Sorpresa.
--Iago! esclamò con la maggior sorpresa il Caprone.
Il negro, sebbene cadente per la grave sua età, senza rispondere, si
fece largo tra la folla dei congiurati e si avvicinò al tavolo. Ivi
giunto, incrociate le mani al petto in segno di riverenza verso il
gran capo, pronunziò alcune parole in un linguaggio ignoto a tutti
quelli adunati. Il Caprone gli rispose nello stesso linguaggio, e i
congiurati stupefatti si guardarono l'un l'altro. In quell'istante si
udirono accelerati passi di molte persone dentro il corridoio; si
sentivano voci di sdegno e rumor d'armi che già rimbombava verso la
sala del gran maestro. Non poteva dubitarsi sulla qualità di coloro
che s'inoltravano; poichè, oltre il romore delle armi che accennammo,
si vedeva un insolito chiarore avanzarsi dalla parte del cortile
sotterraneo. Infatti due uffiziali e molti soldati che portavano corti
fucili e fiaccole eran giunti allo sbocco della sala del gran maestro
e già stavano per irrompere sull'assemblea. Non furono però in tempo.
--Hourrah! esclamò il Caprone percuotendo con forza il pavimento di
legno col piede destro; ed il pavimento, sebbene grave di tutte quelle
persone, girò allo scattar d'una molla sui cardini che stavangli ai
lati, e rovesciatosi impetuosamente toccò con un'estremità la volta,
precipitando nel sottoposto abisso il Caprone, il negro e tutti i
congiurati, e restando verticalmente, come una barriera
insormontabile, sull'imboccatura della sala, in guisa da impedire agli
armati di penetrare in quella. Il fragore fu orribile: invano i
soldati tentarono di rompere quella parete di legno; quell'intavolato
era grosso oltre un sesto di braccio e, munito di grossi chiodi,
sfidava i colpi dei calci di fucile e delle scuri dei sopraggiunti, i
quali, confusamente urlando ed imprecando per la fallita impresa,
furono costretti a ritirarsi.
Ma i congiurati usciranno poi dal baratro ove li ha fatti piombare
insieme con lui il loro misterioso capitano? oppure avranno eglino
preferito una morte volontaria al portare la testa sul patibolo? Il
resto della storia ce ne farà consapevoli. Ma intanto ci convien tener
dietro ad un nuovo personaggio, fino ad ora sconosciuto nel nostro
racconto; questo personaggio interessante non è altri che il signor
Basilio.
Il signor Basilio è un uomo di mezza età: la sua professione è quella
di onesto mercante; e se la sua qualità di mercante non può
impugnarsi... forse la qualifica di onesto potrebbe incontrare degli
ostacoli: ma tiriamo innanzi. Il signor Basilio ha un bellissimo modo
di farsi strada nella pubblica estimazione: cortese con tutti,
puntualissimo nel pagare chi avanza, puntuale nel riscuotere i suoi
crediti, sapeva condire con molta affabilità anche qualche parola da
per sé stessa un po' aspra; aveva sempre un risolino sulle labbra,
teneva abitualmente gli occhi bassi; le paroline sue eran sempre
melate, aveva una flemma inalterabile; il suo vestiario era pulito e
quasi elegante, ma però sempre di un taglio antico; declamava ognora
sulle bricconate del mondo; nemico giurato del progresso, aveva la
precauzione di non urtar peraltro i progressisti, praticava con loro
un contegno urbanissimo; rispondeva con monosillabi inchinando il
capo, tossendo spesso e mostrando un aspetto arrendevole ed
ossequioso; teneva o per vezzo o per abitudine il capo un poco
pendente sulla spalla destra; sempre sbarbato, il suo viso di
trentacinque anni pareva che ne dimostrasse venticinque; la cravatta
bianca colla quale fasciavasi il collo faceva spiccare il rubicondo
delle sue gote infiorate di un'eterna primavera. Il degno signor
Basilio era insomma uno di quegli uomini che sanno stare al mondo. Non
avendo prossimi parenti, se ne stava in un quartiere a pigione in una
delle strade meno di grido, poiché amava la quiete: e siccome il mondo
è inclinato a pensar male anche delle cose più oneste, il signor
Basilio non aveva voluto né serva né servitore, e si era acconciato
con una vecchia vedova, come suol dirsi, a dozzina o a retta: aveva
nel suo quartiere una cameretta tutta decente e pulita, adorna di
quadri di sacro tema; poi uno spogliatoio per le vesti, un salottino
per mangiare, un'altra stanzetta per i bagagli. Le tende delle
finestre della di lui camera e quartiere stavano chiuse, egualmente
che i cristalli di esse, tanto di estate che d'inverno: e, tranne il
caso che una decrepita serva entrasse a spazzare le stanze ed aprisse
un pocolino l'invetriata alzando la portiera, nessun occhio curioso si
era potuto ficcare nell'abitazione del signor Basilio.
