_Salotto illuminato da lampada all'inglese pendente dal soffitto e con
cristallo fiorito e diafano. Il salotto non contiene che una graziosa
tavola di noce a pulimento; alcune sedie di mogano vi sono attorno, due
canapè imbottiti ai lati: è salotto di passaggio che mette negli
appartamenti di ROSINA a sinistra e di ALFREDO a destra, ai quali si va
dalle relative porte d'ingresso a destra ed a sinistra della scena. In
fondo è la porta comune che dà adito al rimanente del quartiere. Un
orologio a pendolo suona le undici._
ROSINA, _entrando nel salotto con passo assai leggiero_.
Ah! è pur forza cedere al destino! Se lo stesso padre Gonsalvo qui si
trovasse cambierebbe il datomi consiglio. (_Si sofferma come per
aspettare se alcuno si avanzi._) Fra poco io mi troverò sotto abito
mentito; fra poco assisterò a terribile scena, il cuore me lo dice. Ma
che? sia pur crudele la sorte che mi sovrasta, nol mai sarà quanto
quella che la troppo condiscendente mia madre mi prepara. Io sposa di
quell'ipocrita? io unir la mia mano a quella dello sdolcinato signor
Basilio?... prima la morte. Sì! mi getterò nelle braccia dell'uomo
misterioso, ma pur da me amato, sì!... Ma che dico? Non ho io un
fratello, un fratello che mi ama? Oh! mio Alfredo, tu solo sarai il
mio sostegno, tu solo la mia speranza! (_Dopo avere lentamente
traversato il salotto, si avvicina alla porta del quartiere di
Alfredo._)
_Ros._ (_sottovoce_). Alfredo.
_Alf._ (_aprendo la porta_). Ah! mia Rosina, già ti aspettava.
_Ros._ Lo so.... I miei abiti alla militare sono essi preparati?
_Alf._ Ah! mia adorata, mia unica sorella, e che? tu dunque vuoi
venire alla perigliosa riunione?
_Ros._ Sì, Alfredo.
_Alf._ Non mai! io non posso condurti.
_Ros._ Che dici? Oseremo noi disobbedire a colui oggimai arbitro dei
nostri destini?
_Alf._ Cálmati, Rosina, dissuaditi; io solo andrò, io solo nel luogo
ove ci appella il comando dell'uomo fatale. Si giuoca a giuoco
terribile, capisci, Rosina? si giuoca la testa.
_Ros._ Alfredo!
_Alf._ Sì, Rosina, sì, mia adorata sorella. Ah qual trista sorte è la
nostra! io non posso dirti di più; tempo verrà che mi sarà dato
aprirti il mio cuore, sul quale posano tanti affanni.
_Ros._ Ah fratello! lasciami dividere il tuo periglio, sarà di noi
quel che Dio vorrà.
_Alf._ Anche un'altra, un'angelica creatura come te, era ostinata,
insistente; un nume benefico l'ha salvata; un monaco che palesandosi
mi svela esser direttore della tua coscienza.
_Ros._ Il buon Gonsalvo! fidati, fidati in lui; ma se egli ha salvata
la tua amante, tu salverai me.
_Alf._ Che mai dici? Nelle tue parole è contradizione manifesta.
_Ros._ No, Alfredo; a te sembra.... a te. Ahimè! sappi che in verun
luogo io corro tanto pericolo quanto in questa casa.
_Alf._ Che favelli? qual mistero è questo?
_Ros._ Il tempo stringe: domani sarò sposa.
_Alf._ Tu? tu sposa? vaneggi!
_Ros._ Compiangimi: il mio carnefice.... colui cui sono promessa è....
_Alf._ Chi mai?
_Ros._ L'esecrabile signor Basilio.... sì, quella tigre ricoperta del
manto di agnello.
_Alf._ Che ascolto? (_resta pensoso_).
_Ros._ Dunque non vorrai soccorrermi? (_con ansietà_).
_Alf._ (_dopo qualche pausa_). Ritirati.... mi viene un pensiero...
Padre Gonsalvo... (_L'orologio batte undici ore e un quarto_)
_Ros._ Ah! come il tempo vola! Rosina, seguimi, indossa le vesti e le
armi; ti condurrò in salvo, comprendo il tuo pericolo. Oh troppo
debole madre!