MIGRAZIONI DEL FJELDLAPPE

«Seguiamo un lappone nelle sue migrazioni dal _Fjeld_ alla costa del

paese (trakten) intorno a Kautokeino alla costa vicino a Seglvigen

dove dimora d’estate, cioè durante circa due mesi. La distanza che deve

percorrere due volte all’anno è di circa 30 miglia (340 kilom.).

«Durante l’inverno il _Fjeldlappe_ è stato attendato nei medesimi

luoghi ove lo sono stati i suoi padri per secoli, ora sui monti,

ora nelle valli, ora nel piano. Tutto l’inverno ha dovuto tenersi

in guardia contro il lupo, il suo peggior nemico, che ora solitario

s’aggira con invidia intorno alla mandra, ora arriva in branchi ed

insegue ed attacca le renne. Per questo la notte fanno la guardia, e

per turno i vecchi ed i giovani devono star fuori colle renne ed esser

tanto più attenti quanto maggiore è il freddo, più forte la bufera e

più buia la notte. Ogni quarto d’ora chi sta a guardia deve fare il

giro della mandra, impedire coll’aiuto di cani di sbandarsi, urlare,

sparare il fucile e fare quanto rumore può perchè il lupo, lontano o

vicino, si accorga che la gente veglia. Se il lupo è veramente affamato

nulla lo spaventa, neppure i colpi di fucile; se non è tanto affamato,

rimane in distanza ed aspetta il suo momento; perchè egli conosce

il pericolo che corre e sa che quando la neve è alta è facilmente

raggiunto dal lappone sui _ski_. Ma può darsi che per l’appunto

quando dopo una ronda intorno al gregge si è appiattato in un buco in

qualche mucchio di neve per ripararsi dal vento gelato e vuol prendere

un momento di riposo, la sua quiete sia disturbata ad un tratto. I

cani che si erano coricati sulle gambe del guardiano, servendogli da

coperta, saltan su e s’allontanano abbaiando. Le renne che si sono

accorte anch’esse d’un pericolo, dapprima si stringono fra loro in una

massa compatta, ma dopo corron pazzamente qua e là finchè sentono il

lupo: allora fuggono a tutta velocità, in generale contro il vento,

inseguite dai lupi che cercano di sbandarle per sopraffare a due a due

gli animali isolati. Si tratta ora pei guardiani, spesso ragazzi di 15

anni, di essere svelti; l’uno coi cani va dietro al gregge, l’altro

corre sui _ski_, presto quanto può, alla tenda per fare escire ed

accorrere sui _ski_ la famiglia o le famiglie col grido di «Gumpe lae

botsuin!» Il lupo! il lupo ha aggredito il gregge! Frattanto l’altro

guardiano coi cani ha cercato di difendere il gregge come ha potuto. I

cani _Muste, Ranne, Girjes_ e _Tschalmo_ (cioè il _nero_, il _bigio_,

il _macchiettato_ e _quello colle macchie sugli occhi_, particolarità

che ha dato origine alla parola Tschalmo — dai quattro occhi — ) hanno

cercato di tenere il gregge riunito e di aggredire il lupo. I cani dei

lapponi sono piccoli, ma alcuni di essi sono abbastanza coraggiosi per

aggredire il lupo e l’orso.

«Guarda là _Muste_ come si azzuffa col lupo. _Muste_ non ha coda. È

il lupo che glie l’ha portata via? no; _Muste_ non l’ha mai avuta. È

nato senza coda[13] ed è per l’appunto per questo che è più difficile

al lupo di agguantarlo. Più in là sul monte due renne si fanno strada

con fatica sulla neve profonda: hanno la lingua pendente per la fatica

e certamente la loro ultima ora sarebbe già suonata, se _Muste_ non

avesse saputo coi suoi attacchi fermare il lupo. Tutte le volte che

questi riprende la corsa per perseguitare le renne, _Muste_ lo segue,

sicchè il lupo deve voltarsi per provare di sbarazzarsi dell’incomodo

nemico. Ma non gli serve. _Muste_ gli corre intorno come un turbine,

e il lupo, che al dir dei lapponi ha la schiena poco pieghevole, ed

è lungi da potersi voltare colla rapidità del cane, fa dei salti per

acchiappare _Muste_ inutilmente, come li potrebbe fare un cane da

lepri dietro ad un coniglio. Per questo un cane come _Muste_ non ha

prezzo per un lappone e non lo venderebbe per 10-15 _speciesdaler_.

