Un altro grande italiano, il cui nome fu ignorato per secoli, versava
sul Medio Evo e su tutti i tempi avvenire, la grazia, la luce e il
conforto di una parola unica, la sola paragonabile alla divina parola
— voglio dire l'abate Gersenio da Vercelli, autore dell'_Imitazione
di Cristo_. L'_Imitazione_ è indiscutibilmente opera del secolo XIII
— precede di molti anni l'epoca terribile, piena di scontento e di
collera, l'epoca apocalittica dei grandi lamenti sulla _prostituta
di Babilonia_, sulle simonie e la schiavitù d'Avignone; l'epoca dei
Concilii di Costanza e di Basilea. L'autore della _Imitazione_ è un
solitario, che ha vissuto, amato e sofferto, e che ha sentito tutta
l'amara vanità delle cose del mondo. Nulla di _scolastico_ in questo
libro — anzi vi si rivela una istintiva antipatia pei _nominalisti_ i
_sillogizzanti_; per la _scientia clamorosa_ della teologia parigina.
La Bibbia, la meditazione, la solitudine, lo hanno sole ispirato.
Ricorda infinitamente più Gioacchino di Flora e san Francesco d'Assisi,
che san Domenico o san Tommaso. Vi è diffusa un'aura di raccoglimento
e di pace, come dal sereno tramonto di una bella e limpida giornata
d'autunno. Gran libro! consolatore di tutti i cuori malati che il
mondo non può consolare — parola che calma e risana, che ha un raggio
per ogni tenebra, e un balsamo per ogni ferita; che ha confortato e
conforta sacerdoti e soldati, filosofi e poeti, re e mendicanti.
L'impressione che proviamo leggendo l'_Imitazione_, è consimile a
quella che si riceve guardando i quadri dell'Angelico; nei quali
la materia è come trasfigurata, e non resta che una forma eterea,
circonfusa di luce e di azzurro.... Vi ricordate? — I beati, sorridendo
celestialmente, con la testa stellata di raggi d'oro, nelle loro lunghe
tuniche azzurre, rosee, violacee, passeggiano tenendosi per mano, in
un mistico giardino, tra l'erba smaltata di fiori bianchi e rossi; e in
alto, nell'azzurro intenso, s'intravedono le ali iridate degli angeli.