I nobili, confidenti nella pratica delle armi, mal sapeano piegarsi
al freno della legge, soprusavano ai popolani, e quando alcuno avea
commesso un delitto, tutta la sua famiglia compariva coll’armi allato,
per sottrarlo alla giustizia. Il gonfaloniere vedeasi allora costretto
armar la gioventù per punire a forza il delinquente. — Molti ne furono
puniti secondo la legge, e i primi che vi caddero, furono i Galigaj;
chè alcuno di loro fe un malificio in Francia in due figliuoli d’un
mercatante, Ugolino Benivieni, che vennero a parole insieme, per le
quali l’uno de’ detti fratelli fu ferito da quello de’ Galigaj, che
ne morì. E io Dino Compagni (così racconta questo bravo cronista)
ritrovandomi gonfaloniere di giustizia nel 1293, andai alle loro case
e dai loro consorti, e quelle feci disfare secondo le leggi. Di questo
principio seguitò agli altri gonfalonieri un malo uso, perchè, se
disfacevano secondo le leggi, il popolo dicea che erano crudeli; che
erano vili, se non disfaceano affatto: e molti sformavano la giustizia
per tema del popolo».
Giano della Bella, nobile eppure fattosi capo de’ popolani (1293),
de’ quali personificò i risentimenti, «uomo virile e di grand’animo,
che difendeva quelle cose che altri abbandonava, e parlava quelle che
altri taceva», ebbe il coraggio che mancava alle società popolari
per reprimere i grandi, e persuase a scegliere un gonfaloniere di
giustizia con mille fanti, acciocchè coll’insegna popolare della croce
rossa in campo bianco reprimesse vigorosamente i prepotenti. Sortito
egli stesso a quell’illimitato uffizio, e giovandosi dell’essere i
nobili in guerra gli uni cogli altri, proclamò ordinanze in costoro
aggravio, «ed a vera e perpetuale concordia, unitade e conservamento e
accrescimento del pacifico e riposevole stato degli artefici e delle
arti e di tutti i popolani, e di tutto il comune e de la cittade e
del distretto di Firenze». Fece escludere per sempre dagli uffizj
cittadini trentasette casate magnatizie, e alla Signoria diede arbitrio
di aggiungervi qualunque famiglia nobile demeritasse; e la legge
prefiggeva si potesse arrolare fra i nobili soltanto _pro homicidio,
pro veneno, pro rapina seu robaria, pro furtu, pro incestu_. Chi era
così notato, dovea dare duemila lire per cauzione dei suoi portamenti,
non uscire in tempi di tumulto, non possedere casa vicino a un ponte
o ad una porta della città, non appellarsi da’ giudizj criminali, non
accusare un plebeo, salvo per delitto contro la persona sua o di uno di
sua famiglia; non testimoniare contro un popolano senza consenso de’
priori: ed i suoi parenti fino al quarto grado erano tenuti in solido
delle multe impostegli. I borghesi furono divisi in venti compagnie
da cinquanta uomini, poi da ducento, affinchè prontamente accorressero
alla chiamata dell’armi. Si affezionò il popolo a tali _ordinamenti di
giustizia_[33], col dare ne’ consigli generali qualche autorità alle
_capitudini_, cioè ai consoli delle maestranze.
Al tempo stesso la Repubblica estendeva la sua giurisdizione su
Poggibonzi, Certaldo, Gambussi, Catignano; ritoglieva quelle che alcuni
conti e cattanei teneano da antico, o aveano di fresco ricuperate. I
nobili, sdegnatine, tanto più che consideravano Giano qual disertore,
ricorsero ad ogni via di perderlo. Non osando l’assassinio per tema del
popolo, gli opposero un signore che allegava diplomi dell’imperatore o
del papa; ma meglio profittarono d’un artifizio non più disimparato, e
pur testè da patrioti nostri non solo messo in pratica, ma insegnato
a stampa, qual è di gettare sull’avversario politico la calunnia,
affinchè coll’onore gli sia tolta credenza. Posero dunque Giano in
sospetto al popolo, la sua severità imputando a tirannide; e poichè
nel punire i malvagi (1295) egli volle proteggere il podestà contro
un’insurrezione di piazza, fu espulso; e confiscatigli i beni, morì in
esiglio.
Non per questo rivalsero i nobili, e trovandosi messi dissotto della
legge, ritiravansi dalla città, usando da tirannetti ne’ loro castelli.
Per reprimere le due trapotenti famiglie dei Pazzi e degli Ubertini
nel Valdarno superiore, i Fiorentini fabbricarono le tre fortezze di
Terranuova, San Giovanni e Castelfranco, a lato ai coloro tenimenti,
concedendo tante franchigie, che i sudditi di quelli e dei Ricàsoli e
dei Conti e d’altri baroncelli vicini accorsero a farsi terrazzani di
que’ castelli, per ciò prontamente cresciuti. Egualmente contro gli
Ubaldini furono fabbricate Casaglia, Scarperia o Castel San Barnaba,
Firenzuola, Barberino, assolto per dieci anni da imposizioni, e colla
privativa ai magnati di potervi fare acquisti.