Per un’ora _Muste_ ha tenuto il lupo in scacco ed ha salvato le due

renne. Finalmente il suo latrato disperato si è sentito ed ha chiamato

la gente al suo soccorso. Finalmente due skilöbere (gente montata sui

patini) appariscono sul ciglio del colle e calano giù colla rapidità

della freccia fra il lupo e le due renne. _Muste_ rinnova il suo

attacco con furore raddoppiato, tanto che senza dubbio si farebbe

sbranare dal lupo, se questo non fuggisse spaventato nel vedere gli

skilbere. Se riesce a fuggir da _Muste_ non può fuggire dai skilbere.

Questi rapidi come il vento, passano oltre a _Muste_ ed ora comincia

una corsa sfrenata col lupo. Se il terreno è favorevole e la neve

profonda, il lupo è spesso raggiunto. Il skilbere, che prima gli arriva

a lato, gli dà col skistok (bastone che adoprano quando sono sui

patini) un colpo sul _kroùtgrüken_, il punto il più vulnerabile del

lupo, che lo paralizza in modo che rimane là sulla neve, senza poter

più fare un passo colla gola aperta e minacciosa contro i suoi nemici,

mandando fuori dalla bocca rossa ed avida di sangue un nuvolo bianco

di fiato caldo. Arriva tosto anche _Muste_ senza fiato ed ansante e

comincia a saltare intorno al lupo, non essendo ancora sicuro che il

lupo si possa rialzare e rincorrerlo. Può darsi che i lapponi non si

diano il tempo di uccider subito il lupo e che vadano dietro ad un

altro, ben certi che quello colla schiena rotta non potrà muoversi

di lì fino a che tornino a dargli il colpo di grazia. Ma sia ora, sia

dopo, non lo uccidono senza prima aver sfogato il loro odio contro il

loro peggior nemico con un _discorsino_. Solo dopo avergli rammentati

i suoi misfatti e quelli dei suoi padri, e dopo aver vuotato il loro

sacco di ingiurie contro di lui gli danno la morte, piantandogli un

coltello nel fianco o tirandogli una palla di fucile sulla testa. Il

picchiarlo sulla testa col bastone non serve, poichè sa perfettamente

parare i colpi ricevendoli sui denti.

«Ma non tutti i cani sono svelti come _Muste_. Per questo, non ostante

gli sforzi dei guardiani, succede quasi sempre che quando il gregge

è assalito da un branco di lupi perdono pochi o molti animali. Può

darsi che il lappone se la cavi con un paio di renne, forse le sue

due migliori bestie da tiro, ma può anche darsi che egli in una

notte ne perda 10, 20, 30; può darsi che la sera fosse un uomo ricco

che possedeva molte centinaia di renne e che alla mattina sia un

miserabile. I suoi animali saranno sbranati, cacciati nei precipizii,

stroppiati e nel caso migliore cacciati a molte miglia di distanza e

dispersi in modo che deve andare in giro per raccoglierli nelle altre

mandre ove si sono rifugiati, seppure dei ladri non hanno gareggiato

coi lupi. Però per alcuni anni può darsi che il lupo si mostri appena;

allora vi è «pace.»

«Quello che il _Fjeldlappe_ ha più da temere dopo il lupo è l’abitante

non nomade (Fastboend) di Kautokeino e Karasjok. Questi ha l’abitudine

come l’abitante della costa di segare del fieno qua e là per i monti,

spesso a diverse miglia (di 11 kilometri) dalla sua abitazione. Col

fieno o per meglio dire misera erba di padule che riesce a mettere

insieme, fa dei mucchi che ricuopre con più o meno cura. Questi sono

dichiarati _Privat Eigenthum_ ed i _Fastboende_ esigono che siano

rispettati come tali dai _Fjeldlappe_, quantunque spesso non abbiano

nessun diritto di proprietà sul terreno sul quale hanno segato quel

fieno. Le renne che hanno buon naso, quando per lo stato della neve

possono difficilmente arrivare ai licheni, hanno sentore di uno di

questi fienili, vi accorrono ed in un momento lo buttano all’aria,

spargendo il fieno ai quattro venti, e quando il lappone affannato

arriva dietro al suo gregge, il male è fatto ed irrimediabile. Quando

il _Fastboende_, avendo terminato la sua provvista, viene a cercare

i suoi depositi, non li trova più, se può sapere di qual _Fjeldlappe_

erano le renne colpevoli, lo denunzia, e questi deve pagare il danno.

