_Governo di D. PIETRO GIRON D'OSSUNA, e sue leggi._
Per compensare in parte alle esorbitanti spese, che in servizio della
Corona di Spagna avea fatte il Duca d'Ossuna, nelle guerre di Granata,
nella conquista di Portogallo, ed altrove, piacque al Re Filippo
II gratificarlo con uno de' maggiori governi, che si possa dare da
qualunque Principe d'Europa, qual è quello del nostro Regno di Napoli.
Giunse D. Pietro in questa città dopo la Legazione di Portogallo, con
gran pompa e magnificenza nel mese di novembre di quest'anno 1582. Il
suo natural contegno, ed un genio soverchio altiero e disprezzante, lo
fece tosto cadere nel biasimo della Nobiltà; ciò che resegli il governo
un poco difficile e non cotanto commendabile; di che egli molto tardi
accorgendosi, cercando togliere il concetto, che s'avea di lui, che
poco stimasse la Nobiltà, fecesi annoverare tra' Nobili della Piazza di
Nido. Ma il successo di _Starace_ cotanto celebre e rinomato per tutta
Europa, che fu stimato degno di essere anche narrato nella sua Istoria
dal Presidente Tuano[355], rese il suo governo molto più torbido ed
inquieto. Non accade di quello far qui nuovo racconto, essendo stato
(oltre a Tommaso Costo, di cui si valse il Tuano) minutamente descritto
dal _Summonte_, dove questo Scrittore termina la sua Istoria, avendo
qui ancora finita la sua il di lui traduttore _Giannettasio_.
Le continue istanze, che venivan di Spagna, perchè dal Regno si
mandasse denaro per le continue spese per li bisogni del Re, agitavano
non poco l'animo del Duca. Si pose in trattato d'imporre per ogni botte
di vino un ducato; ma non acconsentendovi tutte la Piazze, restò quello
escluso: ad ogni modo, colla promessa di nuove grazie e privilegi, si
fecero al Re in tempo del suo governo due donativi: l'uno d'un milione
e ducentomila ducati nel Parlamento celebrato a' 2 gennajo del 1583,
dove intervenne per Sindico Muzio Tuttavilla Mobile di Porto; l'altro
d'ugual somma in ottobre del 1584 essendone Sindico Scipione Loffredo
di Capuana, e con effetto nell'una e nell'altra congiuntura s'ottennero
quelle grazie, che si leggono nel volume de' nostri Capitoli. Pure il
zelo, che egli avea di far amministrare, senza distinzione di Nobile,
o di plebeo, ugualmente la giustizia a tutti, e la sollecitudine
che praticava nella spedizione dei negozj, gli fecero meritare la
benivolenza del Popolo. Maggiori encomj e benedizioni se gli resero
per li molti beneficj, che Napoli ed il Regno ritrasse dalla sua
vigilante cura ed applicazione ne' quattro anni che ci governò. Egli
fu quello, che fece riparare l'Acquedotto, che dalla Villa della Polla
conduce l'acqua ne' formali di Napoli. Più magnifico fu l'edificio
della Real Cavallerizza, che dalle rive del Sebeto presso il Ponte
della Maddalena, ov'era stato da' Re di Aragona di Napoli collocata,
per la corruzione dell'aria cagionata dalle Paludi, che ivi eransi
multiplicate, trasportò fuori la Porta Costantinopoli, vicino il
palagio de' Duchi di Nocera. Egli fece spianare le strade, innalzare
più ponti sopra fiumi, che trovansi nel cammino di Puglia, acciocchè
con più sicurezza e facilità condur si potessero le vettovaglie ed
altre merci per l'abbondanza di Napoli. Egli in fine ci lasciò molte
prudenti ordinazioni, che si leggono in quarantasei Prammatiche,
le quali ancor ci restano, e che si possono vedere nella Cronologia
prefissa al primo tomo delle medesime.