«Seguiamo un lappone nelle sue migrazioni dal _Fjeld_ alla costa del
paese (trakten) intorno a Kautokeino alla costa vicino a Seglvigen
dove dimora d’estate, cioè durante circa due mesi. La distanza che deve
percorrere due volte all’anno è di circa 30 miglia (340 kilom.).
«Durante l’inverno il _Fjeldlappe_ è stato attendato nei medesimi
luoghi ove lo sono stati i suoi padri per secoli, ora sui monti,
ora nelle valli, ora nel piano. Tutto l’inverno ha dovuto tenersi
in guardia contro il lupo, il suo peggior nemico, che ora solitario
s’aggira con invidia intorno alla mandra, ora arriva in branchi ed
insegue ed attacca le renne. Per questo la notte fanno la guardia, e
per turno i vecchi ed i giovani devono star fuori colle renne ed esser
tanto più attenti quanto maggiore è il freddo, più forte la bufera e
più buia la notte. Ogni quarto d’ora chi sta a guardia deve fare il
giro della mandra, impedire coll’aiuto di cani di sbandarsi, urlare,
sparare il fucile e fare quanto rumore può perchè il lupo, lontano o
vicino, si accorga che la gente veglia. Se il lupo è veramente affamato
nulla lo spaventa, neppure i colpi di fucile; se non è tanto affamato,
rimane in distanza ed aspetta il suo momento; perchè egli conosce
il pericolo che corre e sa che quando la neve è alta è facilmente
raggiunto dal lappone sui _ski_. Ma può darsi che per l’appunto
quando dopo una ronda intorno al gregge si è appiattato in un buco in
qualche mucchio di neve per ripararsi dal vento gelato e vuol prendere
un momento di riposo, la sua quiete sia disturbata ad un tratto. I
cani che si erano coricati sulle gambe del guardiano, servendogli da
coperta, saltan su e s’allontanano abbaiando. Le renne che si sono
accorte anch’esse d’un pericolo, dapprima si stringono fra loro in una
massa compatta, ma dopo corron pazzamente qua e là finchè sentono il
lupo: allora fuggono a tutta velocità, in generale contro il vento,
inseguite dai lupi che cercano di sbandarle per sopraffare a due a due
gli animali isolati. Si tratta ora pei guardiani, spesso ragazzi di 15
anni, di essere svelti; l’uno coi cani va dietro al gregge, l’altro
corre sui _ski_, presto quanto può, alla tenda per fare escire ed
accorrere sui _ski_ la famiglia o le famiglie col grido di «Gumpe lae
botsuin!» Il lupo! il lupo ha aggredito il gregge! Frattanto l’altro
guardiano coi cani ha cercato di difendere il gregge come ha potuto. I
cani _Muste, Ranne, Girjes_ e _Tschalmo_ (cioè il _nero_, il _bigio_,
il _macchiettato_ e _quello colle macchie sugli occhi_, particolarità
che ha dato origine alla parola Tschalmo — dai quattro occhi — ) hanno
cercato di tenere il gregge riunito e di aggredire il lupo. I cani dei
lapponi sono piccoli, ma alcuni di essi sono abbastanza coraggiosi per
aggredire il lupo e l’orso.
«Guarda là _Muste_ come si azzuffa col lupo. _Muste_ non ha coda. È
il lupo che glie l’ha portata via? no; _Muste_ non l’ha mai avuta. È
nato senza coda[13] ed è per l’appunto per questo che è più difficile
al lupo di agguantarlo. Più in là sul monte due renne si fanno strada
con fatica sulla neve profonda: hanno la lingua pendente per la fatica
e certamente la loro ultima ora sarebbe già suonata, se _Muste_ non
avesse saputo coi suoi attacchi fermare il lupo. Tutte le volte che
questi riprende la corsa per perseguitare le renne, _Muste_ lo segue,
sicchè il lupo deve voltarsi per provare di sbarazzarsi dell’incomodo
nemico. Ma non gli serve. _Muste_ gli corre intorno come un turbine,
e il lupo, che al dir dei lapponi ha la schiena poco pieghevole, ed
è lungi da potersi voltare colla rapidità del cane, fa dei salti per
acchiappare _Muste_ inutilmente, come li potrebbe fare un cane da
lepri dietro ad un coniglio. Per questo un cane come _Muste_ non ha
prezzo per un lappone e non lo venderebbe per 10-15 _speciesdaler_.
