Reverendissimo padre,
_Dal Lazzeretto, il 5 settembre 1835._
Il dovere del sacro mio ministero mi obbliga a scrivervi, e lo faccio
appunto per obbedire alla volontà di quella disgraziata peccatrice che
stavasi morendo allorchè io era sull'ultimare della mia precedente.
Cotesta donna, per nomignolo Vascello*, dopo aver narrato le più
orribili peccata, mi confessò aver tratto nell'infamia una infelice
giovanetta per nome Angiolina, figlia di tal signor Basilio negoziante
di Livorno e della moglie di certo facchino per sopranome Topo, il
quale dubitando della legittimità della figlia, ebbe cuore di
abbandonare quella creatura all'età di sette anni sulla pubblica via.
Quella fanciulletta, che avrebbe avuto miglior sorte a morire la prima
notte del suo abbandono, fu trascinata nel vizio dalla Vascello, la
quale per tal peccato era inconsolabile allorchè la confessai. Ma
ahimè! ciò era nulla rimpetto di più orribili misfatti che io per
commissione della defunta vado a narrare alla vostra paternità, onde,
per quanto sia possibile, riparare ai peccati e danni ulteriori.
L'iniquo padre della misera ed infelice fanciulla avvicinò la
sventurata in preda del più grave letargo. Forse.... non sarà.... ma
pur troppo era nei destini che altra vittima dovesse venire al mondo.
L'Angiolina partorì un maschio che fu gettato nella ruota dei
trovatelli con entro le fasce il nome di Enrico e del casato
imaginario di Sprinel. La donna Vascello, per una di quelle bizzarrie
che veggonsi nei caratteri dei mortali, mentre non si era fatta
scrupolo di maneggiare la trama, si fece peraltro un dovere di
sorvegliare alla infelice creatura che ne derivò; per lo che, tenuta
intelligenza con alcune donne, potè sapere che il giovanetto Sprinel
dapprima venne collocato presso una famiglia di contadini e dipoi,
entrato nella militare carriera come tamburo, aveva disertato e si era
arruolato sotto estera bandiera. Di più non aveva potuto saperne, ed
in quell'ora terribile, colla morte innanzi, col pentimento nel cuore
e col desiderio verace di riparare il meglio possibile il male, mi
supplicò di occuparmi io del rintraccio dell'Angiolina e del di lei
figlio, a cui intendeva lasciare quelle poche sostanze ammassate coi
suoi delitti.
* Storico.
La donna, padre reverendissimo, a quanto parmi, avrebbe molto
desiderato prima di morire che l'autore di tanti misfatti potesse
disporre delle sue immense ricchezze a pro delle infelici sue vittime;
e nominò questo mostro nella persona del signor Basilio sopraccennato.
Giudichi vostra paternità reverendissima del mio stupore e di quello
dell'ottimo padre Giuseppe nell'apprendere che tal insigne peccatore
giaceva a pochi passi di distanza dalla cella della moribonda ed esso
pure era agli estremi della sua vita nefanda, e che avanti a lui era
il suo complice in vari grandi misfatti, certo Narciso, uomo dissoluto
e mezzano di amori. Ci portammo alla cella del signor Basilio; ma
ahimè! quel peccatore (che è quello stesso di cui io le parlai non
nominandolo nella mia precedente lettera e che faceva fuggire i
sacerdoti per le ereticali sue bestemmie in punto di morte) ricusò
costantemente di confessarsi. E piacendo a Dio per i suoi
impenetrabili fini di non toglierlo adesso dal mondo, non abbiamo nè
io nè padre Giuseppe creduto bene di entrare in terribili dettagli con
lui, tanto più che l'Angiolina ed il giovane (il quale adesso aver dee
circa quattordici anni se pur vive) non si sa dove sieno.
Tanto io quanto padre Giuseppe abbiamo combinato di scrivere la breve
e lacrimevole storia di questi peccati a vostra paternità
reverendissima, perchè ella coi suoi superiori lumi ci diriga in
quello in che la nostra insufficienza mancasse.