Intanto Augereau già era alle prese col nemico al ponte d'Arcole.

Avevano gli Austriaci munito questo ponte con artiglierìe, e con

barricate, ed empiuto al tempo medesimo le case vicine, che erano

merlate, di eccellenti feritori. Nè questo parendo bastare al colonnello

Brigido per le difese, aveva collocato sopra e sotto il ponte sulla

sinistra dell'Alpone qua e là spessi feritori alla leggiera, i quali

tirando contro l'argine, per cui solo i Francesi potevano aver l'adito

ad Arcole, faceva loro l'accostarsi difficile, e micidiale. I primi

repubblicani che si affacciarono, furono da una immensa grandine di

palle, e di scaglia sfragellati; e certamente non mai guerrieri

combatterono con maggior valore nelle battaglie più aspre e più

difficili, con quanto i difensori di Arcole combatterono in questo

fatto. Disordinati e titubanti si allontanavano i Francesi da un luogo

di sì grave tempesta. Ma i capi, che sapevano di qual momento fosse, e

che l'impeto in tale caso era più sicuro dell'indugio, gli ricondussero

allo sbaraglio. Conoscendo però, che l'esempio era più efficace per

fargli andare avanti, che le parole, si fecero essi medesimi guidatori

delle colonne, ed appresentarono i primi i valorosi petti loro a quei

fulmini tanto terribili. Ma nè il nobile coraggio loro, nè la pietà

tanto maravigliosa verso la patria non poterono operare di modo che si

superasse quel mortalissimo intoppo. Imperciocchè i Tedeschi traendo

spessi e fermi, ed opponendo una costanza invincibile ad un coraggio

impetuoso, assottigliavano con tante morti, ed affievolivano con tante

ferite le Francesi squadre, che fu loro forza tornarsene indietro

disordinate e sanguinose: i granatieri stessi, scelta ed invitta gente,

cedettero. Lannes fu ferito, feriti Verdier, Bon, Verne, prodi tutti, e

sperimentati capitani di guerra. Ricordavasi in questo punto Augereau

del ponte di Lodi, e, dato di mano ad una insegna, si piantava in mezzo

al ponte, invitando i compagni a seguitarlo. Il seguitavano laceri e

sanguinosi com'erano. Ma i Tedeschi gli sfolgoravano novellamente per

tal maniera, che tra morti e feriti l'abbattuta fu in poco d'istante sì

grande che i superstiti spaventati, ed Augereau medesimo a tutta fretta

si ritiravano. Seguitava un silenzio nelle genti Francesi, segno di

scoraggiamento; già i capi temevano che succedessero grida assai

peggiori del silenzio; tuonavano tuttavia gli Alemanni con

l'artiglierìe, e con l'archibuseria. Così poche genti trincerate a caso

in un piccolo villaggio avevano posto in grave pericolo, a cagione della

difficoltà dei luoghi, tutta una oste coraggiosa per natura, e

confidente per vittorie. Pressava il tempo; la fortuna di Francia in

Italia inclinava ad una fatale rovina. Nè poteva dubitarsi, che Alvinzi,

subito che avesse avuto avviso del fatto, non fosse per venire con tutta

la sua mole in ajuto de' suoi; e come potevano sperare i repubblicani di

superar tutti, quando una sola e piccola parte si mostrava insuperabile?

