Ligna crucis palma, cedrus, cypressus, oliva

Altrove altri versi si leggono:

Quatuor ex lignis dominis crux dicitur esse; —

Pes crucis est cedrus; corpus tenet alta cupressus:

Palma manus retinet; titula laetatur oliva,

MORRIS, _Legends of the Holy Rood_, Londra, 1871, p. XVII. Un ms.

della Palatina di Firenze, segn. CXXI, contiene una Meditazione

della passione di Gesù Cristo, divisa in quattro parti, di cui la

terza s'intitola: _Di quanti legni fu facta la santa croce, et come

lo stipite fu producto, tagliato et poi ritrovato._ PALERMO, _I

manoscritti palatini di Firenze ordinati ed esposti_, Firenze, 1853-68,

t. I, p. 235; _I codici palatini della R. Biblioteca Nazionale centrale

di Firenze_, Roma, 1886 sgg., vol. I, p. 113.

[327] SANT'ATANASIO, _Expositio fidei_, cap. 1, dice che San Paolo

fu rapito nel Paradiso terrestre; SAN CIRILLO, _Catechesis de Christi

consessu_, ch'ei fu rapito e nel Paradiso terrestre e in cielo.

[328] Un testo latino di questo racconto fu prima pubblicato dal ROSWEY

nelle _Vitae patrum_, Anversa, 1616, pp. 224-31, col titolo: _Vita

Sancti Macarii Romani servi Dei, qui inventus est juxta Paradisum,

auctoribus Theophilo, Sergio et Hygino_; poi negli _Acta Sanctorum_, 23

ottobre, pp. 566-71. In italiano si ha nelle _Vite dei Santi Padri_, la

cui traduzione suolsi attribuire al CAVALCA, ediz. del Manni, Firenze,

1731-2, vol. II, pp. 341 sgg.; in _Leggende del secolo XIV_, Firenze,

1863, vol. I, pp. 452 sgg., e in più codici, come, per esempio, nel

magliabechiano cl. 35, num. 221. f. 36 r. sgg., ove s'intitola: Q_ui

incomincia la storia di tre monaci romani e quali andorono al paradiso

luziano come voi udrete_. Il cod. VIII, B, 33 della Nazionale di

Napoli contiene dal f. 173 r. a 179 v.: _De tre monaci che se partino

per andare a lo Paradiso terresto, et como trovaro Machario romano

appresso al Paradiso XVIII miglia_. Il MIOLA nota essere questa la

leggenda di San Macario, ma affatto diversa da quella che si legge fra

le Vite dei SS. Padri. _Le scritture in volgare dei primi tre secoli

della lingua ricercate nei codici della Biblioteca Nazionale di Napoli,

nel Propugnatore_, vol. XIII, parte 2ª, p. 417. Cf. _H. Mertian_,

_Le Robinson de la légende_, in _Études religieuses, historiques et

littéraires_, Parigi, 1862, vol. I, pp. 372-85.

[329] Nella mappa d'Andrea Bianco, a occidente e in prossimità del

Paradiso terrestre, è disegnata una chiesuola, con le parole _ospitium

macorii_: a levante veggonsi due figurine d'uomini, con in mezzo

un albero, e scrittovi _omines parc_, e in altra riga alboro seco.

Il _Lelewel_ non intende nulla di tutto ciò. Egli dice (Op. cit.,

vol. II, p. 88): «L'Asie meridionale avance aussi par une péninsule

vers les extrémités orientales. Au bout de cette péninsule est situé

_paradixo terestro_, d'où sortent les quatre fleuves bibliques; dans

leur cours parallèle entre _ospitium macorii_ (Macarii? beati, μαχαρις

(sic), hospice de bienheureux); et les hommes, omines que s (sine)

_capitelos_? qui sont sans tête, le visage sur leur poitrine; _omines

parc_ (nt) _alboro se_(ri)_co_? les hommes préparant des arbres la

soie?». Ora l'_ospitium macorii_ altro non è che il romitaggio di San

Macario; e gli _omines parc_ sono gli _homines parci_, i quali vivono

dell'odore di un pomo, e non hanno nulla che fare con l'_alboro seco_.

[330] Vedi pp. 21-2.

[331] _Odissea_, XI, 14-19; _Teogonia_, 736-8, 813-7.

[332] _Pseudocallisthenes_, l. II, cap. 39, e molte delle posteriori

storie favolose di Alessandro.

[333] Vedi una nota del Liebrecht agli _Otia imperialia_ di GERVASIO

DA TILBURY, ediz. cit., p. 115, e, nel presente volume, lo scritto

intitolato _Il riposo dei dannati_.

[334] Epist. 10, ap. JAFFÈ, _Monumenta Moguntina, Bibliotheca rerum

germanicarum_, t. III, Berlino, 1866, p. 56.

[335] _Miscellanea di opuscoli inediti o rari dei secoli XIV e XV_,

Torino, 1861, pp. 165-78; _Leggende del secolo XIV_, già citate,

vol. I, pp. 489 sgg.; cfr. ZAMBRINI, _Le opere volgari a stampa dei

secoli XIII e XIV_, 4ª ediz. con appendice, Bologna, 1884, col. 574.

Questa leggenda occorre spesso in manoscritti italiani: vedi FARSETTI,

_Biblioteca manoscritta_, vol. I, p. 292; vol. II, pp. 83, 92. Nel cod.

magliabechiano pur ora citato, cl. 35, num. 221, essa tien dietro alla

leggenda dei monaci Teofilo, Sergio ed Igino. È pur contenuta nel cod.

