DEI DEGLI INFERNI

La sola divinità dell’inferno che pare realmente lappone era

_Jabmi-akko_, la vecchia dei morti, che regnava sui morti. La nozione

del _Rota_, che abitava giù basso nella terra, ma veniva su per fare

il male degli uomini e degli animali, pare venuta dopo che ebbero

conoscenza del diavolo dei cristiani. I noaidi avevano il potere

di legarlo o scioglierlo. Ad esso si sacrificava un cavallo, che si

seppelliva intero in terra, affinchè _Rota_ potesse, quando faceva del

male sulla terra, ritornare su di esso a _Rota-aibmo_, la sua dimora

sotterranea.

I lapponi credevano anche a diversi altri spiriti cattivi, segnatamente

_Fudno_, che giù abitavano nella terra.

Il nome, che in oggi adoprano per designare il diavolo, è _Bergalak_ di

origine incerta.

Un altro essere molto cattivo, che i _noaidi_ adopravano per far

male agli uomini e agli animali, era un insetto chiamato dagli

autori norvegesi _Ganflue_ (mosca magica), che si trova disegnata

sopra quasi ogni _runebom_. Solamente i _noaidi_ più potenti avevano

a loro disposizione di queste _ganflue_, che essi facevano escir

fuori dal becco di un uccello magico. Erano tanto velenose, che gli

stessi _noaidi_ non le potevano toccare altrochè con dei guanti; le

conservavano in scatole, dalle quali le lasciavano volar via una alla

volta, quando volevano far danno a qualcuno; compiuta la sua missione,

la mosca tornava al suo padrone. Queste _ganflue_ si ereditavano e

si prestavano da un _noaide_ ad un altro. Specialmente le eruzioni

cutanee, i gonfi e tumori, lo sputare sangue, erano prodotti da queste

mosche[38].

Alcuni _noaidi_ avevano anche una bacchetta magica (_gandstar_), colla

quale potevano fare il male; altri sapevano costruire dei _tyre_,

palla leggera che lanciata sopra un uomo o un animale, che si voleva

offendere, produceva lo stesso effetto della mosca _ganica_. Il

_finskud_ (tiro finno) era un altro modo, col quale il _noaide_ sapeva

nuocere al prossimo. Esso faceva un’immagine della persona colla quale

era in collera, e quindi tirava una freccia contro questa immagine

nella parte del corpo che voleva render malata. L’arco col quale tirava

era piccolo e di corno di renna; le freccie di due specie, appuntate o

no secondo il genere di male che voleva infliggere[39].

Pare certo che i lapponi, anche prima di avere avuto sentore delle

credenze cristiane, credessero all’immortalità dell’anima e al

rinnovamento del corpo per gli uomini, non solo, ma anche alla

continuazione dell’esistenza degli animali. Essi credevano pure ad

una ricompensa ed una punizione dopo morte, ma forse questo è dovuto

a infiltrazione d’idee cristiane. _Saivvo_ era la dimora delle anime

beate. Era sotto la terra a piccola profondità, i lapponi vi vivevano

come sulla terra, ma più ricchi, più felici, insieme a tutti gli

animali che vi sono sulla terra.

Vi erano molti _Saivvo_, in ognuno dei quali abitavano pochi lapponi, e

andavano dall’uno all’altro come sulla terra con renne e cavalli.

Gli abitanti del _Saivvo_ potevano mostrarsi agli uomini sulla terra,

come i _noaidi_ potevano fare una visita al _Saivvo_. I parenti morti,

che erano nel _Saivvo_, erano in qualche modo gli spiriti tutelari di

quelli vivi. Ogni lappone aveva diversi di questi spiriti del _Saivvo_

a sua disposizione e più ne aveva, più era rispettato. Questi _Saivvo_

si ereditavano, non solo, ma anche si vendevano e compravano. Un

padre morendo, lasciava i migliori e più potenti _Saivvo_ al figlio

prediletto. Un matrimonio si considerava come felice, quando gli sposi

tra loro portavano in corredo molti _Saivvo_ o potevano sperarne molti

in eredità. I _Saivvo_ non prestavano i loro servigi gratuitamente, ma

dovevano ricevere in ricompensa dei doni.

Fra gli animali del _Saivvo_ tre specialmente erano al servizio

degli uomini e dei _noaidi_ ed erano i _Saivvo-loddek_ (uccello),

_Saivvo-gnolle_ (pesce o verme), _Saivvo-sarvvak_ (renne maschio).

