Il padre e la figlia.
--Chi siete voi? aveva esclamato il signor Basilio ubriaco nel
sentirsi prendere per un braccio mentre scivolando su di umido terreno
aveva corso rischio di cadere. Chi siete voi? che volete? andate in
pace, non ho che darvi. Ma il braccio che sostenevalo parea robusto
per guisa che l'uomo gridò:--Non stringete tanto. Eccovi un luigi
d'oro.--
--Miserabile! a sua posta disse la persona che lo tenea fermo.
Miserabile! tienti il tuo oro, pensa ai tuoi peccati.--
Il signor Basilio si voltò e, sebbene alterato dal fumo dei liquori,
ravvisando un soldato di marina che aveva la carabina ad armacollo, fu
côlto da improvvisa paura, si provò a chiamare aiuto, ma il
popolaccio, che vedeva dal garbo del marinaro come questi per fini
amorevoli sorreggesse l'altro e come quest'ultimo fosse dal vino
fradicio, rispose agl'inviti di soccorso che gli facevan gli occhi,
non le parole, del signor Basilio con scrosci di risa.
--Che vuoi da me che mi trascini, prode fanciullo? seguitò a dire il
signor Basilio balbettando.
--Condurti in luogo ove non ti accompagni il pubblico dileggio; così
pur troppo potessi salvarti dallo sdegno del cielo!
--Andiamo dunque, camerata, andiamo pure, seguitò Basilio. Andiamo ah!
ah! poffare! sono amico dei militari io perdinci! Ah! ah! ah!--
Il giovane marinaro procedeva mestissimo procurando di divorare la
via.
--Non parli? affè di Nettuno! sei un marinaro molto curioso ed
originale; ma dimmi, non saresti di quelli.... per bacco! ho le idee
chiare io: che dico? non saresti di quelli che un paio d'ore fa ci
hanno tolto uno di quei tordi che eravamo pronti ad infilare nello
spiedo?--
Il giovane marinaro per tutta risposta pose la mano sull'elsa del
pugnale che teneva a cintola.
Il signor Basilio vide il gesto.
--Capperi! fu sollecito a dire, tu sei di poche parole; ma io credo
d'intendere la ragione della tua grammatica: orsù dunque siamo buoni
amici. Ma, di grazia, dimmi: dove vuoi condurmi?
--A casa tua.
--In questo caso possiamo fermarci; eccola qui.--E fece cenno di
sostare: il marinaro gli lasciò il braccio, ed uno dopo l'altro
entrarono nel magnifico palagio, una delle ricchezze dell'impostore.
La porta del palagio si richiuse; da quel giorno in poi il signor
Basilio fu visto uscire quasi sempre in compagnia del misterioso
marinaro.
--Chi sarà mai quella specie di moro? dicevansi i vicini: pare che
abbia incantato quel degno uomo del signor Basilio.
--Sarà il suo nuovo segretario o qualche sua prima ordinanza.
--Sarà qualche gran liberale del mondo di sotto.
--Sarà una spia per sorvegliare al buon ordine.
--Che sia il boia venuto per impiccare quel famoso _codino_ che sta in
segreta nella fortezza?--
Varie erano le opinioni intorno al vero essere del personaggio che
stava attaccato come l'ombra al corpo del signor Basilio.
Povera Angiolina!!!
Ma avrà ella fatto breccia nel cuore di quell'empio? avrà essa
parlato, rivelato il suo essere? Noi lo vedremo nel prossimo capitolo;
perchè adesso fa duopo ritornare ad Alfredo e Selvaggio che abbiamo
lasciati da qualche tempo.
Poche ore dopo la scena di Piazza d'arme e l'incontro dello zio Neri
nel suo giovane protetto, questi riposava nella capanna che avevalo
veduto nascere sulla riva dell'Arno.
Chi può dire la gioia della sua seconda madre? Chi potrebbe numerare
gli abbracci ed i baci che si dettero a vicenda egli giovane dalla
barba e dai baffi cresputi, essa vecchia grinzosa?
