In questi _Basek_ stavano gli idoli dei lapponi, che potevano essere
di pietra o di legno. Questi idoli rappresentavano la divinità;
forse anche qualche lappone credeva che vi risiedesse dentro, ma
tutto fa credere che non fossero veri idolatri. Questi _Sieide_ o
idoli non erano fatti ad arte: erano o le roccie di forma speciale
che si trovavano nei _Basek_ o pietre di forma strana trovate sopra
una spiaggia e portate nel luogo sacro ove simboleggiavano le loro
divinità. Ve ne erano per il solito diverse in uno stesso luogo.
Intorno ad ognuna si costruiva un muro di pietre e sopra uno steccato
di legno per proteggere gli oggetti sacrificati. In vicinanza
dell’idolo costruivano una specie di trespolo per deporvi le offerte.
Si trovano ancora resti di questi muri di cinta in molti punti in
Finmarkia, ma gli idoli sono spariti, distrutti o gettati via dai
missionarii e dai lapponi stessi. Solamente alcuni dei più grandi
di questi idoli foggiati dalla natura e troppo grandi per essere
rovesciati o portati via esistono ancora. Gli idoli di pietra fatti
dagli stessi Dei erano tenuti in molto maggior conto di quelli di legno
fatti dall’uomo.
Tutte le corna delle renne ammazzate venivano portate in dono agli Dei.
Si disponevano in cerchio come uno steccato intorno all’idolo; ancora
pochi anni fa si trovavano ancora di questi ammassi di corna (spariti
in oggi che le corna sono diventate articolo di commercio).
Gli idoli di legno erano fatti colla base del tronco o più spesso colla
radice della betula; la radice formava la testa, e colla base del
tronco foggiavano il corpo e le membra; erano alti circa un braccio
e mezzo o due, larghi uno; avevano la forma che alla stessa divinità
davano sul _runebom_. Questi idoli si tenevano per il solito nei boschi
ove erano costruiti dei grandi trespoli. L’idolo si metteva sopra
questo o accanto ad esso, le offerte sempre sopra. La massa di legno in
questi altari era qualche volta ingente.
Il missionario Kildal bruciò in Ofoten in 14 giorni 40 di questi altari
con tutti gli idoli e le ossa degli animali sacrificati. Questi sopra
qualche altare si trovavano in così gran quantità, che non si sarebbero
potuti portar via (non compreso l’altare) con cinque o sei cavalli.