DEI SACRIFIZI

Quantunque i lapponi sacrificassero in qualunque epoca, vi erano

certe stagioni in cui facevano dei grandi sacrifizi. Questo era verso

l’autunno, alla fine di settembre, quando essi sogliono macellare

il maggior numero di animali per mangiarli subito e per conservare

la carne seccata per la primavera quando non è buona la carne.

Probabilmente nel dicembre vi era un gran sacrifizio, perchè quel mese

si chiama in lappone _Bassemanno_, mese dell’arrosto. Per sacrificare,

il lappone chiamava un _noaide_, che conosceva tutte le cerimonie

che si dovevano fare. Questi si purificava con digiuno e abluzioni

dell’intiero corpo. Nei casi gravi, come di malattia mortale, poteva

darsi che si dovesse sacrificare tutto l’animale intiero e intatto;

allora non vi era banchetto. Ma in ogni altro caso si invitavano tanti

ospiti quanti ce ne voleva per mangiare tutta la carne dell’animale

sacrificato. Con abiti speciali in dosso e una corona di foglie e

fiori in testa, il _noaide_ si apprestava al sacrifizio, chiedendo per

mezzo del _runebom_ a quale Dio doveva sacrificare. Se era un renne

l’animale destinato si sceglieva senza difetti: messogli un filo di

colore diverso, secondo la divinità cui si dedicava, in un orecchio,

una corona in capo, tutta la compagnia andava al _Basse_, dove erano

le immagini degli Dei, avendo cura, prima di lasciar la capanna, che

fossero legati tutti i cani. A nessuna donna era concesso di aver che

fare coi sacrifizi fatti dagli uomini. Le donne non dovevano neppure

avvicinarsi al luogo sacro, nè attraversare il sentiero seguìto dagli

uomini e neppur guardare in quella direzione. (Le donne però potevano

fare sacrifizi minori in casa alle Dee).

Giunti al _Basse_, il _noaide_ immergeva il coltello nel cuore della

vittima, che cadeva morta dopo pochi minuti. Tutti insieme levavano

la pelle. Levati gli intestini, veniva raccolto un po’ di sangue in un

recipiente particolare ed il _noaide_ divideva l’animale alle giunture

senza rompere nessun osso: quindi levava il naso, gli occhi, gli

orecchi, il cuore, il polmone ed un po’ della carne di ogni membro e

quel che più di tutto importava, gli organi genitali, se era un maschio

e metteva tuttociò da parte come olocausto. Il resto si metteva in

una pentola. Pregato in ginocchio il Dio di accettare il sacrifizio e

di esser propizio, tutti mangiavano la carne, dopo di che pregavano

di nuovo. Radunate le ossa e rimesse in posizione si gettava sopra

il sangue, ed il _noaide_ a capo scoperto, strisciando sui ginocchi,

andava ad offrirle all’immagine del Dio. L’idolo stesso si spalmava col

sangue e gli occhi col grasso della vittima.

VARIANTI NEL MODO DI SACRIFICARE AI DIVERSI DEI E SULLA SCELTA E SESSO

DEGLI ANIMALI

Le donne sacrificavano quotidianamente alle Dee segnatamente

a _Sarakka_, che riceveva un pochino di tutti i pasti. Quando

abbandonavano un luogo, versavano un po’ della zuppa di latte in terra

per ringraziare di esser stati bene in quel luogo.

I lapponi facevano offerte anche ai morti. Spesso immolavano la renna,

colla quale il cadavere era stato portato alla tomba, e ne seppellivano

le ossa. Quando passavano dinanzi alla tomba d’un parente od amico

suolevano gettarvi sopra un pezzetto di tabacco o di qualche altra cosa

che potesse piacere al morto: nella bara mettevano diversi oggetti,

come arco, freccie, ascie, gli oggetti per accendere il fuoco, un po’

di cibo; forbici, aghi ecc. se era donna. Nella Lapponia russa, Friis

ha visto mettere sulla tomba, anche al giorno d’oggi, diversi arnesi

come ascia, coltello ecc.

Al Dio _Rota_ offrivasi qualche volta anche un cavallo.

Quando era stato promesso a un Dio un animale, bisognava che tutte le

ossa fossero conservate con cura e portate all’idolo o seppellite: se

un cane rubava uno di questi ossi, lo si uccideva e si sostituiva uno

dei suoi ossi a quello involato.

Un viaggio in Lapponia coll'amico Stephen Sommier · 第 80 / 96 题