«Nel mese di maggio il lappone nomade comincia ad avviarsi a corte

giornate verso la costa. Per antica abitudine (?!) o per istinto le

renne d’estate bramano andare verso la costa come le vacche verso le

alture (_saeters_). Come non vi è necessità assoluta per le migrazioni

delle vacche, così non vi deve essere neppure per le renne. Queste

possono vivere tutto l’anno nell’interno quando hanno estensione

sufficiente di terreno, ed alcune condizioni necessarie. Alcuni

_Fjeldlappe_ rimangono tutto l’anno all’interno senza mai venire al

mare. Così fanno alcuni lapponi norvegesi di Karasjok, che rimangono

sulle alture fra Karasjok e Parsongerfjord. Così fa il ricco lappone

svedese di Karasuando Lare Jansen Sikko[14] che possiede una mandra

di 3000 renne; rimane presso il lago d’Alte nell’Am di Tromsoe vicino

alla frontiera, da dove i suoi animali non scendono al di là di Bardo

distante diverse miglia (norvegesi) dal mare. Quel _Fjeldlap_ non solo

è il più ricco dei regni uniti, ma ha fama di tenere i suoi animali in

modo che non danneggino i Fastboende. Nessuna delle renne che dimorano

nella provincia di Throndjem, nè quelle selvatiche del Dovre ecc.

vengono mai alla costa. Non è dunque punto necessario che le renne

vadano alla costa a _bere il mare_. Nella Lapponia russa una parte

delle renne viene tenuta nell’interno, ma non prosperano come quelle

libere dei lapponi nomadi che vanno alla costa, dove non solo trovano

ricche praterie (d’estate i licheni sono secchi, e allora le renne

non li mangiano) ma ancora il vento di mare le libera dai millioni di

zanzare, che nei caldi estivi sono un tormento terribile nell’interno

per uomini e bestie. In Svezia si conservano alcune renne durante

l’estate; ma vengono talmente tormentate dagli sciami di zanzare, che

si deve accendere del fuoco perchè possano trovare un rifugio da esse

nel fumo. Sui monti dove trovano neve possono passare meglio l’estate.

Se tutte le renne potessero rimanere un’estate nei pascoli di licheni

dell’interno sciuperebbero cogli zoccoli tutto il lichene che cresce

tanto adagio (dieci e più anni), mentre d’inverno è protetto dalla

neve, e mettono allo scoperto solo quello che vogliono mangiare.

«Durante il viaggio verso la costa viene l’epoca della nascita delle

piccole renne; per il solito verso la metà di maggio; per questo il

maggio è detto dai lapponi _miessemanno_, mese di vitelli. I lapponi

assicurano che se durante quel tempo le loro mandre sono esposte

negli altipiani nudi dell’interno a diversi giorni di bufera, di neve

continuata, una gran parte, qualche volta la maggior parte dei vitelli,

muore. Per questo le famiglie più povere, che posseggono solo 100 o 200

renne, partono per la costa tanto presto da arrivare vicino alla costa

o alle isole avanti che le renne si sgravino, perchè sulla costa il

clima è più dolce e trovano più facilmente riparo.

«Il lappone procede lentamente nel suo viaggio. La neve cuopre la

terra; per lo più i laghi sono tutti gelati in modo da permettere

di passarci sopra sicchè le tende ed i loro pochi utensili possono

viaggiare in slitta. Per andar avanti in quel paese senza strade

occorre una conoscenza di ogni particolarità del terreno che non ha mai

nessun norvegese, ma che il lappone possiede a un grado superlativo.

Ve ne sono molti che conoscono dei tratti di fin venti miglia (230 (?)

kilom.) e più, sui quali si possono trovare 200 laghi e fiumi, con tale

esattezza che può anche indicare a un altro lappone un punto qualunque

di quel tratto, avendo nomi per ogni lago, fiume, monte, per le pietre

più grandi ed altre particolarità.

«Se il nostro lappone deve passare nell’isola di Stjern in primavera,

è obbligato di legare le quattro gambe ad ogni renna e trasportarle in

barca; d’autunno quando sono più grosse e le piccine sono cresciute,

passano a nuoto quella distanza di mezzo miglio (quasi 6 kilom.).

