Ultima scena.
Per la prima volta il signor Basilio fu tocco da un sentimento che
molto si avvicinava all'affetto ed alla pietà: il pungolo del rimorso
entrò pure per la prima volta nell'egoista suo cuore; nel contemplare
quelle angeliche sembianze, or fatte cadavere, sentì un brivido
corrergli per tutte le membra. Gran Dio! Egli contemplava il cadavere
della più infelice creatura; un'immensità di avvenimenti gli tornava
al pensiero, e, convien pur dirlo, nel vedere spenta quella soave
fanciulla, il dolore penetrò nelle sue viscere, desiderò la vita di
lei; perchè mai? per far felice quella creatura. Ah! guai a coloro
che, per beneficare, hanno bisogno di vedere innanzi a sè cadavere chi
dovrebbe risentirne il benefizio.
La brutalità dell'empio era cessata. La prima lacrima era spuntata su
quel ciglio che aveva saputo rimanersi asciutto al cospetto delle
umane infelicità e dai tanti misfatti di cui era stato continuo
autore. La benda dell'egoismo, la più fatale perchè l'uomo s'inabissi
nelle colpe, era alfine caduta. Ahimè troppo tardi! La infelice ma
sempre ognor più cara Angiolina lo aveva detto nell'eccesso del suo
delirio, allo scoppio di quelle salve di artiglierie che aveva
intronato le finestre del superbo palagio: _Ecco la giustizia di Dio!_
Il dolore pertanto di vedere che questa era pur per piombare sul capo
del padre suo aveva affrettato il termine di quella vita sempre
dolorosa da lei menata quaggiù; ed era volata al cielo quale anima
purificata dalle sventure, con la speranza di chiedere al Dio delle
misericordie perdono per il padre, protezione per quel figlio che la
misera madre, ahimè! più non doveva rivedere quaggiù.
Ma la giustizia di Dio è inesorabile. Quella detonazione di
artiglieria annunziava che erano giunte pur troppo armi straniere alle
mura della città. Essendo state serrate le porte al primo apparire
delle falangi ostili, queste avevano tosto incominciato il
cannoneggiamento. Al rimbombo di questo il signor Basilio si scosse
dal suo letargo o meglio dal suo stupore: un brivido l'assalse; la
profezia dell'infelice sua figlia gli romoreggiava alle orecchie più
che il suono fragoroso del cannone e della moschetteria. Sollevato il
corpo esanime della giovane, con atto dolce e mesto lo depose su
quello stesso divano su cui un'ora prima aveva seduto con pensieri
tanto diversi. Quasi mentecatto, era per uscire di casa abbigliato
siccome si trovava, quando disperate grida dei suoi proseliti che ad
alta voce il chiamavano lo fecero ritornare in sè stesso.
--Eccomi, eccomi, gridava come forsennato, eccomi, che volete da me?
--Alle mura, alle mura, schiamazzavano centinaia di cittadini armati
chi più chi meno, alle mura: ne abbattono la cinta.
--Eccomi, eccomi! seguitava a dire il signor Basilio mentecatto, senza
pure trovare l'uscita della stanza.
Intanto il suono di tutte le campane a martello, le grida feroci del
popolo eccitato dai facinorosi, gli urli e i gemiti delle donne e dei
fanciulli, lo scoppio dei razzi, delle bombe, delle palle di cannone e
dei moschetti assordavano l'aria.
Era scena d'inferno.
In tanta ambascia, fra i mille tementi l'eccidio, palpitanti per i lor
più cari, per le sostanze, per l'onore, non vi fu alcuno che osasse
dire al popolo: O popolo, tu che hai creduto ai novelli Mosè, chiedi
loro il miracolo di salvarti. Ove si ascondono eglino i tuoi Giosuè, i
tuoi Gedeoni, i tuoi Jefte? ben io glieli avrei mostrati nascosti
sotto le materasse e fra le botti nelle cantine. Il popolaccio gli
andava cercando, e fra questi andava pur cercando il signor Basilio,
il quale ad un tratto si vide piena la casa di persone raccozzate ed
armate, e sebbene uomo di consiglio e non di guerra, dovè prendere
un'arme e lasciarsi guidare.
--Dove mi conducete? sclamò con voce semispenta quando in mezzo a
tanta turba si avvide di essere sulla via.
--Dove ti conduciamo? urlarono minacciosi cento e cento. Saresti
forse, come gli altri che ci hanno spinti a questi estremi, un cane
cioè di fariseo? non sai tu che siamo côlti alla sprovvista e che fa
duopo di un coraggio da leoni per uscirne salvi?
