Favoriva questo pensiero l'essere la mezzana e la destra degl'imperiali

separate di largo spazio per mezzo del lago, del quale elleno non

avevano la signorìa sicura, stantechè i repubblicani lo correvano con

barche armate e leggiere. Nè poteva stare lungamente in dubbio, quale

delle due parti dei Tedeschi ei dovesse assaltare; perciocchè intenzione

primaria di Wurmser fosse di far allargare l'assedio di Mantova, nel

qual fine insistendo, non sarebbe così facilmente corso in ajuto di

un'altra parte de' suoi che pericolasse. Importava anche assai

l'assalire la parte meno grossa, e nel tempo medesimo quella, che in un

caso sinistro gli avrebbe potuto troncar la strada verso Milano. Fatte

tutte queste considerazioni, si risolveva Buonaparte a far impeto col

grosso de' suoi contro di Quosnadowich, che vincitore di Salò e di

Brescia turbava ogni cosa a Desenzano, a Lonato, a Ponte-San-Marco, a

Montechiaro, e già si accostava per congiungersi con Wurmser; il che, se

gli fosse venuto fatto, sarebbe stato la ruina dei repubblicani.

Perlochè chiamava a se tutte le sue genti, anche quelle che stavano a

campo sotto Mantova, anteponendo con mirabile consiglio il perdere le

artiglierìe, che servivano alla oppugnazione della piazza, al perdere

l'esercito. Ordinate ed eseguite in men che non si potrebbe credere per

la incredibile celerità dei soldati, tutte queste mosse, mandava a corsa

considerabili rinforzi a Sauret, perchè ricuperasse Salò, e liberasse

Guyeux che tuttavìa si difendeva valorosamente. Comandava a Dallemagne,

assaltasse il nemico a Lonato e cacciasselo; imponeva ad Augereau lo

rompesse a Ponte-San-Marco ed a Brescia, e verso Salò voltandosi,

ajutasse Sauret, e facesse opera di tagliare il ritorno a Quosnadowich.

Faceva anche attaccare con una grossa banda un corpo forte di Austriaci,

che custodiva Desenzano a riva il lago. Ebbero tutti questi assalti,

ancorachè fossero molto sanguinosi, massimamente quello di Desenzano,

dove il reggimento di Klebeck, che sostenne con grandissimo valore quasi

tutto il peso della giornata, perdè più di mille soldati, quel fine che

Buonaparte si era proposto: entrarono vincitori, Sauret in Salò,

Dallemagne in Lonato ed in Desenzano, Augereau in Montechiaro ed in

Brescia. Quosnadowich, veduto che era alle mani con la maggior parte

degli avversarj, che non aveva nuove che Wurmser accorresse in suo

ajuto, e che temeva che il nemico, correndo a Riva, gli tagliasse il

ritorno verso il Tirolo, si ritirava con passi frettolosi a Gavardo. Per

tal modo Buonaparte co' suoi movimenti celeri ed ottimamente ordinati,

sbaragliava in poco tempo un'ala intiera di Wurmser, che gli aveva già

fatto molto male, ed avrebbe potuto fargliene un maggiore, se si fosse

allargata, come aveva intenzione, nelle pianure verso il Milanese.

Intanto per assicurare i luoghi abbandonati da Augereau, vi surrogava

Massena con tutto il suo corpo di truppe.

Mentre tutte queste cose si preparavano e si facevano sulla destra loro,

gli Austriaci s'impossessavano di Verona, e Wurmser, difilandosi per la

sinistra del Mincio, entrava con un grosso corpo, ed in sembianza di

vincitore in Mantova. Il presidio a gran festa guastava le trincee fatte

dai Francesi, e tirava dentro le mura meglio di centoquaranta pezzi di

grosse artiglierìe, che, trovati nella cittadella di Ancona, nel forte

Urbano e nel castello di Ferrara, o presi per forza, o dati loro in mano

dal papa in virtù della tregua, vi avevano condotto per battere la

piazza. Wurmser, avuta questa vittoria, sapendo i primi prosperi

successi di Quosnadowich, ed ignorando i sinistri, dava opera

securamente a raccorre vettovaglie e bestiami per provvedere del fodero

necessario quella importante fortezza. Ma gli fu breve la sicurezza;

