Sono piccoli nummi di lega al titolo suindicato, varianti nel peso da

k. 2. 3 a k. 3. 2, del diametro di circa m. 0,015. Nel campo del

diritto offrono una piccola croce chiusa da un cerchietto oltre cui

sta il nome del doge. Nel rovescio il leone alato accosciato sulle

zampe posteriori, e più tardi il S. Marco in soldo parimente chiuso da

un cerchietto, ed oltr'esso la leggenda + VEXILIFER VENETIAR. Vedremo

tuttavolta questo tipo variare nel secolo XV dopo la ducea di Tommaso

Mocenigo. Seguiamo ora la serie cronologica de' dogi de' quali si

conoscono i tornesi, o de' quali si hanno fondamenti per sospettarne

la esistenza.

[I[Andrea Dandolo]I]. Un solo esemplare del tornesello di questo doge

rinvenne il Culmino fra' trovati in Morea. Non posso peraltro

accordami con quest'erudito nell'assegnare ch'ei fa ad epoca più

antica il tornese che ha dalle due parti ripetuto il rovescio, nella

qual moneta non saprei ravvisare che un inconcludente capriccio dello

zecchiere.

[I[Marino Falier]I]. Del Falier non si conosce il tornese, né abbiamo

alcuna memoria di zecca per crederlo veramente coniato.

[I[Giovanni Gradenigo]I]. Due tornesi ne trovò il Cumano; come di

[I[Giovanni Dolfin]I], uno solo.

[I[Lorenzo Celsi]I], gliene offrì 6 esemplari.

[I[Marco Corner]I]. Prima dello scavo 1849, che diede 10 tornesi di

questo doge, si credeva egli il primo che avesse battuto questa

moneta, e ciò sulla fede del Carli (vol. I p. 414) che la descrisse

com'esistente a' suoi giorni presso Gaspare Negri vescovo di Parenzo.

Lo Zon riportandola, sull'autorità stessa (p. 34), osserva a tutta

ragione questo fatto, che il tipo de' tornesi anticipò la riforma

della rappresentazione del S. Marco eseguita poi nel soldo o marchetto

di Andrea Contarini, quando si tralasciò il disegno, introdotto

trentasei anni innanzi, del leone in piedi, senz'ali, col nimbo

intorno al capo e collo stendardo, per sostituirvi quello che portò il

nome di [I[S. Marco in soldo]I], dalla prima moneta [I[della

metropoli]I] su cui fu improntato.

[I[Andrea Contarini]I]. Sotto il costui ducato trovo nel Capitolare

delle [I[Broche]I] le più antiche prove che i tornesi si battevano

nella zecca veneta. Una terminazione del M. C. concede il 24 agosto

1376 il permesso di recarsi ad Alessandria ad un Filippo Bon [I[scriba

ad tornesellos]I]. Il 23 maggio 1377 si accresce il salario agli

[I[ourerij dei torneselli]I]; il 27 agosto successivo si permette

d'assentarsi ad un Dionisio Maser [I[scriuan ai torneselli]I], e il 16

settembre 1381 si diminuisce lo stipendio del pesatore [I[ad

tornesellos]I]. Men rara delle precedenti è questa moneta del

Contarini, ch'esisteva già nelle collezioni Gradenigo, Correr ed alla

Marciana, e di cui il Cumano rinvenne circa 100 esemplari con qualche

varietà.

[I[Michele Morosini]I]. Se ne trovarono nello scavo 1849 due

esemplari.

[I[Antonio Venier]I]. Il tornesello di questo doge era anche per lo

passato non difficile a rinvenirsi. Due esemplari n'erano nella

raccolta Gradenigo, altro ne citava il Carli (vol. I p. 415) dandone

il disegno nella Tav. IX n. 8, due ne ha la Marciana, 4 il Museo

Correr. Il Cumano ne trovò intorno a quattro centinaja. Il Capitolare

delle [I[Broche]I] riporta una terminazione presa il 13 gennajo 1384

([I[more veneto]I], cioè 1385) in Pregadi che decreta [I[emi argentum

et rame et alia necessaria, et fieri torneselos. Factis quoque et

habitis per provisores dictis torneselis, debeant subito, sicut

habebunt ipsos, ordinate dare et consignare dictos torneselos

camerariis nostri comunis, qui camerarii teneantur et debeant recipere

et conservare dictos torneselos ac scribere per ordinem et distincte

receptionem ipsorum sicut faciunt alios introitus nostri comunis, de

quibus quidem tornesellis dominium nostrum disponere debeat prout pro

nostro comuni melius et utilius apparebit]I].