7762 della Nazionale di Parigi, e nel cod. CCCXLIII della Corsiniana

(ora Biblioteca dell'Accademia dei Lincei) fondo Rossi. Ci sono, tra le

varie redazioni differenze alle volte notabili: io seguo quella che si

ha nella _Miscellanea_ sopraccitata. Alcune delle cose che nel Paradiso

vedono i monaci, vede anche Seth nel racconto italiano pubblicato dal

D'Ancona e ricordato di sopra.

[336] Di musiche, le quali con la soavità loro addormentano, è

frequente ricordo in leggende e in novelle popolari. Vedi, per esempio,

D'ARBOIS DE JUBAINVILLE, _Op. cit_., pp. 289, 323, 328.

[337] _Felix im Paradise_, VON DER HAGEN, _Gesammtabenteuer_, Stoccarda

e Tubinga, 1850, N. XC, vol. III, pp. cxxvii, 611 segg. Vedi inoltre

GERING, _Islendzk Aeventyri_, Halle a. S., 1882-84, vol. II, pp. 120-2,

ove sono date le opportune notizie bibliografiche. Questa leggenda,

veramente assai bella, ebbe molta fortuna, e da poeti modernissimi

fu rinarrata più volte; tra gli altri, e meglio che dagli altri, dal

Longfellow.

[338] In quest'ultima forma la leggenda del monaco Felice ha certa

somiglianza con quella del rabbino Choni Hameaghel, il quale non

potendo intendere le parole del salmista: «Quando Dio liberò i prigioni

di Sion, noi eravamo simili ad uomini che sognino», fu miracolosamente

immerso in un sonno che durò settant'anni, dal quale destatosi, non

fu più riconosciuto da nessuno. EHRMANN, _Aus Palästina und Babylon_,

Vienna 1880, pp. 19-20. Uggero il Danese, tornato dopo dugent'anni

dal regno di Morgana, non riconosce più nessuno e non è da nessuno

riconosciuto.

[339] _Histoire de Saint Louis_, cap. 94, ediz. cit., p. 320.

[340] Si potrebbero moltiplicare agevolmente gli esempii e i riscontri.

Il tema appar molto spesso in novelline popolari. Il figliuolo di una

povera vedova sposa la Fortuna, che in capo di certo tempo lo abbandona

per andarsene a stare nell'Isola della Felicità. Il giovane la

raggiunge, e statovi dugent'anni, crede d'esservi stato solamente due

mesi. COMPARETTI, _Novelline popolari italiane_, Torino, 1875, _L'Isola

della Felicità_, pp. 212 sgg. Un giovane va al Paradiso: crede esservi

rimasto mezz'ora, o meno di un'ora, e v'è rimasto più di un anno, o

anche cent'anni. LUZEL, _Légendes chrétiennes de la Basse-Bretagne_,

Parigi, 1881, pp. 78 sgg., 216 sgg. Un fabbro ferrajo è invitato a

ferrar cavalli in un castello misterioso: ne ferra uno, e quando torna

son passati dieci anni, e trova la moglie maritata ad altro uomo. ZAPF,

_Der Sagenkreis des Fichtelgebirges_, Hof, s. a. pp. 6-7. Vittore Hugo

introdusse questo tema leggendario nella sua novella fantastica _Le

beau Pécopin_. Secondo altro tema, ch'è come il rovescio di questo, un

tempo assai breve è giudicato lunghissimo. Vedi KELLER, _Li romans des

sept sages_, Tubinga, 1836, p. clvii; WESSELOFSKY, _Il paradiso degli

Alberti_, vol. II, pp. 188-217; D'ANCONA, _Le fonti del Novellino_, in

_Studj di critica e storia letteraria_, Bologna, 1880, pp. 309-12. Il

celebre fumatore d'oppio De Quincey dice che ne' suoi sogni il tempo

gli sembrava sterminatamente allungato. Le immaginazioni della leggenda

e delle novelline popolari hanno importanza notabile per la dottrina

psicologica del tempo.

[341] Il testo latino fu pubblicato dallo Schwarzer nella _Zeitschrift

für deutsche Philologie_, vol. XIII (1882), pp. 338-51. Ne aveva prima

dato un breve sunto il MUSSAFIA, _Ueber die Quelle des altfranzösischen

Dolopathos, Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wiss_. di Vienna, philos.-hist.

Cl., vol. XLVIII (1864), pp. 14-6. Altri racconti somiglianti indica

il KÖHLER, _Zur Legende vom italienischen jungen Herzog im Paradiese_,

nella _Zeitschrift_ ora citata, vol. XIV, pp. 96-8. Il codice tedesco

718 della Biblioteca Regia di Monaco di Baviera, da me veduto, contiene

(f. 77 r. a 85 v.) una traduzione tedesca della leggenda, col seguente

titolo: _Eyn hobische historie von dem irdischen paradise in welschem

landen gescheen_. In lingua ammodernata pubblicò CHR. A. VULPIUS,

nel vol. I delle sue _Curiositäten der physischen, literarischen,

artistichen, historischen Vor- und Mitwelt_, anno I (1811), pp. 179-89.

[342] Intorno a San Patrizio, al suo Pozzo, o Purgatorio, alle varie

leggende che si legano ad esso, e alle non poche questioni che intorno

ad esso si fecero, vedi il già più volte citato libro del WRIGHT, _St.

