;

ma tra la gran tempesta e gran bonaccia

110 conduce la sua barca con salute,

e troppa spene o tèma non l'impaccia.

Non per ambizion, ma per vertute

s'ingegna di salir in grande onore,

e solo a questo ha le sue voglie acute,

115 e, non perch'i subietti ella divore,

ma per far prode, sí come fa 'l lume,

che, posto in alto, mostra piú splendore.

Il vizio d'arroganza, e che presume,

ha ella in odio e la gloria vana

120 sí come cosa opposta al buon costume.

Troppa audacia ancor da lei è lontana

e 'l timor troppo e l'animo pusillo,

e la temeritá da lei è strana;

ed è verace, e l'animo ha tranquillo

125 e tra li grandi mostra aspetto magno,

ed eccellente ed alto è 'l suo vessillo,

ed usa tra' minor come compagno.

L'onor e la vertú vuol che antiposta

sia all'utilitá ed al guadagno.

130 Quell'altra donna, che gli siede a costa,

è sua sorella, chiamata Fidanza:

questa è seconda, in questo regno posta.

Questa comincia con molta baldanza

le cose dure, pria pensando il fine

135 e la fatica ed ogni circumstanza.

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La terza poscia di queste regine

è Pazienza, ed ella è che sostiene

della battaglia le piú acute spine.

E sono dolci a lei l'amare pene,

140 pensando il premio e 'l grande onor che spera,

ché senza affanno non si monta al bene.

La quarta è la vertú che persevéra

insin al fine, e l'opera conduce

tutta perfetta e tutta quanta intera.

145 Ogni atto buono ed arduo, che produce

la volontá zelante ed iraconda,

a questo mio reame si reduce.

Io dico l'ira, quando non abbonda

tanto che offusche il lume della mente,

150 ma quella che a ragion sempre seconda.

In questo regno mio tanto eccellente

stanno i romani antichi e li gran reggi

e gli uomin forti dell'antica gente,

i quai voglio che odi e che li veggi.

155 Quivi sta Ettòr e quivi stan coloro

che in magnanimitá fûn li piú egreggi.--

Allor partíssi, e tutto il sacro coro,

seguendo la Fortezza, i passi mosse,

sin che trovammo una gran porta d'oro.

160 La donna principal quella percosse;

e senza alcun indugio ne fu aperta;

ma quel portier che aprío, non so chi fosse:

tanto attesi a seguir la scorta esperta.

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Il Quadriregio · 第 89 / 157 题