Fu presentato Alfredo; vennero refocillati: a tutti stava a cuore il
povero Giovanni, che sapevano in mano di quelle tigri sitibonde di
sangue.
--È affar mio, riprese con sicurezza e gravità il vecchio zio Neri;
per la vita di uno storione e per tutte l'oche selvatiche di San
Rossore, rispondo io della sua persona.
--Voi ci rassicurate, mio buon protettore, sclamò Selvaggio, ma quei
demonii....
--Non hai sentito il discorso da me fatto a compar Biagio del
Calambrone? Eh! San Ranieri mi punisca se costui non la può coi suoi
su tutti quei briachi di Venezia nova e di quant'altri. Ohe! ci siamo
intesi; occhio alla bomba*, gli ho detto: quell'uomo guardalo tu. E
lui mi ha strizzato l'occhio; è affar sicuro. Per mio Bacco! ma
mangiate e bevete.... quando ve lo dico io.--
* Stiamo attenti.
I due si riconfortarono alquanto; la sicurezza del buon pescatore non
avvezzo a mentire, la facilità con cui aveva liberato loro stessi
dalle mani di un popolaccio insano erano argomenti sufficienti per
credere alle sue parole.
--Oh! ma non intendo già che voi stiate come suol dirsi colle mani a
cintola, prese a dire lo zio Neri tirando in un sorso più rhum che non
ne starebbe in un quartuccio; sì davvero, questa notte concerteremo.
Dite un po', a denaro come si sta?
--Ah! se questo occorre, contate pure, buon zio Neri.
--Caspita! se occorre? vedete, quei bricconi ci hanno proprio levato
il sangue, ma se ci fosse una somma grossa veh!
--Quanto vuoi?
--Oro ne avete? sclamò Neri guardando la scarsella de' suoi protetti.
--Abbiamo gioie, zecchini e cedole di banco alla corvetta.
--Bene benissimo! e tirò giù una delle solite sorsate del da noi
conosciuto rhum di contrabando. Bene benissimo! quattrini, ed al resto
penso io.... Domani all'alba col mio battello alla vela io e voi
andremo alla corvetta e porteremo qui Rosina, Esmeralda, i ragazzi, le
bambine, insomma chi vorrete. Per Sant'Andrea protettore dei
pescatori, che caschi il mio naso nell'Arno se non siamo più sicuri
qui fra queste alghe, fra queste macchie che sotto il cannone della
corvetta. Sì, signori miei: e chi vi dice che ad un rovescio di cose
non potessero ricovrarsi sulla corvetta stessa i vostri nemici? e
allora, oh che brutta mescolanza! non sapete che costoro tengono il
miele sulle labbra e il rasoio a cintola? Su, su dunque: dimani a
bordo; e poi è tempo di finirla con queste faccende; alla demagogia
(come la chiamate voi altri dotti) tien dietro la rovina della
libertà.
--Voi mi fate stupire, disse Alfredo.
--Perchè son un pescatore: ah! ma non sapete che val più l'esperienza
che non i vostri libracci? so che voi siete un famoso capitano, ma
quanto alle furie e alle bravate popolari ne saprò più di voi: fuoco
di paglia fa molto fracasso e più fumo e poco dura; ne ho vedute tante
dal 93 in poi! che so io? le son faccende le quali van sempre a
terminare poco bene.--
L'indomani del colloquio che noi riferiamo l'antica dimora di
Esmeralda e di Selvaggio quella divenne di tutti i nostri personaggi
che sappiamo rimasti sulla corvetta. Il loro arrivo, la loro dimora
fra quei boschi fu cosa tanto celata che non vennero a saperla neanco
i pescatori vicini; d'altronde noi già conosciamo come il vecchio zio
Neri sapesse cacciarsi le mosche dal naso in proposito di curiosi.
S'avvicinava un momento terribile.
