_Contese per li Cavalieri di S. Lazaro._
Parve veramente destinato il Duca d'Alcalà dal Cielo per resistere a
tante intraprese della Corte di Roma, che mosse sotto il Pontificato
di Pio V. Una assai nuova, e stravagante saremo ora a raccontarne:
e poichè il soggetto ha in se qualche dignità, non ci rincresce di
pigliarla un poco più dall'alto, manifestando la instituzione ed
origine di questi Cavalieri; e quali disordini apportassero nel Regno.
Questi Cavalieri vantano un'origine molto antica, e la riportano
intorno all'anno 363 sotto l'Imperador Giuliano, ne' tempi di Basilio
Magno, e di Damaso I. R. P. Confermano questa loro antichità da tanti
Ospedali, che sotto il nome di S. Lazaro, l'Istoria porta, essere stati
in que' primi tempi costrutti per tutto l'Orbe Cristiano, e sopra ogni
altro in Gerusalemme, e nelle altre parti di Oriente[293]. Ma questa
prima instituzione, per l'incursione de' Barbari e per l'ingiuria de'
tempi, venne quasi a mancare, infino che Onorio III ed Innocenzio III
non la ristabilissero, e ne prendessero protezione, intorno all'anno
1200. Da poi Gregorio IX ed Innocenzio IV concedettero loro molti
privilegj, e prescrissero al loro Ordine una nuova forma, con facoltà
di poter creare un Maestro. Alessandro IV con grande liberalità
confermogli i privilegj, e quanto da' suoi antecessori era stato lor
conceduto.
I Principi del secolo, tirati dall'esempio de' Pontefici, e dal
pietoso loro istituto, consimile a quello degli antichi Ebrei (di cui
Fleury[294] ce ne rende testimonianza) dell'Ospedalità, e di curare
gl'impiagati, e specialmente coloro, ch'erano infettati di lebbra,
gli cumularono di beni temporali. I primi furono i Principi della
Casa di Svevia, e fra gli altri Federico, il quale concedè loro molte
possessioni in Calabria, nella Puglia ed in Sicilia[295]. I Pontefici
romani, ed in fra gli altri Niccolò III, Clemente IV, Giovanni XXII,
Gregorio X e poi Urbano VI, Paolo II e Lione X favorirono gli acquisti,
e con permetter loro di potergli ritenere, sempre più avanzando,
divennero molto ricchi. Ma loro avvenne ciò, che l'esperienza ha
sempre in casi simili mostrato, che per le soverchie ricchezze, per
li favori soverchi dei Principi e per li tanti privilegj de' Romani
Pontefici, venisse a mancare la buona disciplina e l'antica pietà;
ed all'incontro a decadere di riputazione e stima presso i Fedeli.
I Pontefici, infra gli altri privilegj, avean lor conceduto, che le
robe rimase per morte dei lebbrosi, o dentro, o fuori degli Ospedali,
s'appartenessero ad essi; parimente, che potessero costringere i
lebbrosi a ridursi negli Ospedali, ancorchè repugnassero. I Principi
davano mano e facevano eseguire nei loro Dominj queste concessioni:
onde anche fra Noi leggiamo[296], che il nostro Re Roberto a' 20 aprile
1311 scrisse a tutti i suoi Ufficiali di questo Regno, avvisandogli,
come i Frati Religiosi dell'Ospedale di S Lazaro di Gerusalemme gli
aveano esposto, ch'essi in vigor de' Privilegi lor conceduti da' Sommi
Pontefici aveano autorità di constringere que' che sono infetti di
lebbra, dovunque accadesse trovargli, di ridurgli e restringerli negli
Ospedali deputati all'abitazione di tali infermi, anche con violenza
bisognando, separandogli dall'abitazione de' sani e dando loro gli
alimenti necessarj; e poichè alcuni di questi infermi ricusavano venire
a detti Ospedali, ajutati spesso da loro parenti potenti, perciò il
Re ordina a' suddetti suoi ufficiali, che prestino ogni favore, acciò
possano ridurre detti lebbrosi in dette case, con costringergli ancora
e pigliargli personalmente. E sotto 'l Regno dell'Imperadore Carlo
V pur leggiamo, che Andrea Caraffa Conte di S. Severina, Vicerè di
questo Regno a petizione di Alfonso d'Azzia Maestro di S. Lazaro, a'
18 decembre del 1525, ordinò a tutti gli Ufficiali del Regno, che
facessero giustizia ad un Vicario del suddetto Alfonso, che avea
da andare a ricuperare molte robe per lo Regno di persone infette
di lebbra, decadute per la lor morte alla Religione, in vigor dei
privilegj e Bolle de' Sommi Pontefici.
Questi modi indiscreti, usati sovente per uccellare le robe di que'
miserabili, in decorso di tempo gli fecero cadere dalla stima, e a poco
a poco vennero in tanta declinazione, che appena erane rimaso il nome.