conciossiachè gli sopravvennero bentosto le novelle dei disastri

accaduti a Quosnadowich; il che lo fece accorgere, che la fortuna

Francese era ancora in istato, e tuttavìa più dubbio ciò, ch'ei credeva

già sicuro. Considerato adunque che quello non era tempo da starsene, ed

avendo ancora forze sufficienti per affrontarsi, con isperanza di

vittoria, col nemico, usciva da Mantova, e se ne giva alle stanze di

Goito, correndo la campagna co' suoi corridori fino a Castiglione. Era

stato preposto alla guardia di questa terra da Buonaparte il generale

Valette, che, veduto comparire il nemico, sbigottitosi con pochezza

d'animo inescusabile, abbandonava il posto, ed andava con la sua squadra

fuggiasca a seminar paura fra i repubblicani, che erano in possesso di

Montechiaro. Questo accidente improvviso fece cader l'animo a

Buonaparte, che, deponendo il pensiero di più volere assaltar il nemico,

voleva ritirarsi sul Po, deliberazione veramente perniciosissima, e che

sarebbe stata la rovina di tutta la guerra Italica: l'avrebbe anche

mandata ad effetto, se Augereau più animoso di lui non l'avesse impedita

confortandolo a rientrare nella sua solita magnanimità, ed a mostrare il

viso alla fortuna. Debbe perciò la Francia restar obbligata della gloria

acquistata nei campi di Castiglione più che a Buonaparte, ai consiglj di

Augereau avanti il fatto, ed al suo valore nel fatto. Ma Buonaparte non

ancora ripreso l'animo, e la mente ancor piena del grave pericolo in cui

si trovava, stava tuttavìa dubbio e spaventoso, nè sapeva risolversi nè

al combattere, nè al ritirarsi. Augereau, che il conosceva, lo esortava

ad appresentarsi ad una mostra di soldati. Quando eglino videro il

capitano loro, con atti di vivezza, di giubilo, e di estro Francese, con

lietissime grida il confortavano a star di buon animo, a non aver

timore, a fidarsi in loro: gli conducesse pure alla battaglia; e

sclamando, viva Buonaparte, viva la repubblica, facevano echeggiare i

colli di Castiglione di quel romore festivo. Or bene sia, disse

Buonaparte, accetto il felice augurio, domani vedrete in viso il nemico.

In questo mezzo Quosnadowich, che era capitano ardito e pratico,

ricevuti alcuni rinforzi alle sue stanze di Gavardo, ed avute le novelle

dello avanzarsi di Wurmser verso Castiglione, conoscendo di quanta

importanza fosse il fare ogni sforzo per congiungersi con esso lui ad un

impeto comune, od almeno il consuonarvi per una diversione, usciva di

nuovo in campagna, e prostrato Sauret, che gli stava a fronte, e fattosi

signore di Salò, velocemente scendeva con forze poderose verso Lonato.

L'antiguardo di Quosnadowich condotto dal generale Ocskay già si era

impossessato di Lonato; le cose divenivano pericolosissime pei

repubblicani. In questo forte punto Massena arrivava col suo antiguardo

vicino a Lonato, e volendo ricuperare quel sito, in cui consisteva la

somma della fortuna, perchè se gli Alemanni vi si mantenevano, si

difficoltava molto l'impedire la unione di Quosnadowich con Wurmser,

mandava il generale Pigeon, ma non con gente a sufficienza, ad assaltare

Ocskay. Fu durissimo l'incontro. Pigeon non solamente fu rotto e vinto,

ma perdè tre pezzi d'artiglierìe leggieri, e venne prigioniero in mano

del nemico. Udito il caso, accorrevano Massena e Buonaparte per

rimediare alla fortuna vacillante. Ordinava il generalissimo un grosso

squadrone assai fitto, e lo mandava a serrarsi addosso al centro del

nemico, il quale insuperbito per la prima vittoria, e credendo, non solo

di vincere, ma ancora di prendere tutto il corpo repubblicano,

distendeva le sue ali con pensiero di cingere i soldati di Buonaparte.