Per un’ora _Muste_ ha tenuto il lupo in scacco ed ha salvato le due
renne. Finalmente il suo latrato disperato si è sentito ed ha chiamato
la gente al suo soccorso. Finalmente due skilöbere (gente montata sui
patini) appariscono sul ciglio del colle e calano giù colla rapidità
della freccia fra il lupo e le due renne. _Muste_ rinnova il suo
attacco con furore raddoppiato, tanto che senza dubbio si farebbe
sbranare dal lupo, se questo non fuggisse spaventato nel vedere gli
skilbere. Se riesce a fuggir da _Muste_ non può fuggire dai skilbere.
Questi rapidi come il vento, passano oltre a _Muste_ ed ora comincia
una corsa sfrenata col lupo. Se il terreno è favorevole e la neve
profonda, il lupo è spesso raggiunto. Il skilbere, che prima gli arriva
a lato, gli dà col skistok (bastone che adoprano quando sono sui
patini) un colpo sul _kroùtgrüken_, il punto il più vulnerabile del
lupo, che lo paralizza in modo che rimane là sulla neve, senza poter
più fare un passo colla gola aperta e minacciosa contro i suoi nemici,
mandando fuori dalla bocca rossa ed avida di sangue un nuvolo bianco
di fiato caldo. Arriva tosto anche _Muste_ senza fiato ed ansante e
comincia a saltare intorno al lupo, non essendo ancora sicuro che il
lupo si possa rialzare e rincorrerlo. Può darsi che i lapponi non si
diano il tempo di uccider subito il lupo e che vadano dietro ad un
altro, ben certi che quello colla schiena rotta non potrà muoversi
di lì fino a che tornino a dargli il colpo di grazia. Ma sia ora, sia
dopo, non lo uccidono senza prima aver sfogato il loro odio contro il
loro peggior nemico con un _discorsino_. Solo dopo avergli rammentati
i suoi misfatti e quelli dei suoi padri, e dopo aver vuotato il loro
sacco di ingiurie contro di lui gli danno la morte, piantandogli un
coltello nel fianco o tirandogli una palla di fucile sulla testa. Il
picchiarlo sulla testa col bastone non serve, poichè sa perfettamente
parare i colpi ricevendoli sui denti.
«Ma non tutti i cani sono svelti come _Muste_. Per questo, non ostante
gli sforzi dei guardiani, succede quasi sempre che quando il gregge
è assalito da un branco di lupi perdono pochi o molti animali. Può
darsi che il lappone se la cavi con un paio di renne, forse le sue
due migliori bestie da tiro, ma può anche darsi che egli in una
notte ne perda 10, 20, 30; può darsi che la sera fosse un uomo ricco
che possedeva molte centinaia di renne e che alla mattina sia un
miserabile. I suoi animali saranno sbranati, cacciati nei precipizii,
stroppiati e nel caso migliore cacciati a molte miglia di distanza e
dispersi in modo che deve andare in giro per raccoglierli nelle altre
mandre ove si sono rifugiati, seppure dei ladri non hanno gareggiato
coi lupi. Però per alcuni anni può darsi che il lupo si mostri appena;
allora vi è «pace.»
«Quello che il _Fjeldlappe_ ha più da temere dopo il lupo è l’abitante
non nomade (Fastboend) di Kautokeino e Karasjok. Questi ha l’abitudine
come l’abitante della costa di segare del fieno qua e là per i monti,
spesso a diverse miglia (di 11 kilometri) dalla sua abitazione. Col
fieno o per meglio dire misera erba di padule che riesce a mettere
insieme, fa dei mucchi che ricuopre con più o meno cura. Questi sono
dichiarati _Privat Eigenthum_ ed i _Fastboende_ esigono che siano
rispettati come tali dai _Fjeldlappe_, quantunque spesso non abbiano
nessun diritto di proprietà sul terreno sul quale hanno segato quel
fieno. Le renne che hanno buon naso, quando per lo stato della neve
possono difficilmente arrivare ai licheni, hanno sentore di uno di
questi fienili, vi accorrono ed in un momento lo buttano all’aria,
spargendo il fieno ai quattro venti, e quando il lappone affannato
arriva dietro al suo gregge, il male è fatto ed irrimediabile. Quando
il _Fastboende_, avendo terminato la sua provvista, viene a cercare
i suoi depositi, non li trova più, se può sapere di qual _Fjeldlappe_
erano le renne colpevoli, lo denunzia, e questi deve pagare il danno.
