Oilmè oilmè ch’i’ son tradito

Da’ giorni mie’ fugaci e dallo specchio,

Che 'l ver dice a ciascun, che fiso ’l guarda!

Così n’avvien, chi troppo al fin ritarda,

Com’ho fatt’io, che 'l tempo m’è fuggito,

Si trova come me’n un giorno vecchio.

Né mi posso pentir, né m’apparecchio,

Né mi consiglio con la morte appresso.

Nemico di me stesso,

Inutilmente i pianti e’ sospir verso,

Che non è danno pari al tempo perso.

Oilmè, oilmè, pur reiterando

Vo 'l mio passato tempo, e non ritrovo

In tutto un giorno che sia stato mio!

Le fallaci speranze e ’l van desio,

Piangendo, amando, ardendo e sospirando

(C’affetto alcun mortal non mi è più nuovo)

M’hanno tenuto, ond’il conosco e provo:

Lontan certo dal vero,

Or con periglio pero;

Che 'l breve tempo m’ è venuto manco,

Né sarie ancor, se s’allungassi stanco.

I’vo lasso, oilmè, né so ben dove;

Anzi temo, ch’il veggio, e 'l tempo andato

Me 'l mostra, né mi val che gli occhi chiuda.

Or che 'l tempo la scorza cangia e muda,

La morte e l’alma insieme ognor fan pruove,

La prima e la seconda, del mio stato.

E s’io non sono errato,

(Che Dio 'l voglia ch’io sia!)

L’etterna pena mia

Nel mal libero inteso oprato vero

Veggio, Signor, né so quel ch’io mi spero.

(Poesías, XLIX)

XII

Véase página 184, nota 1.

Oltre qui fu, dove 'l mie amor mi tolse,

Sua mercè, il core e vie più là la vita.

Qui co’ begli occhi mi promisse aita

E co’ medesmi qui tor me la volse.

Quinci oltre mi legò, quivi mi sciolse.

Per me qui piansi, e con doglia infinita

Da questo sasso vidi far partita

Colui c’a me mi tolse e non mi volse.

(Poesías, XXXV)

XIII

Véase página 184, nota 2.

Per sempre a morte, e prima a voi fu’ dato

Sol per un’ora, e con diletto tanto

Porta’ bellezza, e po’ lasciai tal pianto,

Che 'l me’ sarebbe non esser ma’ nato[509].

(LXXIII, 29)

S’ i’ fu’ già vivo, tu sol, pietra, il sai,

Che qui mi serri, e s’alcun mi ricorda,

Gli par sognar: sì morte è presta e 'ngorda,

Che quel ch’è stato non par fusse mai[510].

(LXXIII, 22)

Chi qui morto mi piange, indarno spera,

Bagnando l’ossa e 'l mio sepolcro, tutto

Ritornarmi com’arbor secco al frutto;

C’uom morto non risurge a primavera[511].

(LXXIII, 21)

XIV

Véase página 187.

Veggio co’ be’ vostr’occhi un dolce lume,

Che co’ miei ciechi già veder non posso;

Porto co’ vostri piedi un pondo addosso,

Che de’ mie zoppi non è lor costume.

Volo con le vostr’ ale e senza piume;

Col vostro ingegno al ciel sempre son mosso;

Dal vostro arbitrio son pallido e rosso;

Freddo al sol, caldo alle più fredde brume.

Nel voler vostro è sol la voglia mia,

I miei pensier nel vostro cor si fanno,

Nel vostro fiato son le mie parole.

Come luna da sé sol par ch’io sia;

Che gli occhi nostri in ciel veder non sanno,

Se non quel tanto che n’accende il sole.

(Poesías, CIX, 19)

XV

Véase página 188.

S’un casto amor, s’una pietà superna,

S’una fortuna infra due amanti eguale,

S’un’aspra sorte all’un dell’altro cale,

S’un spirto, s’un voler due cor governa;

S’un’anima in due corpi è fatta eterna,

Ambo levando al cielo e con pari ale;

S’amor d’un colpo e d’un dorato strale

Le viscer di due petti arda e discerna;

S’amar l’un l’altro, e nessun se medesmo,

D’un gusto e d’un diletto, a tal mercede,

C’a un fin voglia l’uno e l’altro porre;

Se mille e mille non sarien centesmo

A tal nodo d’amore, a tanta fede,

E sol l’isdegnio il può rompere e sciorre?

