_Il TOLEDO rende più augusta la Città con varj provvedimenti: suoi
studi per renderla più sana e più abbondante. Lo stesso fa in alcune
città e lidi del Regno, onde cinto di molte Torri potesse reprimere
l'incursioni del Turco._
Partì l'Imperadore da Napoli a' 22 di marzo di quest'anno 1536 per
la volta di Roma, per indi passare in Lombardia, e portarsi da poi in
Ispagna; ed avendo lasciato al governo di Napoli il Toledo con maggiore
autorità di prima, costui parimente con maggior grandezza d'animo e
sicurezza riprese il governo
Fece proseguire con maggior fervore i vasti disegni concepiti per
maggiormente aggrandire ed abbellire la città di Napoli; acciocchè
con maggior ragione le convenisse il titolo di Metropoli e Capo
d'un sì vasto Regno; onde pose in opra tutta la sua splendidezza
e magnificenza. Le opere fur fatte in diversi tempi, ma per non
interrompere il racconto, le collocheremo sotto gli occhi tutte
insieme. Avea egli prima proposto di far drizzare e mattonare le torte
e fangose sue strade, e risarcire le sue mura; ma poichè l'entrate
della Città non erano a ciò sufficienti, fu d'uopo pigliar espediente
di ponere a questo fine una nuova gabella, e tenuti nella Città sopra
ciò più consigli, fu conchiuso nel 1533, che si mettesse un tornese
a rotolo sopra il pesce, carne salata e formaggio[13]. Surse tumulto
fra' popolari, per opra di Fucillo Micone Mercatante di vino per
questa nuova gabella; e sebbene il Toledo con intrepidezza e vigore
avesse represso il tumulto con la morte di Fucillo e degli altri
tumultuanti, nulladimeno stimò bene non cominciare allora ad esigerla.
Ma sopraggiunti da poi nell'anno 1535 nuovi bisogni alla Città per
gli appparecchi, che dovean farsi contra Barbarossa, che infestava
le marine del Regno, fu duopo per supplire alle spese, ponere a' 20
marzo di quell'anno una nuova gabella a Napoli d'un denaro per rotolo;
e dovendo, per li bisogni che premevano, quella prontamente esigersi,
con tal occasione proccurò il Vicerè, senza che perciò ne nascessero
più rumori, che s'esigesse non men l'una, che l'altra prima imposta per
la mattonata, la quale infino a quel tempo non s'era ancora esatta.
E da quel dì narra il Rosso[14], si cominciarono a levare le selici,
ch'erano per le strade di Napoli, e si posero i mattoni.
Per la venuta dell'Imperadore, stando gli animi distratti altrove,
s'intermise il lavoro, ma costui partito di Napoli, si proseguì con
maggior fervore. Fece perciò il Toledo, a fin di rendere più bella e
sana la Città, levare molti supportici, che tenevano la Città oscura:
levar tutte le pennate, ch'erano avanti le case e le botteghe: fece
rifar lo cloache, perchè corressero con maggior pendenza al mare: fece
drizzare, ed appianare tutte le strade: e diede animo a' Cittadini, in
modo che ognuno a gara si sforzava d'abbellire le sue case e palagi.
Rese più ampia e forte la Città con allargar più in fuori le sue mura,
così dalla parte di mare, come di terra, e con tanta prestezza che
fu maraviglia; perciocchè in meno di due anni la fece circondare di
un muro grossissimo con terrapieno di dentro e fece edificare dentro
l'acqua il muro della marina; tanto che per questa ampliazione rimase
estinta la memoria delle muraglie, ed antiche porte edificate dal Re
Carlo II e dagli altri Re angioini. Non s'intesero più i nomi di Porta
Don Orso, di Porta Reale antica, di Porta Petruccia, di Porta del
Castello, e di S. Giovanni a Carbonara. Egli racchiuse con le nuove
mura molti edificj, e vi racchiuse anche parte del Monte S. Eramo ed
Echia, chiamato ora Pizzofalcone, tanto che fu ingrandita e magnificata
la Città per due parti più di quella, che prima era[15].