Questa mossa, debilitando il mezzo della fronte, diè del tutto la

vittoria ai Francesi; imperciocchè mentre Massena raffrenava l'impeto

dell'ali estreme degl'Imperiali con mandar loro incontro quanti feritori

alla leggiera potè raccorre, Buonaparte con quel fitto squadrone dava

dentro alla mezza schiera. Faceva ella una viril difesa, non senza grave

uccisione dei repubblicani; ma finalmente non potendo più reggere a sì

impetuoso assalto, sbaragliata cedeva il campo, ritirandosi verso il

lago, principalmente a Desenzano. Fu liberato Pigeon; si racquistarono

le perdute artiglierìe. I Francesi seguitavano gli Austriaci a

Desenzano, e gli avrebbero condotti all'ultima fine, se non era che,

sopravvenendo con ajuti mandati da Quosnadowich il principe di Reuss,

gli metteva in salvo col condurgli a luoghi sicuri verso Salò. In tutte

queste zuffe tanto miste ebbe più parte la fortuna che l'arte, e sebbene

i disegni dei generali Tedesco e Francese fossero certi, del primo di

calare, del secondo d'impedire che calasse, pare a noi, che Quosnadowich

abbia meglio eseguito il suo intento, che Buonaparte, perchè quegli calò

quando volle, e questi non l'impedì quando volle; ed anche si può

argomentare da tutti i fatti successi sulla destra del lago, che il

generale repubblicano abbia più operato a caso, o per necessità, che con

proposito deliberato, dominato piuttosto, che dominatore della fortuna.

Mentre queste fazioni succedevano sulla sinistra dei Francesi, Augereau,

che non voleva che Castiglione fosse perduto, perchè quel sito era il

principale impedimento alla unione delle diverse parti dell'esercito

Tedesco, indirizzava le sue genti al riacquistarlo; ma già i Tedeschi

l'avevano munito con un forte presidio, conoscendo l'importanza della

terra, con farvi alloggiare una forte banda di soldati, che era

l'antiguardo di Wurmser governato dal generale Liptay. Il castello, i

colli vicini, ed il ponte erano guerniti di molti e buoni soldati, tanto

più confidenti in se medesimi, quanto Wurmser, spuntando da Guidizzolo,

si avvicinava con tutte le sue genti. Ordinava Augereau per modo i suoi,

che il generale Beyrand assalisse il corno sinistro degli Austriaci, e

per assicurare vieppiù questa parte, comandava al generale Robert,

facesse un'imboscata per riuscire alle spalle degli Alemanni. Verdier

con un grosso nervo di granatieri era per assaltare nel mezzo il

castello medesimo di Castiglione, e nella parte superiore il generale

Pelletier si apparecchiava ad urtare la destra del nemico. Ma per

provveder meglio ad ogni caso fortuito, ordinava Buonaparte, che la

schiera di ultima salute condotta dal generale Kilmaine andasse ad

unirsi ad Augereau, perchè fosse più fortemente sostenuta la battaglia.