Queste cose riandava in mente Buonaparte, nè curando la vita, nè curando

la sicurezza dell'esercito in sì estremo frangente, venuto là dove i più

animosi lo potevano udire, disse loro ad alta voce: _Or non siete voi

più i soldati di Lodi? or dov'è il vostro coraggio!_

Questo parlare di Buonaparte a Francesi non poteva non partorire un

grandissimo effetto; si rianimavano anche i più timorosi: tutti

gridarono, comandasse pure gli guidasse alla battaglia. Cominciava a

sperar bene, si avventava egli il primo, attorniato dai principali verso

il formidabil ponte. Intanto, cosa maravigliosa in un accidente tanto

spaventoso, non aveva omesso Buonaparte di ordinare quello, che avrebbe

potuto, se il terzo assalto, che si preparava, avesse avuto infelice

fine, ristorare la fortuna cadente, e dargli in mano Arcole, passo tanto

essenziale alla vittoria. Primachè si muovesse al cimento fatale

comandava a Guyeux, che se ne gisse a varcar l'Adige al passo di

Albaredo, ed evitato per tal modo l'Alpone, desse dentro all'impensata

al fianco sinistro di Arcole. Egl'intanto, smontato da cavallo, e dato

di mano ad una insegna, e postosi in capo alla stretta fila, che

sull'argine insistendo, si avviava al ponte, animava i suoi a

seguitarlo. Nè furono lenti, anzi coi corpi loro serrandosi attorno a

lui, pietosa cura, i granatieri massimamente, coraggiosi per indole,

furibondi per la resistenza, già facevano tremare coi tiri, e col

calpestìo numeroso la destra sponda del contrastato ponte. Nè già più si

ricordavano della morte di tanti compagni, nè delle ferite proprie, nè

del sangue sparso: solo miravano a vincere quella pruova terribile e

fatale, Lannes medesimo, quantunque già fievole per due grosse ferite,

udito il pericolo di Buonaparte, non se ne volle star a badare, e si

mescolava anch'egli nella battaglia. Procedeva avanti quel globo

formidabile; già metteva piede sul ponte, quando gli sopraggiunse

addosso da fronte e dai fianchi un nugolo sì fitto di Tedesche palle,

tanto grosse quanto minute, che rotto e trafitto nelle più vitali parti,

fu costretto a dare frettolosamente indietro. Restava ferito Lannes di

una terza ferita, restava ferito Vignolle, restava ucciso Muiron,

ajutante del generalissimo, a canto a lui. Sboccavano allora gli

Austriaci dal ponte, e seguitando la vittoria, menavano, con l'armi

corte e bianche, strage di coloro, che scampati alla furia delle

artiglierìe, e degli archibusi si ritiravano. In quella feroce mischia

era Buonaparte, per esortazione de' suoi, rimontato a cavallo, e già

cedeva all'impeto del nemico, quando un furioso caricare di scaglia

rotti avendo, lacerati, ed uccisi tutti coloro, che gli stavano intorno,

trovossi solo esposto al furore di tutte le armi Austriache. In questo

punto medesimo spaventato il suo cavallo da quell'alto romore, e da quel

trambusto orrendo, gittava se, ed il suo signore nella vicina palude.

Gli Austriaci, perseguitatori dei Francesi, non accorgendosene,

oltrepassavano il luogo, dove il guerriero fatale ad Austria si giaceva;

pareva del tutto disperata la sua fortuna. Ma il generale Belliard,

accortosi del fatto, tanto disse, e tanto fece coi granatieri, amatori

del loro capitano supremo, che voltato subitamente il viso, e dato un

forte rincalzo ai Tedeschi, gli ributtavano di nuovo fino al ponte, ed

impedivano un caso ponderosissimo. Già Buonaparte, al quale fu presto in

quell'estremo pericolo, con troppo infelice opera per la sua patria, un

soldato Veneziano, che militava nelle schiere di Francia, rimesso a

cavallo, fu ricondotto dai soldati pieni di allegrezza per la sua

insperata salute, ad un sicuro alloggiamento.

Non così tosto aveva Alvinzi avuto le novelle di un fatto tanto

straordinario, che costretto ad obbedire a quel nuovo corso di guerra,

che con tanta audacia e perizia aveva il suo avversario aperto,

abbandonato il pensiero di assaltar Verona, e di congiungersi per allora

con Davidowich, ordinava in primo luogo, che tutti gl'impedimenti e le

munizioni si ritraessero da Villanova a Montebello; perciocchè ebbe

tosto penetrato qual fosse l'intento del capitano di Francia. Poscia

dirizzava sei battaglioni di fanti sotto la condotta di Provera a

Porcile, e quattordici battaglioni di fanti con sedici squadroni di

cavallerìa fidati a Mitruski a San Bonifacio per alla via di Arcole.