(Poesías, XLIV)

XVI

Véase página 189.

S’i’amo sol di te, Signor mio caro,

Quel che di te più ami, non ti sdegni,

Che l’un dell’altro spirto s’innamora.

Quel che nel tuo bel volto bramo e’mparo,

E mal compres’ è dagl’ umani ingegni,

Chi 'l vuol saper, convien che prima mora.

(Poesías, XLV)

XVII

Véase página 189, nota 5.

..................................

O fusse sol la míe l’irsuta pelle,

Che del suo pel contesta, fa tal gonna,

Che con ventura stringe sì bel seno,

Ch’ i’ l’are’ pure il giorno; o le pianelle,

Che fanno a quel di lor basa e colonna,

Ch’ i’ pur né porterei due nev’ almeno.

(Poesías, LXVI)

XVIII

Véase página 201.

Felice spirto, che con zelo ardente,

Vecchio alla morte, in vita il mio cor tieni,

E fra mill’ altri tuo’ diletti e beni

Me sol saluti fra più nobil gente;

Come mi fusti agli occhi, or alla mente,

Per l’altru’ fiate, a consolar mi vieni:

Onde la speme il duol par che raffreni,

Che non men che 'l disio l’anima sente.

Dunque trovando in te chi per me parla,

Grazia di te per me fra tante cure,

Tal grazia né ringrazia chi ti scrive.

Che sconcia e grande usur saria a farla,

Donandoti turpissime pitture

Per riaver persone belle e vive.

(Poesías, LXXXVIII)

XIX

Véase página 202-203.

Se 'l mio rozzo martello i duri sassi

Forma d’uman aspetto or questo or quello,

Dal ministro, che ’l guida iscorge e tiello,

Prendendo il moto va con gli altrui passi.

Ma quel divin, che in cielo alberga e stassi,

Altri, e sé più, col proprio andar fa bello;

E se nessun martel senza martello

Si può far, da quel vivo ogni altro fassi.

E perchè 'l colpo è di valor più pieno

Quant’ alza più se stesso alla fucina,

Sopra 'l mio, questo al ciel n’è gito a volo.

Onde a me non finito verrà meno,

S’or non gli dà la fabbrica divina

Aiuto a farlo, c’al mondo era solo.

(Poesías, CI)

XX

Véase página 203.

Quand’ el ministro de’ sospir mie tanti

Al mondo, agli occhi mei, a se si tolse,

Natura, che fra noi degnar lo volse,

Restò in vergogna, e chi lo vide in pianti.

Ma non come degli altri oggi si vanti

Del sol del sol, c’allor ci spense e tolse,

Morte, c’amor ne vinse, e farlo il tolse

In terra vivo e 'n ciel fra gli altri santi.

Così credette morte iniqua e rea

Finir il suon delle virtute sparte,

E l’alma, che men bella esser potea.

Contrari effetti, alluminan le carte

Di vita più che in vita non solea,

E morto a’l ciel, c’allor non avea parte.

(Poesías, C)

XXI

Véase página 204, en nota.

................................

Amor, perché perdoni,

Tua somma cortesia

Sie di beltà qui tolta

A chi gusta e desia

E data a gente stolta?

Deh! falla un 'altra volta

Pietosa dentro e sì brutta di fori,

C’a me dispiaccia, e di me s’innamori.

(Poesías, CIX, 63)

XXII

Véase página 216-217, nota 5.

Che fia di me? che vo’ tu far di nuovo

D’un arso legno e d’un afflitto core?

Dimmelo un poco, Amore,

Acciò ch’ io sappi in che stato io mi truovo.

(Poesías, CX)

Amor...

D’un vecchio stanco oma’ puo’ goder poco;

Che l’alma, quasi giunta al’ altra riva,

Fa scudo a’tuo’di più pietosi strali;

E d’un legn’ arso fa vil prova il foco.

(Poesías, CXIX)

XXIII

Véase página 237.

O nott’, o dolce tempo, benché nero,

Con pace ong’ opra sempre’al fin assalta.