--A noi basta il tempo, un poco di tempo è quello che ci bisogna;
superato questo primo impeto di espugnazione, noi non mancheremo di
aiuti da tutte le città vicine che faranno causa comune con noi.
--Certamente che lo faranno, come il nostro esempio avrà saputo
infiammarli, saprà deciderli il nostro coraggio. Ah! noi ci
acquisteremo una pagina eterna di gloria nel volume della storia.--
Il signor Basilio era come coloro di cui si dice _hanno occhi e non
vedono, hanno orecchi e non sentono, hanno lingua e non parlano_; ciò
che gli succedeva da poche ore a quella parte gli sembrava come
tremenda visione.
Ma visione non sembrava ciò che avveniva a coloro che circondavano
l'uomo di stato spingendolo alle porte.
--Su su, carissimo signor Basilio, nostro Ulisse, dicevagli il
capitano Grongo, che durante i momenti di ozio aveva letto l'Iliade,
che poi riponeva sotto il banco del pesce quando gli avventori
venivano in pescheria a provvederne da lui, il quale era ritenuto il
meno ladro dei pescivendoli, su su, caro Ulisse, vi farebbe paura un
poco di puzzo di zolfo? Eh! non credo; ormai la vostra fama è
assicurata; dopo la partenza del cittadino Bruto, del cittadino Catone
e di tanti altri valenti uomini, voi siete il nostro sostegno: e non
sentite il tamburo che musica dolce va strimpellando alle orecchie dei
valorosi amanti della libertà? eh! se voi morite, convien dire che una
morte sì bella non la credevate per certo, ed io e l'oste dei Tre Mori
di certo ve l'auguriamo di cuore.--
Il signor Basilio, momentaneamente reso a sè stesso, nel fare qualche
passo sorrise di uno di quei sorrisi che usava al tempo del collo
torto, dachè dopo le riforme lo aveva egregiamente raddrizzato.
--Ma che morte? prese a dire il vecchio oste, affè di D... ma che?
abbiamo forse paura di poche palle e di qualche razzo? e non si
attende un rinforzo dalla parte del mare, dalla Corsica, un rinforzo
di trentamila uomini?
--E chi vi ha detto queste fandonie? saltò su bruscamente un uomo di
mezza età infra coloro che erano nella folla.
--Chi ci ha detto queste fandonie? chiami fandonie le verità del
cittadino padre G.....?
--Padre zappata, dice il proverbio, predica bene e razzola male: sì
sì, credete a quel rinnegato!
--Ed a buon conto al primo rumore del cannone costui e la più parte
dei vostri agitatori se la è svignata; anche la corvetta francese alla
rada è piena di gente che scappa.--
Il consiglio dello zio Neri di togliere dalla corvetta Rosina e gli
altri nostri conoscenti vediamo che fu savissimo.
--Ma un'altra città non è ella insorta? non ci prepara prodi e denari?
--Baie, fandonie... eh!...
--Come baie? non giunse notizia per telegrafo, notizia officiale che
ci manderanno 200,000 scudi e soldati e fucili?
--I 200,000 scudi verranno dal mondo della luna quando sarà in
quintadecima, disse il vecchio oste.
--E che? saremmo traditi?...
--Arrendiamoci allora, urlarono i paurosi.
--No.... no, moriamo, gridava un'infinità di feroci (e il loro grido
estinse in molti l'idea della resa). Per D... si arrende chi ha da
perdere, ma noi non abbiamo nulla da perdere per D.... Denari no,
amici no, case no, donne no, onore nemmeno: perderemo la vita; ebbene
questa come la camperemo se ci arrendiamo? morire per morire,
difendiamoci.
--Le muraglie son deboli.
--Ci faremo un baluardo di corpi de' paurosi: tanto per D... per
costoro ha da esser finita in ogni modo; avanti dunque, fratelli,
avanti.--
Il più forte interlocutore era il capitano Grongo, che, non avendo
potuto riparare a bordo di nessun naviglio da guerra ancorato al molo,
aveva fatto di necessità virtù e si accingeva con gli altri alle mura.
Sulla torre del duomo sventolava una bandiera nera, segno di lutto e
che volevano tutti morire anzi che arrendersi.
