NOTE:

[308] Ediz. cit., l. I, parte IV, cap. 123.

[309] Ediz. cit., p. 23.

[310] _Inf._, XXVI, 90 sgg. Che la _montagna bruna_ veduta da Ulisse

e da' suoi compagni nell'altro emisfero, debba essere, secondo la

intenzione di Dante, il monte del Purgatorio, par certo, malgrado le

obbiezioni di qualche commentatore.

[311] _Op. cit._, ediz. cit., p. 14.

[312] Cod. riccardiano 1672, f. 47 r., col. 1ª.

[313] POMPONIO MELA, _De situ orbis_, III, 6, parla di un'isola del

Mar Caspio, denominata Talca, la quale era naturalmente fertilissima,

e recava gran copia di frutti e di messi, cui, per altro, il vicino

popolo non osava di toccare, stimandoli serbati agli dei.

[314] PERTZ, _Scriptores_, t. VII, pp. 84-5.

[315] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce, Sitzungsberichte

der k. Akad. d. Wiss._ di Vienna, philos.-hist. Cl., vol. LXIII (1869),

pp. 165 sgg.; W. MEYER, _Die Geschichte des Kreuzholzes vor Christus,

Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss._ di Monaco, Cl. I, vol. XVI (1881),

parte 2ª. Vedi pure WESSELOFSKY, _Altslavische Kreuz- und Rebenssagen,

Russische Revue_, vol. XIII, pp. 130-52; KÖHLER, _Zur Legende von der

Königin von Saba oder der Sibylla und dem Kreuzholze_, Germania, anno

XXIX (1884), pp. 53-8. Un racconto italiano pubblicò il D'ANCONA, _La

leggenda di Adamo ed Eva, Sc. di cur. lett._, disp. 106, Bologna, 1870.

[316] GIOVANNI BELETH, nel _Rationale divinorum officiorum_, cap. _De

exaltatione S. Crucis_; ERRADA DI LANDSPERG, nell'_Hortus deliciarum_

(ENGELHARDT, _Herrad von Landsperg_, Stoccarda e Tubinga, 1818, p.

41); STEFANO DI BORBONE, nel _Tractatus de septem donis_ (LECOY DE LA

MARCHE, _Anecdotes_, etc., p. 425), dissero poi che Adamo era ammalato

di gotta.

[317] MEYER, _Vita Adae et Evae_, già cit., pp. 14 sgg.

[318] Cap. 19, ap. THILO, _Op. cit._, pp. 685-97.

[319] MUSSAFIA, _Sulla leggenda del legno della Croce_, pp. 165-6.

In altre leggende l'albero, del cui legno fu fatta la croce, non ha

relazione alcuna col Paradiso terrestre. Vedi MEYER, _Die Gesch. d.

Kreuzh._, pp. 106 sgg.

[320] MEYER, _ibid._, p. 130. Il testo latino è riprodotto ivi stesso,

pp. 131-49.

[321] PANTHEON, parte XIV, in _Pistor-Struve_, _Rerum germanicarum

scriptores_, t. II, p. 242.

[322] Nei _Fioretti della Bibbia_ la leggenda di Jerico segue a quella

di Seth, anzi forma parte con essa di una sola leggenda. Lo stesso

incontra nella catalana _Genesi de scriptura_, che ha coi _Fioretti_

strettissima relazione: _Compendi historial de la Biblia que ab lo

títol de Genesi de Scriptura_, Barcelona, 1873, pp. 12-15, 18-19.

Qui, nella stampa, si legge Genico; ma un manoscritto, che, sotto il

titolo di _Flos mundi_, si conserva nella Nazionale di Parigi (Esp. 46)

ha Gerico. Non credo che i _Fioretti_ abbiano attinto, come par che

stimino il Mussafia (p. 193) e il Meyer (p. 161), da Gotofredo; anzi

penso che questi trovasse il racconto in alcuna scrittura da cui anche

i _Fioretti_ l'attinsero. Di Jonito, primo inventore dell'astronomia,

fa ricordo anche BRUNETTO LATINI, _Li tresor_, ediz. cit., l. I, parte

1ª, cap. 21.

[323] Vedi per tutto ciò il mio libro, _Roma nella memoria e nelle

immaginazioni del medio evo_, Torino, 1882-3, vol. II, pp. 107,

491-6, 500, 502, 503. Alle notizie ivi raccolte ne aggiungo qui

alcune altre. L'albero descritto da Marco Polo sotto il nome di Albero

Secco, o piuttosto Albero del Sole, non è punto un albero disseccato

o dispogliato. Il ROUX DE ROCHELLE (_Notice sur l'Arbre du Soleil, ou

Arbre Sec, décrit dans la relation des voyages de Marco Polo, Bulletin

de la Société de géographie_, serie 3ª, vol. III, 1845, pp. 187-94)

lo identifica con un albero da manna; e nella già ricordata mappa di

Hereford si legge, sopra una penisola vicina al Paradiso terrestre:

_Arbor balsami est arbor sicca._ Andrea Bianco pone l'_alboro seco_

nella penisola stessa ov'è il Paradiso. Un _amiraus d'outre le

Sec-Arbre_ figura nel _Jeu de saint Nicolas_ di GIOVANNI BODEL, ap.

MONMERQUÉ et MICHEL, _Théâtre français au moyen âge_, Parigi, 1839.

[324]

Dio te salve, santa croce,

Arboro d'amor plantato,

Che portasti lo fructo sì dolce,

E lo mondo ay salvato. —

O croce alma, mirabile,

Arbore dolce, fruttifero,

O pretio incomparabile,

O premio salutifero. —

Su nell'alto dello mare

Uno arbore è apparito,

Che de rose e de viole

Tutto quanto è fiorito,

ecc. ecc.

[325] VENANZIO FORTUNATO, _Poematum_ l. II, _De cruce Domini_:

De parentis protoplasti fraude facta condolens,

Quando pomi noxialis morsu in mortem corruit,

Ipse lignum tunc notavit damna ligni ut solveret.

[326] GIACOMO DA VORAGINE cita un verso (_Legenda aurea_, ediz.

Graesse, Dresda e Lipsia, 1846, cap. 68, p. 304):

Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. I · 第 20 / 46 题