Ben ved’ e ben intende chi t’esalta,

E chi t’ onor, ha l’intellet’ intero.

Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero,

Che l’umid’ ombra e ogni quiet' appalta,

E dall’ infima parte alla più alta

In sogno spesso porti, ov’ire spero.

O ombra del morir, per cui si ferma

Ogni miseri’, a l’alma, al cor nemica,

Ultimo delli afflitti e buon rimedio;

Tu rendi sana nostra carn’inferma,

Rasciug’ i pianti, e posi ogni fatica,

E furi a chi ben vive ogn’ ir’ e tedio.

(Poesías, LXXVIII)

XXIV

Véase página 238.

Mentre che 'l mio passato m’ è presente,

Sí come ogni or mi viene,

O mondo falso, allor conosco bene

L’errore e ’l danno dell’umana gente;

Quel cor, c’ alfin consente

A tuo’ lusingi e a tuo’ van diletti,

Procaccia all’alma dolorosi guai:

Ben lo sa chi lo sente,

Come spesso prometti

Altrui la pace e 'l ben che tu non hai,

Né debbi aver già mai.

Dunque ha men grazia chi più qua soggiorna;

Che chi men vive, più lieve al ciel torna.

(Poesías, CIX, 32)

XXV

Véase página 238.

Condotto da molt’ anni all’ ultim’ ore,

Tardi conosco, o mondo, i tuo’ diletti:

La pace, che non hai, altrui prometti,

E quel riposo c’anzi al nascer muore.

La vergogna e 'l timore

Degli anni, c’or prescrive

Il ciel, non mi rinnova

Che 'l vecchio e dolce errore,

Nel qual chi troppo vive

L’anima ancide, e nulla al corpo giova.

Il dico, e so per prova

Di me, che 'n ciel quel solo ha miglior sorte,

Ch’ebbe al suo parto più presso la morte.

(Poesías, CIX 34)

XXVI

Véase página 242.

Giunto è già 'l corso della vita mia,

Con tempestoso mar per fragil barca,

Al comun porto, ov’a render si varca

Conto e ragion d’ogni opra trista e pia.

Onde l’affettuosa fantasia,

Che l’arte mi fece idol’ e monarca,

Conosco or ben, com’era d’error carca,

E quel c’a mal suo grado ogn’ uom desia.

Gli amorosi pensier, già vani e lieti,

Che fien’ or, s’a due morti m’avvicino?

D’una so 'l certo, e l’altra mi minaccia.

Né pinger né scolpir fie più che quieti

L’anima volta a quell’Amor divino

C’aperse, a prender noi, 'n croce le braccia.

(Poesías, CXLVII)

XXVII

Véase página 242, nota 2.

Scarco d’un’ importuna e greve salma,

Signor mio caro, e dal mondo disciolto,

Qual fragil legno, a te stanco rivolto

Da l’orribil procella in dolce calma[512]...

(Poesías, CLII)

Di giorno in giorno, insin da mie prim’ anni,

Signor, soccorso tu mi fusti e guida[513]...

(Poesías, CXLIX)

Le favole del mondo m’hanno tolto

Il tempo dato a contemplare Iddio.

......................................

Ammezzami la strada c’al ciel sale,

Signor mie caro...

Mettimi in odio quanto 'l mondo vale,

E quante suo bellezze onoro e colo,

C’anzi morte caparri eterna vita[514].

(Poesías, CL)

Carico d’anni e di peccati pieno[515]...

(Poesías, CLV)

Di morte certo, ma non già dell’ora[516]...

(Poesías, CLVII).

XXVIII

Véase página 246.

I’ sto rinchiuso come la midolla

Da la sua scorza, qua pover’ e solo.

......................................

Io teng’ un calabron’ in un orciuolo,

In un sacco di cuoio ossa e capresti,

Tre pillole di pec’ in un bocciuolo[517].

Gl’ occhi di biffa macinat’ e pesti,

I denti come tasti di stormento,

C’al moto lor, la voce suon’ e resti.

La faccia mia ha forma di spavento;

......................................

Mi cova in un orecchio un ragnatelo,

Ne l’altro canta un grillo tutta notte;

Né dormo e russo al catarroso anelo.

......................................

