Felicina interrogata non rispondeva: la sua mente vagava altrove; durava

fissa nella immagine di un pargolo natante entro una pozzanghera di

sangue: non cessava di udire il grido, che incominciò vagito e finì in

singhiozzo di agonia. Sollecitata da Fabrizio, scossa dai giandarmi,

finalmente si guardò d'intorno stralunando gli occhi; poi prese a

strillare con lo odioso strido della civetta:

— Scellerata! Scellerata! Io sono la scellerata!

Cotesto ululo, a molti di coloro che lo udirono mise addosso spavento, a

veruno pietà; nè ci fu verso di cavarle altro di bocca. Fabrizio sudava

per la pena, e con la mano coperta dalla sottovesta si lacerava il

petto.

Il procuratore del re (se io fossi re, nè manco per tutto l'oro della

Sonora, gli permetterei chiamarsi mio procuratore) sorge, e principia

col tirarsi su le maniche della toga, vorrei dire, come il sacerdote che

si accinge ad immolare la vittima, ma il paragone mi sembra troppo di

lusso; dirò come il gladiatore in procinto di scendere nel circo a

duellare contro un uomo che non conosce e non odia. Anco questa

comparazione mi pare di soverchio onorifica: lo ufficio del pubblico

accusatore supera ogni similitudine, egli è unico; pari a se stesso; non

lo confondiamo con altri, i confronti varrebbero a smussarne la punta,

la quale importa che rimanga tagliente nella sua truce acutezza.

Se mai avvenga che nel casamento dove abiti con la tua famiglia torni di

casa un macellaio, tu dà la disdetta e al termine dell'affitto vattene;

se un procuratore del re, paga l'annata e vattene subito: lascialo

isolato, esposto al bersaglio della pubblica esecrazione. Se cotesto

mostro fosse vissuto ai tempi di Ercole, avrebbero celebrato capitale

fra le sue fatiche quella di purgarne la terra. Difensore della legge

sappiano che deve reputarsi e salutarsi colui il quale pone ogni studio

di salvare lo innocente alla famiglia e alla patria; nel dubbio, si

astiene; non già l'altro che spinge feroce le creature di Dio sotto la

mola, onde la pena macini. Gli uomini se la pigliano con gli istrumenti

del supplizio, scaraventando di tratto in tratto nel fiume cesti, assi e

mannaie, e si maravigliano di vederli drizzati su un'altra volta come se

fossero tornati a galla dal profondo delle acque; in che voi altri

differite dagli orsi, i quali si arrovellano contro lo spiedo che li

ferì, senza pensare alla mano che lo vibrava? Non contro gli arnesi del

supplizio, bensì contro chi ordina che s'innalzi, bisogna voltare

l'obbrobrio e l'ira; questi, non quelli, conviene sbalestrare quando

capita.

Io di certo non mi condannerò al castigo di riportare la parlantina

smollata nel sangue di cotesto _acaro legale_[26]; riferirò per sommi

capi la sua orazione: pertanto egli parlò della ineffabile angoscia che

gli travagliava l'anima per dovere mettere parole in tanto deplorabile

negozio (come se non fosse stato dieci volte padrone di tirarsi giù

dalla finestra prima di parlare!); pur troppo considerarsi, ed a

ragione, i difensori della legge soldati; anzi per cui dirittamente

guardi più dei soldati da compiangersi assai, imperciocchè questi

riportino talora ferite nel corpo per ordinario sanabili, mentre i

difensori della legge si sentono sempre trafitti nell'anima, così che nè

per tempo, nè per mutare di stato possono consolarsi giammai. Tuttavia

senza ira, senza amore, come senza viltà avrebbe compito il debito suo:

soldato del dovere.

[26] Degli acari ve ne ha di più maniere, acaro ricino, acaro

reduvio, ed è animale che si attacca al bestiame; _tiene il capo

tuffato nel sangue e, non emettendo escrementi, per pletora

muore_. Plinio, _Hist._, l. II, c. 40.