Chi poi dei suoi vicini non avesse avuto orologio poteva servirsi del
signor Basilio; poichè egli era periodicamente preciso nel suo uscire
e nel suo entrare in casa la mattina, all'ora di pranzo e nel riporsi
la sera, a seconda del crescere o del calare delle giornate. Ed
infatti nell'estate e nell'autunno, quando usciva al mattino, erano le
sei; quando tornava a pranzo, le due pomeridiane; quando di nuovo
sortiva, le quattro; quando rientrava, le otto; e nell'inverno e
primavera egli usciva alle sette, ritornava alla una, ed uscendo fino
alle sei, a quest'ora si rintanava.
Pe' suoi negozi aveva una bottega cui assisteva solo, facendo da
commesso e da principale insieme; e solo una volta la settimana si
serviva del facchino di un vicino banco perchè spazzasse il suo e gli
accendesse ogni sabato il lume all'imagine di sant'Omobono protettore
dei mercanti, e mutasse la padelletta al gatto che periodicamente
stava in bottega ed al quale il degno signor Basilio portava ogni dì
il vitto dentro una pezzuola da naso turchina.
Pel signor Basilio non ci erano conversazioni, non c'erano teatri nè
spettacoli; e tutto il tempo che si permetteva di sollazzo era quello
impiegato dal _Credo_ all'_Angelus_ nella bottega del tabaccaio vicino
e dall'_Angelus_ al _De profundis_ alla Coroncina e pia meditazione
alla Cappellina dei catecumeni, della cui compagnia era stato più
volte governatore. Come ognun pensa, il signor Basilio non avea per
certo avuto in capo la minima idea per le donne. Oibò! Eppure, è
venuto il tempo di dirlo ai lettori, ed essi faranno, udendolo, un
tanto di _Oh!_ eppure il signor Basilio era molto addentro nelle buone
grazie della signora Guglielmi, e, vedete bene, faceva i fatti suoi
molto riservatamente, perchè in realtà non lo abbiamo mai veduto nè a
prendere il thè nè a fare la partita ai quadrigliati presso la signora
e molto meno all'ultima festa di ballo in maschera. Dio guardi! Le
maschere erano di orrore al degno signor Basilio, il quale nei giorni
del carnevale teneva il suo negozio chiuso, non usciva quasi mai di
casa e qualche volta passava quei giorni di tripudio o di pazza gioia
e di peccati i più grossi presso i suoi buoni amici i religiosi
conventuali, in devoti esercizi. Pure il signor Basilio era, se non in
tutto, almeno due terzi padrone a casa della Guglielmi; e, quello che
è maraviglioso, non ne sapevano nulla nè Rosina nè Alfredo; e, cosa
ancor più straordinaria, non ne sapeva nulla la gente di servizio ed
in ispecie la oculatissima Mary.
La mattina stessa in cui abbiamo veduto tanto in angosce Rosina ed
Alfredo, in dolori Esmeralda, in trame più cupe il Caprone, cioè il
cospiratore Giovanni, molto sul tardi fu sentito dare un buffetto
all'uscio dell'appartamento segreto di madama Guglielmi: e sembra che
quel modo di picchiare fosse conosciuto dalla signora, la quale fece un
atto d'impazienza nel sentirlo; poichè quella visita non era aspettata e
nemmeno gradita, distraendo la signora da una interessante lettura.
Ripose ella il libro; ed appena proferita la parola--Entrate--compariva
sull'uscio della camera il signor Basilio, che fece due profondi
inchini, col secondo dei quali si avvicinò a madama, che, giusta il
costume del secolo decorso, porse la bianca mano al degno cavaliere, il
quale la baciò con trasporto, soggiungendo con voce dolcissima, pure
alquanto stridula:
--Vi chieggo scusa, o madama, del disturbo che io per certo vi
arreco..., ma non ho potuto resistere al piacere di augurarvi il buon
giorno e dimandarvi notizie della preziosa vostra salute, che io
voglio sperare non sconcertata dalle fatiche della danza.
--Mille grazie, ottimo signor Basilio! replicò la dama, graziosamente
ritirando la mano sulla quale egli aveva deposto il bacio
aristocratico.
--La vostra cortesia mi onora infinitamente nè so come potermene
mostrar degno; io, davvero, povero mercantuzzo, voi dama
pregiatissima, rampollo della più scelta nobiltà....
--Da banda le cerimonie, sempre complimentoso e compito al solito
signor Basilio carissimo: ma voi sapete in quanto pregio vi tenga;
onde fra noi non han luogo davvero i complimenti.
--Tutto effetto della incomparabile vostra cortesia; della quale tolga
il cielo che io voglia abusare: permettetemi di conservare il più
profondo ossequio verso una dama di tanto merito. Vi domandava adunque
della vostra preziosa salute.