_Saivvo-lodde_

Questi uccelli potevano essere di specie, grandezze e colori diversi.

Invocati con canti magici mostravano al lappone la via nelle marcie,

gli portavano notizie de’ luoghi lontani, lo aiutavano a stare a

guardia delle sue mandre ed altre proprietà, a ritrovare oggetti

perduti ecc.

Il sentire cantare certi uccelli, mentre erano ancora a digiuno, era

segno di disgrazia per i lapponi: per questo si dice che alcuni usino

la precauzione di tenersi sotto la testa sul loro giacile un pezzetto

di pane per mangiarlo appena svegliati e non essere colti in fallo

dall’uccello di cattivo augurio.

_Saivvo-gnolle_

I _Saivvo-gnolle_ erano diversi per grandezza, nome e colore, e si

trovano disegnati con forme diverse sui _runebom_. Solamente i _noaidi_

ne avevano al loro servizio e li avevano tanto più lunghi, quanto più

erano esperti nelle arti magiche. Se ne servivano per nuocere ai loro

nemici, o per scendere sul loro dorso nel _Jabmi-aibmo_ (regno dei

morti).

Si trovano ancora delle superstizioni, che sembrano resti della

credenza nel _Saivvo-gnolle_. Alcune parti dei serpenti sono ancora

adoprate come medicina dai lapponi. Un pezzetto infuso nell’acquavite

agisce come elisir d’amore.

Quando andavano alla pesca in certi laghi dalle acque chiare (dei

quali dicevano che avevano un doppio fondo) osservavano una quantità di

prescrizioni superstiziose, come di escire dalla porta di dietro della

capanna, di non aver con sè alcuna donna ecc.

_Saivvo-sarvvak_

Le renne maschie del _Saivvo_ erano al servizio di pochi _noaidi_;

essi le facevano combattere fra loro e il proprietario della renna che

rimaneva ferita ammalava o moriva.

_Jabmi-aibmo_

Era la dimora dell’oscurità, della peste, del pianto. Qui andavano i

cattivi, i ladri, i bestemmiatori, i violenti; questi erano i soli

difetti che per essi costituivano un peccato. Nel _Jabmi-aibmo_

regnavano _Rota_, la sua moglie _Jabmi-akko_ (la madre dei morti

che porta le malattie con sè) e _Fudno_. Ogni malattia veniva dalla

dimora di _Rota_ (_Rota-aibmo_) e proveniva da parenti morti, che vi

abitavano; per guarire bisognava sacrificar loro, o mandare un _noaide_

a cercar di placarli. Per guarire un bambino lo si ribattezzava, sicchè

dal numero dei nomi di un lappone si poteva dire quante volte era

stato ammalato da bambino. Il viaggio dei _noaidi_ al _Jabmi-aibmo_

non era sempre e unicamente per guarire un ammalato; qualche volta

lo intraprendevano per ottenere, che qualche antenato o parente morto

tornasse sulla terra per stare a guardia delle renne.

Quando un _noaide_ doveva intraprendere un viaggio nel _Jabmi-aibmo_,

radunava il maggior numero di uomini e di donne che poteva. Fra questi,

due donne dovevano essere in abiti di festa con cuffie di tela sulla

testa, ma senza cintura intorno alla vita. Queste donne, durante questo

ufficio, si chiamavano _Sarak_. Uno degli uomini presenti doveva pure

sciogliere la cintura e levarsi il berretto, ed a questo si dava il

nome di _Maerro-oaivve_. Quando tutto era pronto, il _noaide_ impugnava

il _runebom_ e cominciava a batter sopra e a cantare dei canti magici

a squarciagola. Tutti i presenti si univano ad esso con un forte e

continuo _jouigen_ (canto magico). Quindi il _noaide_ cominciava ad

evocare i suoi _Saivvo-gazzek_, le anime del _Saivvo_ che lo dovevano

aiutare. Prima evocava il _Saivvo-lodde_ (l’uccello) gridando: _Haette

dal gocco du matkai!_ (Ora ti devi mettere in via!). Quando questi

era arrivato, visibile naturalmente per lui solo, gli ordinava di

condurgli altri _Saivvo-gazzek_ e primo di tutti _Saivvo-gnolle_, il

pesce o il serpente. Quando erano arrivati tutti, il _noaide_ levava

il suo berretto, scioglieva la sua cintura e i legacci delle scarpe, si

metteva le mani davanti al viso, cadeva in ginocchio e dondolandosi col

corpo avanti e indietro, col _runebom_ in mano, cominciava e correre in

giro sui ginocchi con straordinaria rapidità e gesticolazioni strane.