Fece rifar di nuovo il Castel di S. Eramo, rendendolo, secondo l'uso
militare di que' tempi, inespugnabile; poichè oltre il buon presidio e
munizione, la maggior parte d'esso fu fatta di taglio nel proprio monte
di pietra: solo il Palazzo e la Cittadella furon fatti di fabbrica; e
vi fece cavare una cisterna nella pietra del monte istesso di grandezza
sì smisurata, che pareggia alla famosa Piscina mirabile di Baja:
magnifico vestigio ch'è a noi rimaso della grandezza Romana. Fece fare
i suoi fossi cavati nella pietra istessa, con magnificenza ed artificio
tale, che meritamente possono uguagliarsi agli antichi edificj de'
Romani.
Oltre il famoso edificio del Palazzo della giustizia, ove ragunò, come
si è detto, tutti i Tribunali, fece altresì edificare dietro il Castel
Nuovo un regal Palagio con ameni giardini, destinato per abitazione de'
Vicerè, che ora appelliamo _il Palazzo vecchio_, a cagion del _nuovo_
più stupendo e magnifico, che a se contiguo, fece edificar poi il
Vicerè Conte di Lemos, a lato del quale, per renderlo più augusto, fece
fare un'ampia strada, distendendola sino alla nuova Porta Regale, che
ora diciamo dello Spirito Santo, la quale fin al presente ritiene il
suo nome, e strada di Toledo viene perciò chiamata.
Ampliò più del doppio l'Arsenale di quel ch'era prima, e lo ridusse in
tanta grandezza, che gli artigiani vi potevano fabbricare tutto in un
tempo sedici Galee: e trovò modo, che il legname vi si conducesse con
più facilità, e con assai minore spesa di prima.
Ornò la Città di molte fontane pubbliche di marmo, e nella Piazza
della Sellaria ne fece ergere una chiamata l'Atlante, per la sua statua
portante su gli omeri il Mondo, che fu scolpita di mano di Giovanni di
Nola, il più famoso Scultore di que' tempi[16].
Ornolla ancora per costruzione di nuove e magnifiche Chiese ed
Ospedali: nel che, oltre la grandezza del suo animo, veniva anche
spinto dalla sua grande pietà e religione verso le cose sagrate. Egli
fondò lo Spedale, e 'l magnifico tempio dedicato all'Appostolo Giacomo
Protettor delle Spagne, per maggior comodo della Nazione Spagnuola: nel
di cui Coro, ancor vivo, vi fece ergere un famoso Sepolcro di marmo,
che dovea esser depositario delle sue ossa, intagliato con figure
di basso rilievo dal rinomato Scultore Giovanni di Nola. Riedificò
ed ampliò la Chiesa di S. Niccolò alla Dogana. Fece edificare da'
fondamenti l'Ospedale di Santa Maria di Loreto per li fanciulli orfani,
e l'altro di S. Catterina dentro S. Eligio per le femmine. Ma ciò
che servì non meno per maggior lustro e decoro della Città, che della
nostra Religione, fu la diligenza da lui usata perchè le Chiese fossero
ben servite, si riparassero le antiche, l'entrate non andassero a male,
i Preti con decoro attendessero al culto divino ed alle cose sacrate,
e riformò per quanto s'apparteneva a lui la esterior politia di quelle.
Ordinò, che le Chiese, che sono di _jus patronato_ fossero ben servite,
tenute monde e con decoro: fece restituire tutte le loro entrate,
ch'erano da varie persone usurpate. Ordinò, che i Preti dovessero andar
in abito e tonsura, e decentemente vestiti, altramente non avuti per
tali, si castigassero ne' delitti come laici. Egli fu che introdusse il
culto, che ancor dura, che quando per la Città si porta l'Eucarestia
agl'infermi, uscisse con Pallio accompagnata con torchi accesi, e con
pompa; e per render col suo esempio l'uscita più augusta, se veniva
egli ad incontrarsici, l'accompagnava con tutta la sua Corte insino al
luogo dove aveva d'andare.