Un'altra terminazione, pure del Senato, sancita il 25 del mese stesso

così stabilisce: [I[Quod in Cecha nostra cuduntur Marchae XII. milia

tornesellorum annuatim pro quibus comune nostrum recipit de utililate

ad summam IIII.m. Vadit pars pro comodo et bono agendorum nostrorum

quod istae marchae XII.m., sicut cudentur de tempore, ponantur apud

provisores nostri Comunis. Quae marchae XII.m. ascendunt ad summam

ducatorurn XIIII.m]I]. Dalle quali parole rileviamo qual ingente massa

di torneselli si monetasse sotto il doge Venier. E finalmente nel 1394

leggiamo in una parte del M. C. il nome de' coniatori di queste e

delle altre monete d'argento della Repubblica... [I[Laurentio et

Marcho fratribus Bernardi Sexto intajatoribus feramentorum monetae qui

operantur pro faciendis grossis, soldinis, parvulis et tornesis]I].

[I[Michele Steno]I]. L'unico esemplare da me veduto di questo

tornesello è quello conservato nella Raccolta Correr. Altro ne

troviamo citato com'esistente nella collezione Gradenigo (Zanetti II,

176 n. 76). Il Cumano ne trovò 8 altri. Non mancano sotto questo doge

memorie della loro fabbrica nella zecca nostra. Infatti occorre in una

terminazione del Senato 25 settembre 1404 il [I[massarius

tornesiorum]I], e in altra del M. C. 18 marzo 1410 si ricorda

[I[Jacobellus Nigro scriba ad officium monetae tornesellorum]I].

[I[Tommaso Mocenigo]I]. La massa di queste monete che venne in

proprietà del Cumano non aveva che due esemplari col nome di lui.

Certo è tuttavia che sotto la sua ducea non fu la nostra zecca nel

loro stampo meno operosa di quello che lo sia stata sotto il Venier,

perché dal Capitolare delle [I[Broche]I] sappiamo che, già soppresso

nel 1404 il massaro ai torneselli, fu nuovamente restituita quella

carica il 30 aprile 1416, non però coll'antico nome, ma aggiungendo un

terzo massaro ai due dell'argento. Forse il tesoretto scoperto nel

1849 in Morea fu occultato sotterra negli anni in cui visse questo

doge, perché non vi si rinvennero monete d'epoca a lui posteriore.

[I[Francesco Foscari]I]. La esistenza del tornese di questo doge,

quantunque finora sconosciuta a' numismatici come pure di quello di

alcuni de' suoi successori, è provata da documenti e perfino da' pezzi

stessi che si trovano, comeché assai rari, nelle nostre raccolte. Nel

più volte citato Capitolare delle [I[Broche]I] si ordina il 20

decembre 1424 la provvista di [I[rame per far tornesi e pizoli da

Venesia]I]. E che siansi effettivamente eseguiti lo prova quel nummolo

di biglione mal conservato che dalla collezione Pasqualigo passò alla

Marciana, del peso di k. 2 poco meno, atteso il suo cattivo stato, che

reca il tipo de' precedenti, mutato però nella leggenda che in luogo

d'essere la ordinaria VEXILIFER VENETIAR. è questa + S . MARCVS .

VENETI. Lo Zon l'aveva erroneamente preso per un [I[mezzo soldo]I].