«Nel mese di maggio il lappone nomade comincia ad avviarsi a corte
giornate verso la costa. Per antica abitudine (?!) o per istinto le
renne d’estate bramano andare verso la costa come le vacche verso le
alture (_saeters_). Come non vi è necessità assoluta per le migrazioni
delle vacche, così non vi deve essere neppure per le renne. Queste
possono vivere tutto l’anno nell’interno quando hanno estensione
sufficiente di terreno, ed alcune condizioni necessarie. Alcuni
_Fjeldlappe_ rimangono tutto l’anno all’interno senza mai venire al
mare. Così fanno alcuni lapponi norvegesi di Karasjok, che rimangono
sulle alture fra Karasjok e Parsongerfjord. Così fa il ricco lappone
svedese di Karasuando Lare Jansen Sikko[14] che possiede una mandra
di 3000 renne; rimane presso il lago d’Alte nell’Am di Tromsoe vicino
alla frontiera, da dove i suoi animali non scendono al di là di Bardo
distante diverse miglia (norvegesi) dal mare. Quel _Fjeldlap_ non solo
è il più ricco dei regni uniti, ma ha fama di tenere i suoi animali in
modo che non danneggino i Fastboende. Nessuna delle renne che dimorano
nella provincia di Throndjem, nè quelle selvatiche del Dovre ecc.
vengono mai alla costa. Non è dunque punto necessario che le renne
vadano alla costa a _bere il mare_. Nella Lapponia russa una parte
delle renne viene tenuta nell’interno, ma non prosperano come quelle
libere dei lapponi nomadi che vanno alla costa, dove non solo trovano
ricche praterie (d’estate i licheni sono secchi, e allora le renne
non li mangiano) ma ancora il vento di mare le libera dai millioni di
zanzare, che nei caldi estivi sono un tormento terribile nell’interno
per uomini e bestie. In Svezia si conservano alcune renne durante
l’estate; ma vengono talmente tormentate dagli sciami di zanzare, che
si deve accendere del fuoco perchè possano trovare un rifugio da esse
nel fumo. Sui monti dove trovano neve possono passare meglio l’estate.
Se tutte le renne potessero rimanere un’estate nei pascoli di licheni
dell’interno sciuperebbero cogli zoccoli tutto il lichene che cresce
tanto adagio (dieci e più anni), mentre d’inverno è protetto dalla
neve, e mettono allo scoperto solo quello che vogliono mangiare.
«Durante il viaggio verso la costa viene l’epoca della nascita delle
piccole renne; per il solito verso la metà di maggio; per questo il
maggio è detto dai lapponi _miessemanno_, mese di vitelli. I lapponi
assicurano che se durante quel tempo le loro mandre sono esposte
negli altipiani nudi dell’interno a diversi giorni di bufera, di neve
continuata, una gran parte, qualche volta la maggior parte dei vitelli,
muore. Per questo le famiglie più povere, che posseggono solo 100 o 200
renne, partono per la costa tanto presto da arrivare vicino alla costa
o alle isole avanti che le renne si sgravino, perchè sulla costa il
clima è più dolce e trovano più facilmente riparo.
«Il lappone procede lentamente nel suo viaggio. La neve cuopre la
terra; per lo più i laghi sono tutti gelati in modo da permettere
di passarci sopra sicchè le tende ed i loro pochi utensili possono
viaggiare in slitta. Per andar avanti in quel paese senza strade
occorre una conoscenza di ogni particolarità del terreno che non ha mai
nessun norvegese, ma che il lappone possiede a un grado superlativo.
Ve ne sono molti che conoscono dei tratti di fin venti miglia (230 (?)
kilom.) e più, sui quali si possono trovare 200 laghi e fiumi, con tale
esattezza che può anche indicare a un altro lappone un punto qualunque
di quel tratto, avendo nomi per ogni lago, fiume, monte, per le pietre
più grandi ed altre particolarità.
