Basta il fuggevole sguardo che abbiamo dato alle condizioni interne ed
esterne dei Comuni per fare intendere che sorta d'esistenza travagliata
e precaria essi menassero e come aprissero facile varco alle ambiziose
mire dei futuri Signori. I quali, peraltro, non ostante tutte le arti
loro, non avrebbero potuto insediarsi nè mantenersi in istato ove non
fossero stati sorretti, per un tempo, dal favore delle moltitudini.
E non poteva essere altrimenti; giacchè la licenza e le sfrenatezze
generano tal sazietà, che viene un momento in cui un popolo si darebbe
anche al diavolo, pur di tirare in basso i prepotenti e di godere
qualche giorno di vivere riposato; si acconcia allora all'assoluta
potestà d'un solo, finchè i mali dell'oppressione non abbiano alla lor
volta cancellato il ricordo degli abusi della libertà. Ci possiamo fare
una chiara idea di questa legge storica, ripensando (per addurre un
solo esempio) alle vicende della repubblica in Francia, negli ultimi
cento anni: nè parrà strano il raffronto, chi consideri quanto si
somigliano nell'instabilità le nostre antiche democrazie con la moderna
di Francia. Colà due volte, nel 1800 e nel 1848, la nazione intera si
buttò volonterosa in braccio ad un Bonaparte, affinchè la salvasse dai
pericoli dell'anarchia. Speriamo che, al presente, faccia miglior prova
la terza repubblica; e noi, come italiani, dobbiamo desiderarlo; ma
poco mancò, due anni or sono, che essa non precipitasse sotto la strana
dittatura d'un fantoccio soldatesco, di cui teneva i fili una compagnia
di legittimisti, d'imperialisti e di faccendieri. Ed avvertasi che
se, nella prima repubblica, c'erano due categorie di persone messe
fuor della legge, gli emigrati ed il clero non costituzionale, nelle
altre due repubbliche, tutti partecipavano e partecipano al governo,
anche i residenti in remotissime colonie; mentre per contrario gli
assoggettati, gli esclusi e gli sbanditi costituivano il massimo numero
degli abitanti, nei nostri Comuni medievali.
Non deve dunque parere strano che la vita loro abbia avuto, in
complesso, splendida, ma non lunga durata, essendo sorta coll'undecimo
secolo, e già nel decimoterzo incominciando a declinare; c'è piuttosto
da meravigliarsi che alcune città riuscissero, tra molte traversie, a
mantenersi libere fino ai tempi moderni, e che quattro delle antiche
repubbliche sopravvivessero ancora in Italia quando l'intiera Penisola,
travolta nel turbine della rivoluzione francese, fu soggiogata dalla
nuova repubblica e dal suo condottiero, nato in Corsica, di schiatta
toscana: quattro repubbliche, Venezia, Genova, Lucca e San Marino,
tutte prettamente oligarchiche, salvo una che, sola superstite, ci è
caro di conservare qual minuscolo testimone d'un mondo scomparso.
Per tutti gli altri Comuni, la trasformazione in signorie ha principio
col 1200 ed ha compimento nel 1559. Durante questo periodo si
manifestano svariatissime forme di vita politica che s'intrecciano e
si avvicendano, secondo che portano l'energia individuale e l'umore
avventuroso d'un popolo, il quale si ridesta, giovane e vecchio ad un
tempo, superbo delle antichissime tradizioni latine, perpetuatesi nei
travestimenti del medioevo, e pur voglioso d'innestare su quelle i
germogli d'una nuova civiltà.