CAPITOLO V

Della virtú della continenza e delle sue spezie, e dell'astinenza.

Cominciò Continenza il terzo canto,

quando l'onesta Parcitá si tacque;

e prima gli occhi alzò al cielo alquanto,

dicendo:--A Dio verginitá sí piacque,

5 che lei elesse sposa, in lei discese,

quando di vergin madre al mondo nacque.

A san Ioanni l'angel fu cortese

per la verginitá, a lor sirocchia,

quando, di terra su levando, el prese,

10 dicendo:--Su, su, lieva le ginocchia:

fratelli e servi siamo in quel Signore.

che ciò, che è futur, presente adocchia.--

Non pure il cielo a lei fa onore,

ma l'universo ed ogni creatura

15 alla bellezza di tanto valore.

Subietti stanno a lei, quando scongiura.

li maladetti piovuti da cielo,

per forza, per amore o per paura.

La vergin sacra giá accese il velo

20 nel foco estinto; e l'altra la gran nave

trasse con un capello d'un sol pelo.

Il capricorno sí feroce e grave

da lei pigliar si lassa, ed ella el regge;

e segue lei mansueto e soave.

25 Ma, perché è scritto nell'antica Legge:

«Crescete insieme vo' e moltiplicate»,

come in quel testo piú volte si legge,

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per questo molti la verginitate

impugnano, perché non è feconda

30 come lo stato delle coniugate.

Convien che a questi detti si risponda

che funno a tutte spezie e fûn comuni

non a persona prima ovver seconda,

ché vòlse Dio e vuol che sianvi alcuni,

35 perché alle cose sue meglio s'attenda,

che d'ogni atto venereo sian digiuni.

Benché verde grillanda o sacra benda

adorni quella c'ha la mente negra,

non però vergin esser si comprenda;

40 ché la verginitá pura ed allegra

è la mente incorrotta a Dio divota,

cogli atti onesti e colla carne intègra.

E, se l'integritá fusse rimota

contra 'l voler, non però si sospetti

45 perder corona e la celeste dota.

La castitá è poi de' men perfetti;

ma, se si parte dalle cose sozze,

il frutto di sessanta in cielo aspetti,

se non trapassa alle seconde nozze,

50 se lassa ciò in che Marta s'affanna,

se piú non vuol marito che rimbrozze,

e se con Michelina e con sant'Anna

abita sola e dimora in quel templo,

ove si gusta la celeste manna;

55 se dalla tortora anche piglia esemplo,

che beve turbo e sola sempre è 'n lutto,

quasi dicendo:--Io castitá rassemplo.--

Il matrimonio è poi di minor frutto;

perché convien che la famiglia rega,

60 non può inverso Dio attender tutto;

ché quanto piú col mondo alcun si lega

ed alla cura bassa sta piú attento,

tanto dal contemplar di Dio si piega.

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Allora è santo e vero sacramento,

65 se in una vera fede egli è fundato,

in santa pace e in un consentimento;

se solo a quel buon fine egli è usato,

pel quale al primaio uom, quando fu fatto,

la sposa Dio gli trasse del costato.

70 Se bestiale ovver meretricio atto

fra lor non si usa, allor è continenza,

ché fuor de' miei confini e' non è tratto.--

Poi, come donna che fa reverenza,

lassando il ballo, tal atto fe' ella,

75 e prese il quarto canto l'Abstinenza.

Alzando gli occhi al ciel, quella donzella

disse:--La mente mia libera e lieta

sublimo al mio Signor, che mi favella.

Egli è che spira e che mi fa profeta:

80 Egli è che ciba me, lui contemplando:

Egli è che di vertú mi fa repleta.

Di me all'uomo fe' il primo comando;

e, quando el ruppe, a morte ed a fatiga

e tra mille timori el pose in bando.

85 L'offizio mio quella parte castiga,

dov'è 'l desio e quel voler ribello,

che alla legge mental dá sí gran briga.

