CAPITOLO VII

De' magnanimi e valentissimi, ne' quali risplendette

la virtú della fortezza.

Non credo che sia loco, sotto il cielo,

sí delettoso e di tanta allegrezza,

né tanto temperato in caldo e 'n gielo,

quanto quel dove andai con la Fortezza.

5 E lí trovai armato il fiero Marte,

quanto un gigante grosso ed in altezza.

E molta gente avea da ogni parte

e tanto appresso a lui, quanto vantaggio

ebbon in forza e in battagliosa arte.

10 E sopra tutti lor scendeva un raggio,

il qual si derivava dal pianeta,

che dá nella battaglia buon coraggio.

Sí come luce ch'esce di cometa,

cosí scendeva lor sopra la chioma,

15 secondo la vertú piú chiara e lieta.

Quando piú bella e piú in fior fu Roma,

non ebbe in sé sí bella baronia,

né quella che di Troia ancor si noma.

Come tra' fiori e dolce melodia

20 l'anime vanno tra gli elisii campi,

facendo insieme festa in compagnia;

cosí su' prati dilettosi ed ampi

givano questi in gran solazzo e gioco

col raggio in capo, che par che gli avvampi.

25 --Secondo il raggio, quanto è assai o poco

--Fortezza disse,--qui si manifesta

la vertú de' baron di questo loco.

p. 306

Colui, che sí gran fiamma ha su la testa,

Ercule fu, quel valoroso e forte,

30 che morto fu con venenosa vesta.

Tornò d'inferno e fuor delle sue porte

Cerbero trasse e menollo nel mondo

con tre catene a tre sue gole attorte.

L'altro, ch'è dopo lui e poi secondo,

35 è Cesar ceso nel ventre materno,

che 'l raggio ha poi piú chiaro e piú giocondo.

Tutta la zona donde viene il verno,

la Francia, il Reno e l'antica Bretagna,

sommise a Roma sotto 'l suo governo.

40 E poi quel terzo, il qual egli accompagna

e che da tanti è qui menato a spasso

su per li prati della gran campagna,

è quel che di combatter mai fu lasso

nella battaglia, il fortissimo Ettorre,

45 per la cui morte Troia venne al basso.

Non bastò, Achille, a lui la vita tôrre,

ma 'l trascinasti intorno delle mura

delle porte troiane e delle torre.

Il quarto, c'ha la luce chiara e pura

50 su nella testa, è Alessandro altèro,

che fece a tutto il mondo giá paura.

Egli ebbe l'Oriente tutto intero:

forse, se non che morte el lievò tosto,

di vincer Roma gli riuscía 'l pensiero.

55 L'altro, a cui tanto raggio in capo è posto,

è quell'Ottavian, da cui si dice

ogni altro imperator «Cesare Agosto».

O alto core, o anima felice,

la terra tutta facesti subietta

60 fin dove il caldo accende la fenice.

Fatt'hai di Cesar tuo la gran vendetta,

e Perugia condutta a trista fame,

e guasta tutta pompeiana setta.

p. 307

Recasti tutto il mondo ad un reame;

65 per tua virtú, dal ciel discese Astrea

e chiuse a Ian del tempio ogni serrame.

Risguarda omai el magnanimo Enea,

che si rallegra e parla con lui insieme,

e ben in vista par figliuol di dea.

70 Vedi da lui disceso il nobil seme,

Romulo dico, innanti al cui valore

tutte l'altre fortezze fûnno sceme.

Vedi che tutti que' gli fanno onore

e stangli innanzi come figli al padre;

75 ed ha dal forte Marte piú splendore.

La grande Roma e l'opere leggiadre

di farsi grande e vendicare il zio

e la Sabina a Roma dar per madre,

il Capitolio e 'l tempio, che fe' a Dio,

80 la milizia, il senato e la virtude

el fan sí grande in questo regno mio.

Oh secolo feroce! oh genti crude!

il padre de' roman da' roman poi

fu ucciso ed occultato in la palude.

85 Quell'altro, che piú presso sta a loi,

è il gran Pompeo, il quale in mare e in terra

fe' gloriosi li triunfi suoi.

