L’orso era per i lapponi un animale sacro, che stava sotto la
protezione di _Laeibolmai_ (Dio della caccia).
Quando si accingevano a questa caccia, i lapponi non parlavano mai
dell’orso col suo nome (_guofca_) ma gli davano diversi epiteti come:
animale santo, nonno del monte, rospo del monte ecc. Le diverse parti
del suo corpo e tutto quello che si riferiva a tale caccia si esprimeva
con un linguaggio mistico speciale, inintelligibile per altri.
Le cerimonie, che cominciavano prima della partenza, seguitavano
poi per tutto il tempo della caccia, nella quale si portava anche un
_runebom_. Le donne non dovevano guardare l’orso ucciso che attraverso
un anello di ottone. Nelle tre notti, che tenevano dietro alla caccia
fortunata, gli uomini non dovevano dormire colle mogli. Mangiavano
la carne cotta in modo speciale, senza sale; alle donne si dava solo
la parte inferiore e dovevano mangiare il primo boccone attraverso
un anello d’ottone. Tutti i cacciatori dovevano poi purificarsi. Le
ossa si serbavano tutte e si mettevano in ordine in una fossa nel
luogo ove era stato cotto, insieme agli organi genitali. La pelle era
distesa sopra alcuni rami e le donne erano condotte davanti cogli occhi
bendati; allora si dava loro in mano un arco o un bastone e dovevano
cercare di colpire la pelle; e solo quando una di esse era riescita a
colpire (sarà il suo marito che ucciderà il prossimo orso) nel segno,
erano tutte sbendate e potevano per la prima volta guardare la pelle.
Così si compievano le cerimonie della caccia dell’orso.