A Livorno il signor Basilio aveva avuto qualche sentore di mutamento
di cose; e siccome la vita di libertinaggio che gli permetteva
l'attuale sua posizione demagogica gli andava a genio più d'ogni
altra, egli ch'era stato, diremo, di diversa fazione, quando i
pensatori di quel genere erano in fiore s'era finto liberale per
prudenza. Al primo bucinare di progressismo, era adesso proprio di
cuore e di mente un demagogo indiavolato; e se qualcheduno storcerà i
labbri e tentennerà le spalle in atto dubitativo, noi lo inviamo al
frontespizio del libro, ove, conoscendo che si tratta di un romanzo,
capirà che non siamo obbligati che a star nei limiti del possibile.
Il signor Basilio aveva avuto sentore, io vi diceva, di un certo
movimento di truppe straniere, aveva stretto intorno a sè i più
fedeli, aveva divisato sè resistesse colla forza a qualunque armata
minaccia; e, fatte sul serio cose ridicole, si apprestò a qualunque
evento a vigorosa difesa. Già Livorno, convien dirlo ad elogio di
molti buoni di cotesta città, era divenuta una fogna, ove era
penetrato ogni genere di colaticcio demagogico da tutte le parti del
mondo, ed il signor Basilio poteva disporre di molte migliaia di
disperati i quali senza patria, senza tetto, senza onore, senza un
soldo, senza religione, senza speranze, vivendo alla giornata, erano
riputati talmente capaci di ogni eccesso che i savi ed onesti
Livornesi temevano più di essi che di quanti potessero piovere addosso
di fuori. Taluni dei buoni, per sfuggire il prospetto continuo di
esecrabili intemperanze, erano emigrati dalla città più solleciti, più
premurosi di quello che anni indietro non lo erano stati nel fuggire
dal choleroso contagio. In mezzo al coraggio ed alla paura il signor
Basilio, lasciato il circolo popolare ove discutevasi ed approvavasi
la proposta di difesa all'ultimo sangue in caso di assalto, tenendo
attivi i fili elettrici che non avevano tregua nella trasmissione dei
consigli e dei progetti fra il signor Basilio _et adepti_ ed il
potentissimo Bruto, si condusse nel segreto del suo palagio, ove il
nuovo suo servo indiano Angiolo, a lui versando il caffè in una tazza
di porcellana del Giappone, si decideva al gran passo della
rivelazione.
--Angiolo, disse il signor Basilio mollemente adagiandosi sul cuscino
di raso del suo divano, Angiolo, porgimi quella carta ed incominciamo
da questo giorno a farla da padrone da vero.--E sì dicendo accennò ad
Angiolina un foglio che stava piegato su un vicino mobile. La
fanciulla obbedì, e recatogli il foglio, il signor Basilio lo lesse
per ben due volte, e quindi toltosi dalle tasche dell'abito un piccolo
calamaro di bronzo, v'intinse una penna che aveva dentro lo stesso
calamaio e segnò il proprio nome appiè del foglio, quindi ripose il
tutto nella saccoccia del soprabito.
Angiolina lo guardava con un misto di stupore e di curiosità; il suo
animo era agitato, le parea che quel foglio dovesse portare a qualche
grave conseguenza. Il signor Basilio si avvide della bramosia di
Angiolina, che ei credeva un mulatto fin dal momento in cui,
piacendogli la sua fisionomia, l'aveva presa al suo servizio.
--E che sì che tu saresti curioso di sapere cosa si contiene in questo
foglio? io ci scommetto.
--Padrone, la curiosità è il debole della razza indiana; io non posso
liberarmi da un difetto di famiglia.
--Tu sei così divoto alla sincerità, anco quando sta contro di te, e
d'altronde io ho per te un affetto sì strano, dirò, e straordinario
che non saprei negarti la piccola consolazione di compiacerti; tu
desideri sapere cosa contenga questo foglio?
--Non v'ingannate; voi avete contratto in tal guisa il vostro volto
nel rileggere quel foglio che la curiosità di conoscerne il tenore non
sarebbe venuta solamente ad un Indiano, ma a qualunque siasi persona
che vi amasse.
--Alla buon'ora, sclamò il signor Basilio, almeno mi sento dire una
volta che sono amato.
