Ecco come i _noaidi_ spiegavano il modo nel quale nascevano gli uomini.
Il figlio del Dio supremo (sopraceleste) riceveva dal padre il potere
di creare l’anima e gli spiriti. Quando aveva creato un’anima, la
mandava a _Mader-acce_. Questi prendeva l’anima nel suo stomaco (che
per questo stava sempre aperto) e con essa faceva il giro del sole,
attraversando tutti i suoi raggi e scendendo per l’ultimo raggio sulla
terra, ove consegnava l’anima a _Mader-akka_ sua moglie. Questa la
riceveva in sè e formava intorno all’anima il primo embrione. Se doveva
diventare un maschio lo mandava alla sua figlia _Juksakka_, dea dei
maschi, se doveva esser femmina la mandava all’altra figlia _Sarakka_.
Quella di queste due figlie che l’aveva ricevuto, lo prendeva nel
suo corpo, ne determinava il sesso, e lo portava quindi alla donna
che doveva metterlo al mondo. Lo stesso era degli animali. Tutto ciò
si faceva tanto bene, che l’anima non poteva venire intercettata da
nessuno degli spiriti maligni. Questa idea doveva venire al lappone
dal suo modo di vivere, dovendo egli, popolo debole e circondato da
altri più guerrieri, ricorrere sempre all’astuzia per difendersi,
cercar di nascondersi, e nelle sue migrazioni far lunghi circuiti e
tentare di far perder la sua traccia al nemico[37]. Gli spiriti maligni
insidiavano all’anima nel suo viaggio per arrivare alla terra come gli
tschudi, i kareli o altri popoli perseguitavano i lapponi sulla terra,
e per questo _Mader-acce_ la doveva nascondere nel suo stomaco, fare
dei rigiri fra tutti i raggi del sole, prima di azzardarsi a scendere
sulla terra e farla arrivare attraverso ad altre tre divinità alla sua
madre terrestre. _Sarakka_ era una dea molto venerata da tutti, ma
specialmente dalle donne incinte. Nei primi tempi dell’introduzione
del cristianesimo i lapponi introdussero il battesimo e la comunione
nelle loro cerimonie pagane, trasformandoli a modo loro. Dopo che
un loro bambino era stato battezzato in chiesa ed aveva ricevuto un
nome cristiano, essi lo ribattezzavano nella loro casa in onore di
_Sarakka_, dandogli un nome lappone, col quale dopo lo chiamavano
sempre tra loro. Così prima di andare alla comunione in chiesa,
mangiavano e bevevano in onore di quella e di altre divinità.
L’altra figlia di _Mader-akka_, _Juks-akka_, aveva essa pure influenza
sui bambini, e sacrificando ad essa si poteva ottenere, che il feto
destinato da _Sarakka_ ad essere femmina potesse cambiar sesso. La
terza figlia di _Mader-akka_, _Uksakka_, soggiornava presso la porta
della tenda o della capanna, e sotto la sua protezione stavano i
bambini dopo la nascita.
A queste tre dee era rivolta una grandissima parte nell’adorazione dei
lapponi, e sono le sole delle quali rimanga ancora qualche ricordo.
Il Dio della caccia dei lapponi era _Laeibolmai_. Sotto la sua
protezione stavano tutti gli animali selvaggi e specialmente l’orso,
che fra loro come fra la maggior parte dei popoli affini, è un animale
sacro.
Pare che vi fosse una Dea, forse sua moglie _Barbmo-akka_, che
comandava a tutti gli uccelli di passo.
I lapponi credevano che nel mare, nei laghi, nei fiumi esistessero
esseri soprannaturali, che proteggevano i pesci, e sacrificavano loro
(per esempio gettando un po’ del loro cibo nell’acqua avanti i porti)
perchè permettessero che si pescasse nel loro dominio.
Oltre agli Dei della terra soprannominati vi erano degli spiriti
protettori degli oggetti, che i lapponi chiamavano _Haldek_, che essi
dovevano pure cercare di propiziarsi. Ogni bosco, pezzo di terreno,
rupe, cascata, fonte, ruscello, lago, insenatura del mare aveva il suo
_Haldde_. Quando un lappone, per es., voleva costruire la sua capanna,
doveva con una offerta rendersi propizio l’_Haldde_ del luogo. Quando
il lappone abitava solo in mezzo al deserto, era pure circondato da una
schiera di spiriti, coi quali i suoi pensieri e la sua fantasia erano
continuamente occupati. Questa credenza negli spiriti protettori esiste
ancora tra essi, e gli _Haldek_ prendono ancora una grandissima parte
nei loro racconti.
È generale la credenza tra i lapponi, che i bambini che, nelle nascite
clandestine vengono uccisi dalla madre, errano per i boschi e le terre
per molto tempo in cerca della loro madre, piangendo e lamentandosi.
Se alcuno li sente deve dare loro un nome, se no quelle anime non
battezzate non possono trovar pace. Questa superstizione forse ha
spesso impedito l’infanticidio in mezzo a quelle lande deserte dove
sarebbe tanto facile celarlo. Laestadius racconta, che si è trovato
qualche bambino ucciso colla lingua tagliata, affinchè non seguitasse a
perseguitar la madre coi suoi lamenti dopo morto.