[I[Pasquale Malipiero, Cristoforo Moro, Nicolò Tron, Nicolò Marcello,

Pietro Mocenigo, Andrea Vendramin]I]. Sotto questi dogi non trovo

menzione alcuna de' tornesi, né conosco alcuna loro moneta alla quale

si possa applicare quel nome. Forse ai bisogni de' sudditi veneti nel

Levante era sufficiente la enorme massa coniatane dai loro

predecessori. Certo è che nel 1476 abbondavano ancora in quelle

colonie, se alcuni speculatori genovesi aveano formato il progetto di

ritirarne una somma di diecimila da Candia per indi estrarne

l'argento; il che venuto a cognizione della Signoria di Venezia, fu

spedito ordine dal Consiglio de' Dieci al residente di Candia, il 29

maggio dell'anno stesso, che impedisse si esportassero da quell'isola

[I[turnesios Levantis]I].

[I[Giovanni Mocenigo, Marco Barbarigo]I]. Nemmeno sotto il governo di

questi due dogi hassi memoria che si coniassero tornesi.

[I[Agostino Barbarigo]I]. Il 28 agosto 1487 il C. X. stanziava la

legge seguente: [I[Che j ourieri de qua in auanti abino marchetti

quatro per marcha de tornexi si come j aueano da prima]I]. Ecco dunque

ripreso in quell'anno lo stampo dell'abbandonata moneta. E quattr'anni

dopo andava a parte la terminazione seguente:

[I[ 1491, 13 lujo, in C. X. cum Add.]I]

[I[ . . . E simelmente sia fato di tornexi ala suma

e valor de ducati zentozinquanta per la cità de Modon,

de quali el populo e i zitadiny patiscono massima nesessita,

e le monede nesessarie per i aiti tornexi da esser fati

siano tegnude per la zita de Modon.]I]

Il nome di tornesi deve spettare a quelle monetine d'Agostino

Barbarigo, del peso di k. 2. 2 o poco meno, del diametro di m. 0,011,

battute in biglione, che recano dall'un de' lati il nome del doge che

gira intorno ad una croce, qualche volta chiusa da cerchietto, e al

rovescio offrono il consueto S. Marco in gazzetta pur chiuso da

cerchio oltre cui la leggenda + S . MARCVS . VENETI. Degli esemplari

che ne ho veduti, quasi tutti della più bella conservazione, uno

esiste nella Marciane, 3 nella Raccolta Correr, 1 nell'I. R. Gabinetto

Numismatico di Milano, ed un altro finalmente nel medagliere

dell'Ambrosiana colla epigrafe del rovescio variata così + SANCTVS.

MARCVS. V.

[I[Leonardo Loredan]I]. L'ultima notizia che ho trovato di questa

piccola moneta nelle memorie di zecca è la terminazione che segue:

[I[ 1505. 31 Mai, in C. X. cum Add.]I]

[I[ Quod auctoritate hujus Consilii captum et deliberatimi

sit quod cudi debeant in Cecha nostra ad praesentem usque

ad summam ducatorum mille tornesiorum, necessariorum

pro fabricis locorum nostrorum partium Orientis, et quod

dentur extra, sicut deliberabitur per Dominium nostrum

cum Collegio, juxta opportunitatem locorum praedictorum.]I]

Se il tornese del Loredan è veramente la moneta di questo doge alla

quale ho applicalo quel nome, siccome l'unica che mi parve

corrispondervi pel suo titolo e pel suo peso, è notabile come se ne

scostasse il tipo dai precedenti. Il peso degli esemplari che ne

esaminai varia da k. 2 a k. 2. 2, il diametro è di m. 0,015. Offre nel

campo del diritto la figura stante del doge che tiene il vessillo, e

intorno a cui è la scritta . LEONAR . LAVREDAN .; il titolo DVX è in

caratteri verticalmente disposti lungo l'asta; dietro al doge le sigle

BM in alcuni esemplari, ed in altri AB. Nel rovescio il San Marco in

soldo attorniato dalla consueta leggenda + . S . MARCVS . VENETI . è

chiuso in un ornamento di perline quadrilobato. Due esemplari di

questo nummo erano presso il Gradenigo (Zanetti vol. II, p. 184, n.

134 e 135), altro è nella Marciana proveniente dal Pasqualigo, due

altri n'esistono nella Raccolta Correr.

[T5] Grossetto per navigare.