S'incominciava a menar le mani molto virilmente da ambe le parti, era il

dì tre d'agosto; animava gli uni la memoria delle vittorie fresche, e la

presenza dei loro generali Buonaparte ed Augereau, gli altri il vicino

soccorso del maresciallo. Dopo una ostinatissima difesa Liptay, non

potendo più reggere, si ritirava: anzi scrivono alcuni, che disperando

affatto della giornata, già si fosse risoluto di arrendersi. Ma o che in

questo punto si fosse accorto, che i repubblicani non erano tanto

numerosi quanto a prima giunta si era persuaso, come si narra da qualche

storico, o che, come altri credono, avesse veduto un grosso di

cavallerìa Tedesca, che accorreva galoppando in suo ajuto, ripreso

animo, ritornava alla battaglia più animoso di prima. Già con

incredibile valore combattendo, rendeva dubbia la vittoria, quando

Robert, uscendo fuori dall'imboscata, a gran furia lo assaliva. Questo

urto improvviso disordinò tanto gli Alemanni, che si ritiravano,

lasciando la terra di Castiglione in potestà dei Francesi. Ebbe in

questo punto Liptay qualche rinforzo delle prime truppe di Wurmser che

arrivavano. Per la qual cosa si fece forte al ponte, che non aveva ancor

perduto, e continuava a tempestare con costanza veramente Austriaca. Il

contrasto diveniva più sanguinoso di prima, si combatteva fortemente su

tutta la fronte. Finalmente i Francesi, spintisi avanti con la solita

concitazione, e non essendo ritardati nè dagli urti che ricevevano sul

ponte, nè dalla fama che già tutta l'oste Tedesca fosse arrivata,

conquistarono il ponte: il che sforzò gl'imperiali a ritirarsi. Ma già i

Francesi seguitando il favor della fortuna, rompevano, tanta era la

pressa che quivi facevano Beyrand e Robert, l'ala sinistra degli

Austriaci, e l'avrebbero anche conculcata del tutto, se una batterìa

posta opportunamente sopra di un poggio vicino non avesse raffrenato

l'impeto loro. Ciò fu cagione, che tenendo ancora gli Austriaci la

posizione loro dietro Castiglione, impedirono ai Francesi l'inoltrarsi

nella pianura, che separava l'ala destra dalla sinistra degl'imperiali,

e si crearono abilità di sostenere nel medesimo luogo, due giorni dopo,

un'altra ostinata battaglia. In questa fazione combattuta con

grandissimo valore da ambe le parti, perdettero gli Austriaci fra morti,

feriti, e prigionieri quattro mila soldati con venti bocche da fuoco. Nè

fu lieta la vittoria ai Francesi; perchè mancarono di loro più di mila

soldati eletti, fra i quali a molto onore si nominano Beyrand,

Pourailler, Bourgon, e Marmet.