E qui si forbì le labbra, che gli pareva avere sbancato Marco Tullio

Cicerone, poi con la estrema diligenza, che mette il sacerdote a

rinettare col dito la patena quando ha celebrato la messa, si mise

costui a raccattare i minimi frammenti della vita di Felicina, e

commetterli insieme con cemento di perfidia e di sofisma: lei disse

colpevole della bellezza funesta di cui la ornarono non amici i cieli;

in lei indizio di futura pravità la gaiezza, onde giovanetta folleggiava

nei sentieri della vita; lampo di libidine il talento di ornarsi di

fiori, pigliando esempio dalla natura, e vincerli nella fragranza e nel

colore; prova di corruzione in lei la cupidità di tirare a sè gli amanti

altrui, scompigliando in questa maniera, senza verecondia, come senza

pietà gli amori delle compagne; e con istinto più tristo dei cacciatori,

_conciossiacosachè_, questi, chiappati gli uccelli, non li curano più,

mentre ella all'opposto li curava per godere del tardo pentimento loro e

dell'angoscia delle amiche tradite.

— Voi la vedete — sclamò quindi additando Felicina — questa rea femmina

sta dinanzi a voi. Gli uomini della scienza esclusero la insania:

dubitano vada soggetta a qualche passeggera aberrazione, che potrebbe

essere conseguenza del rimorso, ma io lo nego, e affermo che finge;

dunque, di quanto ella fa possiede conoscimento intiero; la volontà le

persuade la elezione dei suoi atti; ebbene, diede ella alcun segno di

pentirsi? Fors'ella accolse docile e sommessa l'esortazione del

magistrato, onde chiarisse la giustizia di questo mistero di delitto? E

lasciamo da parte il magistrato, giunse a intenerirla suo padre, che

supplice le s'inginocchiò davanti? E quando cotesto infelicissimo

traboccò nel sepolcro per ischianto di angoscia della sua contaminata

canizie, si desolò ella? Chiese perdono a Dio del suo peccato? Desiderò

un confessore per versargli nel seno tutta l'anima sua e procurarsi il

sollievo che emana dalla penitenza, da questo fonte che la misericordia

divina pose nel mondo, non meno portentoso di virtù che quello del

battesimo?....

A questo punto un curato non potè stare alle mosse e gridò: _Bravo!_ Il

quale bravo destò l'eco necessaria dell'usciere, che non ripetè cotesta

parola, ma urlò: _Silenzio!_ Il regio procuratore continuava:

— No, anzi essendole stato proposto, lo respinse dispettosa. Dirò aperto

quello che sento: in giovane donna io non vidi mai tanta durezza, tanta

pervicacia, tanta impassibilità. Egli è perciò, che quando il troppo

caritativo sacerdote le offre ospitalità nel suo tetto, se non sacro,

almeno religioso, e la pone al fianco di piissima donna, ella non

rabbrividisce al pensiero d'inquinare l'ospizio e di tradire l'ospite,

rendendogli, ingrata! in compenso del pane che le offre, un serpente:

non la spaventa la considerazione di immergere l'uomo di Dio in un mare

di guai: concetto che io per me giudico tanto più proditorio,

inquantochè il nostro sacerdote ebbe con lunga battaglia ed indefesso

studio a combattere propensioni naturali non per certo felici, e le

vinse; ed ora che da lungo tempo era uscito vittorioso dall'acerba

tenzone, e così superiori come inferiori, a ragione reputandolo simile a

Giacobbe, uomo provato nelle prove del Signore, lo proseguivano di

altissima stima, per non dire venerazione, eccolo da un punto all'altro

messo a repentaglio di perdere tutto: egli gustò l'aceto del carcere,

egli il fiele dell'accusa; egli sentì l'obbrobrio, la detrazione, e le

infamie di cui il secolo scapestrato è liberale contro la religione,

âncora della società, e contro i suoi venerandi ministri....

Qui mormorio di approvazione per tutta la sala; ma l'usciere, assumendo

le parti di Eolo, sorse in piedi guardando con piglio minaccioso i

susurroni; per la qual cosa i mormorii ebbero a rinsaccarsi senza poter

prendere la forma di un secondo _bravo_.