La notte che successe fu una delle più terribili per i miseri abitanti
pacifici della bella città: ognuno paventava che la cecità e
l'accanimento dei rivoltosi provocasse lo sdegno di coloro che,
sebbene nemici, pur tuttavia venivano ad abbattere quel regime
anarchico, impossibile a durare nella sua efimera esistenza; _si
temeva un saccheggio_ del popolaccio o che questi desse fuoco alla
città come un tempo fecero i Moscoviti quando la grande armata
napoleonica invase Mosca; si temeva che i demagoghi, vedendosi alla
vigilia di desistere dalle bravate, non facessero qualunque eccesso.
Il signor Basilio, forzato dalla turba, si era condotto verso la
barriera di porta San Marco, dove appunto ferveva l'attacco.
Quell'uomo sì crudo, sì falso, nelle poche ore di tregua in cui
avevalo lasciato, dirò, la cortesia degli assalitori (poichè quando
essi non avessero voluto soprassedere nella speranza di risparmiar
sangue attendendo che la città si arrendesse spontanea, avrebbero
potuto dar l'assalto nella notte stessa), raccoltosi nella stanza di
guardia, scrisse le sue ultime volontà; in cui dettagliatamente
svelando tanti misteri che hanno servito di argomento al nostro
racconto, venne a conoscersi che egli ruinò la famiglia Guglielmi, ed
il furto che la dispogliò di ogni avere essere tutta opera di cotesto
uomo, il quale poi nell'istituire suo unico erede il giovine Sprinel,
qualora vivesse, volle largheggiare in beneficenze a riguardo della
famiglia danneggiata, a cui passar doveva tutto l'asse ereditario
sempre che fosse morto il giovane suo figlio, che come tale adottava,
dappoichè, per la memoria dell'infelice Angiolina, quell'uomo che
aveva sprezzato ogni ombra di vera onestà si credè obbligato a celare
il misfatto cui quel giovane doveva la vita.
Gli armati all'intorno della stanza di quell'uomo lo credevano assorto
in pensieri di difesa.
Quando il sole comparve sull'orizzonte e tracciò il primo suo raggio
sul volto del reprobo, ei ne provò un brivido mortale: quell'astro
sorgeva ed ei non doveva vederne il tramonto; la profezia della figlia
gli si era cacciata nel cuore.
L'assalto ricominciò più furioso; a centinaia cadevano quei forsennati
che si appressavano alle debolissime mura della cinta: La città, fatta
più saggia, parlava di capitolare, ma la fatale bandiera nera, funereo
segno di provocazione e di esterminio, tuttora stava sventolando per
l'aere.
Ma chi può dire di qual palpito battesse il cuore di Giovanni? egli
sentiva giunto il momento o della sua liberazione o del suo fine; il
suo cuore, aprendosi all'allegria, quasichè presagisse il termine
delle sue sventure, si spezzava all'idea medesima del trionfo degli
assalitori. Egli non poteva ristarsi dall'amore verso il popolo, ei lo
sentiva davvero, ma, traviato da erronei principii, anche egli, non
volendolo, aveva contribuito a quell'accecamento di cui noi lo vedemmo
sui primordi di questo libro gettare i semi funesti.
Poche braccia lo separavano dai suoi più cari.
Su questo piede andavano le cose, quando i partigiani dello zio Neri,
alcuni dei quali erano a guardia presso Giovanni, udendo come le cose
dell'assedio potessero andare avanti poche ore, avvisaronsi di potere
impunemente sciogliere dai ceppi il misero prigioniero; e gli altri
custodi lasciarono che si aprisse il carcere dando ad esso la libertà.
Il primo movimento di Giovanni fu di cercare una spada, un fucile e di
avviarsi al luogo del combattimento; quell'anima ardente aveva
scordato tutti i torti, gli strazi del popolo ingrato; ripigliando la
sua nobile energia, egli sperò far trionfare i principii che dal
nascere aveva incarnati nel cuore, sperò di redimere il popolo, di
farne un eroe; già si avviava per la via che conduce alla porta, e, al
suo bollor guerriero rinato il coraggio in molti giovani, si vide
quando men lo pensava circondato di una numerosa falange. Osò credersi
fortunato, osò sperare; ma un lugubre spettacolo, in quell'ammasso di
scene dolorose, venne a trattenere la sua marcia guerriera. Incontro a
lui ed al suo drappello, ecco venirne una brigata di donzelle vestite
di bianco con funebri ceri in mano e un velo nero in testa. Costoro
accompagnavano un cadavere situato su di una barella, che era scoperto
e circondato di fiori. Giovanni, diviso in due il drappello, si
ritrasse alquanto.... Ahimè! sul funereo lenzuolo posava estinta la
sventurata, la bella, la sublime Angiolina.