Ma assunto al Pontificato Pio IV, costui gli rialzò ed a somiglianza
degli altri Religiosi Cavalieri gli ornò di molti, ed ampi privilegj,
ed immunità, restituendogli nell'antica dignità e per G. Maestro
dell'Ordine creò Giannotto Castiglione. Pio V parimente gli onorò e
favorì, tanto che in questi tempi presso di noi nel Viceregnato del
Duca d'Alcalà s'erano molto rialzati, ed in sommo pregio avuti.
Ma che i Pontefici Romani con tanti onori e prerogative avessero voluto
innalzargli senza altrui pregiudizio, era comportabile, ma che ciò
avesse da ridondare in pregiudizio de' Principi, ne' cui Stati essi
dimoravano, non era da sopportare. Essi ancorchè laici ed ammogliati,
in vigor di queste papali esenzioni e privilegi pretendevano, così
in riguardo delle loro persone, come de' loro beni, essere esenti
dalla regal giurisdizione, non star sottoposti a' pagamenti ordinarj,
ed estraordinarj del Re; e quel ch'era appo noi insoffribile, il lor
numero cresceva in immenso, perchè erano creati Cavalieri, non pur dal
G. Maestro, ma anche dal Nunzio del Papa residente in Napoli, ciò che
abbonandosegli, avrebbe recato grandissimo detrimento e pregiudizio
alle regali preminenze.
Perciò il Duca d'Alcalà non fece valere nel Regno que' lor vantati
privilegj, ed ordinò, che fossero trattati in tutto, come veri laici,
ed a' 15 maggio del 1566 ne fece una piena Consulta al Re Filippo,
nella quale l'avvisava, come il Nunzio di Napoli avea fatta una gran
quantità di Cavalieri di S. Lazaro, ed ogni dì ne creava de' nuovi e
questo lo faceva per esimergli dalla giurisdizione di Sua Maestà, e
suoi Tribunali, pretendendogli esenti, ancorchè fossero meri laici,
e che possono pigliar moglie e far quel che loro piace; e quando
si volessero osservare i privilegi dell'esenzione, che pretendono,
multiplicando in infinito il lor numero, gran parte del Regno verrebbe
a sottrarsi dalla real giurisdizione; onde avendo il Nunzio richiesto
l'Avvocato Fiscale, che gli desse il braccio per far imprigionare uno
di questi Cavalieri e lo facesse tenere in suo nome, il Fiscale ricusò
farlo, con dirgli, che nè il Nunzio nè il G. Maestro avea potestà,
nè giurisdizione sopra detti Cavalieri per essere laici, sottoposti
alla giurisdizione di Sua Maestà; ed avendo il Nunzio mandato il suo
Auditore in casa del Fiscale a mostrargli i privilegi conceduti da'
Pontefici Romani a detta Religione, gli fu risposto, che di quelli, non
poteva tenerne conto alcuno, così per mancar loro il _Regio Exequatur_,
come ancora per essere pregiudizialissimi alla giurisdizione regale; ma
l'Auditore vedendosi convinto, non seppe far altro, che presentargli
la Bolla _in Coena Domini_, avvertendolo, che come Cristiano volesse
mirare di far osservare quel che Sua Santità avea conceduto al detto
G. Maestro, altrimente sarebbe scomunicato. Avvertiva perciò il Duca
in questa Consulta a Sua Maestà, che l'eseguire nel Regno quelli
privilegi conceduti a detto G. Maestro, oltre d'indebolirsi la sua
regal giurisdizione, sarebbe stato di gran detrimento per li pagamenti
ordinari ed estraordinarj, a' quali i suoi sudditi erano obbligati.
Il Re rescrisse al Duca sotto il 12 luglio del medesimo anno,
ordinando; che non s'introducesse nel Regno la Religione di S. Lazaro,
anzi si levasse, ed annullasse ciò, che si era introdotto, ordinando,
che niuno portasse l'abito di quella[297].
Parimente i Reggenti di Collaterale, per ordine del Duca, a' 13 agosto
del medesimo anno fecero una piena relazione, nella quale fra l'altre
cose dicevano, che il creare e dar l'abito a questi Cavalieri, per lo
tempo passato l'avea sempre fatto il G. Maestro, e non il Nunzio, e mai
li Maestri han tenuta giurisdizione alcuna, eccetto che di cacciare
e segregare li lebbrosi dal commercio de' sani: e che i privilegi
pretesi da detta Religione erano pregiudizialissimi alla giurisdizione
di Sua Maestà e sono stati nuovamente conceduti da Pontefici Pio
IV e Pio V i quali mai furono ricevuti nel Regno, nè a quelli dato
_Exequatur_, anzi sempre si è loro negato, come a' presente si nega. E
contra detti Cavalieri si è proceduto e procede tanto in cause civili,
quanto criminali per li Tribunali Regj, come se fossero meri laici:
ed essendo stati carcerati alcuni di quelli in Vicaria, ancorchè si
sia dimandata la rimissione al loro G. Maestro, o al di lui Vicario,
non se gli è dato mai orecchio, ma ordinato, che la causa resti; ed
alcuni sono stati anche condennati ad esilio. Anzi quando i G. Maestri
hanno pretesa ragione sopra i beni de' Lazarati, si è commesso agli
Ufficiali Regj, che loro ministrassero giustizia: e pretendendo uno
di Castellamare, ch'era dell'abito di S. Lazaro, essere esente dalli
pagamenti Fiscali, dal Tribunale della Regia Camera fu condennato a
pagare come tutti gli altri Cittadini, per non godere esenzione alcuna.