Di quando in quando gridava: _Valmasteket haerge, saccaleket vodnos!

Si attacchi la renna, si metta il battello nell’acqua!_ Prendeva colle

mani e gettava in aria dei tizzoni di fuoco, mostrando che il fuoco

non lo bruciava, beveva acquavite, si picchiava sul ginocchio con

un’ascia, minacciando colla stessa dietro di sè, e portandola tre volte

in giro alle _Sarak_. Finalmente tutto quell’eccitamento combinato

col digiuno che aveva osservato per tutto il giorno avanti, agiva in

tal modo sul suo corpo che cadeva come morto, in modo tale che «non

si poteva udire nè vita nè anima in lui.» In quello stato rimaneva

un’ora. In quel tempo nessuno lo doveva toccare; non dovevasi neanche

lasciarsi accostare una mosca. Durante questo svenimento, la sua anima

viaggiava sul _Saivvo-gnolle_ verso il _Saivvo_ e il _Jaibmi-aibmo_

sotto la protezione di _Noragales_ e del suo cane. Mentre la sua anima

era assente, le _Sarak_ discorrevano tra loro a voce bassa, cercando

d’indovinare verso qual _Saivvo_ potesse essere andata. Quando nel

nominare i diversi _Saivvo_ (dei quali, come abbiamo visto, ve n’eran

molti con un nome speciale per ognuno) arrivavano a nominare quello nel

quale era andato lo spirito del _noaide_, questi cominciava a muovere

un poco la mano o il piede. Allora le _Sarak_ seguitavano a discorrer

tra loro, giuocando ad indovinare cosa faceva e come gli andava, ed

il _noaide_ cominciava a ripetere quello che sentiva dire dai morti

e quello che contrattava con essi nel mondo invisibile, o a rendere

oracoli, che si riferivano al da farsi nel caso presente.

Qualche volta il _noaide_ doveva sostenere dura lotta nel regno dei

morti col _Jabmek_, che non voleva lasciar partire il morto che voleva

avere per guardiano delle mandre, o che voleva assolutamente che

il parente ammalato lo venisse tosto a raggiungere; in quei casi il

_Saivvo-gnolle_ aiutava fedelmente il _noaide_ nella lotta.

_Basek_ dei lapponi, luoghi sacri, luoghi di adorazione e di sacrifizi

La fantasia dei lapponi colpita da qualche pietra o rupe di forma

strana lo attribuiva all’azione dei suoi Dei e i luoghi dove si

trovavano questi monumenti naturali, che chiamavano _Basse_, erano

i loro luoghi sacri, dove adoravano e sacrificavano, in piena aria,

quello che è la chiesa o il tempio per altri popoli più civili,

che hanno accomodato le cose più comodamente per sè e per i loro

Dei. Consideravano pure come _Basse_ alcuni luoghi ove cascata o un

ghiacciaio rendeva loro difficile il transitare colle renne, o luoghi

ove era successa qualche disgrazia o dove avevano avuta grande sfortuna

alla pesca o alla caccia. Colà sacrificavano a quel Dio, che pareva

loro esserne stato causa. Potevano esser luoghi sacri anche quelli ove

il lappone era stato fortunato; si chiamavano allora _Basse-varre_ e

lì si sacrificava parte della preda; ancora oggi molti luoghi hanno

conservato il nome di _Basse_. Questi _Basek_ potevano essere più o

meno conosciuti: potevano essere il luogo sacro di una sola famiglia

o di un distretto intero. (Ancora 20 anni fa si sa di un lappone che

aveva il suo idolo e vi faceva sacrifizi). Il rispetto dei lapponi

per i loro _Basek_ era molto grande; non costruivano le loro capanne

troppo vicine per non disturbare il Dio col pianto dei bambini, non vi

passavano davanti senza fermarsi e si avvicinavano sempre con tutti i

segni della riverenza, genuflessioni ecc.

Un viaggio in Lapponia coll'amico Stephen Sommier · 第 78 / 96 题