«Se il nostro lappone deve passare nell’isola di Stjern in primavera,
è obbligato di legare le quattro gambe ad ogni renna e trasportarle in
barca; d’autunno quando sono più grosse e le piccine sono cresciute,
passano a nuoto quella distanza di mezzo miglio (quasi 6 kilom.).
«Quando s’avvicina alla costa viene quasi inevitabilmente in lite col
_Fastboende_, al quale sciupa qualche campo di patate.
«Se il nostro lappone è diretto invece verso... dopo passato Alteidet
deve passare per il Joekelfjord, ove è un gran ghiacciaio che scende
verso il fondo del Fjord. Da quel ghiacciaio durante tutto l’estate
si staccano dei pezzi di ghiaccio che cadono nell’acqua e galleggiano
nel fjord. Non è possibile passare nè sopra il ghiacciaio colle renne
nè al piede di esso, e bisogna far passare le renne a nuoto nel fjord
a rischio di vederle schiacciate da qualche blocco di ghiaccio come
qualche volta è successo. Un paio di lapponi conducono un gran maschio
verso la spiaggia, entrano in barca, tirando dietro a sè a nuoto quella
renna, che deve servire da guida alle altre. Il gregge non è sempre
disposto a seguire. In masse serrate, corre qua e là, spinto verso il
mare dagli altri lapponi e dai cani, finchè finalmente si precipitano
giù per il pendìo della costa come una valanga nel mare, facendolo
schiumeggiare sopra grande estensione.
«Il giorno dopo il lappone passa ancora un ismo, fra due fjord e
finalmente arriva al suo soggiorno d’estate. La fine di giugno è
vicina; e si tratterrà qua circa un mese e mezzo. Se qui non vi è alcun
_fastboende_ (come certo lo desidera il nomade) le renne potrebbero
essere lasciate ora in intera libertà. Altrimenti è obbligato di
vigilarle affinchè non facciano danni.
«La guardia non si fa d’estate come d’inverno. Il lappone non sta
assieme al suo gregge, non lo accompagna come d’inverno da pascolo in
pascolo. Se d’estate fosse sorvegliato, tenuto riunito e confinato
a spazi ristretti, non solo deperirebbe, ma le malattie alle quali
quegli animali sono esposti, quando sono sottoposti ad una vigilanza
severa d’estate, ne farebbero sterminio. D’estate il gregge deve avere
tanta libertà da potersi estendere, cercare a piacere qua e là il suo
nutrimento, nei giorni caldi deve andare in alto sui monti per fuggire
le zanzare; nei giorni freddi, umidi o nebbiosi tenersi in basso nei
paduli, nelle valli e nelle boscaglie. Il renne è un animale a metà
selvaggio e non si può guardare e condurre come una mandra di vacche.
Non farebbe allora altro che correre irrequieto qua e là pestando il
suo pascolo, senza prendersi il tempo di pascolare. Le renne pascolano
tanto meglio quanto maggiore è la loro libertà. Perciò il lappone
lascia il suo gregge, e si stabilisce vicino ai campi del _fastboende_
per poterli proteggere; poichè le renne vi vengono spesso nei giorni
umidi e nebbiosi.
«Di quando in quando il padrone del gregge (che può per alcuni
giorni essere andato alla pesca che fornisce un supplemento di vitto
specialmente ai più poveri, che non potrebbero vivere di un piccolo
gregge) deve fare una visita alle sue renne per vedere come vanno
quegli animali e gli uomini che ha messo a guardia vicino ai campi
coltivati.
«Forse sentirà che dei cani di _fastboende_ hanno dato la caccia alle
sue renne e ne hanno uccise alcune. Forse sentirà che i _fastboende_ si
lagnano che sono stati sciupati i loro campi.
. . . . . . .