A quella vista il guerriero indietreggiò. Un gelido sudore gli cadde
dalla fronte: era quella l'amica, quella che, dopo Rosina, amava più
di quante al mondo. Stava per domandare spiegazione del tristo
avvenimento alle donzelle, quando il convoglio proseguì silenzioso.
Giovanni fissò la mesta faccia dell'estinta, e nel fondo dell'anima
parvegli udire la sua voce con queste parole:
«Giovanni, Giovanni, che io, posso ora dirlo, ho amato di amore
appassionato, infelice e senza speranza (puro però quanto quello delle
creature celesti), vuoi tu perire come un traditore se côlto colle
armi alla mano in questa sventurata città? Vuoi tu far la fine che
farà lo sciagurato mio padre?»
Giovanni, ristato un breve momento, era per riaversi da quella specie
di visione; quando in realtà sentì afferrarsi per il braccio e
togliersi la spada.
Era Alfredo che aveva fatto quel colpo. Alfredo, che in un attimo con
tutta intiera la sua famiglia circondatolo, lo trasse ad un palagio
che ormai era suo. E qual era questo? e chi poteva guidarveli?
Il signor Basilio.
Già gli armati erano in città, che inondarono in pochi momenti;
cessate l'ostilità, neanche l'ombra di saccheggio, neanche l'idea di
strazi. Fu un miracolo!
Il signor Basilio, nell'entrare delle truppe, aveva riconosciuto
Selvaggio e di leggieri compreso il resto; aveva gettate le armi. Il
seguir quel giovine fu cosa di un momento; ad esso rimise un piego
sigillato di nero, quindi si avviò con lui e con Alfredo e gli altri
nostri personaggi. Non una parola, non una lacrima, non una risposta;
quell'uomo era incomprensibile. Ma poteva egli cangiarsi ad un tratto?
Ah! no: egli agiva sotto l'influsso di un potere non suo: invano
avrebbe potuto rendersi ragione di quello che operava; egli era un
automa guidato da forza sconosciuta; nello spargere quelli che
sarebbero detti beneficii, nel fare azioni che avevano l'aspetto di
giustizia, il suo volto tetro e severo come quello di un tiranno, i
suoi occhi immobili e sanguigni lo addimostravano per un essere invaso
da uno spirito agitatore. Appena ebbe posto sulla soglia del suo
palagio Giovanni e la sua famiglia, dato un balzo all'indietro,
strappato un fucile di mano ad un soldato, corse a furia laddove si
stavano accalcate le truppe e, come uomo che abbia perduto il senno,
si dette con urli feroci a gridare:--_Morte, morte, morte!_--
Migliaia d'uomini gli stavano a fronte: egli era solo; pareva un
démone che sfidasse l'ira di esseri umani; una schiuma bianca gli
partiva dalla bocca, e dagli occhi gli uscivano fiamme cerulee come di
zolfo.
Al forsennato si strinsero attorno alcuni disperati;--_Morte!_
gridavano essi con lui, _morte!_
I soldati riguardavano quel drappello con impassibile curiosità;
avrebbe un sol uomo potuto resistere a tanti?
Ma il destino aveva deciso. Il signor Basilio, tolto di mira uno dei
capi dell'armata, esplosagli contro l'arme, lo gettava a terra
cadavere.
Fu generale tumulto. All'armi, all'armi! cento e cento fucili furono
per ridurre in minuti brani lo scellerato ed i suoi seguaci. Un
giovane ufficiale, visto l'atto,
--Ah! non fia, gridò alle schiere, non fia che vi bruttiate di sangue
innocente coll'esplodere contro migliaia d'inermi; a me costui, a me
l'insano; sia terribile, sia giusto l'esempio.--
All'ordine del giovane capitano, tratto dal drappello il signor
Basilio ormai fuori di sè, venne sull'istante bendato e colle mani a
tergo fatto inginocchiare sul nudo terreno nello stesso luogo ove
aveva esploso.
Un plotone di soldati caricò gli archibusi.
--Ch'ei pera della morte dei malfattori, gridò il giovane ufficiale;
fuoco!--
S'intese una detonazione. Il cadavere del signor Basilio rotolò nella
polvere.
Il capo dell'esercito richiamò plaudendo il giovane che, col punire un
empio, aveva salvato dall'ira della sdegnosa soldatesca un'intera
città. Quel giovane nel togliersi l'elmo aveva mostrato l'orecchio
sinistro mancante di un lembo.
--Viva _Sprinel_!--plaudendo gridarono i soldati.
Giustizia di Dio! il signor Basilio era perito, qual visse, _da
traditore_.