L’arte pregiata, ov’ alcun tempo fui

Di tant’ opinion, mi rec’ a questo;

Povero, vecchio e serv’ in forz’ altrui;

Ch’ i’ son disfatto, s’ i’ non muoio presto.

......................................

Dilombato, crepat’, infrant’ e rotto

Son già per le fatich’, e l’osteria

È morte...

(Poesías, LXXXI)

NOTAS:

[509] Yo que os he sido dado solamente por una hora, me he dado para

siempre a la muerte. Mientras más ha encantado mi belleza, más lágrimas

ha causado: hubiera sido mejor no haber nacido.

[510] Si alguna vez viví, sólo tú lo sabes, piedra que aquí me guardas.

Y si alguno se acuerda de mí, le parecerá soñar; tan rápida es la

muerte, que al que ha sido, le parece como si nunca hubiera sido.

[511] El que me llora muerto, espera en vano que al bañar mis huesos y

mi tumba, refloreceré como árbol seco y sin frutos; el hombre muerto no

renace en primavera.

[512] Libre de un pesado e importuno despojo, oh mi querido Señor, y

desprendido del mundo, como una barca frágil vuelvo a ti, cansado de la

horrible tempestad a la dulce calma...

[513] Día por día, desde mis primeros años, Señor, fuiste mi guiador y

mi auxilio...

[514] Las quimeras mundanas me robaron el tiempo, que se me había dado

para contemplar a Dios...

Mi querido Señor, redúceme a la mitad el camino que sube al cielo,

hazme odiar todo lo que vale en el mundo, y todas sus bellezas a las

cuales honro y sirvo, para ganar con la muerte la vida eterna.

[515] Cargado de años y lleno de pecados...

[516] Seguro de la muerte, pero no de su hora...

[517] Alusión al mal de piedra del cual sufría. “Tre pietre nelle

vesica”, según la explicación de Frey.

BIBLIOGRAFÍA

I.--ESCRITOS DE MIGUEL ÁNGEL

A.--POESÍAS.

_Rime di Michelagnolo Buonarroti, raccolte da Michelagnolo suo nipote_,

Giunti, Florencia, 1623.

(Primera edición--defectuosa--del conjunto de las poesías de Miguel

Ángel, hecha por su sobrino nieto Miguel Ángel el joven).

_Le Rime di M. A. B. cavate dagli autografi, e pubblicate da Cesare

Guasti_, Florencia, 1863.

(Primera edición de las poesías que tiene carácter verdaderamente

histórico).

_Die Dichtungen des Michelagniolo Buonarroti, herausgegeben und mit

kritischem Apparate versehen von Dr. Carl Frey, Professor der neueren

Kunstgeschichte an der Universitaet Berlin--mit einer Portraetradierung

von Albert Krüger, und einer Heliographie nach Francesco da

Hollanda_,--G. Grote’sche Verlagsbuchhandlung, Berlín, 1897.

(Edición modelo, única exacta y completa, con un admirable comentario

filológico e histórico, una selección de poesías dirigidas a Miguel

Ángel, un cuadro cronológico, extractos de cartas relativas a las

poesías y un índice alfabético).

B.--CARTAS.

_Le Lettere di Michel Angelo Buonarroti, pubblicate col Ricordi ed

i Contratti artistici per cura di Gaetano Milanesi_, Le Monnier,

Florencia, 1875.

II.--OBRAS RELATIVAS A LA VIDA DE MIGUEL ÁNGEL

A.--DOCUMENTOS CONTEMPORÁNEOS.

Giorgio Vasari. _Vite degli architetti, pittori e scultori_, 1550

(primera edición); 1568 (segunda edición).

Ascanio Condivi. _Vita di Michel Angelo Buonarroti_, Antonio Blado,

Roma, 1553.

Francisco da Hollanda. _Cuatro conversaciones sobre la Pintura, tenidas

en Roma, en 1538-1539_, arregladas en 1548 y publicadas por Joaquim de

Vasconcellos, traducción francesa en las _Artes en Portugal_, por el

conde A. Raczynski, Renouard, París, 1846.

Donato Giannotti. _Dialoghi de’ giorni che Dante consumò nel cercare

l’Inferno e 'l Purgatorio_, compuestos en 1545. Primera edición, 1859,

Florencia.