Governante ancora la Repubblica Agostino Barbarigo, un'altra moneta

divideva co' tornesi il molto favore che da due secoli e mezzo aveano

questi ultimi acquistato ne' Veneti possedimenti; vo' dire il

[I[grossetto per navegar]I]. Il decreto che ne ordina lo stampo,

essendo esso pure inedito, e fissando l'epoca di questo pezzo, che lo

Zon attribuiva erroneamente al 1489 circa (p. 40), tengo non inutile

il riportarlo;

[I[ 1498, die XVI, martii C. X. cum Add.]I]

[I[ Quod auctoritate hujus Consilii captum sit et ita

concedatur licentia, civibus et mercatoribus nostris

tantum, possendi ponere in Cecha nostra argenta ad

summam in totum marcharum sex mille cuneandarum in

grossetis ad rationem librarum XXXIII pro qualibet marcha,

quae capiat numerum centum sexaginta quinque grossetorum,

quae omnis pecunia sit pro navigando tantum. Stampa vero

ipsorum grossetorum ex omnibus illis, quae per

Capita ordinabuntur magistris stamparum habeant elligi

et fieri sicut videbitur et ordinabitur per

Serenissimum Principem Dominum nostrum et Capita hujus

Consilij.]I]

Da questa terminazione del C. X. raccogliamo il valore ed il peso

della moneta in discorso. Se infatti si voleva che ogni marca desse 33

lire, cioè 165 grossetti, ne segue che il valore d'ogni grossetto

doveva esattamente rispondere a soldi quattro. E quanto al peso d'ogni

pezzo, aveva ad equivalere necessariamente a k. 6. 3. 51/55. Ma la

eccedente sproporzione del grossetto in confronto alla lira

[I[moceniga]I], il cui peso si era stabilito nel 1484 di k. 32, lo

fece ben presto salire al prezzo di soldi 5, o [I[mezzo marcello]I].

Il grassetto per navigare ha un diametro di m. 0,020 ed è affatto

simile nel tipo del diritto alla lira moceniga, ma in proporzioni

minori; offre cioè alla sinistra del riguardante la figura di S. Marco

in piedi che porge al doge che gli sta dinanzi genuflesso il vessillo,

lungo la cui asta è in lettere verticali scritto DVX; gira intorno

alle due figure la leggenda S. M. VENETI = AVG. BARBADICO. Il rovescio

invece è il medesimo del [I[marcello]I] di Pietro Mocenigo, in

proporzioni parimente minori; reca cioè la imagine del Redentore con

aureola alla greca e seduto in ricco trono, di prospetto, tenendo

nella manca il Vangelo e benedicendo colla diritta. A' suoi lati le

sigle IC e XC, e all'intorno la epigrafe GLORIA . TIBI . SOLI;

nell'esergo le iniziali . I . P . di sconosciuto massaro.

Mal s'appose il Gradenigo nell'attribuire a questa non ovvia moneta il

nome di mezzo matapane (Zanetti, vol. II, p. 181, n. 120). Ciò non dee

farci meraviglia, perché il Gradenigo battezzò [I[matapani]I] tutt'i

[I[marcelli]I]. Lo Zon lo chiamò del suo vero nome (p. 40), ma

s'ingannò nel credere che andassero i grossetti a 34 lire per marca,

invece di 33, e nel fissarne il peso in grani 27. 9/85.

Non però i soli tornesi ed i grossetti avevano buono spaccio in

Levante, ma ed i soldini o marchetti, comunissima moneta battuta per

aver corso nella dominante, moneta così generalmente nota che tengo

ozioso il descriverla. E solo a provarne il corso, resosi in sul

cadere del secolo XV universale in que' possedimenti oltremarini,

riporterò la seguente terminazione:

[I[1493. 30 Aprilis, in C. X. cum Add.]I]

[I[ Quod satisfiat petitioni illustrissimi Domini Ducis

Saxoniae ut in Cecha nostra ad nomen suum cudi possint

marchæ C. argenti in marchetis nostris consuetae

stampae pro expendendum ad minutum pro ista profectione

sua et suorum ad Sanctum Sepulcrum, qui dentur

Excellentiæ suæ.]I]

Tanta dunque era la voga delle monete veneziane in Oriente, che il

duca di Sassonia le preferiva a tutte le altre nel muovere al viaggio

di Terrasanta!