— Certo — continuava il pubblico ministero — il sacerdote doveva fare

del cuore rocca, e ricondurre senz'altro la figlia al padre, svelandogli

il suo peccato: non gli bastò l'animo: temeva non gli sarebbero mancati

(tuttochè ingiusti) rimproveri di negligente custodia: sapeva che lo

infelice genitore sarebbe morto d'ambascia, nè parve esagerato il

presagio, poichè pur troppo lo verificò lo evento. Ora mettiamoci la

mano al petto: chi di noi conoscendo uccidere lo amico, partecipandogli

una notizia, non repugnerebbe dal farlo? Che partito in simile frangente

sovveniva a don Liborio? Egli si mostrò certo generoso e pietoso;

incauto forse, ma io vo' mettere anche incauto senza forse; e che

perciò?... Io svolgo e risvolgo il volume della legge, ma non ci trovo

qualificata come delitto la carità incauta; e neppure nella mia

coscienza, dalla quale argomentando mi arrisico ad affermare,

prestantissimi giudici, che nè anco voi la troverete nella vostra. La

donna non palesò mai per preghiera, nè per minaccia il nome del suo

complice, ed io, o signori, ho dovuto pensare, come avrete senza dubbio

pensato anco voi nella vostra perspicacia, se lo poteva ella? Non si

trova ella forse nella condizione di colei, che correndo scalza nel

pruneto non sa dire qual pruno l'abbia punta? Costei scrisse, ci narra

un testimone credibile, moltissime lettere senza mai ottenere risposta;

e ciò a parere mio dimostra ad evidenza, che da lei s'indirizzavano ad

uomini diversi, imperciocchè noi tutti ci sentiremmo sgomenti del

silenzio altrui, e smetteremmo scrivergli più innanzi, o per cruccio del

disprezzo che ci parrebbe patire, o per disperazione di vincerlo; quindi

s'ella continuò il carteggio, è chiaro che deve averlo fatto con persone

diverse. Allorchè la scaltrita donna ebbe picchiato a tutte le porte, e

non gliene fu aperta alcuna, allorchè conobbe respinta da tutti la

obbrobriosa genitura, ecco si volge _in extremis_ al pietoso sacerdote,

che accorre, e giunge.... o Dio! in qual momento egli giunge? Sarebbe

pietà lasciare sepolto nelle tenebre quanto accadde in cotesta notte

scellerata.... Il soffio del Creatore accese un'anima, il soffio di una

madre la spense.... il primo latte della madre alla sua creatura non fu

il bacio su le labbra, sibbene la stretta delle dita intorno al collo,

donde uscì un solo vagito — primo ed ultimo; — per battesimo egli ebbe

la strangolazione! poi cadde, e si ruppe il cranio. Però importa,

prestantissimi giudici, che voi poniate in sodo, come una sola fu la

causa della morte della creatura; prima di cadere era stata strangolata.

Per procedere con la imparzialità che per me è religione, mi sono mosso

un obietto: perchè l'accusata si dispose a commettere il delitto? Non

era più sicuro gettare il neonato nella ruota dei trovatelli? (Baratro

degli uomini inciviliti, largo a ingollare, scarso a rendere anime

viventi. _Apotete_ spartano, riveduto e corretto ad uso della civiltà

cattolica.) Su questo proposito rispondo: e che so io? O che sono tenuto

io di entrare nel cervello del colpevole, e cercarvi, e trovarvi un

nesso logico nei suoi divagamenti? Signori, io pensai sempre, e penso

che il delitto assai più che dalla pravità del cuore, nasca da un

calcolo sbagliato dello spirito. Con la morte del figliuolo forse

l'accusata immaginò fare scomparire non solo la traccia, ma perfino la

memoria del successo; le mancò il senno, e comparve il suo concetto

infelicissimo così nello scopo, come nella esecuzione, e ciò perchè,

come predica il proverbio antico _a cui vuole male Dio toglie il senno_.

— E aggiunto un diluvio di ragioni di simile risma conchiudeva: — il

tempo perverso domanda esempi virili; non vi trattenga la mostra di

demenza, ond'ella vi sembra dominata, perchè usa per costume inveterato

a fingere, chi ci assicura, ch'ella non finga? E nè anco vi commuova il

rimorso, che per avventura a voi potesse parere che ella sentisse,

imperciocchè il rimorso in ogni caso sarebbe il foriero delle pene che

Dio le destinò nella vita futura, ma a Dio l'altra vita; la presente a

noi: a lui lo spirito, a noi il corpo; nè il cielo volle mai usurpare le

pene della terra, nè la terra quelle del cielo. La società offesa,

chiede vendetta, e più della società la famiglia: considerate tutto

intorno a noi minaccia rovina: ogni cosa agli urti incessanti della

rivoluzione accenna sfasciarsi, mettiamoci, metteteci se pure n'è tempo,

riparo per non rimanere sepolti sotto i frantumi... colpite, e al fiero

esempio le vostre figliuole pensino, e tremino... Chiedo pertanto, che

lo accusato don Liborio venga dimesso a carcere sofferto, e quanto

all'accusata Felicina chiedo le sia applicata la disposizione

dell'articolo 531 del Codice penale. —

Al finire di questo discorso, dove non sai se primeggi lo assurdo o la

ferocia, comecchè entrambi v'insaniscano tiranni, fu udito un bisbiglio

come di labbra susurranti _avemarie_ e _paternostri_; di fatti non poche

beghine avevano cavato fuori di tasca il rosario e devotamente lo

recitavano.