Paolo Giovio. _Michaelis Angeli Vita_, publicada primero por

Tiraboschi; _Storia della lett. Ital._, tomo IX, 1781, Módena.

Benvenuto Cellini. _La Vita_, escrita entre 1559 y 1562. Primera

edición, 1728, Nápoles.

Benedetto Varchi. _Due Lezzioni_, Florencia, 1549.

Benedetto Varchi. _Orazione funerale recitata nelle esequie di Michel

Angelo Buonarroti_, Giunti, Florencia, 1564.

Francesco Berni. _Opere burlesche_, Giunti, Florencia, 1548.

Los Corresponsales de Miguel Ángel: I. Sebastiano del Piombo, texto

italiano publicado por primera vez por Gaetano Milanesi, con traducción

francesa de A. le Pileur, librería de _El Arte_, París, 1890.

_Sammlung ausgewaehlter Biographien Vasaris, herausgegeben von Carl

Frey_, Tomo II. _Le Vite di M. A. B._ (Edición crítica de todas las

biografías de Miguel Ángel, compuestas por sus contemporáneos).

Giovanni Gaye. _Carteggio inedito d’artisti dei secoli_ XIV, XV, XVI,

Florencia, 1840.

Daelli. _Carte Michelangiolesche inedite_, Milán, 1865.

_Sammlung ausgewaehlter Briefe an M. A. B., herausgegeben von_ Cari

Frey, Berlín, 1899.

B.--OBRAS MODERNAS.

Richard Duppa. _The Life and literary works of M. A. B._, Londres,

1806, 1807.

Quatremère de Quincy. _Historia de la vida y las obras de M. A. B._,

París, 1835.

Hermann Grimm. _Das Leben Michelangelos_; primera edición, 1860,

Hanover, séptima y última, 1900 (con ilustraciones).

Aurelio Gotti. _Vita di M. A. B._, Florencia, 1875.

_La obra y la vida de Miguel Ángel, dibujante, escultor, pintor,

arquitecto y poeta_, por Charles Blanc, E. Guillaume, Paul Mantz,

Charles Garnier, Méziéres, A. de Montaiglon, G. Duplessis y Louis

Gonse, París, Gazette des Beaux-Arts, 1876.

C. Heath Wilson. _Life and works of M. B._, Londres, 1876.

Anton Springer. _Raffael und Michelangelo_, 1878, Leipzig.

Ludwig von Scheffler. _Michelangelo, eine Renaissance Studie_, 1892,

Altenburg.

John Addington Symonds. _The Sonnets of M. A. B. and T. Campanella_,

Londres, 1878.

John Addington Symonds. _The Life of M. A. B._, Londres, 1893.

Carl Just. _Michelangelo_, 1900, Leipzig.

Corrado Ricci. _Michelangelo_, 1901, Florencia.

Ernst Steinmann. _Die Sixtinische Kapelle_, 1905, Bruckmann, Munich,

tomo II (para la iconografía de Miguel Ángel y de Vittoria Colonna).

Dr. Paul Garnault. _Los retratos de Miguel Ángel_, 1913, París

(Fontemoing).

Henry Thode. _Michelangelo und das Ende der Renaissance_, tomo I.

Grote, Berlín, 1902; tomo II, ibid, 1903. (Esta obra considerable,

todavía no terminada, es el ensayo más importante que se haya hecho

de un estudio psicológico de Miguel Ángel y de su tiempo. Es de

lamentarse en esta obra, además de una obsesión wagneriana desagradable

y un poco exagerada, el abuso de las categorías abstractas y de las

divisiones escolásticas, que obscurecen el tema en lugar de aclararlo,

y que aumentan el desorden de la composición, demasiado compacta. La

he aprovechado con abundancia, así como las admirables ediciones y

estudios de Carl Frey).

III. VITTORIA COLONNA.

_Rime_, primera edición, 1538, Parma; segunda edición, 1539; _con

giunta di XVI Sonetti Spirituali_, 1539; _con giunta di XXIV Sonetti

Spirituali, e Trionfo della Croce_, 1544, Venecia; numerosas ediciones

del siglo XVI.