Vedendo la Corte di Roma, che il Duca niente faceva valere questi
privilegj, tentò a dirittura il Re Filippo, con offerirgli in perpetua
amministrazione l'Ordine suddetto ne' suoi Regni; ma il Re scrisse
al Duca, che per quel che tocca alla renunzia, che si offeriva fare
in persona sua, acciò sia perpetuo Amministratore di quell'Ordine,
eragli paruto di non convenire accettarla, onde che non ne facesse più
parlare. Mitigarono nondimeno l'animo del Re, che siccome prima avea
ordinato, che si levasse tal Ordine dal Regno permise da poi, che vi
restasse, ma che i Cavalieri di quello si riputassero come meri laici.
Così egli nel 1579 volle star inteso dello stato di detto Ordine; onde
dalla Regia Camera, per ordine del Marchese di Montejar allora Vicerè,
fu fatta relazione di tutte le Commende, che teneva nel Regno, e di
che rendite erano, riferendogli parimente, che questi Cavalieri non
godevano nè immunità, nè franchigia alcuna.
Ma come poi il Duca di Savoja ne fosse stato di quest'Ordine creato
G. Maestro, siccome è al presente, è bene che si narri. Morto che
fu in Vercelli nel 1562 Giannotto Castiglione, sedendo da poi nella
Cattedra di Roma Gregorio XIII, questi per maggiormente illustrarlo,
creò perpetuo G. Maestro di quello Emmanuele Filiberto Duca di
Savoja[298], il quale nell'anno seguente, avendo tenuto a Nizza
un'assemblea di Cavalieri, si fece da quelli dare solenne giuramento,
con farsi riconoscere per loro Gran Maestro, e nuove leggi e riti per
maggiormente decorarlo prescrisse loro; ed avendone ottenuta conferma
dal Papa, unì, e confuse in uno l'Ordine di S. Maurizio (da chi i
Duchi di Savoja vantano tirar l'origine[299]) con questo altro di
S. Lazaro, li quali prima erano Ordini distinti, ed assignò loro due
Ospizj, uno a Nizza, l'altro a Torino. Quindi è, che questi Cavalieri
si chiamino de' Santi Maurizio e Lazaro, e quindi avvenne ancora, che
questi Cavalieri e le Commende, che abbiamo ancora nel Regno si creino
e concedano dal Duca di Savoja; onde leggiamo, ch'essendosi spedito
un monitorio dalla Camera Appostolica, in nome del Duca di Savoja,
Gran Maestro della Religione de' Santi Maurizio e Lazaro, a tutti gli
Arcivescovi, Vescovi, Prelati ed altre persone Ecclesiastiche, che
dovessero ubbidire, ed osservare i Privilegi conceduti alla suddetta
Religione per Brevi Appostolici, fu quello presentato in Collaterale
dal Commendator Maggiore Giovan Francesco Reviglione nel 1608 per
ottenerne il _Regio Exequatur_; ma esaminato dal Cappellan Maggiore,
da costui si fece relazione al Vicerè, che potea quello concedersi a
riguardo delle persone Ecclesiastiche solamente[300].
In Francia quest'Ordine ebbe pure fortuna: fu quello, siccome in
tutti gli altri Regni d'Europa, distinto da quello di San-Giovanni
Gerosolimitano; ma poi i Cavalieri di quest'Ordine, come loro
emoli proccurarono d'estinguerlo, siccome finalmente l'ottennero da
Innocenzio VIII, il quale nell'anno 1490 con suo diploma l'estinse
e lo confuse col Gerosolimitano. Tennero i Cavalieri di S. Giovanni
per molto tempo nascosto questo diploma; ma quando pervenne alla
notizia de' Cavalieri di S. Lazaro, ne fu del diploma, come abusivo
portata appellazione al Senato di Parigi l'anno 1544. Fu la causa
quivi dibattuta e fu pronunziato a favore degli appellanti; ed essendo
stato rivocato il diploma pontificio, fu interposto decreto che per
l'avvenire gli Ordini de' _Joannitii_ e _Lazarini_ fossero distinti
e separati. Da quel tempo (poichè non potevano farlo apertamente)
con astuzia e vafrizie proccuravano i Cavalieri di S. Giovanni, che
l'Ordine di S. Lazaro a poco a poco si abolisse, proccurando, che
il Gran Maestrato di questo fosse appresso di loro, siccome fuvvi
insino ad Emaro Casto, il quale per la sua fede e virtù, se ben
fosse egli _Joannita_, restituì quest'Ordine, e lo pose nell'antico
splendore[301]. Quindi avvenne, che i Cavalieri di S. Giovanni
aspirassero sempre a soprantendere a quelli di S. Lazaro: e quindi
veggiamo ancora in Napoli nella Chiesa di S. Giovanni a Mare, Commenda
della Religione di Malta, eretta una Cappella di S. Lazaro, pretesa per
ciò ad essi subordinata e soggetta.