In fine dopo avere in forma più magnifica e nobile innalzata questa
Città, vi diede ancora altri provvedimenti per renderla più salubre
ed abbondante, badando non meno alla sua bellezza e magnificenza,
che alla sanità ed abbondanza de' suoi abitatori. Era Napoli a' suoi
tempi nell'està oppressa da molte infermità, e la cagione principale
era la corruzione dell'aria cagionata dalle paludi per l'acqua che
stagnava in quelle, le quali cominciavano dal Territorio di Nola sino
al mare, camminando per Marigliano, Aversa, Acerra e la Fragola: la
qual corruzione talvolta augumentavasi tanto, che s'infettava tutta
Terra di Lavoro, o gran parte di quella. Il Toledo dando a tanto male
opportuno remedio, fece fare nel mezzo di quelle pianure un gran canale
profondo, con argini ben grandi alle riviere, disponendo il canal
in modo, che tutte le acque delle paludi venissero ivi a colare, e
che l'acque ivi raccolte a guisa d'un gran fiume corressero tutte al
mare. Così le paludi divennero secche, e Napoli, la Città più sana del
Mondo. A questo fine per tener coltivato tutto il Paese intorno, lo
fece tutto arare e lavorare: e oltre ciò vi stabilì un fondo, le cui
rendite servissero per tener sempre mondo e netto il canale suddetto.
Chiamarono i nostri maggiori questo canale _Lagno_; ond'è, che ora si
nomano i Lagni, la cura de' quali ora se l'assume il Tribunale della
Regia Camera, destinandovi un Presidente Commessario perchè si tengano
sempre purgati e netti.
Diede ancora vari provvedimenti intorno alle vettovaglie, e molti
altri ordini, perchè in Napoli vi fosse abbondanza di grano, proibendo
l'estrazione di quello: che niuno potesse tener magazzini, nè di grano,
nè d'orgio per trenta miglia lontani di Napoli: ed introdusse i partiti
de' grani co' Mercatanti per mantener l'abbondanza.
L'essersi adunque Napoli, col correr degli anni, renduta una delle più
splendide e magnifiche Città del Mondo, tutto si dee al Vicerè Toledo:
poichè da ciò avvenne, che gli altri Vicerè Spagnuoli suoi successori,
a sua imitazione, presero per istituto di non partirsi dal governo, se
non lasciavano in quella, una lor memoria illustre di famosi, e superbi
edificj. Nel che si segnalarono i Duchi d'Alva, i Conti di Lemos, di
Medina e tanti altri, come vedremo nel corso di quest'Istoria. Tanto
che per questi insigni e magnifici monumenti da essi lasciati, e da
tante maravigliose fabbriche delle nuove Religioni nella stessa Città
da poi introdotte, de' Teatini, Gesuiti, Girolamini e di tante altre,
che resesi oltre modo ricchissime, vi hanno innalzati magnifici Tempj,
anzi non già Monasterj, ma Palagi vastissimi e superbi, eccelse Torri,
e più tosto Castelli, che Conventi, si vede ora Napoli gareggiar colle
più grandi Città di Europa con Roma, Costantinopoli, Londra e Parigi.
A quest'istesso Ministro si dee, e per la tanta magnificenza, alla
quale la sollevò, e per l'innalzamento de' Tribunali, e per la più
ordinaria residenza de' Baroni in quella, che si fosse Napoli resa
cotanto popolata e numerosa di abitatori: ancorchè v'avesse pure molto
conferito le spesse incursioni de' Corsari Turchi che a questi tempi
facevano nelle Terre e marine del Regno: onde gli abitatori di quelle
Terre spaventati, per isfuggire la temuta schiavitudine, se capitavano
nelle loro mani, abbandonando i loro nidi, si ritiravano tutti a
Napoli. Così molti della Costa d'Amalfi, di Citara, Castello posto
nella marina presso Salerno, del Cilento, della Cava, dell'isola di
Capri, e finalmente di Calabria ci vennero[17].