«Quando s’avvicina alla costa viene quasi inevitabilmente in lite col

_Fastboende_, al quale sciupa qualche campo di patate.

«Se il nostro lappone è diretto invece verso... dopo passato Alteidet

deve passare per il Joekelfjord, ove è un gran ghiacciaio che scende

verso il fondo del Fjord. Da quel ghiacciaio durante tutto l’estate

si staccano dei pezzi di ghiaccio che cadono nell’acqua e galleggiano

nel fjord. Non è possibile passare nè sopra il ghiacciaio colle renne

nè al piede di esso, e bisogna far passare le renne a nuoto nel fjord

a rischio di vederle schiacciate da qualche blocco di ghiaccio come

qualche volta è successo. Un paio di lapponi conducono un gran maschio

verso la spiaggia, entrano in barca, tirando dietro a sè a nuoto quella

renna, che deve servire da guida alle altre. Il gregge non è sempre

disposto a seguire. In masse serrate, corre qua e là, spinto verso il

mare dagli altri lapponi e dai cani, finchè finalmente si precipitano

giù per il pendìo della costa come una valanga nel mare, facendolo

schiumeggiare sopra grande estensione.

«Il giorno dopo il lappone passa ancora un ismo, fra due fjord e

finalmente arriva al suo soggiorno d’estate. La fine di giugno è

vicina; e si tratterrà qua circa un mese e mezzo. Se qui non vi è alcun

_fastboende_ (come certo lo desidera il nomade) le renne potrebbero

essere lasciate ora in intera libertà. Altrimenti è obbligato di

vigilarle affinchè non facciano danni.

«La guardia non si fa d’estate come d’inverno. Il lappone non sta

assieme al suo gregge, non lo accompagna come d’inverno da pascolo in

pascolo. Se d’estate fosse sorvegliato, tenuto riunito e confinato

a spazi ristretti, non solo deperirebbe, ma le malattie alle quali

quegli animali sono esposti, quando sono sottoposti ad una vigilanza

severa d’estate, ne farebbero sterminio. D’estate il gregge deve avere

tanta libertà da potersi estendere, cercare a piacere qua e là il suo

nutrimento, nei giorni caldi deve andare in alto sui monti per fuggire

le zanzare; nei giorni freddi, umidi o nebbiosi tenersi in basso nei

paduli, nelle valli e nelle boscaglie. Il renne è un animale a metà

selvaggio e non si può guardare e condurre come una mandra di vacche.

Non farebbe allora altro che correre irrequieto qua e là pestando il

suo pascolo, senza prendersi il tempo di pascolare. Le renne pascolano

tanto meglio quanto maggiore è la loro libertà. Perciò il lappone

lascia il suo gregge, e si stabilisce vicino ai campi del _fastboende_

per poterli proteggere; poichè le renne vi vengono spesso nei giorni

umidi e nebbiosi.

«Di quando in quando il padrone del gregge (che può per alcuni

giorni essere andato alla pesca che fornisce un supplemento di vitto

specialmente ai più poveri, che non potrebbero vivere di un piccolo

gregge) deve fare una visita alle sue renne per vedere come vanno

quegli animali e gli uomini che ha messo a guardia vicino ai campi

coltivati.

«Forse sentirà che dei cani di _fastboende_ hanno dato la caccia alle

sue renne e ne hanno uccise alcune. Forse sentirà che i _fastboende_ si

lagnano che sono stati sciupati i loro campi.

. . . . . . .

«Una volta avvenne (secondo quanto mi ha narrato un lappone) che le

renne sparivano senza che egli potesse trovare traccia nè di ladri nè

di cani. Egli si era messo in agguato luogo la spiaggia per guardare

se i ladri impiegassero battelli, ma non aveva scoperto nulla. Egli

era anche andato in giro nelle _stue_ o _gamme_ dei _fastboende_, ed

aveva parlato in tutta amicizia di tutt’altro che di furto di renne;

aveva «fumato tabacco e bevuto caffè» ma non per «passare il tempo»