--Sono un poco stanca, signor Basilio, e nulla più.
--Oh! lode al cielo. Queste feste sono cose indispensabili: come si
fa? quando si è nel grado in cui la provvidenza pose voi e la vostra
famiglia, oh! davvero sono cose indispensabili.
--E le approvate voi? voi sì rigido, sì ritirato?
--Oh! madama, altro sono io, altra voi. Non può esistere idea di
paragone: io sono un nulla, un nulla affatto; ignorato dal mondo, è
giusto che io ignori il mondo; così ci trattiamo alla pari.
--Eh! caro Basilio, voi invano pretendete di celare la vostra immensa
virtù; le beneficenze che spargete....
--Per pietà, madama, cessate di umiliare, elogiandomi, la nullità di
un vostro servo devoto, e favelliamo d'altro. La signorina che fa? Si
sarà stancata al festino. Degna giovane...., vero ritratto della
madre!--
Madama sorrise di compiacenza.
--E quel degno signor Alfredo? qual ottimo giovane! oh! si conosce
bene la discendenza del puro sangue degli eroi. Non mente, no, quel
bollore guerresco che gli trapela dal viso; l'una è la casta Diana,
l'altro il bellicoso Marte.--
E così dicendo si fregò le mani contento di avere sfoggiato questo
gran pezzo di erudizione mitologica.
--Sono creature che prometton bene, replicò la dama.
--Gli amo tanto quei due cari giovani, continuò il signor Basilio;
quanto sarà brillante il loro avvenire! Oh il loro avvenire! Ed
avranno formato il brio della festa. Erano molti gl'intervenuti?
--Non vi era penuria di fanatici, caro signor Basilio, e poi oltre
gl'invitati grande fu l'affluenza delle maschere.
--Non seguì nessuno inconveniente peraltro? richiese con affettata
premura il signor Basilio.
--No, per grazia del cielo; ma quali inconvenienti potevano
succedervi?
--Eh! signora mia, dico per causa delle maschere; chi sa mai quali
facce si nascondono sotto la visiera?
--La vostra riflessione mi convince: buon Dio! sono tre giorni che non
vi fate vivo; se foste venuto, io avrei profittato del vostro
consiglio, e il mio quartiere sarebbe stato chiuso alle genti
immascherate.
--Oh! se avessi potuto solamente sognare di esservi utile, potete ben
credere, madama, che sarei volato qui al certo; ma in questi giorni di
clamore, siccome il commercio non va, ed io non mi curo di tenere
aperta la bottega e mostrare le mie merci alla folla dei matti, così
mi ritiro a fare delle divote meditazioni sulla debolezza umana.
--Buon per voi! Io vorrei poter fare altrettanto.
--Madre giovane di figli giovani, sul fior dell'età, in un ritiro. Oh!
non è questo il tempo. Ma a proposito, più che ci penso e più mi trovo
io dalla parte dei torto: toccava a me a venire a suggerirvi.... (e
così dicendo con atto di rammarico si percosse la fronte), toccava a
me a venire a trovarvi, ad avvisarvi d'un pericolo; ma....
--Di qual pericolo, in grazia? prese a dire madama Guglielmi scorgendo
un certo non so che di mistero nelle maniere e nelle reticenze del
signor Basilio.
--Eh! vi dirò.... ma già lo saprete; una certa voce....
--Non so nulla; spiegatevi.
--Si dice.... ve', forse saranno chiacchiere; si dice che anche a
Livorno possa esservi una setta demagogica.
--Misericordia! sclamò spaurita la signora, che dite mai? E guardò il
signor Basilio, il quale dal canto suo fissava la vedova con sguardo
significante.
--Credeva che ne aveste sentito, così come io, vociferare.
--Vi ripeto che non so nulla, anzi sarei ansiosa....
--Vi soddisfaccio subito; ma, guardate, non intendo di accertare la
cosa e desidero anzi che siano fandonie, cara madama: voi avreste
orrore; si tratterebbe di voler far man bassa sui nobili, sui ricchi,
sulle persone e, piango in dirlo, fino sui ministri di Dio; anzi da
questi vorrebbero incominciare quei manigoldi e quei demonii.
--Ah! caro signor Basilio, una specie di 93 dunque?
--Altro che 93! quei diavoli si appellano carbonari ed hanno le
carbonaie dappertutto, veri tizzi d'inferno; pur troppo le avranno
anche qui! anzi da certi discorsetti che ho sentito in un luogo.... (e
nel dire queste parole guardò maliziosamente madama).
--Buon Dio! voi mi atterrite.
--Siccome costoro ad altro evidentemente non mirano che a fare
scoppiare il disordine, chi sa che anco una festa di ballo non potesse
essere stata acconcia ai loro tristi divisamenti? Ma basta; ora il
pericolo è passato, e può essere anche non esistito: sia lodato il
cielo!--
La signora trasse un cocente sospiro.