Nondimeno le sorti d'Italia stavano ancora in pendente: Wurmser, nel

quale si possono lodare una attività ed un vigor d'animo superiori

all'età, aveva raccolto tutte le sue genti, e si apparecchiava ad

ingaggiare una nuova battaglia, che doveva por fine a quell'acerbissima

contesa, ed a quelle pugne sparse, che da più giorni duravano, più

sanguinose che terminative. Aveva un novero di venticinque mila soldati

di pruovato valore; gli schierava per forma che la sinistra si

appoggiasse all'eminenza di Medolano, che si erge fra Guidizzolo e

Castiglione, la destra si distendesse fino a Solfarino. Buonaparte ancor

egli aveva fatto opera, che tutti i suoi venissero a congiungersi

insieme per sostenere un cimento tanto pericoloso. Già la più gran parte

era raccolta fra la terra di Castiglione, e la fronte dei Tedeschi, e

per tal modo l'ordinava, che l'ala sinistra guidata da Massena potesse

assaltare la destra del nemico, Augereau con la mezzana desse dentro al

mezzo, e finalmente Verdier con le fanterìe, e Beaumont coi cavalli

urtassero la sinistra. Ma il generale della repubblica, che non aveva

usato nel raccorre i suoi la medesima celerità che l'emolo suo,

quantunque vecchio, usato aveva; e volendo in giornata di tanta

importanza rendere per lui sicuro per tutti i mezzi l'esito del

conflitto, aveva comandato alla schiera di Serrurier, che era sotto la

cura di Fiorella, e stava alle stanze sulle rive del Po a Bozzolo ed a

Marcarìa, camminasse celeremente verso Castiglione, e ferisse di fianco

la punta sinistra degl'imperiali. Il quale consiglio fu molto a

proposito, come si vedrà dal progresso dei fatti che seguirono. Nè

parendo per la sagacità sua a Buonaparte, che questi preparamenti

bastassero, s'indirizzava a Lonato per vedere, se fosse possibile di far

venire altre genti da quella terra al tempo principale. Quivi successe

un caso molto mirabile, secondochè narrò Buonaparte, e ripeterono tutti

gli storici di quei tempi e dei tempi posteriori, e questo fu, che il

generale di Francia, andando a Lonato con persuasione di trovarvi i

suoi, ed avendo con esso lui solamente una squadra di dodici centinaja

di soldati, vi trovasse in vece un corpo Tedesco grosso di quattromila

combattenti tra fanti e cavalli con non pochi pezzi di artiglierìa. Era

Buonaparte in gravissimo pericolo, e già il comandante Alemanno

gl'intimava, si arrendesse. Ma egli, accorgendosi che in accidente tanto

improvviso, dove non valeva la forza, l'audacia doveva supplire, al

Tedesco con sicuro volto rivoltosi, gli disse, maravigliarsi bene ch'ei

tanto presumesse di se medesimo, che si ardisse chiamar a resa

Buonaparte vittorioso nel suo principal campo stesso, e cinto da tutto

il suo esercito: andasse, e da parte sua al suo generale recasse, che se

subito non s'arrendesse, ed in poter suo disarmato non si desse,

pagherebbe colla morte il fio di tanta temerità. Erasi, come narrano gli

storici, accorto Buonaparte, raccogliendo nella sua mente tutti i fatti

di quei giorni, che quella squadra fosse la gente fuggiasca di

Desenzano, che, avendo trovato i passi di Salò chiusi da Guyeux, o

andasse errando a casa, o si sforzasse di raggiungere il corpo

principale di Wurmser. Vogliono che i Tedeschi intimoriti, deposte le

armi, si arrendessero a discrezione.

Questo fatto abbellito da graziose parole si rende credibile, se si

considera l'audacia Francese, soprattutto quella di Buonaparte, capace

di questo, ed anche di molto più; ma si stimerà incredibile, se si pon

mente, che qualunque si voglia supporre la bonarietà Tedesca, non può

ella però esser tale che scenda all'estremo della semplicità, quale la

dimostrerebbe la narrazione di Buonaparte. Pure esso è affermato da

tanti storici degni di fede, che noi saremmo disposti a prestarvi

credenza, se nell'animo nostro nol rendesse dubbio il considerare, che

niuna fama primitiva del medesimo ne suonò a Lonato, che mai non si

disse, nè si seppe chi fosse il generale Tedesco che governava la

squadra fatta captiva, e il nominarlo avrebbe tolto ogni dubbio; che gli

Austriaci in tutte le mosse ed in tutti i combattimenti di quei giorni,

non che abbiano mostrato o semplicità, o viltà, diedero segni di somma

avvedutezza e di sommo valore; che la colonna ritiratasi a Desenzano

dopo l'aspra battaglia di Lonato obbediva ad Ocskai ed al principe di

Reuss, l'uno e l'altro soldati da non lasciarsi ingannare nè intimorire

così alla prima, e uomini di tal nome, che portava pure il pregio che si

nominassero, se in quell'accidente maraviglioso avessero ornato

disarmati e vinti il trionfo di Buonaparte; che un grosso di quattromila

Austriaci congiunto a quel corpo, che già signore di Ponte-San-Marco, e

della strada per a Brescia, non erano tali che non potessero sforzare il

passo di Salò, e che avessero paura della piccola quadriglia di Guyeux,

che occupava questa terra, considerato massimamente che una non debole

mano di Tedeschi alloggiava ancora a Gavardo; che finalmente quel

correre liberamente la strada da Brescia a Lonato, quell'occupare

fortemente quest'ultima terra e quell'intimare così fiero e così

replicato a Buonaparte, che si arrendesse, non dimostrano uomini

fuggiaschi e timorosi. Certamente o è falsa la dedizione dei Tedeschi, o

sono false le circostanze narrate dagli storici. Ma se il fatto è vero,

non so come si possa scusare un generalissimo, che dà dentro alla cieca

in una schiera nemica tanto grossa, che l'uscirle di mano fu piuttosto

cosa miracolosa che maravigliosa. Adunque Buonaparte non aveva spie?

adunque non correva la campagna con gli esploratori? adunque viaggiava

così alla sicura in un paese, dove le truppe ed Austriache e Francesi, e

le zuffe loro erano tanto miste, e verso quella parte, donde sapeva che

Quosnadowich voleva sboccare per unirsi con Wurmser? Certamente una tale

sicurezza era molto impertinente al tempo presente, e Buonaparte non era

uomo da commettere questi errori; perciò si rende molto dubbio il fatto.

Che se poi ad ogni modo è vero, dovrassi il capitano di Francia tanto

biasimare dell'imprudenza che lo condusse in poter del nemico, quanto

lodare dell'audacia con la quale se ne liberò.