oziosamente, ma per spiare se non scorgesse qualche brandello di pelle

di renna o qualche pelo. Ma invano. Finalmente un bel giorno nel fare

un giro nell’interno vede lungi dalla costa e dalle abitazioni una

colonnetta di fumo. Seguita con precauzione la sua strada e vede con

sua meraviglia una _gamme_ di torba in un luogo ove mai prima aveva

abitato alcuno. I ladri di renne che cercava sulla costa, per stare

più comodi si sono fabbricati una _gamme_ nei monti vicino alle renne,

ed in luogo dove era difficile trovare le loro tracce. Il lappone si

avanza cautamente contro il vento per non essere scoperto nel caso

che vi fossero cani nella _gamme_, si arrampica pian piano sul tetto

e guarda giù attraverso il foro per il fumo. I ladri non ci sono,

saranno forse alla caccia. Nella _gamme_ evvi solo un ragazzo, che

dorme sopra una pelle di renna. Il lappone entra, ed al vedere il

«fin» il ragazzo salta su spaventato dal suo giaciglio. «Mostra pelle,

vedere pelle» grida il lappone che sa un po’ di norvegiano. Egli vuol

vedere dalle marche degli orecchi se è uno dei suoi animali. Ma i ladri

hanno prudentemente tagliato gli orecchi. Intanto però ha riconosciuto

dal colore ed altri segni che è la pelle di una renna da tiro di suo

padre. Il nostro lappone prende la pelle e la tira a sè, ma il ragazzo

non la lascia andare. «Lascia pelle, pelle di padre,» dice il lappone

arrabbiato, e dà un colpo sulle mani al ragazzo col bastone. Questi

fugge urlando e corre fuori per raggiungere i suoi compagni. Il lappone

dal canto suo prende la pelle di suo padre e corre a cercare aiuto. Se

fosse raggiunto dai ladri potrebbe lasciarci anche la sua delle pelli.

Ma per l’appunto s’imbatte nei ladri.

«Questi vedon lui, lui vede loro armati di fucile. Il lappone getta

via la pelle e fugge da un’altra parte; ma il terreno è piano ed è

difficile il nascondersi ed egli teme di essere raggiunto. Però dopo

aver passato una piccola eminenza, essendo per un momento nascosto da

questa, si butta sul ventre sopra un blocco di pietra, si rannicchia

nella sua vecchia pelle di renna grigio-bruna come una tartaruga

nel suo guscio, ed in quella posizione si confonde tanto bene col

masso muscoso, somigliandogli tanto in forma quanto in colore, che ci

vorrebbe a distinguerlo un occhio tanto esercitato quanto a distinguere

una _Rype_ (_Lagopus_) macchiata che si accasci a terra davanti a un

cane da caccia. I ladri giungono all’eminenza e cercano invano il

_fin_, che è lì davanti a loro. Quando sono andati via, il lappone

cala giù dal sasso e scappa in un’altra direzione. L’indomani, quando

ritorna, la _gamme_ non c’è più, i ladri e i residui del furto sono

spariti.»

Eppure i lapponi amano questa vita piena di travagli e di pericoli,

e non la lascerebbero per nulla al mondo. Molti di essi potrebbero

vendere le loro renne e raccogliere i loro tesori sepolti in qualche

torbiera o sotto un macigno e ridursi in una città a fare la vita del

norvegiano agiato; e non lo fanno.

Il _divo_ Cristiano VI, in un suo viaggio in Lapponia nel 1733,

espresse a Leem il desiderio di avere un giovane lappone alla propria

corte; eppure fu difficilissimo trovarne uno, che volesse accogliere

le splendide offerte di Re Cristiano. Il Leem aveva potuto a furia di

preghiere e di promesse trovare un giovinetto, che sembrava disposto di

recarsi a Cristiania, ma la madre corse a lui e gli si gettò ai piedi

piangendo: «_Io sono incinta, mio buon pastore, e se mi togliete il

mio fanciullo, mi accadrà qualche sventura e Dio vi punirà._» Convenne

lasciarlo a casa e trovarne un altro. Se ne trovò un altro, che andò

alla corte; ma dopo poco tempo moriva, non so se di nostalgia o di

noia.

I lapponi sono di carattere dolce e benevolo e l’ospitalità è una delle

loro virtù più salienti. Il Leem dice che non bestemmiano mai, in ciò

(aggiunge egli) molto superiori ai norvegiani.