Patrick's Purgatory;_ MONCURE D. CONWAY. _The saint Patrick Myth,

The north american Review_, anno 1888, pp. 858 sgg.; ECKLEBEN, _Die

älteste Schilderung vom Fegefeuer des heiligen Patricius_, Halle a. S.,

1886. Per la bibliografia, vedi i rinvii e le indicazioni di L. FRATI,

_Il Purgatorio di S. Patrizio secondo Stefano di Bourbon e Uberto da

Romans, in Giornale storico della letteratura italiana_, vol. VIII

(1886), pp. 142-3. La leggenda del Pozzo e del cavaliere ebbe grande

diffusione e celebrità anche in Italia. L'Ariosto ricorda (_Orl. Fur._,

c. X, st. 92):

Ibernia fabulosa, dove

Il santo vecchiarel fece la cava,

In che tanta mercè par che si trove

Che l'uom vi purga ogni sua colpa prava.

Nel secolo stesso dell'Ariosto il Pozzo fu descritto da un vescovo

italiano. (MORSOLIN, _Francesco Chiericati, vescovo e diplomatico

del secolo XVI, Atti dell'Accademia Olimpica di Vicenza_, 1878). Un

testo italiano della leggenda pubblicò il VILLARI, _Alcune leggende e

tradizioni che illustrano la Divina Commedia, Annali delle Università

toscane_, parte prima, t. VIII, Pisa, 1866, pp. 108 sgg.: un altro

pubblicò il GRION nel _Propugnatore_, vol. III, parte 1ª, pp. 116-49.

Un _Viaggio del Pozzo di San Patrizio_ fu più volte stampato in Italia.

(HAYM, _Biblioteca italiana_, vol. II, p. 624). Il Calderon compose un

dramma intitolato _El Purgatorio de San Patricio_. Tra le molte e varie

versioni della leggenda sono differenze notabili.

[343] Questa è la forma più divulgata del nome, che nel racconto latino

suona _Oengus_. Nella _Legenda aurea_ il cavaliere si chiama Niccolò,

Alvise nel testo pubblicato dal Grion, Ludovico Enio nel dramma del

Calderon, altramente altrove.

[344] Nel racconto riferito da GIACOMO DA VORAGINE (_Legenda aurea_,

ediz. cit., cap. 50, p. 216) due bei giovani conducono il pellegrino

fin sotto le mura di una città meravigliosa tutta risplendente d'oro e

di gemme, ma non gli concedon d'entrarvi, e gli annunziano che, tornato

al mondo, morrà in capo di trenta giorni, e potrà allora entrare nella

città paradisiaca. Nel dramma del Calderon, la città, inaccessibile, è

così descritta:

Una ciudad eminente

De quien era el sol remate

A torres y chapiteles.

Las puertas eran de oro,

Tachonadas sutilmente

De diamantes, esmeraldos,

Topacios, rubles, claveques.

Qui, e nel racconto del Voragine, non ben si capisce se si tratti del

Paradiso terrestre o del celeste. Nel racconto italiano pubblicato

dal Villari, il cavaliere vede, dalla cima di un alto monte, il cielo

_simigliante a l'oro fine ch'è nella fornacie ardente_, e alcuni

arcivescovi, che l'accompagnano, gli dicono esser quel cielo la porta

del superno Paradiso, ov'entrano tutti coloro che hanno finito il tempo

della loro dimora nel Paradiso terrestre.

[345] Cap. I, in _Acta Sanctorum_, 17 marzo.

[346] Dice MASÛDI, parlando dell'Atlantico (_Les prairies d'or_,

trad, cit., vol. I, p. 858): «On en raconte des choses merveilleuses,

que nous avons raportées dans notre ouvrage intitulé les Annales

historiques, en parlant de ce qu'ont vu les hommes qui y ont pénétré au

risque de leur vie, et dont les uns sont revenus sains et saufs, tandis

que les autres ont peri».

[347] Vedi, a questo proposito, MARINELLI, _La geografia e i Padri

della Chiesa_, estratto dal Bollettino della Società geografica

italiana, anno 1882, pp. 11-15.

[348] _Historia ecclesiastica_, ediz. cit., capp. 246, 247.

[349] Nel già citato prologo della _Vengeance de Jésus-Christ_, Nerone

racconta a Virgilio com'egli e gli altri demonii, cadendo dal cielo,

aprirono un grande abisso nel mare, capace di trenta contee, il quale

è detto li _goufre de Sathanie_. Ogni nave che ad esso si accosti è

irreparabilmente perduta. L'acqua vi turbina con irresistibile impeto,

e così veloce

Comme .I. quariaus quand on le lait aler.

(COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, vol. II, p. 202). Cosroè

Anuscirvan fece un viaggio per conoscere un gran vortice ch'era in

mezzo del Mar Caspio, e si salvò per miracolo. DORN, _Auszüge aus

vierzehn morgenländischen Schriftstellern, betreffend das Kaspische

Meer und angrenzende Länder, Mélanges asiatiques_, vol. VI, pp. 638-40.

[350] V. W. GRIMM, _Die Sage von Polyphem, Abhandl. d. k. Akad. der

Wiss_. zu Berlin, anno 1857; GERLAND, _Altgriechische Märchen, in

der Odyssee_, Magdeburgo, 1869; KREK, _Einleitung in die slavische

Literaturgeschichte_, 2ª ediz., Graz, 1887. V. pure GORRA, _Testi

inediti di storia trojana_, Torino, 1887, p. 42; PARODI, _I rifacimenti

e le traduzioni dell'Eneide_, già cit., pp. 152, 184. Una fiaba

italiana dei ciclopi pubblicò il COMPARETTI, _Novelline popolari_, p.

308 sgg.