Li tre fanciulli ed anche Daniello

profeti fei, perché funno abstinenti

90 e parlavan con Dio, com'io favello.

Avventurate giá l'antiche genti,

a cui il pasto delle giande ed erbe

fe' 'l viver lungo e san senza tormenti!

Ora li cibi e le mense superbe

95 son sí cresciuti, che la vita brieve

è inferma e poca e pien di doglie acerbe.

Ora, se innanzi al pranzo non si beve,

pare altrui pena; e troppa dilicanza

fa che 'l cibo comune al corpo è grieve.

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100 Il corpo, che del poco ha sua bastanza,

se non ha buono assai e spesso e presto,

mormora guasto dalla mal usanza.

Or pochi fanno quel digiun richiesto

per decima da Dio, che gli sia offerta,

105 del tempo, che a ben far n'ha dato in presto.

E non val ch'è precetto e che si accerta

ch'estirpa i vizi e le virtú acquista,

e che lieva la mente a Dio sú erta.--

Qui lasciò 'l canto come 'l citarista;

110 poi come fa'l falcon, quando si move,

cosí Umiltá al cielo alzò la vista,

dicendo:--O alto Dio, o sommo Iove,

nulla umiltá che pretenda bassezza,

possibil è che mai in te si trove.

115 Ma, permanendo in sé la tua altezza,

il tuo Figliuol l'umanitá si unío

non con difetti, ma con l'altra asprezza,

sí ch'egli, essendo insieme e uomo e Dio,

in quanto Dio che satisfar potesse,

120 e in quanto uom patisse ove morío,

per colui che, produtto allora in esse,

ruppe la sbarra del comando primo

ed attentò che, quanto Dio, sapesse.

Però convenne che 'l superbo limo

125 s'umiliasse quanto insú era ito,

ed egli non potea piú ire ad imo.

Ed anco 'l suo peccato era infinito,

pensando quel Signore, in cui presunse

e che a non obbedirlo fu ardito.

130 Per questo, Dio umanitá assunse

ed un si fece seco e fu quell'Agno,

che pei peccati altrui s'offerse e punse.

O alto mio Signor, tu se' sí magno,

che tutti quanti i ciel son la tua sede,

135 e la terra è scabello al tuo calcagno.

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Alla grandezza tua, che tanto eccede,

l'umiltá sola gli fece la casa,

quando umanò 'l tuo eterno Erede

nel petto di Maria, qual è rimasa

140 speranza a' peccatori e sempre advoca

che Piatá tenga a lor la porta pasa.

Quella Umiltá, che 'n croce si fe' poca,

fu esaltata e, posta al lato destro

appresso a Dio, in alto si collòca.

145 E, quando al mondo stette per maestro,

con umiltá conversò tra la gente

non come prince, ma come minestro;

ove li gradi mostra, a chi pon mente,

dell'umiltá, e prima che subietta

150 sie a' maggiori e presta ed obbediente.

L'altra è che a' suoi egual si sottometta;

l'umiltá terza alli minor subiace:

questa è suprema ed è la piú perfetta.

Di un'altra umiltá, che nel cor giace,

155 il primo grado non dispregia altroi;

l'altro, s'è dispregiato, non gli spiace.

Il terzo grado è dopo questi doi;

che, s'egli è dispregiato, se ne goda

e non si turbi, perché altri el nòi;

160 e che avvilisce sé, quando altri el loda,

e sol risponde, quando altri el domanda,

e non si cura, benché opprobrio oda;

e come il buon corsier, che cosí anda

come altri mena il fren, cosí la voglia

165 pon nell'arbitrio di chi ben comanda;

e, benché alcuno a lui la vesta toglia,

o se la sua mascella li percuote,

non contendendo, lo mantel si spoglia

e paragli anco l'altra delle gote.--

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Il Quadriregio · 第 88 / 157 题