Invitato a dire, sorse il giovane Fabrizio: il sudore gl'imperlava la

fronte,

Non avea membro che gli stesse fermo:

con la destra si tirò dietro le tempia i capelli, e vibrato uno sguardo

sopra il procuratore del re, che parve lo strale di Apollo contro il

serpente Pitone, come se un demone lo agitasse proruppe:

— Sono quelle che ho udito parole di uomo civile in tempi civili? Vi

contenterete voi padri di conservare caste le vostre figliuole per

terrore della gogna, della mannaia e del capestro? Porrete voi custode

alla verecondia delle vostre figliuole il carnefice? Per ritrovarla

inalterata inchioderete la castità delle vostre figliuole sulla croce

come lo schiavo romano? O padri, poichè voi non sentiste il debito di

protestare in nome delle vostre figliuole, lo faccio io, e dichiaro che

movendo il primo passo nel fòro, non avrei mai creduto inciampare in

tanta indegnità.

Guardatevi di favellare alle vostre figlie di colpe, di delitti e di

patiboli, bensì dite loro, che la società minacciata di naufragio ha

gettato sopra esse l'âncora della speranza; e, od esse la salveranno, o

veruna altra cosa potrà; serbino non pure i corpi, ma sì le anime

incontaminate da ogni malefico influsso: quando le ammaestrerete fate di

porre il dito sul vangelo, colà dove predica: «voi avete udito che fu

detto dagli antichi non commettere adulterio, ma io vi dico, che

chiunque riguarda una donna per appetirla ha già commesso adulterio con

lei nel suo cuore»: dite loro che l'anima della donna ha da essere un

santuario di pensieri casti e soavi; dalle sue labbra devono fluire

sempre parole di consolazione e di amore; e dalle sue mani, pari agli

arbori di mirra e d'incenso emanare perpetuamente atti di carità.

Dimenticate i concetti sciagurati del pubblico ministero; sperdeteli al

vento, e caso mai vi tornassero alla memoria sbanditeli come la

tentazione del maligno.

E voi, fanciulle, la testimonianza delle quali, troppo fiducioso io

invocai, invece di sovvenire alla vostra sorella caduta, voi avete

portato fascine al rogo e fuoco per ardervela sopra; — voi sole siete

quelle che potete far tesoro delle parole del difensore della legge.

Lo so, a me verrà taccia d'incauto per avere invocato la testimonianza

di donne ormai tocche dal fiato malefico del tempo, ma a voi quale e

quanto non lontano rimorso? Certo non i miei, ma i vostri nemici mi

riprenderanno, dicendo che io doveva sapere come le sacre carte parlino

bensì di angioli, di angiolesse non mai; e che se angiolesse ci fossero

volerebbero non con ali di colomba, bensì di pipistrello. Voi salutano

fiori, e fiori siete; ma fra questi vi hanno le rose, delizia della

gioventù innamorata, ed i giacinti, fiori da morto, fregio di

cataletto... andate contente se potete, con le vostre parole voi avete

intrecciato la ghirlanda sopra la bara di Felicina. Che colpa fu la sua,

se a lei, più che a voi, sorrise la natura? Se in lei più che in voi

infusero i cieli senso del bello? Avete mai considerato se fu maggiore

in Felicina la virtù di vincere i cuori, o la screanza in voi per

allontanarli? Se come affermate non li serbava per sè, è segno certo che

non ve li rapiva ella, bensì abbandonavano voi. Siate sicure, i vostri

obbrobri contro la povera Felicina non vi guadagneranno più cuori di

quelli che vi procurava la vostra venustà, nè cresceranno il valore

della vostra dote.