[351] _Historia danica_, ediz. di Copenaghen, 1839-58, vol. I. pp. 420

sgg.

[352] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique et la poésie des

cloîtres en Irlande, en Cambrie et en Bretagne_, ediz. in-12º, Parigi,

1864, p. LVI.

[353] JOYCE, _Old Celtic Romances_, Londra, 1861, pp. 112 sgg.;

BEAUVOIS, _L'Élysée transatlantique_, p. 354 sgg.

[354] BEAUVOIS, _ibid_., pp. 365-7.

[355] ID., _ibid_., pp. 367-8.

[356] HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn, ou l'enchanteur Merlin_,

pp. 25-6.

[357] HUMBOLDT. _Examen critique_, etc., vol. II, pp. 160-1.

[358] Cf. LETRONNE, _Recherches géographiques et critiques sur le livre

De mensura orbis terrae_, Parigi, 1814, pp. 129-46.

[359] DE MONTALEMBERT, _Les moines d'Occident_, Parigi, 1860-77, vol.

III, p. 287. Vedi la Vita maggiore del santo negli AA. SS., t. II di

giugno. Quivi è pur ricordato (l. I, cap. 20) un certo Baitano, _che

benedici a Sancto petivit, cum ceteris in mari eremum quaesiturus_.

[360] _La poésie des races celtiques_, in _Essais de morale et de

critique_, Parigi, 1859, p. 446.

[361] _Spicilegium Vaticanum_, Frauenfeld, 1838, pp. 145-7.

[362] Vedi per la vita del santo gli _Acta Sanctorum_, t. III di

maggio, pp. 599-608; DE LA RUE, _Essais historiques sur les bardes,

les jongleurs et les trouvères normands et anglo-normands_, Caen, 1834,

vol. II, p. 66; SMITH, and WACE, _A Dictionary of Christian Biography,

Litterature, Sects and Doctrines_, Londra, 1877-87, art. _Brendan of

Clonfert_; SCHIRMER, _Zur Brendanus-Legende_, Lipsia, 1888, pp. 1 sgg.

Non si confonda con la leggenda del nostro la leggenda, che tuttavia

corre per Toscana, in istampe popolari, di Brandano da Siena, vissuto

nel secolo XVI.

[363] Sigeberto Gemblacense, Alberico delle Tre Fontane, Ruggero di

Wendover, ecc.

[364] GREITH, _Op. cit._, p. 145 n.; HARDY, _Descriptive Catalogue of

Materials relating to the History of Great Britain_, Londra, 1871, vol.

I, i, pp. 159 sgg.

[365] Le redazioni della leggenda di San Brandano sono tre: quella

del racconto gaelico, quella della _Navigatio_, quella di alcuni

testi tedeschi e di uno olandese, i quali rimandano, probabilmente,

a un racconto francese. Vedi per tutto ciò, e per le relazioni e

derivazioni dei testi: PESCHEL, _Der Ursprung und die Verbreitung

einiger geographischen Mythen im Mittelalter, Deutsche Vierteljahrs

Schrift_, vol. II, 1854, pp. 242 sgg.; SCHROEDER, _Sanct Brandan, Ein

lateinischer und drei deutsche Texte_, Erlangen, 1871, pp. IV sgg.;

SUCHIER, _Brandans Seefahrt, Romanische Studien_, vol. I (1871-5), pp.

555 sgg.: SCHIRMER, _Op. cit._, pp. 14 sgg. Al lettore non sarà forse

discaro di trovar qui un po' di bibliografia de' testi in varie lingue

e dell'edizioni loro, bibliografia che, del resto, non do per compiuta.

LATINI: _Navigatio_: JUBINAL, _La légende latine de S. Brandaines_,

Parigi, 1836, pp. 1 sgg.; SCHROEDER, _Op. cit._, pp. 3 sgg.; MORAN,

_Acta Sancti Brendani_, Dublino, 1872, pp. 85 sgg.; _Florilegium

Casinense_, in appendice alla _Bibliotheca Casinensis_, Montecassino,

1873 sgg., t. III, pp. 411 sgg.: _Testi latini in verso_: LEYSER,

_Altdeutsche Blätter_, vol. II, pp. 273 sgg.; MARTIN, _Zeitschrift

für deutsches Alterthum_, nuova serie, vol. IV (1873), pp. 289 sgg.

— FRANCESI: JUBINAL, _Op. cit._, pp. 57 sgg., 105 sgg.; SUCHIER, pp.

567 sgg.; AURACHER, _Zeitschrift für romanische Philologie_, vol.

II (1878), pp. 439 sgg.; MICHEL, _Les voyages merveilleux de Saint

Brandan_, Parigi, 1878. — ITALIANI: VILLARI, _Alcune leggende_, ecc.,

pp. 134 sgg. Una vita italiana di San Brandano registra il Lami, e un

testo italiano della leggenda contiene il cod. 1008 della Biblioteca

di Tours, intorno al quale vedi _Bibliothèque de l'École des chartes_,

anno 1878, pp. 385-6. — INGLESI: WRIGHT, _St. Brandan, a medieval

Legend of the Sea in english Verse and Prosa_, Londra, 1844; HORSTMANN,

_Die altenglische Legende von St. Brendan, Archiv für das Studium

der neueren Sprachen und Litteraturen_, vol. LX (1874), pp. 17 sgg. —

TEDESCHI: BRUNS, _Romantische und andere Gedichte in altplattdeutscher

Sprache_, Berlino, 1798, pp. 159 sgg.; GENTHE, _Deutsche Dichtungen

des Mittelalters_, Eisleben, 1841, vol. I, pp. 337 sgg.; SCHROEDER,

_Op. cit_., pp. 51 sgg., 127 sgg., 163 sgg., — OLANDESI: BLOMMAERT,

_Oudvlaemsche Gedichten der XIIe, XIIIe, en XIVe eeuwen_, Gent,

1838-51, parte 1ª, pp. 100 sgg.; parte 2ª, pp. 3 sgg.; BRILL, _Van

Sinte Brandane_, in MOLTZER, _Bibliothek van middelnederlandsche

letterkunde_, Groninga, 1871. Tralascio di ricordare traduzioni e

rimaneggiamenti di tempi posteriori, pei quali si possono vedere gli

autori citati in principio di questa nota.