[T5] Ducato delle Galee.

Trovo nelle vecchie memorie di zecca menzione di un [I[ducato delle

galee]I] da venete lire 6. 4, stampato in argento nel 1570. A

quest'epoca non s'incontra veramente moneta alcuna di quel valore, ad

eccezione del conosciutissimo [I[ducato d'argento]I] il cui stampo si

decretò il 7 gennajo 1561 dal doge Girolamo Priuli. Ma in questo caso,

perché dargli il titolo di [I[ducato delle galee]I], se lo sappiamo,

dal tenore di quel decreto, espressamente battuto per i bisogni del

commercio della metropoli?

Nemmeno può applicarsi quel nome alle [I[Giustine]I] che soglionsi

chiamare [I[maggiori]I]. Il loro valore è chiaramente espresso

nell'esergo del rovescio di tali pezzi in soldi 160, o lire 8, e non

si concilia quindi col valore del [I[ducato delle galee]I].

In mezzo a tanta incertezza, sarei inclinato a ritenere in quelle

memorie di zecca un abbaglio non difficile a ravvisare. Credo che non

d'altra moneta vi si parli se non della [I[Giustina minore]I],

propriamente detta [I[ducatone]I], recante nell'esergo del rovescio la

cifra 124, che appunto corrisponde alle lire 6. 4. Quanto all'anno nel

quale s'imprese a batterla, poté un malaccorto annotatore de' libri di

zecca confonderne la origine con quella de' pezzi di lire 2, o soldi

40, improntati la prima volta nel 1571 dopo la battaglia delle

Curzolari e recanti similmente la imagine di S. Giustina. Perché poi

lo si chiamasse [I[delle galee]I], anche ciò è agevole a spiegarsi;

non perché destinato a correre ne' possedimenti d'oltremare, o a

stipendiare gli equipaggi della flotta, ma perché nel campo su cui

spicca la figura di quella martire si volle effigiare il mare agitato

e due [I[galee]I] che lo navigano, a ricordanza della grande vittoria

navale a cui deve l'origine quel tipo nummario.

Dalle quali osservazioni mi giova conchiudere, non aversi da me

trattato de' [I[ducati delle galee]I] fra le monete del Levante,

sennonché per escluderli da questa serie a cui non devono appartenere.

[T5] Da 30 tornesi.

Dopo il tornesello di Leonardo Loredan, decretato colla terminazione

del 1505 che ho riportala, troviamo bensì nelle memorie di zecca

menzione di tornesi qui coniati per il Levante, per la flotta, per

Candia, negli anni 1545 e 1548, nonché di bagattini per Corfù nel

1549; ma non saprei veramente a quali monete del doge Francesco Donà,

che governò in quell'epoca, attribuire i nomi di [I[tornese]I] e di

[I[bagattino per Corfù]I]. Forse quest'ultimo altro non era che il

consueto bagattino per Venezia recante da un lato la croce, dall'altro

il busto di S. Marco di prospetto; ma non oserei con pari asseveranza

chiamar tornese il [I[sesino]I] che non equivaleva se non a mezzo

dell'antico tornese, o a due bagattini, cioè [I[un sesto]I] di soldo

onde trasse il nome.

Qui sorge però una domanda alla quale si potrebbe rispondere senza

gittarsi nel vasto campo delle conghietture: - I tornesi conservarono

sempre il primitivo valore di 4 bagattini? - I pezzi del secolo XVII

che portano improntato quel nome mi obbligano a rispondere

negativamente a questa domanda.