Ma strano a pensarsi, mentre dispetti di femminucce e parole astiose

forniscono materia al pubblico ministero per tessere grande parte di

accusa, la gioventù perversa e gli atti biechi del prete accusato od

egli dissimula o scusa... quasi li loda! _Dat veniam corvis, vexat

censura columbas._ Ecco il procuratore del re, curandaio dell'anima di

don Liborio, me lo tuffa, inquinato di mille sozzure, nelle sue pile e

me lo rende di bucato: ecco il nuovo Saulo nella persecuzione della

innocenza; casca da cavallo e, in grazia del procuratore del re, si

spacca il capo? No... diventa Paolo... uno apostolo... un santo.

I tribunali così esteri come nostrani — continuava il giovane alzando la

voce — vanno pieni di processi per delitti scellerati e nefandi, pei

quali di leggieri si comprende come i preti abbiano elevato la ipocrisia

alla sublimità di scienza. La religione hanno convertito in coccio da

tartaruga, dentro cui si rannicchiano quando stormisce sul capo loro

l'ira degli uomini e di Dio... Dio, del quale s'industriano snaturare

nelle menti umane lo intelletto e lo amore mediante superstizioni,

idolatrie e gaglioffaggini, che il popolo imbestiano così da disgradarne

i bruti...

— Avvocato — interruppe il presidente — io adoperai fin qui, a vostro

riguardo, molta indulgenza, considerando essere questa la prima vostra

orazione, adesso poi mi parrebbe mancare al mio dovere se non

v'invitassi a temperare le vostre parole, trattandosi della religione

cattolica, riconosciuta della maggioranza dallo Statuto fondamentale.

— Signor presidente, accennando io a superstizioni, a gaglioffaggini e

ad idolatrie, ma credete voi che io parli di religione?

— Ma le pie tradizioni che il popolo conserva _ab antiquo_ voglionsi

rispettare.

— Ah! gli errori diventano venerabili quanto più antichi? Credeva che

questo accadesse pel vino; mi sono ingannato; da ora in poi terrò per

sante le fraudolenze alla stregua del tempo che esse soffocano lo

spirito umano. Popolo, rispetta le tue fasce, perchè ti stringono da

secoli; tu hai da giacerti mummia eternamente dentro al sepolcro della

vita! Chi aprisse il pollaio alle volpi si chiamerebbe stolto, e stolto

altresì chi immettesse il lupo nell'ovile; e voi, che commettete le

anime e i corpi delle vostre creature nelle mani ai preti, come vi

chiamerete voi? Quello che la lingua rifugge a raccontare, quello che

senza coprirsi la faccia per la vergogna non si potrebbe udire, forma

per costoro esercizio di disciplina gentile...

— Calunnie! — interruppe una voce sonora nella sala.

Per cui l'avvocato come punto rispose:

— Chi è il temerario, che ardisce tacciare le mie parole calunnie? Si

faccia innanzi. Signor presidente, vogliate ordinare che il processo

continui a porte chiuse; ond'io possa allegare oltre a cento sentenze

pronunziate nel giro di pochi anni contro le nefandezze sacerdotali.

— Continuate, avvocato; ciò non fa al caso nel nostro processo:

l'interruttore sia condotto fuori della sala.

Lo interruttore fu rinvenuto; egli era un prete gobbo: allora il riso

s'impadronì della gente quivi adunata; perfino i giudici risero, ed anco

don Liborio; due no, Felicina e Fabrizio. Così senza rimedio si alterna

nel mondo la tragedia con la commedia, perchè questa quando tu te

l'aspetti meno t'insanguina le mani, e quella, mentre tu stai per

piangere, ti cocca e ti fa la castagna.

Quietato il riso, Fabrizio riprese:

— Deh! datemi ascolto e incoraggiatemi con la vostra attenzione, perchè

se il mio dire vi parrà inculto, egli però si parte dal cuore. Avete

veduto il pubblico ministero con quale agonia attese a raccogliere

pruni, sterpi, stecchi e trucioli per costruire il rogo dove abbruciare

la misera giovane? Per me confesso che in ascoltarlo, sentendo paura

ch'ei mi notasse e gli saltasse il capriccio di accusarmi, mi venne

voglia rimpiattarmi; qual vita comecchè innocentissima non gli

fornirebbe materia per chiedere l'applicazione della pena capitale? Ma

sapete, signor procuratore del re, che con tutto il rispetto che io

professo per le vostre virtù, se mi mettessi a frugare nella vostra vita

coi modi coi quali voi rovistate nell'altrui, gioco cavarci tanto da

farvi impiccare per lo meno tre volte.