--E...., guardate la combinazione, senza un certo discorso sentito
bisbigliare nella bottega del tabaccaio che sta sui quattro canti, io
forse non sarei venuto così presto ad incomodarvi: non vi terrò in
pena nel dirvi tutto; prima peraltro fa duopo che mi diciate se è vera
una cosa.
--E quale?
--Che alla vostra festa un numero considerevole di maschere che mai
non si levarono la visiera avesse sull'abito appuntata una camelia
rossa.
--Verissimo, e che perciò?
--Oh! non vi faccia specie: le buone persone stanno attente a tutto,
anche i più piccoli segnali non isfuggono alla vigilanza dei
magistrati; e tante volte da insignificante indizio sonosi scoperte le
trame dei malvagi. Quel segnale così ripetuto sappiate, signora, che
dette nell'occhio; e siccome il mondo è dedito a mormorare, nè mai si
fa tanto che basti per evitare lo scoglio della maldicenza, il mondo
questa volta ha trovato un ninnolo, vedete, un'inezia, ma pure qualche
cosa contro di voi, ottima e rispettabile madama Guglielmi.
--Contro di me? esclamò la signora tirandosi addietro sulla poltrona
ove stava mollemente adagiata, di me? E che vi è da ripetere sul mio
conto?
--Oh! duolmi di avervi dato un dispiacere; nel caso perdonatelo al mio
zelo, alla mia inalterabile affezione per voi: non parlo più.
--No, no, anzi dovete parlare; vedete, sono già tranquilla, ma non ho
potuto reprimere un momento istantaneo di collera nel sentirmi
ingiustamente censurata.
--Ingiustamente sicuro! coloro che parlavano nella bottega del
tabaccaio le tengo per le peggiori linguacce della città.
--Su via dunque...
--Il discorso è andato così: «Bella festa!» diceva uno degli avventori
spuntando un sigaro. «Bella davvero!» diceva un altro, è stato anche
chiuso il teatro.» «Bellissima!» prendendo parte al colloquio entrò a
dire per terzo il padrone di bottega. Ed il primo interlocutore, il
quale ha una chiacchiera da sfidarne qualsivoglia ciarlatano, «Eh! eh!
soggiunse, ma sarà poi liscia la cosa?» «Che? c'è forse del mistero?
rispose l'altro, dicci un po' qualche cosa; tu che sei un birro
riposato devi saperne delle belle, ai tuoi occhi non può sfuggir
nulla.» «Sono riposato, riprese l'ex-famiglio, ma non sono stracco; il
male è che non conto più nulla, ma giocherei che quella vedovina ha
dato il festino per un pretesto.»
--Per un pretesto! esclamò la signora Guglielmi alzandosi dal
seggiolone e ricadendo sul medesimo.
--Lasciatemi continuare, replicò con calma il signor Basilio. «Dunque
dovete sapere, amici cari, seguì a dire l'ex-birro, dovete sapere che
i belli spiriti moderni, questi innovatori del diavolo, le vanno
cercando tutte; dunque dovete sapere che al festino della suddetta
signora vi era una quantità di gentaccia immascherata, e questa
gentaccia non era là senza qualche segreto fine: ma scoprirò io la
faccenda, e se ci riesco....» Il tabaccaio, che è un galantuomo di
quelli proprio della stampa antica, prese a difendervi con calore.
--Graziosa! prese a dire madama Guglielmi mordendosi le labbra con un
certo dispetto: dopo le accuse gradirò conoscere cosa disse il mio
difensor tabaccaio.
--Disse essere impossibile che una nobile signora del vostro
carattere, dei vostri sentimenti aristocratici, tollerasse nè anche il
puzzo della demagogia in casa propria.
--Fortuna, replicò con vivacità madama, fortuna che il sinistro
sospetto passò per la testa di una persona volgare! per il che sarebbe
pazzia l'adontarsene. Ah! ma tutto questo segue perchè son vedova; se
io avessi un uomo cui appartenere, le cose non passerebbero così.--
E lanciò una tenera occhiatina al signor Basilio.
--Verissimo, rispose costei umilmente inchinandosi col capo,
verissimo: la lingua sfrenata del maldicente percuote più facilmente
le vedove isolate e leggiadre, alle quali si fanno i conti addosso con
molta malignità. Quel temerario di birro riposato parlava delle spese
vistose in cui vi siete messa, concludendo che avesser bisogno di
qualche segreto aiuto; e siccome le sêtte si vuole possedano molti
tesori, ei diceva che coll'oro....
--Non terminate l'iniqua frase, esclamò accesa di sdegno madama
Guglielmi; temerario! dubitare della discendente dei conti di Brienne!
E voi, signor Basilio, amico qual mi siete, non avete preso quel
furfante pel collo e messolo fuori di bottega, oppure non lo avete
minacciato in nome mio di farlo disdire avanti i tribunali e ricevere
il meritato castigo?