[366] _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren antiken Elementen_,

Lipsia, 1854-6, vol. I, pp. 169-70. Cfr. JONCKBLOET, _Geschichte der

niederländischen Literatur_ (trad. di W. Berg), Lipsia, 1870-2, vol. I,

p. 177, e HUMBOLDT, _Examen_, etc. vol. II, p. 165.

[367] Vedi HAURÉAU, _Singularités historiques et littéraires_, Parigi,

1861, pp. 1 sgg.: _Écoles d'Irlande_.

[368] SCHROEDER, Op. cit., pp. XII-XIII.

[369] Vedi a questo proposito WRIGHT, _St. Brandan_, p. v. I riscontri

fra la leggenda di San Brandano e racconti arabici furono già notati

dal REINAUD nella citata Introduzione alla Geografia di Abulfeda, e

vol. II, p. 263; poi dal D'AVEZAC, _Les îles fantastiques de l'Océan

occidental, Nouvelles annales des voyages et sciences géographiques_,

anno 1845, vol. I, pp. 298-9. Secondo lo ZIMMER (_Keltische Beiträge,

Zeitschrift für deutsches Alterthum und deutsche Litteratur_, vol.

XXVIII, 1889) la fonte principale della _Navigatio_ sarebbe l'_Imram

Maelduin_. Ultimamente il DE GOEJE prese a dimostrare (_La légende

de Saint Brandan, Actes du huitième congrès international des

Orientalistes tenu en 1889 à Stockholm et à Christiania_, Sezione I,

Leida, 1891, pp. 43-76) che la più parte delle finzioni contenute nella

_Navigatio_ derivano dal racconto dei viaggi di Sindbad, o da altri

racconti orientali. Alcuni degli argomenti da lui addotti sono assai

validi, ma altri mi pajono debolissimi. Credo la questione sia ancora

insoluta.

[370] SCHROEDER, Op. cit., pp. 61 sgg., 169 sgg.

[371] SUCHIER, pp. 585 sgg.; AURACHER, p. 456; MICHEL, pp. 80 sgg.

[372] VILLARI, pp. 157 sgg.

[373] Leggesi in un'antica _Historia Norvegiae_: «Sunt item in

refluentis oceani insule ovium, numero [XVIII], quas patria lingua

Faereyar incolae appellant; ibi enim ruricolis opima grex affluit;

sunt quibusdam inde millia ovium». _Monumenta historica Norvegiae_,

Cristiania, 1880, p. 92.

[374] Vedi Freudenthal, nell'_Orient und Occident insbesondere in ihren

gegenseitigen Beziehungen_ del Benfey, vol. III, p. 354.

[375] Vedi in questo volume lo scritto che segue, e nel successivo

quello intitolato _Demonologia di Dante_.

[376] PLINIO, _Hist. nat_., l. IV, cap. 30: «A Thule unius diei

navigatione mare Concretum, a nonnullis Cronium appellatur».

[377] HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. I, pp. 196-8; vol. II, p. 161 n.

[378] Vedi BARTSCH, _Herzog Ernst_, Vienna, 1869, pp. CXLV-CXLVIII;

HOFMANN, _Ueber das Lebermeer, Sitzungsberichte der k. bayer. Akademie

der Wissenschaften_, anno 1865.

[379] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 1ª, p. 911.

[380] ID., _ibid._, parte 2ª, p. 164.

[381] SANTAREM, _Essai_, etc., vol. I, pp. 333, 335, 336, 351, 354-5.

[382] FLETCHER S. BASSETT, _Legends and Superstitions of the Sea and

Sailors in all Lands and at all Times_, Chicago e New-York, 1885, p.

14.

[383] _De his qui tarde a numine corripiuntur_. Cf. DELEPIERRE,

_L'Enfer_, Londra, 1876, p. 23.

[384] SCHADE, _Visio Tnugdali_, § 11, pp. 12-3, e nelle versioni.

[385] _Istorie fiorentine_, l. IV, cap. 2.

[386] DE LA VILLEMARQUÉ, _La légende celtique_, etc., pp. LVI-LVII.

[387] Continuazione del poema d'_Huon de Bordeaux_, ms. della Nazionale

di Torino, L, II, 14, f. 360 r. Circa l'alleviamento di pena conceduto

al massimo dei peccatori vedi, in questo volume, lo scritto che segue.

In una Visione riferita da VINCENZO BELLOVACENSE (_Spec. hist._, l.

XXIX, capp. 6-10) si narra l'atroce castigo inflitto a Giuda, castigo

che non dà luogo a lenimento alcuno.

[388] Vedi ROHDE, _Der griechische Roman und seine Vorläufer_, Lipsia,

1876, pp. 167-287; BOSSERT, _La littérature allemande au moyen âge_,

Parigi, 1882, pp. 115-54: _Les légendes de la mer_.