Ora venite qua, e ditemi: quando la Felicina per gli inviti del suo

insidiatore, lasciò la casa paterna, era incinta, o no? Se incinta,

perchè allontanarsi da un luogo dove avrebbe rinvenuto sussidi a celare

meglio il suo fallo? Qui i testimoni pochi e interessati a nasconderlo;

e per andar dove? In casa circondata da persone rigide, studiose a

vigilarla, non facili a perdonare di questa maniera peccati: ad ogni

modo repugnanti a sovvenirla per dissimulare la sua colpa: quindi

cresciuti i pericoli, lo scandalo sicuro. No, prete, tu avesti Felicina

pura e ce la rendi contaminata. Chi ci racconterà le arti infernali del

seduttore, le lusinghe, le profanazioni, le minaccie, il terrore? Chi le

violenze, o lo assopimento, o la ebbrezza? I serpenti conoscono le

infinite guise con le quali i serpenti inviluppano la vittima nelle loro

spire, non io. Perchè non la ricondusse al padre? Questo il debito suo.

Egli mentisce quando narra del padre fulminato dallo annunzio della

colpa della figlia: non fu, no, la notizia del fallo, bensì quella del

suo preteso delitto che uccise il misero uomo.

Certo, non io scuserò la fanciulla, la quale non seppe resistere alle

lusinghe dell'amore, ma non sono questi i peccati di cui inorridisca la

natura, e trovino uomini e genitori implacabili: la gente ci si mette

attorno per ridurli a sacramenti e le più volte riesce: in questi casi

le nozze valgono per matrimonio e per battesimo. Ora dirò io la ragione

per la quale la figlia non fu ricondotta al suo genitore: il pubblico

ministero, con verecondia pari alla carità, suppone perchè dei molti

pruni male ella avrebbe saputo indicare quello che la ferì, ed io gli

affermo al contrario ch'e' fu perchè l'unico e il solo temè rimanere

scoperto, perchè questo non poteva, anco volendo, riparare al mal fatto,

perchè questo uno appetì la voluttà, non gli imbarazzi della colpa. Al

pubblico ministero non garba indagare le cagioni del delitto: a lui

basta trovare il fallo e domandarne il gastigo. Ciò significa che egli,

o non conosce il suo dovere, o ricusa adempirlo; quando egli insta,

affinchè la legge percuota un capo cui egli non in virtù di prove, ma

per via d'induzioni dichiara colpevole, allora religione, coscienza e

legge gl'impongono l'obbligo di rinvenire prima di tutto la causa di

_delinquere_; però che se causa non si trovi, e non pertanto il delitto

sia stato commesso, ne viene per conseguenza che lo _imputato_, come

agente senza intelletto, non si condanni per colpevole, bensì si chiuda

come demente. Giusto, in questo punto, sul quale il pubblico ministero

guizza con riprovevole leggerezza, io lo intimo a rendermi ragione della

causa _determinante_ Felicina a commettere lo infanticidio. Ormai ognuno

sa e sente che spugna di delitto non cancella vestigio di colpa. Non

riesce arduo, non dà luogo a ricerche il deposito di una creatura nella

_ruota_; mentre all'opposto è impossibile chiuderla nella bara, senza

suscitare sospetti ed investigazioni di polizia; e non ci ha mestieri di

troppa sagacità per comprendere come, nello infortunio in cui la

Felicina si trovava travolta, la più sicura, anzi l'unica via, che le si

presentasse, era per lo appunto quella di deporre il figlio

nell'orfanotrofio. Invece si pretende più verosimile, anzi vero, e di

più provato, che la madre in mezzo agli spasimi, agli sfinimenti, e

mentre la natura raumilia le ferocissime infra le belve, ella pensi

unicamente a celare la sua colpa; peggio ancora, deliberi mandare ad

esecuzione il consiglio premeditato di uccidere la sua creatura. Così

secondo il concetto del pubblico ministero, il proposito di ammazzare il

suo figliuolo, maturava nel cervello della madre alla stregua che le

membra di lui crescevano nel suo seno. Io me ne appello a quante madri

qui convenute ci ascoltano, e le invoco a dirci se questi concetti non

sieno calunnie espresse contro la natura.

Il secolo che muore, vol. I · 第 15 / 18 段