Questo fu vincitor in ogni guerra,

in Grecia, nell'Egitto ed in Tessaglia

90 e ove 'l libico mar la secca serra,

sinché col suocer ebbe la battaglia,

u' Fortuna mostrò che contra lei

non è fortezza o senno che vi vaglia.

Vedi il piatoso amator delli dèi,

95 difensor delle leggi, il buon Catone,

refugio a' buon e riprensor de' rei.

Mira il chiaro splendor di Scipione,

in tanta gioventú verenda immago,

tanta onestá in etá di garzone,

p. 308

100 a cui die' 'l nome la vinta Cartago,

l'Affrica subiugata ed Anniballo,

che contra Roma fu peggior che drago.

L'altro è che 'l gran francioso da cavallo

gittò a terra, e detto fu Torquato

105 dal torque, che gli tolse, argenteo e giallo.

Mira Camillo, il forte Cincinnato,

il qual fortezza e vertú fe' sí grande,

ch'andò al triunfo, tratto dell'arato.

Se di quegli altri tre tu mi domande,

110 che vanno inseme, a cu' il figliol di Iove

del raggio a lor fa 'n capo tre grillande,

quello, che i passi innanzi agli altri move,

è 'l sovran re di Francia Carlo Magno,

che contr'a' sarracin fe' le gran prove.

115 L'altro, che va con lui come compagno,

è 'l valoroso Boglion Gottifredo;

che della Terrasanta fe' 'l guadagno.

Il sepolcro di Cristo e 'l santo arredo

ei conquistò; ed ora l'ha 'l soldano,

120 non iusto possessor, ma come predo.

Il terzo, ardito, con la spada in mano

è 'l re Artus, e i suoi atti pregiati

nomati son da presso e da lontano.--

E giá la dea a me avea mostrati

125 li gran troiani ed anche li gran greci,

che eccellenti e forti erano stati,

e detto avea de' Fabi e delli Deci;

quando vidi un con molta gente intorno:

ond'io a domandar oltra mi feci:

130 --Chi è colui, che 'l raggio ha tanto adorno,

o dea Fortezza, che sí come 'l sole

faría la notte parer mezzogiorno,

e che di fiori, rose e di viole

li spargon sopra il petto e sopra il viso,

135 sí come a' novi amanti far si sòle?--

p. 309

Ed ella a me:--Colui, che festa e riso

riceve qui per la vertú che vince,

or ora debbe andare in paradiso.

Ed è concesso a lui che passi quince,

140 che 'l suo valore a te sia manifesto:

chiamato fu 'l cortese signor Trince.

Innanzi a quell'Urbano, il qual fu sesto,

sotto il vessillo scritto in libertade,

che servitú per chiosa ebbe nel testo,

145 tutte sue terre e tutte sue contrade

di santa Chiesa a lei volson le piante

e rivoltônsi con lance e con spade.

Ma questo con pochi altri fu costante,

e tra quei pochi di costui apparse

150 la fede ferma piú che diamante;

tanto ch'egli per questo il sangue sparse,

drizzando a Dio il core e le sue mani,

che 'n liberalitá mai fûnno scarse.

Per questo greci, dardani e romani

155 l'aspergono di fior, come tu vedi,

e fangli festa in questi grati piani.

--O sacra dea--diss'io,--se mel concedi,

andrò a lui, e reverente e chino

abbracciar voglio i sui amorosi piedi;

160 ché 'l suo figliol dal mondo pellegrino

quassú salir mi mosse: egli mi manda:

per lui messo mi son in 'sto cammino.

--Consentirei--respuse--a tua dimanda;

se non che su nel ciel tu 'l trovarai,

165 se il core e tua vertú tanto insú anda.--

In questo sopra lui disceson rai,

quali il sol la mattina all'oriente

intensi manda li splendor primai.

Li tre colle grillande prestamente

170 insieme in compagnia a lui n'andâro,

facendo via a lor tutta la gente,

p. 310

ed entrôn dentro in quello splendor chiaro.

Allor vennon da cielo agnoli molti,

che quelli quattro a Dio accompagnâro.

175 Quelli bei fiori, ch'elli avíeno còlti,

spargean sopra la gente, andando insue,

che ammiravan con sospesi volti,

sinché, allungati, non si viddon piue.

p. 311

Il Quadriregio · 第 90 / 157 题