--Mia buona signora, tutto riverenze, replicò il signor Basilio,
sebbene io sia uomo di abituale calma, effetto del mio carattere, vi
confesso che nell'udire l'empia bestemmia mi sono sentito venire il
sangue al viso; ma in quanto allo schiaffeggiare, voi conoscete bene
il mio cuore di pulcino: non mi vergogno; è effetto del mio timido
naturale; nessuno si fa da sè.
--Ebbene ricorrerò io; la mia fama dev'essere rispettata....
--Su questo, colla mia solita prudenza, vi dirò che sono di opinione
diversa; sono certi argomenti delicati che non conviene stuzzicare.
--Dunque sarà permesso alla plebe di denigrarmi? ed io me le sentirò
dire senza prendere un'esemplare vendetta?
--Non dico questo, ma vi è il suo rimedio; in avvenire, madama, sempre
riservandomi, vorrei essere un poco più oculato.
--Per esempio?...
--Per esempio: in molte coserelle.... ma badate, non vi offendete; è
per carità fraterna che io mi azzardo a porger consigli.
--Dite, dite.
--Ecco: non vorrei introdurre in casa tanta gente forestiera.
--Come si fa? le convenienze....
--Sta benissimo, concordo: le convenienze sono tutto al mondo, è il
perno su cui si aggira la gran macchina della civiltà; ma vi sono
tante e tante cose che appunto sono convenienze, e convenienze da cui
si può trar profitto per il proprio vantaggio.
--Caro signor Basilio, voi sapete che da due anni io mi lascio
regolare da voi, e certamente ho ben ragione di ringraziarvi; voi
siete il segreto mio Mentore, il mio vero amico, voi mi avete favorito
dei vostri consigli e del vostro scrigno.
--Oh! quanto a quest'ultimo non merita il conto di parlarne.... sempre
a vostra disposizione.
--Dunque, ritornando laddove mi avete interrotto il discorso, vi dirò
che, essendo voi il mio Mentore, mi uniformerò a voi pienamente, e
solo mi duole che persistiate a tenervi celato agli occhi del mondo,
che bramerei conoscesse in voi il mio unico amico.
--Oh! madama, voi mi onorate di soverchio: io nulla sono, ve l'ho
detto le mille volte e ve lo ripeto adesso; ma io so dare il vero peso
alla parola _convenienza_, ed in fatti tutta la convenienza possibile
vuole che la nostra amicizia appunto resti segreta. Cosa mai avrebbe
detto il mondo se avesse conosciuto e conoscesse la bontà che avete
per me? Chi sa quante chiacchiere, quanti castelli in aria? di voi si
sarebbe detto che nuovo amore vi avrebbe fatto scordare l'antico; e
poi chi sa quante annotazioni...? Di me, che un onesto negoziante,
quando avvicina una nobile vedova e bella in specie, deve avere dei
secondi fini; si sarebbe supposto che io abbia tesori a profondere,
fatto il computo ai miei capitali, tirate malignamente delle
conseguenze sinistre al mio buon nome infine ed al mio commercio.
--Voi siete la saggezza in persona.
--Troppo, troppo, madama!
--È però un fatto che io, carissimo signor Basilio, m'avveggo di non
potere andare avanti su questo piede.
--E perchè mai? non sono io sempre ai vostri cenni? non già per farmi
avanti, ma se vi accomodano altri due o tremila scudi, questi sono
fino d'ora a vostra disposizione: anzi mi obblighereste infinitamente
permettendomi di recarveli questa sera; ho più piacere che siano nelle
vostre mani che nel mio scrigno.
--Grazie! per adesso non ho bisogno di prender somme ad imprestito.
Riprendendo il filo del mio discorso, quando io poc'anzi vi diceva non
poter durare su questo piede, intendeva parlare dello stato di
vedovanza, parendomi conveniente il dare ai miei figli un consigliere
col grado di secondo padre, essendo eglino ormai giunti ad un'età in
cui l'autorità della madre non può produrre su loro che assai debole
effetto.--
La vedova in dire queste parole lanciò un tenero sguardo al signor
Basilio, il quale sentì montarsi al viso tutto quel verginale rossore
di cui era capace ed abbassò lo sguardo. La signora continuò essa pure
tenendo gli occhi bassi:
--Sì, carissimo amico, la bizzarra circostanza della festa mi ha fatto
comprendere essere impossibile ad una vedova il salvarsi dalle censure
del mondo; ho veduto che anche nella circostanza di dare una festa da
ballo non son capace di regolarmi. Ciò accelera una spiegazione che io
volea farvi da qualche tempo.--
Il signor Basilio, al momento di questa mezza dichiarazione, di cui
prevedeva la conclusione, fece un viso serio e compunto, non dissimile
da quello d'uno scolaro al momento di subire l'esame. Non interruppe
con un sol motto la vedova, cosicchè ella continuò:
--Voi vedete, signor Basilio, in questa mia spiegazione l'effetto di
quella prudenza che mi avete suggerita coi vostri consigli; ho
consultata la mia ragione e vi paleso chiaramente trovarsi essa in
pieno accordo col cuore.
