--Uno per uno non fa male a nessuno, ripetevano con ilarità i
popolani; e con una espressione che la decenza non consente
trascrivere suggellando la massima, si ritirarono.
--Non ci frastorniamo di ciò, gridò Catone riprendendo la sua solita
gaiezza; basta che uno sia in gabbia, e penserò io a dargli un
esempio: ormai la congiura è sventata; evviva il trionfo dei
galantuomini, evviva il bene dell'umanità!
--Evviva evviva! urlò ansante il signor Basilio entrando dopo coloro
che avevano fatto l'accompagnatura di Giovanni; evviva, amici! Dei due
colombi potremo mettere nello spiedo il più grosso.--
E si assise nel mezzo dei convitati chiedendo da bere. Largamente fu
provvisto. La gioia gli sfavillava negli occhi. Fu cantato un coro
patriotico.
--Ma chi è un certo zio Neri? disse il Catone all'orecchio del signor
Basilio dopochè il frastuono dei bicchieri ebbe un momento di tregua.
Vorrei far pentire costui, ma non mancherà tempo, sai.
--Caro amico, per conto di costui stimo conveniente far passata;
sarebbe un osso ove rischieremmo di rompere i denti quanti siamo:
costui ha in mano tutto il popolaccio di Pisa e tutto il litorale fino
a Livorno.
--Basta basta; m'inchino e taccio, disse Catone; gireremo di bordo.--
Il canto patriotico avendo ricominciato con più alto tono e con
gorgheggi molto spontanei, coloro che ormai più non parlavano ma
balbettavano essendo accompagnati dalla musica dei bicchieri e dei
piatti percossi fra loro, i due cessarono di favellare per unirsi ai
cantanti. Dopo un'ora non ve n'era un solo che non fosse ubriaco.