[389] Cf. HUMBOLDT, _Examen_, vol. II, pp. 166-7; D'AVEZAC, _Op. cit._,

p. 300.

[390] L'Ἀπρόσιτος, o isola inacessibile di Tolomeo, è appunto una delle

Canarie.

[391] L. II, cap. 13; ms. L, IV, 5 della Nazionale di Torino, f. 220 v.

[392] _De imagine mundi_, l. I, cap. 36.

[393] _Zeitschrift für deutsche Philologie_, vol. XIII, p. 202.

Dell'Isola Perduta è anche ricordo nelle _Storie di Rinaldo_. Un'Isola

nascosta è menzionata nel Prologo e nel seguito del poema di Huon de

Bordeaux.

[394] _Reductorium morale_, l. XIV, cap. 22.

[395] D'AVEZAC, _Nouvelles annales des voyages_, etc., vol. II, p. 47.

[396] Vedi per queste curiose spedizioni JOSÉ DE VIERA Y CLAVIJO,

_Noticias de la historia general de las Islas Canarias_, Madrid,

1772-83, ove se ne discorre in un apposito capitolo, volume I, pp.

78-112. Cf. HUMBOLDT, _Examen_, etc., vol. II, pp. 167-73.

[397] Ciò ricorda quanto lo storico JUAN DEL CASTILLO narra (_Historia

de los Reyes Godos_, Madrid, 1624, p. 365) di Filippo II, che, sposando

Maria, s'impegnò a rinunziare alla corona d'Inghilterra nel caso che

fosse tornato il re Artù.

[398] Vedi, tralasciando le dissertazioni del Le Grand d'Aussy e del Le

Clerc, FANT, _L'Image du Monde_, etc., Upsala, 1886, p. 26.

[399] DUEMMLER, _Gedichte aus Ivrea: Hymnus Sancti Brendani

confessoris, Zeitsch. f. deutsches Alterth._, nuova serie, vol. II

(1869), p. 256; MORAN, _Acta Sancti Brendani_, p. 27 sgg. Nel cod.

palatino CXX della Nazionale di Firenze è una orazione di San Brandano

con questa avvertenza: _Santo Brandano monacho fece questa oratione

della parola di Dio, cioè Yhesu_ Χρι_sto per Michele Archangelo, quandò

passò sette mari_. PALERMO, _I manoscritti palatini_, vol. I, p. 234.

Della venerazione in cui era tenuto da certi monaci San Brandano porge

documento NICCOLÒ DI BIBERA (sec. XIII) nel suo _Carmen satiricum_, in

un luogo ove dice:

Sunt et ibi Scoti, qui cum fuerint bene poti,

Sanctum Brandanum proclamant esse decanum

In grege sanctorum, vel quod deus ipse deorum

Brandani frater sit et eius Brigida mater.

Ediz. Fischer, nel vol. I delle _Geschichtsquellen der Provinz

Sachsen_, 1870, vv. 1550-3.

[400] _Speculum historiale_, l. XXII, cap. 81. Vedi in contrario

GIRALDO CAMBRENSE, _Topographia Hiberniae_, dist. II, cap. 43, ap.

CAMDEN, _Anglica, Hibernica_, etc. p. 731.

[401] _Spec. hist._, l. XXII, capp. 96-7.

[402] Vedi la Vita inserita dal MABILLON negli _Acta sanctorum ordinis

S. Benedicti_, saec. pr., p. 178.

[403] GIOVANNI A BOSCO, _Bibliotheca Floriacensis_, Lione, 1605, pp.

485-515.

[404] Ap. LIPOMANO-SURIO, _De vitis sanctorum_, t. VI, f. 109 v.

Sigeberto è in qualche dubbio circa le ragioni della peregrinazione:

«Hanc viam insistere, utrum persuaserit sola quaerendae felicis

habitationis voluntas, an aliqua ex parte subrepserit animis eorum

humanae curiositatis voluptas, non habet discutere nostra temeritas».

Il racconto di Sigeberto passa in SANT'ANTONINO, _Historiarum_,

parte II, tit. XII, cap. 8, § 5. Vedi inoltre: CHÊNE, _Études sur

les anciennes vies de Saint Malo_, in _Revue historique de l'Ouest_,

vol. I (1885), PLAINE et DE LA BORDERIE, _Deux vies inédites de Saint

Malo_, in _Bulletin et mémoires de la Sociétè archéologique d'Ille et

Vilaine_, vol. XVI (1884).

[405] Nel 1408 il vescovo di Langres diede facoltà alla chiesa di

Bar-sur-Aube di rappresentare la vita di San Maclovio. (DOUHET,

_Dictionnaire des mystères_, Parigi, 1854, col. 500). Il miracolo della

risurrezione del gigante, e l'altre meraviglie, saranno stati, senza

dubbio, parte principalissima dello spettacolo.

[406] _Pantheon_, ediz. cit., pp. 58-60.

[407] Le Colonne d'Ercole s'andarono poi moltiplicando sulla faccia

della terra, e apparvero sotto tutte le plaghe, in tutti i luoghi

giudicati dover essere estremo limite alla curiosità e all'ardimento

degli uomini. Di colonne e statue consimili fu anche fatto autore

Alessandro Magno.

[408] Nel _Propugnatore_, vol. I, pp. 608 sgg., vv. 230-2.

[409] In un luogo del _Libro di Alessandro_ di Nizami si fa parola di

un timballo di bronzo, posto in cima a una montagna nel mar della Cina,

timballo che col suono avverte le navi di non passare più oltre.