Viaggiavano queste nuove schiere con molta prestezza, mentre si

combatteva al ponte, e qualunque avesse a riuscir l'effetto della

presenza loro sul campo di battaglia, già si comprendeva, che Buonaparte

aveva conseguito il suo intento di rompere ad Alvinzi il disegno di

conquistar Verona, e di unirsi con Davidowich. Già era Provera con la

sua squadra giunto a Bionda, pronto a ferire sul fianco sinistro i

repubblicani, ma a un duro incontro di Massena fu risospinto fin oltre

Porcile.

Mentre in tal modo si combatteva ad Arcole ed a Porcile per la maggior

parte dell'esercito Francese, erasi Guyeux, passato l'Adige ad Albaredo,

andato aggirando sulla sinistra dell'Alpone, e compariva improvvisamente

sotto le mura di Arcole al punto stesso, in cui i difensori ne erano

usciti per dar addosso alla risospinta schiera di Augereau. Nè fu lungo

il combattere, perchè e poco era il numero dei difensori, e la terra da

quel lato priva di ogni difesa. Vi entrava facilmente Guyeux; il che fa

vedere, quanto agevole vittoria avrebbe conseguito Buonaparte, se avesse

in sulle prime egli medesimo fatto quello, che aveva ordinato a Guyeux

di fare. Ma gli Austriaci, che conoscevano l'importanza della terra, si

muovevano col grosso delle loro forze da San Bonifacio, e prestamente la

ricuperavano. Già annottava: Buonaparte, perduta ogni speranza di

acquistare Arcole in quel giorno, e temendo, giacchè era vicino

l'esercito Tedesco, di essere condotto a mal partito in mezzo

all'oscurità della notte, riduceva tutte le sue genti sulla destra

dell'Adige, lasciando solamente la duodecima alla guardia del ponte, e

la sessagesimaquinta alloggiata in un bosco a destra dell'argine, per

cui si va ad Arcole.

Due cose mirabili sono a notarsi in questa notte, la prima delle quali

si è la costanza di Buonaparte, e dei Francesi del non essersi

sbigottiti pei due feroci ributtamenti di Caldiero e di Arcole, e questa

è degna di grandissima commendazione; la seconda si è, e questa è

certamente degna di molto biasimo, che Buonaparte si sia ostinato, ora

che sapeva che tutto l'esercito d'Alvinzi era accorso alla difesa di

Arcole, a volere assaltare questa terra pel ponte tanto funesto a' suoi,

mentre avrebbe potuto o girare per Albaredo, come aveva fatto Guyeux, o

far opera di passar l'Alpone verso la sua foce nell'Adige. Certamente

assaltando Arcole pel ponte, era il terreno assai svantaggioso ai

repubblicani, e se tanto mortale fu l'assalto dato a quel passo, quando

vi erano pochi soldati a guardia, quale si doveva credere che fosse per

essere, ora che tutta la possanza del generale Austriaco si era ridotta

ad assicurarlo? Infatti l'effetto della seconda e terza battaglia di

Arcole dimostrò apertamente, quanto fosse irragionevole l'ostinazione di

Buonaparte; perchè ei non riuscì vincitore, se non quando si risolvè a

passar verso la sua foce l'Alpone, per andar a ferire Arcole sul suo

fianco sinistro.