_Carteggio_, publicado por Erm. Ferrero et Gius. Müller, Torchi, Turín,

1892. (Recopilación de las cartas de, o a Vittoria Colonna, y de los

documentos relativos a su vida, entre otras de la _Vita di V. C._ por

Filonico Alicarnasseo).

_Lettere inedite_, edición Salza, Florencia, 1898.

_Il codice delle rime di V. C. appartenente a Margherita regina di

Navarra_, scoperto ed illustrato da D. Tordi, Pistoia, 1900.

Henry Roscoe.--_V. C., her Life and poems_, Londres, 1868.

Giuseppe Campori.--_V. C. (Atti e Memorie delle R. R. Deputazioni di

Storia Patria per le prov. dell’Emilia)_, tomo III, Módena, 1878.

Alfred de Reumont. _Vittoria Colonna_, Friburgo, 1881; traducción

italiana por Müller y Ferrero, 1892, Turín.

Alessandro Luzio. _Vittoria Colonna (Riv. Storica Mantovana)_, tomo I,

Mantua, 1885.

VIDA DE TOLSTOI

[Ilustración]

LA LUZ QUE ACABA DE EXTINGUIRSE

La luz que acaba de extinguirse ha sido, para quienes pertenecen a mi

generación, la más pura que haya irradiado sobre nuestra juventud;

porque en el sombrío crepúsculo del siglo XIX que termina, fué la

estrella consoladora cuya mirada atraía y tranquilizaba nuestras almas

de adolescentes. Entre todos aquéllos (que son muchos en Francia), para

quienes Tolstoi fué más que un artista amado, un amigo, el mejor--y

para muchos el único y verdadero amigo en todo el arte europeo--quiero

rendir a su memoria sagrada un tributo de gratitud y amor.

Los días en que yo aprendí a conocerlo no se borrarán nunca de mi

memoria. Fué en 1886. Después de algunos años de muda germinación, las

flores maravillosas del arte ruso acababan de abrirse sobre la tierra

de Francia. Las traducciones de Tolstoi y Dostoievski se publicaban

a la vez en todas las casas editoriales, con febril apresuramiento.

De 1885 a 1887 fueron editadas en París _La Guerra y la Paz_, _Ana

Karenina_, _Infancia y Adolescencia_, _Polikushka_, _La Muerte de

Iván Ilich_, los cuentos del Cáucaso y los cuentos populares. En unos

cuantos meses, en unas cuantas semanas, se descubría ante nuestros ojos

toda la obra de una gran vida, en la cual se reflejaba un pueblo, un

mundo nuevo.

Acababa yo de entrar a la Escuela Normal. Éramos, mis camaradas y yo,

muy distintos los unos de los otros. En nuestro pequeño grupo, en el

cual se encontraban reunidos espíritus realistas e irónicos, como el

filósofo Georges Dumas; poetas que se abrasaban en amor al Renacimiento

italiano, como Suarés; fieles a la tradición clásica, stendhalianos y

wagnerianos, ateos y místicos, se suscitaban frecuentes discusiones

y había muchos puntos de desacuerdo. Mas durante algunos meses el

amor a Tolstoi nos unió casi a todos. Indudablemente que cada uno de

nosotros lo amaba por distintas razones; porque cada uno se reconocía

a sí mismo en su obra, y porque para todos era una puerta que se abría

sobre el inmenso universo, una revelación de la vida. En torno nuestro,

en el seno de nuestras familias, en nuestras provincias, la gran voz

que venía de los confines de Europa despertaba las mismas simpatías,

algunas veces inesperadas. Me acuerdo de mi sorpresa una vez que

escuché a unos burgueses, en mi Nivernais, a quienes no interesaba el

arte y no leían casi nada, hablar de la muerte de Iván Ilich con una

concentrada emoción.

He leído en críticos eminentes la tesis que sustenta que Tolstoi debía

lo mejor de sus ideas a nuestros escritores románticos, a Jorge Sand,

a Víctor Hugo. Sin discutir la inverosimilitud que habría en hablar de

una influencia de Jorge Sand sobre Tolstoi, que no la podría sufrir,

y sin negar el influjo mucho más real que sobre él han tenido J.