--Oh! ne godo davvero, riprese il signor Basilio con una straordinaria
affabilità Vostra Signoria pensa dunque a seconde nozze; io non saprei
oppormici, anzi ne lodo il pensiero e gradirò conoscere la scelta,
tenendomi lieto di essere sgravato della carica di consigliere.
--Tutto al contrario, caro Basilio, anzi mi sarete più efficace che
mai.
--Ma se sono obbligato dall'amicizia e dalla carità a darvi quei pochi
consigli di cui nella mia insufficienza mi credo capace, non saprei
come darli ad una signora maritata. Orsù ditemi piuttosto dove cade la
vostra scelta, chè la mia approvazione non mancherà di certo. Conosco
la vostra prudenza.
--Possibile che non m'intendiate?
--Non v'intendo davvero, signora; nelle cose di amore sono veramente
un bambino.
--Voglio crederlo, ma dite piuttosto che la vostra eccessiva
modestia.... Ma orsù voglio dirla io questa magna parola; la mia età
mi dà il diritto di dispensarmi dai pregiudizi in siffatta materia.
Carissimo signor Basilio, ho pensato come un nodo consigliato dalla
ragione non potrebbe da me meglio formarsi che unendo la mia destra
alla vostra.--
Il signor Basilio non si scosse a questa dichiarazione d'amore di una
donna quadragenaria; onde colla massima freddezza e come se si
trattasse di negozio mercantile rispose:
--Ora ho compreso benissimo, madama, e come ben potete credere, ben
volentieri aderirei alla vostra proposizione, anzi mi confonde l'onore
che mi fate; ma la vostra scelta non poteva esser peggiore, provando
io una decisa repugnanza pel santo vincolo del matrimonio.--
La vedova si morse le labbra dal dispetto: una donna, avesse anche 80
anni, non potrebbe conservare il suo sangue freddo sentendosi intonare
una repulsa in chiare note di fronte ad una dichiarazione amorosa.
Ambedue stettero qualche tempo in silenzio, e la signora Guglielmi si
pose a sfogliare alcune carte per nascondere la sua confusione e far
passare dalla sua fronte quel rossore che la rabbia e il dispetto vi
avevano fatto salire. Il signor Basilio occupò questo tempo, con viso
sereno e tranquillo e come se nulla fosse accaduto, nel tirare cinque
o sei prese di tabacco dalla sua tabacchiera d'oro contornata di
brillanti:
--Ebbene non se ne parli più, disse rompendo il silenzio la vedova e
soffocando un sospiro di rabbia.
Il signor Basilio parve pensoso e finalmente, dopo la sua parte di
silenzio, riprese:
--Signora, la manifestazione della vostra volontà e le ragioni che la
animarono mi han posto, lo confesso, in un bivio: io veggo tutta la
convenienza che un uomo di riflessione e di età possa entrare nella
vostra famiglia, e dirò francamente che quest'uomo si rende quasi
indispensabile; ed infatti, lasciando le piccolezze e considerando le
cose gravi, io m'avveggo e convengo che i vostri due figli sono in
quella età in cui naturalmente le passioni agitano e dominano il cuore
umano, e ben difficilmente l'autorità d'una madre può giungere a
liberare i suoi nati da quei pericoli che sono la conseguenza del
bollor giovanile, specialmente in questi tempi, in cui la malizia
arriva prima degli anni e che sono terribili per le idee progressive a
cui volge il secolo. Una vedova può paragonarsi giustamente ad una
vite a cui la tempesta abbia atterrato l'olmo che la sorreggeva.--
Madama Guglielmi a tal discorso sentì riaprirsi il cuore alla
speranza.
--Ma, continuò il signor Basilio, io non sono inclinato al matrimonio.
--Ebbene proponete voi l'uomo che mi conviene, soggiunse la signora
Guglielmi, nascondendo il dispetto.
--Dio mi guardi! riprese ipocritamente il nostro Basilio; suggerire la
scelta! Il cuore è libero; e poi qui a Livorno, ve lo dico
schiettamente, sarebbe peggio il rimedio del male e....
--Ma dunque? interruppe madama Guglielmi impaziente, sacrificatevi al
bene di un'amica.
--Madama, quando io pure potessi vincere l'antipatia per lo stato
coniugale, la mia unione con voi sarebbe contro tutte le convenienze.
--E quali sarebbero di grazia le sconvenienze nel mio maritaggio con
voi, signor Basilio?
--Moltissime, signora Guglielmi, e posso enumerarvele: primieramente
voi mi siete debitrice di quarantamila scudi.