--Credereste forse di non meritarlo? esclamò Angiolina guardando fisso
con quei suoi occhi il signor Basilio, che dovette abbassare i suoi.
--Questo giovane bizzarro m'intenerisce e mi atterrisce, mormorò il
perfido. D'altronde perchè lo tengo io?
--V'avrebbe offeso il mio detto, padrone? continuò Angiolina cessando
da quello sguardo ammaliatore che ben s'avvedeva avere sconcertato
terribilmente l'uomo fatale. Sebbene i meriti sieno premiati da Dio,
come da lui punite le colpe, sebbene spessissimo e gli uni e le altre
possano celarsi a tutti gli uomini, è nondimeno una terribile verità
che entrambi sono conosciuti da colui che gli ha: in questo caso....
--Tu sei ben dotto in morale, giovanetto, fu sollecito a dire Basilio
premuroso di togliersi a discorsi di quel genere; ma vedi bene, io
uomo di stato non amo i sermoni: potresti piuttosto intertenermi in
questo momento di riposo con qualche canto popolare americano.
--Volentieri, ma vi avverto che non potrebbe tradursi nei vostri
melliflui versi; esso è troppo robusto.
--Puoi dirmelo in prosa: amo più i concetti che i versi; e la poesia
non sta nel ritmo e nella rima.
--Ma.... e di sodisfare la mia curiosità non ci pensate?
--Saremo a tempo.
--No....
--Or via dunque sappilo; quel foglio è il mio testamento.--
Nel proferire queste parole, un riso beffardo spuntò sulle labbra del
vecchio. Angiolina ne fu sconcertata, ebbe quel senso di ribrezzo che
si sente trovandosi vicino ad un rettile velenoso; onde fu sollecita a
dire:
--Padrone, ben m'avveggo che voi scherzate: ma d'altronde non sta bene
scherzare con la provvidenza.
--Saresti forse tu la provvidenza?
--Chi sa? forse sì, disse Angiolina misteriosamente, ripensando alla
dolorosa sua missione, potrebbe darsi di sì; io son certa che quel
foglio non è il vostro testamento, sebbene quel foglio lo creda assai
riferirsi alla morte.
--Angiolo! urlò il signor Basilio, tu hai veduto, hai letto quel
foglio!
--Padrone, vi dimenticate che nel tornar di fuori voi l'avete, minuti
sono, posato su quel tavolo, nè io sono partito dal vostro fianco?
--Saresti forse versato nelle scienze della divinazione? io so che nei
vostri paesi selvaggi....
--Pur troppo, padrone, pur troppo, io leggo nel futuro!
--Nuovo pregio che scuopro nel mio servo. Oh! per la santa guerra, non
mi credeva sì fortunato di possedere un servo astrologo; non ho più
bisogno di canti del tuo paese per sollazzarmi; mi basteranno i
risultati delle tue profezie..., il mio impostorello.
--Voi non mi credete?
--No, mio caro, ho troppo buon senso: ti sei addato intorno al
doloroso argomento del foglio, dappoichè tu sai come, a questi tempi
di periglio, noi capi e tutori del popolo siamo obbligati a
insanguinare le carceri e le piazze; e su ciò ti dirò che quella è una
sentenza di morte che il circolo proferiva e io ho sanzionata.--
Angiolina rimase un poco confusa; il suo cuore glielo diceva, e le
diceva trattarsi pur troppo del misero Giovanni. Sapeva, ahimè! in
qual diffidenza il popolo vivesse da qualche giorno, ed essere tutto
in mani di demagoghi nazionali e stranieri. Come salvare quel misero?
come strappare quel foglio? d'altronde anche distrutto siffatto
documento, avrebbe ella potuto credere dovesse derivarne la salvezza
del prigioniero? avevano forse quei cannibali bisogno di sentenza
regolare o irregolare per disfarsi di chi odiavano? avevano forse
duopo di legittimare per mezzo di giuridiche forme l'assassinio? come
giovare allo sventurato della cui vita vedeva il prossimo termine? La
passionata giovane pensò che il far nascere un contromovimento nel
partito degli onesti avrebbe potuto, se non impedire totalmente
l'esecuzione del supplizio di Giovanni, almeno differirla; ma quel
progetto comprese tosto essere inutile, pericoloso ed impossibile.