«Una volta avvenne (secondo quanto mi ha narrato un lappone) che le
renne sparivano senza che egli potesse trovare traccia nè di ladri nè
di cani. Egli si era messo in agguato luogo la spiaggia per guardare
se i ladri impiegassero battelli, ma non aveva scoperto nulla. Egli
era anche andato in giro nelle _stue_ o _gamme_ dei _fastboende_, ed
aveva parlato in tutta amicizia di tutt’altro che di furto di renne;
aveva «fumato tabacco e bevuto caffè» ma non per «passare il tempo»
oziosamente, ma per spiare se non scorgesse qualche brandello di pelle
di renna o qualche pelo. Ma invano. Finalmente un bel giorno nel fare
un giro nell’interno vede lungi dalla costa e dalle abitazioni una
colonnetta di fumo. Seguita con precauzione la sua strada e vede con
sua meraviglia una _gamme_ di torba in un luogo ove mai prima aveva
abitato alcuno. I ladri di renne che cercava sulla costa, per stare
più comodi si sono fabbricati una _gamme_ nei monti vicino alle renne,
ed in luogo dove era difficile trovare le loro tracce. Il lappone si
avanza cautamente contro il vento per non essere scoperto nel caso
che vi fossero cani nella _gamme_, si arrampica pian piano sul tetto
e guarda giù attraverso il foro per il fumo. I ladri non ci sono,
saranno forse alla caccia. Nella _gamme_ evvi solo un ragazzo, che
dorme sopra una pelle di renna. Il lappone entra, ed al vedere il
«fin» il ragazzo salta su spaventato dal suo giaciglio. «Mostra pelle,
vedere pelle» grida il lappone che sa un po’ di norvegiano. Egli vuol
vedere dalle marche degli orecchi se è uno dei suoi animali. Ma i ladri
hanno prudentemente tagliato gli orecchi. Intanto però ha riconosciuto
dal colore ed altri segni che è la pelle di una renna da tiro di suo
padre. Il nostro lappone prende la pelle e la tira a sè, ma il ragazzo
non la lascia andare. «Lascia pelle, pelle di padre,» dice il lappone
arrabbiato, e dà un colpo sulle mani al ragazzo col bastone. Questi
fugge urlando e corre fuori per raggiungere i suoi compagni. Il lappone
dal canto suo prende la pelle di suo padre e corre a cercare aiuto. Se
fosse raggiunto dai ladri potrebbe lasciarci anche la sua delle pelli.
Ma per l’appunto s’imbatte nei ladri.
«Questi vedon lui, lui vede loro armati di fucile. Il lappone getta
via la pelle e fugge da un’altra parte; ma il terreno è piano ed è
difficile il nascondersi ed egli teme di essere raggiunto. Però dopo
aver passato una piccola eminenza, essendo per un momento nascosto da
questa, si butta sul ventre sopra un blocco di pietra, si rannicchia
nella sua vecchia pelle di renna grigio-bruna come una tartaruga
nel suo guscio, ed in quella posizione si confonde tanto bene col
masso muscoso, somigliandogli tanto in forma quanto in colore, che ci
vorrebbe a distinguerlo un occhio tanto esercitato quanto a distinguere
una _Rype_ (_Lagopus_) macchiata che si accasci a terra davanti a un
cane da caccia. I ladri giungono all’eminenza e cercano invano il
_fin_, che è lì davanti a loro. Quando sono andati via, il lappone
cala giù dal sasso e scappa in un’altra direzione. L’indomani, quando
ritorna, la _gamme_ non c’è più, i ladri e i residui del furto sono
spariti.»
Eppure i lapponi amano questa vita piena di travagli e di pericoli,
e non la lascerebbero per nulla al mondo. Molti di essi potrebbero
vendere le loro renne e raccogliere i loro tesori sepolti in qualche
torbiera o sotto un macigno e ridursi in una città a fare la vita del
norvegiano agiato; e non lo fanno.
Il _divo_ Cristiano VI, in un suo viaggio in Lapponia nel 1733,
espresse a Leem il desiderio di avere un giovane lappone alla propria
corte; eppure fu difficilissimo trovarne uno, che volesse accogliere
le splendide offerte di Re Cristiano. Il Leem aveva potuto a furia di
preghiere e di promesse trovare un giovinetto, che sembrava disposto di
recarsi a Cristiania, ma la madre corse a lui e gli si gettò ai piedi
piangendo: «_Io sono incinta, mio buon pastore, e se mi togliete il
mio fanciullo, mi accadrà qualche sventura e Dio vi punirà._» Convenne
lasciarlo a casa e trovarne un altro. Se ne trovò un altro, che andò
alla corte; ma dopo poco tempo moriva, non so se di nostalgia o di
noia.
I lapponi sono di carattere dolce e benevolo e l’ospitalità è una delle
loro virtù più salienti. Il Leem dice che non bestemmiano mai, in ciò
(aggiunge egli) molto superiori ai norvegiani.
