Il nuovo Giuda.
Nel precedente capitolo abbiamo veduto come il vecchio negro giungesse
in tempo per avvertire nel linguaggio dei naturali delle sponde
dell'Ohio il cospiratore Giovanni dell'imminente pericolo di essere
scoperto insieme con gli altri congiurati: fa duopo adesso svelare
come il negro apparisse così improvviso mentre anche noi lo credevamo
o morto o tuttavia in America. La cosa è semplicissima. Iago, vecchio
ed incapace di seguitare nei viaggi il suo prediletto Giovanni e la
Esmeralda, tostochè costoro si stabilirono in Europa, il primo dandosi
alla vita dell'avventuriere e del cospiratore alimentato dai denari
della compagnia dei settari, l'altra vivendo della beneficenza del
fratello, Iago, mesto e sconsolato di non potere a causa del suo
colore entrare nel santuario di un chiostro per terminarvi i giorni,
erasi (spinto dalla curiosità) azzardato ad appressarsi al convento di
Montenero, chiedendo umilmente di passare qualche ora nel santo
ritiro. Vennegli accordata la domanda, e, per fortuna dell'ottimo
negro, il padre abate in persona passò per la chiesa mentre costui
divotamente pregava. Entrambi si riconobbero, si abbracciarono, ed è
superfluo il dire che padre Gonsalvo, appena udita la volontà di Iago
di ritirarsi dal mondo, lo acconciò come supplente ortolano del
convento, non già con l'idea di permettere che il negro logorasse gli
ultimi giorni della sua vita a lavorare l'orto, ma per dargli un
titolo a stare nel cenobio. La cosa fu accomodata, e già da qualche
anno Iago riposava le stanche membra selvagge in quel santo soggiorno,
ed era l'intimo, il confidente di padre Gonsalvo.
Avendo nel giorno il buon padre avute tante faccende, arrivata la sera
senza che fosse presente al _Benedicite_ nel refettorio, Iago, temendo
di qualche sventura, si era condotto a Livorno ed aveva incontrato il
buon religioso nelle vicinanze dell'abitazione di Rosina, presso cui
vigilava al ben essere dei suoi protetti.
Il negro in poche parole fu incaricato dal religioso di muovere
direttamente al luogo del convegno di Giovanni e di profittare di
tutto l'ascendente che aveva sul giovane per persuaderlo della
ragionevolezza che i suoi capricci non fossero secondati circa al
pretendere che Rosina, Alfredo ed Esmeralda si recassero alle
catacombe, ove non avrebbero fatto altro che la parte di ascoltatori.
Di più il negro dovea dissuadere Giovanni da pratiche così perigliose,
prive di vantaggio per la causa di felicità imaginaria che si era
fitta in testa; e quando esso Giovanni avesse fatto pompa di una
ostinazione solita in lui, Iago dovea palesargli la cattura di Topo,
dalla quale certo aveano a sorgere funeste conseguenze; finalmente
forzare il giovane entusiasta a differire almeno la pericolosa
riunione.
Iago assunse con gioia l'incarico, e padre Gonsalvo rese nuove grazie
all'Altissimo del sempre crescente favore con cui compiacevasi di
assisterlo nella sua impresa. Il negro obbedì e, giunto nelle
vicinanze delle catacombe, avendo veduto lucicare in distanza delle
armi, giudicò che l'affare del suo antico padrone fosse scoperto;
talchè, sempre più desideroso d'impedire una sorpresa, cautamente si
celò fra gli scogli dell'imboccatura della caverna, fermo di restarvi
per spiare i movimenti di quella truppa che se ne stava appiattata in
vari punti della scogliera. E noi vedemmo con qual felice esito il
povero negro giungesse a prevenire Giovanni del pericolo che gli
sovrastava.
Ma e Giovanni ed il rimanente de' suoi, profondati nell'abisso
sottoposto al mobile pavimento della sala, si salvarono eglino?
domanderanno i lettori.
Essi il sapranno, rispondesi; ma siccome gli autori fra i molti loro
privilegi hanno quello di narrare i fatti come più torna loro a
capriccio, io invece, passando dal descrittivo al dramatico stile,
vado ad appagare la loro curiosità sovra altro punto, ponendoli in
grado di conoscere in qual maniera Rosina ed Alfredo non andassero
alla notturna assemblea.
Le scene hanno luogo nel palazzo Guglielmi.