[410] FLOREZ, _España sagrada_, 2ª ediz., t. XXVII, cap. 4, pp. 392-9.

[411] Della leggenda diede un fuggevole cenno il DENIS, _Le monde

enchantè_, p. 283.

[412] ZACHER, _Alexandri Magni iter ad Paradisum_, Königsberg,, 1859,

pp. 19 sgg.

[413] LEVI, _La légende d'Alexandre dans le Talmud, Revue des études

juives_, vol. I (1880), pp. 293-300; SAX, _Revue des traditions

populaires_, agosto-settembre, 1889. Cf. VOGELSTEIN, _Adnotationes

quaedam ex litteris orientalibus petitae, quae de Alexandro Magno

circumferuntur_, Vratislavia, 1865, pp. 15 sg., 19 sgg. Alquanto

diversamente leggesi il racconto in LEVI, _Parabole leggende_, ecc.,

pp. 218-22, e in TENDLAU, _Das Buch der Sagen und Legenden jüdischer

Vorzeit_, Francoforte s. M., 1878, pp. 44-5.

[414] _Alexander, Gedicht des zwölften Jahrhunderts, vom_ PFAFFEN

LAMPRECHT, ediz. Weismann, Francoforte s. M., 1850, vv. 6577- 7127.

[415] MEYER, _Alexandre le Grand dans la littérature française du moyen

âge_, Parigi, 1886, vol. I, p. 185; vol. II, pp. 201 sg., 356, 357. Il

racconto interpolato fu pubblicato dallo stesso Meyer nella _Romania_,

voi. XI, pp. 228 sgg.

[416] Pubblicati da L. Banchi (_Collezione di opere inedite o rare_),

Bologna, 1863, p. 116.

[417] Cf. GOERRES, _Die teutschen Volksbücher_, Heidelberg, 1807, p. 60.

[418] ZARNCKE, _Der Priester Johannes_, parte 2ª, p. 170.

[419] Nel poema di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, Alessandro,

dopo essere uscito dalle terre della regina Candace, trova sopra una

pietra un occhio umano. Aristotele gli fa vedere come, posto in una

bilancia, esso vince di peso qualunque cosa gli si possa contrapporre;

ma tosto poi, coperto di un panno, diventa leggerissimo. (Ediz.

Michelant, pp. 497-9. Cfr. GIDEL, _La légende d'Aristote au moyen

âge_, in _Nouvelles études sur la littérature grecque moderne_,

Parigi, 1878, pp. 370-1). La storia della gemma simbolica è narrata

nel _Polychronicon_ di RANULFO HIGDEN, l. III, cap. 30. Adamo Oleario,

il quale viaggiò in Asia negli anni 1633-1639, riferisce una storia

persiana della ricerca che Alessandro Magno fece della fontana di

giovinezza, con alcune particolarità che credo non si abbiano altrove.

L'angelo Raffaele, custode della spelonca ove scaturisce la fonte,

porge ad Alessandro una gemma simile nell'aspetto a quella di cui si

parla nel racconto latino; ma ciò che poi si dice di essa non accenna

a nessuna qualità simbolica. (_Voyages très-curieux et très-renommés

faits en Moscovie, Tartarie, et Perse, traduits de l'original et

augmentés par le Sr._ DE WIQUEFORT, Amsterdam, 1727, coll. 865-71).

[420] BACHER, _Nizâmî's Leben und Werke_, etc., Lipsia, 1871, pp. 101,

113-5.

[421] _Orl. Fur._, c. XXX, st. 109-110. Cf. RAJNA, _Le fonti

dell'Orlando Furioso_, Firenze, 1876, p. 464.

[422] _Historia de las cosas notables, ritos y costumbres del gran

reyno de la China_, etc., ediz. di Roma, 1585, pp. 422-4.

[423] PSEUDO-CALLISTENE, l. II, capp. 39-41; GIULIO VALERIO, _Res

gestae Alexandri Magni_, ap. MAI, _Classici scriptores_, etc., t. VII.

pp. 193-4.

[424] DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn_, pp. 25-6.

[425] Continuazione del poema nel ms. L, II, 14 della Nazionale di

Torino. Pel racconto in prosa cf. DUNLOP, _History of Fiction_ (1888),

vol. I, pp. 306-7.

[426] _Baudouin de Sebourc_, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15.

[427] Ms. dell'Arsenale di Parigi 2985, p. 632; testo del sec. XIV.

[428] Vedi RENIER, _Ricerche sulla leggenda di Uggeri il Danese in

Francia_, estr. dalle _Memorie della R. Accademia delle scienze di

Torino_, serie 2ª, t. XLI, p. 59.

[429] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, p. 473.

[430] _Ly myreur des histors_, vol. III, pp. 66-7. Avventure di Uggeri

sono narrate nella versione tedesca che della relazione dei viaggi

del Mandeville fece Ottone di Diemeringen (non in quella di Michele

Felser); ma ignoro se vi si narri il viaggio al Paradiso.

[431] Ms. di Torino N, III, 19. Del codice berlinese, già Hamilton,

diede notizia il TOBLER, _Die Berliner Handschrift des Huon d'Auvergne,

Sitzungsb. d. k. preuss. Akad. d. Wiss._, t. XXVII (1884). Il testo del

Seminario di Padova non contiene questa parte del racconto.

[432] _Storia di Ugone d'Avernia_ (_Sc. di cur. lett._, dispp. 188,

190), Bologna, 1882, vol. II, capp. LI-LII, pp. 36-40.