Fjellner racconta, che una volta erano ospitali nel _senso più ampio

della parola_[15], per cui l’ospite dormiva accanto alla moglie e alle

figlie del padrone di casa. Oggi invece, cresciuta la civiltà, sono

ospitali ancora, ma con certo _rationabile obsequio_. Von Back racconta

di avere picchiato una volta indarno alla capanna di un lappone. Il

padrone rispose alla sua richiesta con queste parole: _Sono giunti oggi

due lapponi stranieri ed hanno occupato gli unici posti disponibili_.

La guida, che accompagnava l’illustre viaggiatore, rimase mortificata,

e dopo un breve battibecco concluse con questa biblica sentenza:

_Quando vi ha un posto nel cuore si trova facilmente posto anche nella

tenda_. Anche il Van Düben dice, che oggi i lapponi non si vergognano

talvolta di mangiare colla famiglia, senza offrire cosa alcuna

all’ospite che li guarda. Quando però scoppia un temporale si vedono

entrare nella capanna fin 15 o 20 lapponi. Se sono conosciuti, si dà

loro caffè o carne; se invece sono sconosciuti, si riduce l’ospitalità

all’acqua e al fuoco.

Anche i più affettuosi fra i lapponi sono al primo incontro freddi e

riservati; poi rotto il ghiaccio colla conversazione o meglio ancora

con piccoli doni, diventano espansivi e cortesi. Nella Lapponia svedese

si salutano con un _buorist_ (bene) arrivando, e partendo con un _batze

dervan_. Si baciano col naso, o si abbracciano, stringendo il braccio

destro intorno alla vita e toccandosi naso con naso. Una volta vi era

tutta una gerarchia di saluti: il bacio sulle labbra fra parenti molto

vicini, il bacio sulle guancie fra parenti meno stretti; il bacio dei

nasi per gli altri. Oggi pochi si stringono ancora col braccio destro,

gli altri si danno la mano come noi.

Della loro bontà fanno fede anche i rarissimi omicidii e solo per

fanatismo religioso. Non è quindi del tutto falsa l’asserzione di molti

viaggiatori, che essi non spargono mai sangue. Sono però ladri di renne

e nel commercio spesso fraudolenti. Anche il buon Leem, che tanto li

ama, dice: _Lappones, ut reliqui mortalium suis quoque vitiis laborant,

sed paucis sane et raris_...; e questi vizii sono l’ubriachezza (oggi

quasi dimenticata) e la frode. Sanno fra le altre cose vendere pelli

guaste per buone, nascondendo con molta arte i rattoppi e i buchi. Il

furto domestico però è quasi affatto sconosciuto e il Leem racconta che

in tanti anni vissuti in Lapponia nulla gli fu rubato, benchè tenesse

aperte tutte le cose sue.

Ammogliati prestissimo, amano le loro mogli e i loro figli con

trasporto. Dell’affetto delle madri fanno fede le culle fabbricate con

tanta arte e ornate con studioso amore. Sono di legno, ricoperte di

pelli, e per l’inverno con un astuccio di morbida pelliccia, con un

soffietto per difendere dalla luce gli occhi del piccino. Allattano i

loro bambini per due anni e anche più.

Le nozze sono semplicissime. Lo sposo si reca a casa della sposa con

alcuni suoi parenti, uno dei quali si fa suo avvocato ed oratore, ed

entrando nella capanna offre al suocero futuro del vino. Se questo è

accettato, il matrimonio è combinato e tutti i parenti bevono della

stessa bevanda. Per ultimo entra anche il pretendente, che offre alla

fanciulla un piccolo dono, che per lo più è un oggetto d’argento.

Le nozze si compiono più tardi con un piccolo pranzo, senza pompa nè

apparato, senza balli nè canti. Compiuta la cerimonia, lo sposo rimane

quasi sempre colla sposa in casa del suocero per lo spazio di un anno,

trascorso il quale, va a stabilirsi da sè, ricevendo dal suocero tutto

il necessario per piantare una casa. I matrimonii tra parenti sono

proibiti.

I funebri semplici come le nozze. Il cadavere vien portato con piccolo

seguito sopra una barella in luogo appartato, dove è sepolto a piccola

profondità in una cassa di betula o anche senza cassa. Una volta si

piantava la slitta del defunto sulla fossa e si rizzava un grossolano

monumento di pietre e corteccie di betule.

Un viaggio in Lapponia coll'amico Stephen Sommier · 第 27 / 96 题