Al modo stesso che i Comuni si sono inalzati sui feudi,
appropriandosene gli usi e le prerogative, così ai Comuni si
sovrappongono le signorie usurpandone le ragioni e riducendole in
mano ad un solo. Ma poi (questa è una sentenza veramente storica del
cronista Matteo Villani) “come tirannie si criano, com'elle esaltando
si fortificano e crescono, così in esse si nutrica e si nasconde la
materia della loro confusione e ruina„.
Laonde avveniva non di rado che un Comune, caduto sotto l'autorità
d'un tiranno, si rivendicasse in libertà, e che poi più d'una volta
si rinnovasse la stessa vicenda. Non alla sola Cesena, ma a parecchie
città si potevano applicare i versi di Dante:
Così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte,
Tra tirannia si vive e stato franco.
E del pari le signorie non istavano ferme; le grosse ingoiavano
le piccole; e queste, quando se ne porgeva il destro, tornavano
indipendenti, salvo a ricadere sotto gli artigli d'un più potente
vicino. Se non che neppure il semplice trapasso, che può dirsi normale,
da feudo a comune, da comune a signoria, e da signoria piccola a
signoria grossa, non sempre accadeva, nè dappertutto; e molto meno
poi tali successioni si effettuavano contemporaneamente. Nel modo
stesso che a quanto c'insegnano gli astronomi, si muovono, negli
spazi eterei, mondi in formazione, e poi sistemi planetari che come il
nostro compiono le proprie rivoluzioni, e infine soli spenti e pianeti
frantumati; così a mal agguagliare, sussistevano insieme, nei secoli
XIII e XIV, feudi d'antica data, comuni rimasti o rifattisi liberi, e
signorie di varia grandezza e di varia natura.
Sotto quest'ultimo nome, nel più largo significato, si comprende ogni
specie di sovranità: Venezia e Firenze, per esempio, avevano ciascuna
la sua signoria, che era composta, per la prima, del doge e dei
suoi collegi, per la seconda del gonfaloniere e de' priori. Signorie
si chiamavano pure le giurisdizioni e i principati feudali, per lo
più di remota ed oscura origine; alla qual categoria appartenevano
alcuni Stati ragguardevoli, come quelli dei marchesi di Monferrato,
e dei marchesi di Saluzzo (ambedue famiglie aleramiche), e quelli dei
conti di Savoia, da cui si era staccato nel 1295 il ramo dei principi
d'Acaia. Finalmente spetta la medesima denominazione anche al potere
acquistato per eredità, o conquistato per invasione, quale fu quello
che ebbero sul Regno, prima gli Svevi succeduti ai Normanni e poi gli
Angioini, e sulla Trinacria nel secolo XIV gli Aragonesi, dopochè _la
mala signoria_ dei Francesi trasse _Palermo a gridar mora! mora!_ Di
codeste signorie peraltro non tocca a me d'intrattenervi, salvochè
per ricordare come gli Angioini, introdottisi in Piemonte nel 1265,
vi ottenessero la dedizione di parecchie città; le quali poi, tradite
dal marchese Guglielmo di Monferrato, fecero lega, e, presolo, lo
rinchiusero dentro una gabbia, in Alessandria, ove in capo a due anni
morì, e quelle città passarono per la più parte a Casa di Savoia. Ma
le signorie, nel significato ristretto e propriamente storico della
parola, sono soltanto quelle che si sostituirono ai Comuni. Anche in
tali termini la materia è sì vasta che ci sarebbe da discorrerne per
mesi ed anni, non che per ore e giorni. Ma non vi spaventate! c'è una
tirannia, maggiore d'ogni altra, e che non ha bisogno d'illustrazione:
è quella del tempo, alla quale non voglio menomamente sottrarmi.
Per ciò appunto ho scritto questa chiacchierata, invece di dirla
familiarmente come avrei preferito. E per la medesima ragione non
istarò a enumerarvi tutte le signorie del XIII e del XIV secolo (che
già sarebbe impossibile) e neanche tutte le principali. Mi contenterò
invece di additarvi rapidamente le diverse specie in cui esse possono
distinguersi; e le loro qualità generali, come fin qui ho cercato
di mostrarvi la causa prima e fondamentale da cui derivarono tali
rivolgimenti politici. Dopodichè, determinata la cornice e descritto
il campo del quadro, potremo mettervi dentro qualche figura più tipica
delle varie famiglie di signori e di tiranni.