Sorgeva appena il giorno sedici novembre, quando e Francesi, e Tedeschi

givano di nuovo con animi infestissimi ad incontrarsi. Avevano i primi

di nuovo varcato sulla sinistra dell'Adige, erano i secondi usciti di

Porcile e di Arcole per andare a trovar l'inimico. Al tempo medesimo

mandava Alvinzi una grossa squadra di cavallerìa a guardare il passo di

Albaredo, donde era venuto il pericolo per opera di Guyeux, e muniva

tutta la sinistra dell'Alpone di spessi ed esperti feritori alla

leggiera. Fu come quello del giorno precedente, durissimo l'incontro

dell'armi, combattendosi assai virilmente da ambe le parti. Fu il primo

Massena a far piegare la fortuna in favore dei repubblicani, perchè

attaccatosi con Provera, che veniva da Porcile, dopo un ostinatissimo

conflitto, lo risospingeva sin dentro a questa terra con perdita di

molti uccisi, ottocento prigioni, sei cannoni, e quattro bandiere. Il

generale Robert assaltava i Tedeschi sull'argine di mezzo, e molti ne

buttava nel pantano. Nè se ne stava Augereau ozioso; che anzi opponendo

valore a valore, già aveva risospinto gli Alemanni sin dentro ad Arcole,

e dava nuovo assalto al ponte. Ma quivi accadeva quello, che era

accaduto prima; che con tal furia menarono le mani gl'imperiali condotti

da Alvinzi medesimo, ed alloggiati al ponte, nelle case vicine, e lungo

la sinistra del contrastato Alpone che i Francesi se ne tornarono

indietro dopo di aver patito un orribile macello. Parecchie volte andava

alla carica Augereau, altrettante era costretto a cedere con istrazio

maggiore: miserabile era la scena di tanti Francesi morti e feriti

ammonticchiati sulla bocca del ponte, mentre gli Austriaci, siccome

quelli che combattevano da luoghi sicuri, avevano sofferto leggier

danno. Sette ufficiali Francesi, o generali, o superiori, furono

sconciamente feriti in questa fiera mischia. Chiaro si vedeva l'errore

di Buonaparte del volersi ostinare a guadagnare, con far forza di

fronte, questo varco. Alcuni accusano Augereau di questa ostinazione,

come se Augereau avesse assaltato il ponte non per comandamento di

Buonaparte, come se egli si fosse ardito di usare una tanta

trasgressione in un affare massime di tanto momento, e sotto gli occhi

stessi del generalissimo. Errare è comune destino degli uomini, e

nissuno dee dubitare a dire, che anche Buonaparte abbia errato in

materia di guerra, perchè anche con qualche errore, sarà egli sempre, e

meritamente riputato dagli uomini, sinceri estimatori delle cose, uno

dei migliori capitani, che siano comparsi al mondo, e non è punto

necessario di maculare la fama altrui per far risplendere la sua, che

già tanto in queste guerresche faccende da per se stessa risplende

veramente.