Tutte queste fazioni, quantunque di gran momento fossero, non avevano

ancora intieramente giudicato la fortuna delle armi fra i due potenti

emoli, e restava ancora a determinarsi in una battaglia campale, se le

speranze dall'imperatore d'Alemagna poste nella virtù di Wurmser, e

tutto quello sforzo per la ricuperazione d'Italia avessero a riuscire o

fruttuosi, o vani. Erasi, come abbiam narrato, il maresciallo Austriaco

accampato tra Medolano e Castel Venzago a fronte di Castiglione, tra la

quale terra e le sue genti se ne stavano schierati i Francesi. Erano i

soldati delle due parti stanchi dai lunghi viaggi e dalle frequenti

battaglie, e però, sebbene a fronte gli uni degli altri già si

trovassero il giorno quattro agosto, nissun motivo fecero per

affrontarsi. Piaceva l'indugio a Buonaparte, perchè attendeva alcune

genti fresche, e perchè principalmente sperava che Fiorella, in cui era

posta la più forte speranza della vittoria, arrivasse in luogo, donde

potesse partecipare al combattimento. La mattina del giorno seguente,

appena aggiornava, essendo giunto il tempo, che Buonaparte si era

prefisso come conveniente alla sua impresa, e non movendosi

gl'imperiali, disposti piuttosto ad aspettare che a dar la carica,

comandava ad Augereau, ed a Massena, che assaltassero il nemico; ma

essendo suo intento che solo s'ingaggiasse la battaglia, ma non si

tentasse perancora di sforzar l'inimico, ordinava loro, che, dato il

primo urto, e tosto che gli Austriaci uscissero dal campo per

seguitargli, si ritirassero. La cosa successe come il capitano Francese

l'aveva ordinata; perchè, non così tosto si era incominciato a menar le

mani, gli Alemanni, che si sentivano forti, saltando fuori degli

alloggiamenti, urtavano gagliardamente i Francesi, che, fatto un po' di

resistenza, per ubbidire ai comandamenti del capitano generale, si

tiravano indietro. Dalla quale mossa molto a proposito fatta prendendo

animo Wurmser, andava distendendo l'ala sua destra verso Castel Venzago

con intenzione di circuire la sinistra dei Francesi retta da Massena, e

di dar la mano a Quosnadowich, di cui non sapeva le rotte. Quest'era

appunto il desiderio di Buonaparte, conciossiachè suo pensiero fosse di

urtare piuttosto e sbaragliare la sinistra di Wurmser, perchè conosceva

i sinistri casi di Quosnadowich; la fortezza di Peschiera, che era in

suo potere, l'assicurava sul suo fianco sinistro, e Fiorella stava in

procinto di arrivare sul campo di battaglia contro la punta sinistra dei

Tedeschi. A questo fine, mentre Massena ed Augereau sostenevano l'urto

degli Austriaci a stanca ed in mezzo, mandava Buonaparte Verdier con un

forte polso di granatieri, e con un reggimento di cavallerìa ad

assaltare le trincee erette sul colle di Medolano. Ma perchè questo

assalto riuscisse meno sanguinoso nel fatto, e più felice nel fine,

ordinava che il colonnello Marmont, soldato molto pratico a governar le

artiglierìe, posti venti pezzi grossi nella pianura di Medole,

fulminasse quel ridotto nemico. Rispondevano furiosamente dal colle di

Medolano le artiglierìe Austriache, e ne seguitava un sanguinoso

combattimento. In mezzo a tanto rimbombo si faceva avanti con singolar

valore Verdier, a cui era compagno Beaumont. Perveniva Verdier al

ridotto, e dopo un'asprissima contesa e molto sangue, se ne impadroniva.

Al tempo medesimo Beaumont, precipitandosi a corsa verso il villaggio di

San Canziano dietro la estremità sinistra degl'imperiali, che già

vacillava trovandosi spogliata di quel principale fondamento del

ridotto, accresceva terrore ai fuggiaschi, e lo dava ai contrastanti. Nè

questo bastando a dare l'ultima stretta, arrivava, tanto bene aveva

Buonaparte disposte le cose, in questo punto stesso Fiorella coi soldati

di Serrurier, che dando dentro incontanente ai nemici, che non se

l'aspettavano, gli sforzava a rotta manifesta.

Storia d'Italia dal 1789 al 1814, tomo II · 第 6 / 20 段