Infatti le armi le avevano in mano i più esaltati; al più piccolo
romore di reazione, non solo Giovanni, ma quante altre vittime
stavansi in mano di quei feroci certamente sarebbero state spente.
Pensò allora di gettarsi ai piedi dell'inumano chiedendo pietà; ma
dopo un istante di riflessione cacciò da sè questa tentazione
diabolica: ed infatti non conosceva ella il signor Basilio? ben essa
si avvide esser giunto il tempo di un passo estremo, di un ultimo
tentativo; ed il signor Basilio stesso ne affrettò il compimento.
--Ah! ah! il mio piccolo negromante indiano, la mia franchezza ha
sconcertato tutti i tuoi sortilegi; ah! ah! ma non vi è modo di
cavarsela; io voglio o canzone americana o l'avvenire rivelato.--
Angiolina, da un senso di dolore stretta nel cuore, aveva cominciato a
sentirsi sorprendere da uno di quegli assalti di estasi e di rapimento
cui andava soggetta nelle grandi crisi della sua vita. I suoi occhi
rimasero fissi nell'orbita; e sebbene la sua fronte grondasse sudore,
il suo volto era divenuto più bianco della carta e le sue pupille più
ardenti del fuoco; ritta in piede ed immobile tremava di tale
eccitamento convulso che ne facea risentire il pavimento e le
vetriate. Il signor Basilio la guardava da principio come in dileggio,
credendo quei gesti e quei movimenti effetto della scena che ella
voleva rappresentare; e conveniva in sè stesso che il personaggio
conosceva a perfezione il suo mestiere. Ma ahimè! fu ben diverso il
suo pensare quando la giovane alto levando un pugnale e girandolo
all'intorno, quale inspirata, gridò:
--Basilio! Il tuo passato è scritto a caratteri di sangue nel gran
libro di Dio; la tua morte è vicina; tu non vedrai coricarsi il sole
che domani sorgerà; morrai qual vivesti, come traditore!
--Angiolo! gridò il signor Basilio.--
Ma Angiolo ai suoi sguardi pareva fosse addivenuto un'altra creatura;
la fittizia tinta del suo volto era sparita. Il signor Basilio aveva
pur troppo dinanzi la sventurata orfanella, colei che aveva cacciata
nel vituperio; il tardo rimorso lo lacerava. Volle alzarsi per
afferrare quell'essere che ormai lo spaventava, ma le sue membra
agghiacciate non gli permisero di muoversi.
--Rammenta le ore della tua giovinezza, il talamo di un popolano
violato; rammenta le infamie, i furti, i latrocini; rammenta la ruina
di una rispettabil famiglia; rammenta l'infame pozzo da dove una
fanciulla agonizzante fu tolta per virtù di un miracolo; rammenta le
tue mascherate e quando tradisti la....
--Angiolo, Angiolo, per pietà!... gridava il vecchio; taci, deh! taci
per pietà!
--No. Dio è stanco.... non vuol riparazione, vuol morte.--
In quest'istante Angiolina, sempre nel suo delirio profetico,
avanzandosi verso il signor Basilio ed apertogli l'abito, trattone il
foglio fatale, lo lacerava in mille pezzi. L'uomo non fu suscettibile
di alcun movimento; chiunque avrebbe potuto spegnerlo in quel momento.
Ma un fragore improvviso di molte detonazioni fece tremare la casa;
erano colpi di cannone.
--Giustizia di Dio! esclamò Angiolina con un ineffabile sorriso e
cadde.
--Angiolina figl.... (non ebbe forza di proferire la dolorosa parola)
sì: ah! tardi ti ravviso.--
E curvossi su lei pietoso ma invano. L'inumano stringeva un cadavere;
Angiolina era morta.