Finalmente la sorte declinante della battaglia, più che tante infelici

morti de' suoi, faceva accorto Buonaparte del commesso errore, e

pensando a quello, a che avrebbe dovuto pensare prima, si metteva

all'opra del far gettare in copia fascine nell'alveo dell'Alpone verso

la sua foce, con isperanza che avrebbero fatto un sodo sufficiente,

perchè i suoi soldati potessero passare a man salva. Ma riusciva vano

l'intento, perchè la corrente delle acque diveniva per quell'ostacolo

tanto impetuosa, che il passare si pruovò più difficile di prima. In

questo fortunoso punto succedeva un fatto di grandissimo ardimento, e

fu, che il generale Vial, portato da incredibile ardore, volle far

pruova di passare a guado con tutto un intiero battaglione, quantunque i

soldati avessero l'acqua fino alla gola, ed i Tedeschi continuassero a

trarre furiosamente dalla riva opposta. Ma non era ancor giunto alla

metà del rivo, che fu obbligato a tornarsene sulla destra a cagione di

una fittissima tempesta di scaglia, che gli lanciarono addosso

gl'imperiali. Restava ucciso in quest'incontro un Elliot, aiutante di

Buonaparte, ufficiale assai riputato pel suo valore. In questo mentre

Alvinzi, volendo usar la occasione della diminuzione d'animo prodotta

necessariamente nel nemico da tanti e sì mortali ributtamenti, usciva

grosso da San Bonifacio, con intento di pruovare, se gli venisse fatto

di cacciar i Francesi nell'Adige, od almeno di costringergli a ripassare

il ponte di Ronco più frettolosamente, che non l'avevano passato. Il

pensiero del generale Tedesco era assai pericoloso pei repubblicani; ma

fu pronto al riparo Buonaparte, poichè, siccome gli Austriaci erano

obbligati a marciar sull'argine per gire all'assalto, con alcune

artiglierie piantate da lui in un luogo opportuno, gli faceva star

addietro. Così la strettezza dei luoghi nocque ai Tedeschi, come nociuto

aveva ai Francesi, perchè nè gli uni nè gli altri potevano spiegare le

ordinanze loro; ma fu di più grave danno ai Tedeschi, perchè essendo più

grossi, avevano maggiore speranza, se avessero potuto allargarsi, di

vincere l'inimico. Sopraggiungeva in fine la seconda notte, che faceva

sosta al sangue ed alle morti. Tornavano gl'imperiali negli

alloggiamenti loro di San Bonifacio e di Arcole, i repubblicani si

ritiravano sulla destra dell'Adige, lasciata di nuovo la duodecima a

guardia del ponte di Ronco.

S'avvicinava il giorno, in cui doveva definirsi a chi dei due possenti

nemici avesse a rimanere la possessione d'Italia. Non isbigottitosi

Buonaparte a tante infelici pruove, e persuaso finalmente, che

l'assaltar di fronte il ponte di Arcole era uno sparger sangue dei

migliori soldati senza frutto, aveva abbracciato quelle risoluzioni, che

sole potevano dargli la vittoria; poichè usando l'oscurità della notte,

e la cessazione delle armi, aveva fatto dar opera allo edificar del

ponte con cavalletti, ed assi sopra l'Alpone in poca distanza dal luogo

dove mette nell'Adige. Si erano accorti i Tedeschi del disegno, e però

la mattina dei diciassette, come prima incominciava ad aggiornare, erano

usciti da Arcole con intenzione di rituffare la duodecima nell'Adige, e

d'impedire che il nemico passasse di nuovo pel ponte di Ronco dalla

destra sulla sinistra del fiume. A ciò dava loro maggiore speranza un

accidente fortuito, perchè una barca del ponte di Ronco improvvisamente

si era affondata. Ma le artiglierìe francesi trassero sì aggiustatamente

dalla riva destra, che fu fatto abilità ai soldati di Buonaparte di

racconciar il ponte, di conservar la duodecima, e di varcare. Andavasi

adunque alla battaglia terminativa: il maggior numero delle genti, e

l'esito delle precedenti fazioni facevano i Tedeschi confidentissimi: il

nuovo ordine dell'assalto, l'avere facoltà di passare sulla sinistra

dell'Alpone, il presidio di Legnago, che già si approssimava, ed il

valore di tanti soldati agguerriti mettevano i Francesi in isperanza di

diventar possessori della vittoria.