[433] Ms. 2267 della Riccardiana, l. VI, capp. 27 e 29, f. 137 r. e v.,

f. 138 r. a 139 r. Questa parte del racconto, e quella della discesa

all'Inferno, che la precede, furono poi, non s'intende perchè, escluse

dalle stampe, meno che dalle primissime. Vedi RENIER, _La discesa di

Ugo d'Alvernia allo Inferno_ (_Sc. di cur. lett._, disp. 194), Bologna,

1883, pp. XCVI sgg. In certa Visione, che si ha, narrata in italiano,

nel cod. Magliabechiano XXXV, 7, 3 (FRATI, _Il purgatorio di San

Patrizio_, già cit., pp. 172-4), il Paradiso terrestre e il celeste

sono come fusi insieme.

[434] C. XXVIII, st. 150 sgg.

[435] RAJNA, _Le fonti dell'O. F._, pp. 472-3.

[436] Se non erro, questa saga è tuttavia inedita. La notizia che io

ne do è tolta dal libro del BARING-GOULD, _Curious myths of the middle

ages_, Londra, 1877, pp. 260-4.

[437] STEFANO VINANDO PIGHIUS (malamente confuso da taluno con

Alberto), _Hercules prodicius_, Colonia, 1609, p. 52; _Le Chevalier au

Cygne_, pubblicato dal De Reiffenberg, Bruxelles, 1846, p. 224.

[438] Vedi più sopra la nota 102 al cap. III.

[439] _Orl. Fur._, c. XXXIV, st. 48 sgg.

[440] Basterà accennare che il gesuita TOMMASO CEVA (1638-1737) in

quel suo ridicolo, e già tanto lodato poema che s'intitola _Puer

Jesus_, narra un'andata di Maria Vergine al Paradiso terrestre. Chi

vuol saperne altro, vada e vegga da sè, chè io non mi curo di fame più

parole. Qui ricorderò ancora un pajo di racconti che hanno parecchia

somiglianza con quelli in cui si narrano viaggi al Paradiso terrestre.

Il primo si legge in un opuscolo intitolato: _Avviso, | O Lettera

Curiosissima, | del Nuovo Felice, | Fortunato, e stupendo camino, | Di

Don Eliseo da Sarbanga Paleologo | Armeno, | ecc. In Viterbo, & poi

in Bologna, per Bartolomeo Cocchi, 1609_. Don Eliseo guidato da una

iscrizione di Alessandro Magno, giunge, dopo lungo viaggio, attraverso

a un meato sotterraneo, agli antipodi. Quivi trova terra azzurra e

trasparente, erbe, fronde di alberi, spiche, tutte color d'oro, frutti

che mostrano impressa l'effigie umana, altr'erbe, segnate di caratteri

ebraici, fiumi argentei ed aurei, animali di pelle ignuda. In quel

felice paese la terra non chiede d'essere coltivata, ma tutto produce

spontaneamente, e mai non vi piove. Il fuoco è bianco, ed evvi un'erba,

che cibata una volta sola, sostenta l'uomo per venti giorni, durante i

quali non lascia più sentire nè fame nè sete. Gli abitanti usano di una

infusione d'oro per ringiovanire, e cresciuti che sieno interamente,

non passano tre palmi d'altezza. In un monte sono alcune statue

d'oro, sull'una delle quali è scritto: ALEXANDER MACEDO. La lettera

si dà come tradotta dall'armeno in greco e dal greco in italiano. La

sostanza di essa è recata, con alcuna mutazione, in quello spaventoso

zibaldone che è il _Condottiere de' predicatori per tutte le scienze_,

del padre MAURIZIO DI GREGORIO, siciliano, ediz. di Venezia, 1627,

incredibilmente spropositata, pp. 328-35, ed anche nel breve _Trattato

del Paradiso terrestre, dove si vedono diverse opinioni circa tal

oggetto, varietà di fiumi mal'intesi dal volgo, curiose historie, e

prove infallibili, che si dà questo ameno giardino, e ch'al presente

si ritrovi nel mondo, ma incognito a noi per li peccati nostri_,

opera lacrimabile del padre D. COSIMO GIOVANNELLI da Lucca, canonico

regolare Lateranense, Lucca, 1676, pp. 27-31. Questo buon uomo narra

pure (pp. 21-2), traendola da _certo Romanzo_, che io non so dire qual

sia, la storia di un cavaliere, che dopo molte battaglie e vittorie,

soggiogate innumerevoli province, giunse all'ultimo Oriente, dove trovò

un magnifico palazzo, tutto formato di pietre preziose, cinto da un

profondo fiume, e non vedendo porta, e chiamando gente, gli fu detto da

un venerando vecchio, il quale s'affacciò a un balcone, che quello era

il Paradiso terrestre, e non si poteva andar più innanzi. Il cavaliere

tornò su' suoi passi, dopo aver ricevuta dal vecchio una palla di

cristallo, che aveva dentro l'immagine d'una colonna d'oro, sormontata

da una corona cadente, e fiancheggiata da due leoni; e seppe poi da un

eremita ch'era quello un simbolo e un segno della sua prossima fine.

Quest'avventura ricorda, come si vede, quella narrata di Alessandro

Magno. Lo stesso buon uomo ricorda il caso di un tale che stette

lung'anni alla porta del Paradiso, picchiando, pregando e piangendo, e

dice che tale caso si narra nella leggenda di Santo Amato (p. 22). Di

santi di questo nome ce ne furono parecchi; ma in nessuna delle vite

loro che potei consultare mi venne fatto di trovar traccia di tale

leggenda.

Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. I · 第 21 / 46 题