La mistura metallica che servì allo stampo di tali monete, coniate

sotto il doge Antonio Priuli, che regnò dal 1618 al 1623, è di poco

superiore nel fino a quella che il doge medesimo impiegò nella

fabbrica de' soldoni, valutata a k. 54 fino per marca, o a peggio

1098. Avuto riguardo alla lieve eccedenza del titolo di pochi carati

per marca, al peso de' nummi che verrò descrivendo, raffrontandolo con

quello del soldone ch'era di k. 9. 4/5, e massime alle sigle I e IIII

ricorrenti ne' pezzi da 15 e 60 tornesi, si riconosce facilmente che

quelle sigle indicano i soldi veneziani a cui si ragguagliavano i

pezzi stessi, di modo che un soldo equivalesse a 15 tornesi, essendo

quindi il tornese dal primitivo valore di 4 bagattini calato a quello

di 4/5 di un bagattino.

Nell'esporre pertanto a' lettori la serie de' pezzi multipli di questo

minor tornese coniati dal Priuli, darò primamente luogo a quello da

tornesi 30, perché ne esiste qualche raro esemplare colla iscrizione

latina (che poi da lui e da uno de' suoi successori fu mutata in

greca, forse per compiacere a' popoli fra cui si destinavano ad aver

corso queste monete), eccedente il peso ordinario del pezzo.

[I[Primo tipo = Epigrafe latina]I]. I due esemplari che ne osservai

nel Museo Correr, ottimamente conservati, hanno un diametro di

m. 0,024 ed un peso di k. 18. 3. Il diritto porta all'ingiro la

epigrafe * ANTONIVS. PRIOLVS. DVX. VENE. e nel mezzo fra un cerchio è

l'altra TORNESI = TRENTA in due linee, sovra e sotto la quale

campeggia una rosa fra due stelline. Il rovescio offre il leone di S.

Marco, gradiente verso la sinistra dell'osservatore e ad esso di

fronte un castello; nell'esergo ha parimente una rosa fra due

stelline. La leggenda che gli gira all'intorno è SANCTVS. MARCVS.

[I[Secondo tipo = Epigrafe greca]I]. Ha comune col precedente il

diametro, ma il peso n'è di un carato minore ne' migliori esemplari.

Nel diritto la epigrafe del contorno è * [Gr[ANTONIOS O PRIOLOS

DOUX]Gr] e quella del centro [Gr[TORNESIA TRIANTA]Gr], sopra cui tre

stelline, e sotto una rosa fra due stelline. L'altro offre la

rappresentazione del tipo precedente, e la epigrafe * [Gr[O AGIOS

MARKOS]Gr], e nell'esergo due [Gr[L]Gr] intrecciate, l'una capovolta

all'altra, fra due stelline. Anche sotto il doge Giovanni Corner I°.

(1625 a 1629) si replicò lo stampo di questo pezzo che non è diverso

da quello del Priuli se non per la epigrafe del diritto così

necessariamente mutata [Gr[IOAN: KORNELIOS O DOUX]Gr], e per altre

inconcludenti varietà nell'esergo del rovescio. Ma in peso questi

nummi del Corner sono inferiori a quelli del Priuli, non avendoli io

trovati, ne' meglio conservati esemplari, eccedere i k. 16. Questo

secondo tipo occorre nelle raccolte assai più frequente del primo.

Ragguagliato il tornese a 4/5 del bagattino, il pezzo da 30 tornesi

equivale ad una gazzetta.

[T5] Da 32 tornesi.

Non so che altri dogi, fuorché Antonio Priuli, abbiano coniata questa

moneta, non ovvia a trovarsi. Il suo peso, in due begli esemplari che

n'esaminai, uno alla Marciana e l'altro al Museo Correr, mi risultò di

k. 18. 3. cioè pari al pezzo da 30 tornesi del primo tipo. Ma donde

sorse mai così strano caso, che due monete di peso e titolo identici e

d'epoca uguale, variino nel valore? Potrebb'egli ritenersi forse che

la eccedenza nel pondo della moneta da 30 tornesi coll'iscrizione

latina, avesse consigliato a sminuirla e a stampare i pezzi già

preparati col valore di 32? Non oso decidere la intricata questione.

Il pezzo in discorso è simile a quello da 30 tornesi, secondo tipo, di

Antonio Priuli, mutata semplicemente la iscrizione nel centro del

diritto in *** = [Gr[TORNESIA]Gr] = [Gr[TRIANTA]Gr] = [Gr[DUO]Gr] = *.