--Possibile? gridò la signora Guglielmi atterrita.
--I miei libri parlano, riprese tranquillamente l'ipocrita. Signora
mia, il debitore si scorda facilmente la cifra de' suoi debiti, ma al
creditore la cifra resta sempre impressa nella memoria.
--Ma, perdonate, non mi prestaste voi diecimila scudi?
--Non lo contrasto: per altro voi sapete che io feci un sacrifizio
alloraquando per pura amicizia ebbe luogo lo sborso; voi non sapete
che nelle mani di un commerciante è incalcolabile il frutto che può
dare il denaro; voi ignorate gli scapiti per le speculazioni fallitemi
per non aver la detta somma all'epoca della scadenza; sicchè
calcolando i danni, gl'interessi, i frutti dei frutti, insomma tutto
bilanciato, posso dirvi che se la somma che attualmente mi dovete è di
quarantamila, è per effetto di longanimità.
--Gran Dio! proruppe madama Guglielmi, ma siete voi il solo che
calcola in questa guisa; la mia adesione....
--La vostra adesione vi è benissimo: e non vi ricordate la cambiale
che firmaste tre sere prima del festino?
--La cambiale? esclamò madama percuotendosi la fronte: come? io ho
firmata una cambiale per quarantamila scudi? E non mi diceste che era
il semplice rinnovo dell'antico mio debito?
--E credevate voi che io volessi danneggiare il mio commercio? Il
foglio parla chiaro e non occorrono schiarimenti.--
Madama Guglielmi, vedendo il riso sardonico dell'iniquo amico, si
sentì côlta da brivido febbrile: s'avvide di esser perduta ed
indegnamente tradita; ella avea firmato il foglio senza pur leggerlo;
riandò nella mente colla maggior celerità se vi fosse modo di
sodisfare quel mostro, ma dolorosamente dovette convincersi che le sue
dissestate finanze non potevano fornirgliene il mezzo. Si avvide di
essere in balía della volontà di quell'uomo terribile e, mentre
sentiva bagnarsi la fronte del sudore dell'angoscia, non fu capace di
proferire parola.
--Secondariamente, proseguì il signor Basilio con quel suo infernale
sogghigno, si oppone al nostro maritaggio l'opinione del mondo, il
quale, conoscendo me per vostro creditore, potrebbe credere lo fossi
divenuto per giungere al possesso della vostra mano, che io
nell'amichevole imprestito fossi stato animato da secondo fine
d'impalmare la vedova di un generale distinto....
--Ma, interruppe madama severamente, il mondo conosce quali interessi
passino fra voi e me? I vostri registri son eglino cosa del pubblico?
--Non dico nè sì nè no; cioè distinguo: se voi per pubblico intendete
gli sfaccendati e gli oziosi, oh! certo, no che io non mostro i miei
registri a costoro. Ma se per pubblico intendiamo quegli uffizi ove
esistono impiegati che devono conoscere indispensabilmente gli affari
dei galantuomini, certamente il pubblico conosce la somma che io
avanzo da voi.--
Madama era annichilata sotto lo sguardo del signor Basilio, il quale,
senza mostrare di conoscere l'orgasmo della vedova, continuò:
--È vero ch'io professo la maggiore stima verso i signori impiegati
nell'uffizio delle ipoteche e son certo del loro silenzio fino a che
non sentissero parlare di noi; ma non potrei ripromettermi
d'altrettanto alla notizia del nostro matrimonio. In generale le
seconde nozze fanno sempre ciarlare; molto più lo farebbero le vostre,
chè siete persona di alto rango. Vi è ben noto quanto io sia nemico
del sentir parlare di mia persona; pure, se vi fosse un qualche mezzo
termine....--
La vedova, fra la vita e la morte, ricovrata la parola, proferì:
--Su via, non mi tenete in tanta angoscia, parlate.--
Il signor Basilio si concentrò in sè stesso facendo una cera da ebreo
convertito e traendo un lungo sospiro:
--Faccio uno sforzo nel proporlo, uno sforzo terribile.--
Madama era stupefatta.
--Ah! non sia mai detto che abbia abbandonata la causa dell'amicizia.
--Per carità, non mi tenete angustiata!
--Mentre tutte le convenienze si oppongono a che io divenga vostro
sposo, potrebbe tollerarsi ch'io divenissi vostro genero, quando pur
me ne crediate degno.--
La gran parola era finalmente scagliata; il signor Basilio avea, come
dice il proverbio, presa la lepre col carro.
La signora Guglielmi fece il volto più livido di un cadavere: il suo
amor proprio, già sacrilegamente oltraggiato nella ripulsa a sposare
lei stessa, lo diveniva doppiamente nell'attuale proposta, per lei
tinta del più amaro scherno. Ma si può egli transigere con un
creditore di quella tempra che in tre anni aveva quadruplicato il
capitale? Madama non ebbe forza di rispondere; chi sa che cosa avrebbe
detto in quell'istante, se dalle di lei gelide e convulse labbra
avesse potuto uscir la parola?