Incominciava a colorirsi il disegno di Buonaparte; conciossiachè Massena

con piccola parte della sua schiera marciava contro Porcile per operare,

che Provera non isboccasse da questo lato; si accostava con la restante

ad Arcole per aiutare l'opera della sessagesimaquinta, in faccia al

ponte d'Arcole, e della trigesimaseconda, che sotto la condotta di

Gardanne si era alloggiata in un bosco vicino all'argine. Era il fine di

questi ordinamenti l'impedire, che i Tedeschi non potessero condurre a

mal partito le genti repubblicane poste sulla destra dell'Alpone, e non

s'impadronissero del passo di Ronco. Ma lo sforzo principale doveva

farsi da Augereau, che, passato l'Alpone sul ponte construtto la notte,

si avventerebbe, secondato dal presidio di Legnago, contro Arcole da

quella parte, dove meno era difendevole. Le cose succedevano come il

generale Francese le aveva ordinate; perchè Provera non potè far frutto

da Porcile, Augereau varcava l'Alpone, e la sessagesimaquinta condotta

da Robert, rincacciava, marciando sull'argine, i Tedeschi insino al

ponte di Arcole. Ma gl'imperiali, sboccandone di nuovo più grossi, si

scagliavano con tanto impeto contro di lui, che non solo fu risospinta

sin là donde si era mossa, ma disordinatamente fuggendo già aveva dato

indietro sino al ponte di Ronco. Fu percosso con grave ferita in questo

fatto Robert. Seguitavano i Tedeschi questa parte dei Francesi, che

fuggiva, credendo di possedere la vittoria, mentre ella effettivamente

già loro usciva di mano; imperciocchè Massena, che sapeva bene corre i

tempi, ed usargli con vigore, compariva improvviso sulla destra loro, la

diciottesima gli percuoteva di fronte, Gardanne uscito dall'agguato gli

urtava sul fianco sinistro. Tanti contemporanei assalti disordinavano la

schiera Tedesca, di cui parte si ritirava più che di passo verso Arcole,

parte fu spinta nella palude vicina, dove divenne miserabile bersaglio

delle artiglierìe, e dell'archibuserìa di Francia. Morirono in

quest'abbattimento, del quale la principal lode si debbe a Massena,

quantità grande di buoni soldati Tedeschi; circa tre mila vennero in

poter dei repubblicani.

Alvinzi manteneva tuttavia la battaglia contro Augereau, che, varcato il

nuovo ponte, si era condotto sulla sinistra dell'Alpone. Nè era facile a

Buonaparte di sforzarlo, perchè il Tedesco aveva con lui il miglior

nervo delle sue genti, e la sua destra si appoggiava ad una palude,

mentre la sinistra era assicurata da luoghi anche pantanosi, e da una

fiorita cavallerìa. Durava la battaglia già buon tempo con esito

incerto, quando, siccome narrano, sovvenne a Buonaparte uno stratagemma,

e fu di mandare una compagnìa di soldati a cavallo, acciocchè girando

velocemente dietro il fianco degli Austriaci, andasse a romoreggiar loro

alle spalle con le trombe, e con quel maggiore strepito che potesse.

Scrivono, che questo carico fu dato dal generale Francese ad un

luogotenente Ercole, e che Ercole lo condusse a fine con quella celerità

ed avvedutezza, che meglio si potevano desiderare. Certo è bene che, o

che il romore improvviso di questo Ercole, od il presidio di Legnago,

che già uscendo dalla vicina terra di San Gregorio incominciava a

tempestare sul sinistro fianco, ed alle spalle dei Tedeschi, o

finalmente la vittoria avuta da Massena contro il destro, sel facessero,

gli Austriaci incominciavano a declinare manifestamente, ed infine a

cedere il campo, se non con fuga, almeno con ritirata molto presta.

Occupavano con infinita allegrezza i Francesi il tanto combattuto

Arcole, e vi pernottavano. Ritirava Alvinzi le sue genti ad Altavilla,

poscia a Montebello sul Vicentino. Lasciava, ovunque passava, ogni più

sfrenato eccesso commettendo i suoi soldati, funesti vestigi sui

desolati paesi. Poco meno di tremila Tedeschi furono uccisi nella

giornata di Arcole, circa cinque mila prigionieri, tra i quali sessanta

ufficiali, diciotto pezzi d'artiglieria, e quattro insegne ornarono il

trionfo dei vincitori. Grave esser stata la perdita dei Francesi nissuno

potrà dubitare, considerando le spesse ed aspre battaglie, ed i mortali

ributtamenti, massime il silenzio del generale repubblicano in questa

parte. Ma la vittoria intiera, la mantenuta fama, la conservata Italia,

l'aver superato con un esercito vinto e minore, un esercito vincitore e

più grosso, l'aver impedito la congiunzione dei due eserciti Tedeschi,

l'aver fatto passaggio, per mezzo di una mossa maravigliosa, da una

condizione quasi disperata ad una condizione prosperissima, e finalmente

la presa di Mantova, che già si vedeva sicura per Francia, di gran lunga

compensarono i sopportati danneggiamenti.