[T5] Da 60 tornesi.

La somiglianza di tipo fra i nummi di cui ci occupiamo ed uno,

stupendamente raro e, per quanto io mi sappia, sconosciuto a'

numografi, ch'esiste nel Museo Correr, mi consiglia a dargli luogo

nella serie presente. La lega è pari a quella de' precedenti pezzi, il

diametro di m. 0,028, e il peso di k. 23. 3 che nel nummo appena

coniato doveva essere ben maggiore. Il diritto offre verso il contorno

la epigrafe * ANTONIVS . PRIOL . DEI . GRA . D, e nel mezzo fra un

ornamento leggiadremente arabescato e diviso dalla leggenda del

contorno mediante un cerchio di perline * = * VE * = NET . = sotto cui

una linea formante l'esergo, nel campo del quale è la cifra . 4 . che

indica i soldi corrispondenti a 60 tornesi. Similmente chiuso da

cerchio di perline e da pari arabesco è il S. Marco in gazzetta del

rovescio, verso il cui contorno gira la epigrafe * SANCTVS. MARCVS.

VENET.

Molto è diverso il pezzo di pari valore del doge Giovanni Corner I.°

Simile al suddescritto nel diametro, ha ne' suoi migliori esemplari il

giusto peso di k. 32. Il diritto offre nei centro, sotto una rosa fra

due stelline, la epigrafe [Gr[TORNES]Gr] . (ovvero [Gr[TORNESIA]Gr]) =

[Gr[EXENTA]Gr], e sott'essa altra rosa; e all'ingiro oltre un cerchio

di perline * [Gr[IOAN]Gr] (o IOAN) [Gr[KORNELIOS O DOUX]Gr]. Il

rovescio è in proporzioni maggiori simile al pezzo da 30 tornesi, ma

nell'esergo porta la cifra * IIII * esprimente la somma de' soldi

veneziani che formano 60 tornesi. È pezzo di nessuna rarità.

[T5] Da 15 tornesi.

Né raro è il pezzo da tornesi 15 che s'incontra soltanto col nome del

primo Giovanni Corner. Il peso di un esemplare a fior di conio e

coperto di bella tinta argentina che n'esiste alla Marciana è

esattamente di k. 8. Il tipo n'è simile al pezzo da tornesi 30 di

questo doge, ad eccezione della leggenda nel centro del diritto così

immutata = * (ovvero ***) = [Gr[TORNES]Gr] = [Gr[DEKAP]Gr] (o

[Gr[DEKAPE]Gr]). L'esergo del rovescio di alcuni esemplari è * I *,

reca cioè la cifra indicante un soldo di lira veneta a cui

corrispondono 15 tornesi.

[T5] Piastra.

Di esimia rarità e di molta bellezza è la moneta di cui imprendo a

trattare, la [I[piastra]I]. Essa manca a tutte le nostre raccolte,

fuorché a quella della Marciana a cui provenne dal medagliere del

Pasqualigo. Reca il nome di Francesco Contarini, che tenne la dignità

ducale dal settembre 1623 al dicembre 1624; è di argento a peggio

k. 60 per marca, corrispondente al titolo 0,947917, del peso di k. 130

e del diametro di m. 0,040. Ecco pertanto la descrizione che ne stesi

su quell'esemplare, del quale diede un disegno esattissimo col metodo

Collas lo Zon alla tav. IV. n. 5.

Il diritto offre uno scudo ornato di cartocci nel suo contorno,

sormontato dal corno ducale e recante in quattro linee la iscrizione

PIAS = TRA = VENE = TA; un cerchio di perline gira intorno allo scudo,

ed oltr'esso la leggenda FRANCISCVS . CONTAR : DVX. Nel rovescio è il

San Marco in soldo, di leggiadro disegno, fra un ricco ornamento

circolare di gigli doppii e di rosoni.

Le monete dei possedimenti veneziani di oltremare e di terraferma descritte ed illustrate da Vincenzo Lazari · 第 5 / 11 段