Il furbo per altro non interpretò favorevolmente il silenzio della
signora, dai cui occhi partivano lampi di sdegno. Laonde con una
vocina dolcissima ed in basso profondo:
--Mi pento, signora, d'aver parlato: la nostra conversazione è
arrivata a un punto ben lontano da quello del suo principio; veggo
bene che vi dispiaccio, sono mortificatissimo...., ma rasserenatevi, o
signora; spariranno fra poco i vostri debiti, e fra noi resterà pura e
limpida la nostra amicizia.
Che mai dirà ora? pensò fra sè la Guglielmi.
--Madama, il cielo mi manda un raggio di sua divina misericordia:
perduta la vostra stima, nulla mi resta al mondo fuorchè un ritiro ove
espiare i miei troppi falli.--
Dove tende quest'uomo straordinario? avrebbe detto chiunque altro
fosse stato meno di buona fede della signora Guglielmi nel sentir quel
discorso da volpe umana; ma la donna non poteva uscire dal suo
stupore.
--Sì, aggiunse con un sospiro lunghissimo il signor Basilio, fra otto
giorni al più tardi, il procuratore del convento a cui farò dono di
quel poco che posseggo verrà a ritirare la piccola cambiale che mi
avete fatto. Oh! non voglio più interessi col mondo; ne ho avuti
assai: però dal quieto asilo non cesserò di assistervi coi miei
consigli, implorando su voi e sui figli vostri la celeste
benedizione.--
Il gran dado era gettato: la stupidezza momentanea della signora
Guglielmi cessò; ella vide in un limpido quadro qual tristo
sconvolgimento avrebbe prodotta l'ultima determinazione del signor
Basilio, la cui inflessibilità le era nota, ed il cui bigottismo non
ammetteva dubbio: tardi, ma pur si pentì della illimitata fiducia in
lui avuta tanto tempo, e per l'onore della medesima vogliamo credere
non vi fosse anche qualche altro motivo di segreta deferenza verso
l'uomo terribile. Ella misurò l'abisso nel quale sarebbe caduta, se in
breve termine avesse dovuto restituire l'immensa somma; vide la sua
casa e i suoi arredi venduti, sè decaduta nell'opinion pubblica,
l'avvenire dei figli compromesso e rovinato: pensò quindi, risolse, ed
invano potrebbe descriversi il suono della sua voce nel pronunziare
queste parole:
--Signore, non permetterò mai che rinunciate al mondo, in cui sapete
sì bene condurvi e a cui potete esser di tanta utilità da non
misurarsi. Acconsento a darvi mia figlia e già vi considero qual mio
genero; voglio sperare che Rosina, la quale è ignara d'ogn'altro
affetto fuorchè di quello filiale, sarà lieta di unirsi ad uomo di
merito sì raro qual siete voi.
--Troppa bontà, signora, rispose seccamente quell'uomo impassibile,
avvezzo a padroneggiare i suoi sensi in guisa che non si scôrse sul di
lui viso la gioia che provò nel cuore udendo la promessa della
Guglielmi; promessa che coronava tutti i suoi voti ed alla quale
mirava da lungo tempo.
--Ahimè! continuò, madama, io mi assumo una grande responsabilità in
faccia al cielo ed agli uomini.
--Oh! voi saprete ben sostenere il vostro incarico, riprese la
Guglielmi, che avea penetrato nel fondo dell'anima del signor Basilio.
Quindi, risoluta di trarre il miglior partito possibile dall'immenso
sacrifizio che faceva e nel quale trascinava la innocente sua figlia,
usando ella pure della doppiezza del futuro suo genero,
--Non credo ingannarmi, proseguì, nel ritenere che il disinteresse, il
quale vi piegava alla donazione dei vostri averi al convento, vi
spingerà a ricevere e considerare come sopraddote della figlia la
somma ch'io vi devo allorquando le mie finanze mi permettano
estinguere la mia cambiale.--
Il signor Basilio comprese bene che alla fin dei conti la faccenda era
la stessa, poichè come marito avrebbe amministrato i beni della sposa.
--Madama, esclamò, son ben lieto di fare alla mia fidanzata un così
insignificante regalo.--
Quando il turpe mercato fu concluso, il signor Basilio pregò madama di
presentarlo alla figlia nella sua qualità di futuro sposo. La signora
voleva far discernere Rosina, ma egli vi si oppose costantemente. Era
troppo l'interesse che aveva di penetrare nelle verginali soglie della
vaga fanciulla: onde entrò nel privato gabinetto di Rosina. La prima
cosa che lo colpì fu sullo stipo, entro un bicchiere, la camelia
rossa.