La battaglia di Arcole, che finchè saranno in onore presso agli uomini

il valore e la scienza militare, sarà celebratissima, e stimata uno dei

più esimj fatti di guerra, che dalle storie siano tramandati ai posteri,

pose per allora in sicuro la fortuna Francese in Italia. Aveva bene

Davidowich, calatosi da Ala il dì medesimo in cui Buonaparte vinceva ad

Arcole, rotto e fugato Vaubois da Corona poscia da Rivoli, e ridotto in

potestà sua il posto importante della Chiusa. Aveva bene anche scacciato

Vaubois medesimo dai monti di Campara con presa di undici cannoni, e di

due mila prigionieri, fra i quali si noveravano Fiorella e Lavalette;

finalmente aveva bene altresì, seguitando il corso della fortuna

prospera, occupato Bussolengo, e distendendosi sulla sinistra insino a

Castelnuovo, e sulla destra insino in prossimità di Peschiera,

minacciato di riuscire alle spalle di Verona, e di correre al riscatto

di Mantova. Ma quello, che sarebbe stato fatale ai Francesi, se fosse

stato effettuato cinque o sei giorni avanti, non poteva partorire, se

non la ruina di Davidowich, effettuato essendo a questo tempo. Il che fa

vedere, quanto sia stato funesto alla casa d'Austria, e disonorevole,

per non dire colpevole, a Davidowich l'avere soprastato, e consumato

invano tutto il tempo utile alle stanze di Roveredo. Non arrivò alle

sponde del Mincio, quando era il tempo di arrivarvi, e vi arrivò, quando

non era più il tempo. Così piuttosto agli errori de' suoi capitani che

alla natura dei soldati restò l'Austria obbligata delle rotte sofferte,

e della perduta Italia.

Non così tosto ebbe Buonaparte vinto ad Arcole, che si rivoltava con le

sue schiere vincitrici contro Davidowich, e trovatolo a Campara lo

debellava. Vero è però, che il Tedesco, avendo avuto avviso della

calamità di Arcole, stimandosi, come era realmente, impotente al

resistere, ebbe combattuto rimessamente, e solo per dar tempo

agl'impedimenti di condursi in salvo. Poi vieppiù tirandosi all'insu, si

conduceva prima a Dolce, poi ad Ala, seguitato velocemente dai Francesi,

che lo danneggiarono nella retroguardia. Nè fuvvi in questa ritirata

cosa notabile, se non che una squadra di otto cento Alemanni governati

dal colonnello Lusignano, tanto trattenne, valorosamente combattendo,

Augereau, che con ottimo intendimento era partito da Verona per

riuscire, valicando i monti della Mallara, alle spalle di Davidowich,

prima che fosse giunto ad Ala, che rendè vano il disegno dei

repubblicani. Essendo diventati novellamente i Francesi padroni di tutto

il Veronese, e la stagione correndo molto sinistra, condussero i due

avversari i soldati loro alle stanze. Fermossi Davidowich in Ala,

Alvinzi in Bassano, con la vanguardia a Vicenza ed a Padova, ed il

grosso sulle rive della Brenta. Si avvisò anche di alloggiare un grosso

a Primolano per aver in tal modo più vicina, e più spedita la via di

comunicare, pel corso della Brenta, con Davidowich. Stanziò Buonaparte

nel Veronese, rimandata però la schiera di Kilmaine al campo di Mantova

per istringere viemaggiormente l'assedio della piazza, che, siccome

priva dell'ajuto d'Alvinzi, credeva aver tosto a venire in sua possanza.

Storia d'Italia dal 1789 al 1814, tomo II · 第 16 / 20 段