J. Rousseau y Stendhal, sería dudar de la grandeza de Tolstoi y del

poder de su fascinación sobre nosotros, si lo atribuyésemos sólo a sus

ideas. El círculo de ideas dentro del cual se mueve el arte es de los

más limitados. La fuerza del arte no está en las ideas, sino en la

expresión que les da, en el acento personal, en el sello del artista,

en el aroma de su vida.

Fuesen o no prestadas las ideas de Tolstoi (y esto lo veremos en

seguida), jamás una voz semejante a la suya había resonado antes en

Europa. ¿Cómo explicarnos, de otra suerte, el estremecimiento de

emoción que experimentamos entonces, al escuchar esta música del alma,

que esperábamos desde hacía largo tiempo y de la cual tanta necesidad

teníamos? No entraba para nada la moda en nuestros sentimientos.

La mayor parte de nosotros, como yo, no conocimos el libro de

Eugène-Melchior de Vogüé sobre la _Novela Rusa_, sino después de haber

leído a Tolstoi; y la admiración de Vogüé nos ha parecido demasiado

pálida junto a la nuestra, porque él juzgaba, sobre todo, desde el

punto de vista del literato. Mas para nosotros, poco era admirar

la obra: la vivíamos, era nuestra. Nuestra por su pasión ardiente

de la vida, por su juventud de corazón; nuestra por su desencanto

irónico, por su clarividencia despiadada y su familiaridad con la

muerte; nuestra por los ensueños de amor fraternal y de paz entre los

hombres; nuestra por su requisitoria terrible contra las mentiras de

la civilización. Y por su realismo, y por su misticismo. Por su vívido

aliento de Naturaleza, por su sentido de las fuerzas invisibles y por

su vértigo de lo infinito.

Estos libros han sido para un gran número de nosotros lo que fué

“Werther” para los de su tiempo: el espejo enigmático de nuestro

poder de amor y de nuestras debilidades, de nuestras esperanzas, de

nuestros terrores y nuestros desalientos. No nos preocupábamos por

poner en acuerdo todas estas contradicciones, ni menos por hacer entrar

esta alma múltiple--en la cual resonaba el universo--dentro de las

estrechas categorías religiosas o políticas, como lo hacen la mayor

parte de quienes en estos últimos tiempos han hablado de Tolstoi,

incapaces de apartarse de las luchas de los partidos, trayéndolo

al cauce de sus propias pasiones, a los límites de sus banderías

socialistas o clericales. ¡Como si nuestras banderías pudieran ser la

medida de un genio! ¡Y qué me importa a mí que Tolstoi sea o no de mi

partido! ¿Me ha preocupado acaso cuáles fueron los partidos de Dante y

Shakespeare, para respirar su soplo de vida y beber su luz?

No digamos con estos críticos de ahora: “Hay dos Tolstoi, el de antes

de la crisis y el de después de la crisis; el uno es bueno y el otro no

lo es”. Para nosotros no ha habido más que uno, y lo hemos amado todo

entero, porque sentimos por instinto que en almas como la suya todo

cabe y todo se une.

* * * * *

Lo que nuestro instinto sentía, sin explicarlo, a nuestra razón toca

comprobarlo ahora. Esto es posible hoy que esta larga vida, llegada a

su término, se ofrece ante todos los ojos, sin velos, con un candor y

una sinceridad únicos. Nos sorprende inmediatamente apreciar hasta qué

punto permaneció siempre la misma, del principio al fin, a despecho

de las barreras que se ha querido levantar contra ella, de trecho

en trecho, y a despecho del mismo Tolstoi, quien como todo hombre

apasionado, se inclinaba a creer cuando amaba, cuando creía, que amaba

y creía por la vez primera y que de ahí databa el principio de su vida.

Principiar, volver a principiar. ¡Cuántas veces la misma crisis, las

mismas luchas, se produjeron en él! No se podría hablar de la unidad de

su pensamiento (no tuvo nunca esta unidad), pero sí de la persistencia

en sus ideas de los mismos elementos diversos, ora unidos, ora

contrarios, contrarios más a menudo. La unidad no está en el espíritu

ni en el corazón de Tolstoi, está en el combate de sus pasiones dentro

de sí mismo; está en la tragedia de su arte y de su vida.

Vidas Ejemplares: Beethoven—Miguel Ángel—Tolstoi · 第 18 / 31 段