Fjellner racconta, che una volta erano ospitali nel _senso più ampio
della parola_[15], per cui l’ospite dormiva accanto alla moglie e alle
figlie del padrone di casa. Oggi invece, cresciuta la civiltà, sono
ospitali ancora, ma con certo _rationabile obsequio_. Von Back racconta
di avere picchiato una volta indarno alla capanna di un lappone. Il
padrone rispose alla sua richiesta con queste parole: _Sono giunti oggi
due lapponi stranieri ed hanno occupato gli unici posti disponibili_.
La guida, che accompagnava l’illustre viaggiatore, rimase mortificata,
e dopo un breve battibecco concluse con questa biblica sentenza:
_Quando vi ha un posto nel cuore si trova facilmente posto anche nella
tenda_. Anche il Van Düben dice, che oggi i lapponi non si vergognano
talvolta di mangiare colla famiglia, senza offrire cosa alcuna
all’ospite che li guarda. Quando però scoppia un temporale si vedono
entrare nella capanna fin 15 o 20 lapponi. Se sono conosciuti, si dà
loro caffè o carne; se invece sono sconosciuti, si riduce l’ospitalità
all’acqua e al fuoco.
Anche i più affettuosi fra i lapponi sono al primo incontro freddi e
riservati; poi rotto il ghiaccio colla conversazione o meglio ancora
con piccoli doni, diventano espansivi e cortesi. Nella Lapponia svedese
si salutano con un _buorist_ (bene) arrivando, e partendo con un _batze
dervan_. Si baciano col naso, o si abbracciano, stringendo il braccio
destro intorno alla vita e toccandosi naso con naso. Una volta vi era
tutta una gerarchia di saluti: il bacio sulle labbra fra parenti molto
vicini, il bacio sulle guancie fra parenti meno stretti; il bacio dei
nasi per gli altri. Oggi pochi si stringono ancora col braccio destro,
gli altri si danno la mano come noi.
Della loro bontà fanno fede anche i rarissimi omicidii e solo per
fanatismo religioso. Non è quindi del tutto falsa l’asserzione di molti
viaggiatori, che essi non spargono mai sangue. Sono però ladri di renne
e nel commercio spesso fraudolenti. Anche il buon Leem, che tanto li
ama, dice: _Lappones, ut reliqui mortalium suis quoque vitiis laborant,
sed paucis sane et raris_...; e questi vizii sono l’ubriachezza (oggi
quasi dimenticata) e la frode. Sanno fra le altre cose vendere pelli
guaste per buone, nascondendo con molta arte i rattoppi e i buchi. Il
furto domestico però è quasi affatto sconosciuto e il Leem racconta che
in tanti anni vissuti in Lapponia nulla gli fu rubato, benchè tenesse
aperte tutte le cose sue.
Ammogliati prestissimo, amano le loro mogli e i loro figli con
trasporto. Dell’affetto delle madri fanno fede le culle fabbricate con
tanta arte e ornate con studioso amore. Sono di legno, ricoperte di
pelli, e per l’inverno con un astuccio di morbida pelliccia, con un
soffietto per difendere dalla luce gli occhi del piccino. Allattano i
loro bambini per due anni e anche più.
Le nozze sono semplicissime. Lo sposo si reca a casa della sposa con
alcuni suoi parenti, uno dei quali si fa suo avvocato ed oratore, ed
entrando nella capanna offre al suocero futuro del vino. Se questo è
accettato, il matrimonio è combinato e tutti i parenti bevono della
stessa bevanda. Per ultimo entra anche il pretendente, che offre alla
fanciulla un piccolo dono, che per lo più è un oggetto d’argento.
Le nozze si compiono più tardi con un piccolo pranzo, senza pompa nè
apparato, senza balli nè canti. Compiuta la cerimonia, lo sposo rimane
quasi sempre colla sposa in casa del suocero per lo spazio di un anno,
trascorso il quale, va a stabilirsi da sè, ricevendo dal suocero tutto
il necessario per piantare una casa. I matrimonii tra parenti sono
proibiti.
I funebri semplici come le nozze. Il cadavere vien portato con piccolo
seguito sopra una barella in luogo appartato, dove è sepolto a piccola
profondità in una cassa di betula o anche senza cassa. Una volta si
piantava la slitta del defunto sulla fossa e si rizzava un grossolano
monumento di pietre e corteccie di betule.