emancipando l'Europa dai disordini della monetazione dell'impero
romano e del greco, fissarono il valore de' metalli nobili, e
statuirono il conio di una nuova moneta, fu battuto il solo
[I[denaro]I], o la dodicesima parte del [I[soldo]I], formando 20 soldi
una [I[lira]I], rappresentata perciò da sì ingente massa d'argento che
non fu mai foggiata in moneta speciale, come nol fu nemmeno il soldo
carolingio; e quantunque agevole fosse l'una e l'altra somma
rappresentare con pezzi d'oro coniato, sappiamo non pertanto che dalla
caduta del regno de' Longobardi sino all'imp. Federico II, che batté a
Brindisi il primo [I[augustale]I], l'Europa non ebbe altr'oro coniato
da quello in fuori de' paesi occupati dagli Arabi e dell'impero greco.
I Veneziani ebbero anch'essi i loro denari modellati sui franchi,
battuti probabilmente a Pavia od a Treviso, e recanti nelle loro
epigrafi i nomi di Lotario, di Lodovico (Pio), o la generica
appellazione d'[I[Imperatore romano]I]. Non è di queste pagine il
rintracciare per quali cagioni il denaro venisse dall'epoca carolingia
in poi scemando successivamente di peso e di titolo; talché quella
moneta anche fra noi andò di mano in mano deteriorando, prima sotto
gl'imperatori germanici, poi sotto i dogi; fino a che col volger de'
secoli fu rappresentata da una massa sì tenue d'argento che sotto il
doge Cristoforo Moro fu preso di batterla di puro rame, convertirla
quasi in una semplice moneta nominale. La sua piccolezza sotto gli
antecedenti dogi le valse il nome di [I[piccolo]I] o [I[parvus]I],
come altra volta il colore argentino della sua superficie le meritava
quello di [I[albulus]I]. Il [I[bagattino]I] quindi di cui ci occupiamo
non è se non una degenerazione del denaro argenteo dei Carolingi, e
rappresenta il dodicesimo del soldo, cioè del ventesimo della lira, ma
di una lira straordinariamente diminuita del primitivo valore.
Della voce [I[bagattino]I] non sarebbe ozioso per noi il rintracciare
la origine; il Gallicciolli ([I[Memorie Venete]I] II, 41) la vorrebbe
derivata dall'arabo [I[bagadhon]I], rimoto o vile, quasi moneta la più
[I[rimota]I] in cui si risolve la lira, o la più [I[vile]I] di tutte
le correnti. Certo è ben degna di riso la etimologia che ne diede
Roberto Cenale nel I tomo del suo trattato [I[De rat. pond. et
mensur.: Barchatinus, vulgo ]I]barguetìn[I[, puto esse pretium
trajectus aquae per barcham]I]; né meno ridicola è quella allegatane
da Marquardo Trecher nel libro [I[De re monetaria Germanici Imperii:
Pagatini, aeneoli Venetorum, a solvendo dicti]I]. Non saprei invero
indurmi a ritenere veneziano questo vocabolo, né in ciò temerei
d'opporrai alla pluralità degli eruditi; imperciocché a tutto il
secolo XIV e fino al XV avanzato non leggiamo darsi al dodicesimo di
soldo altro nome che quello di [I[parvus]I], [I[parvulus]I],
[I[pizolus]I], [I[denarius]I] e più di raro [I[obolus]I];
[I[bagattino]I] solo ricorre le prime volte gli ultimi anni del
quattrocento. Non così può dirsi della monetazione d'altre parli
d'Italia, onde quel nome sembra passato a Venezia; in fatti sino dal
1327 leggiamo nel testamento di Castruccio Castracane quel nome
applicato a moneta di Lucca: [I[Restitui inclytae ducissae dominae
Pinae uxori libras mille bacattinorum]I]. Ed in epoca ancor più antica
si dava quel nome a Padova alla minima frazione della lira ([I[libra
parvorum]I]) leggendosi nei [I[Regimina Paduae]I], editi dal Muratori
nel T. VIII [I[Rerum Ital. Script.: Hoc anno (1274) de mense februarii
fuit inventum in clausura Domus Dei per fratrem Rolandum tantum aurum
in meaglis quod valuit circa XVII. millia librarum bagatinorum]I]. Non
è dunque vero che questo vocabolo sia veneziano, se lo leggiamo in
documenti di Padova due secoli prima che s'introducesse fra noi.
Quanto poi al valore de' bagattini sul declinare del secolo XV, quando
cioè si battevano di queste minime parti della lira per le città
dalmate, esso risulterà agevolmente da questo calcolo. Dal 1472 al
1512 (secondo le memorie della nostra zecca) il ducato d'oro o
zecchino oscillò fra il valore di lire 6 e soldi 4 e quello di lire 6
e soldi 10; adottiamo dunque un valor medio di lire 6 e soldi 7, cioè
di soldi 127 pari ad uno zecchino. Soldi 127 corrispondono a bagattini
1524, quindi il bagattino rappresentava 1/1524 dello zecchino. Oggi
quest'ultima moneta si calcola corrispondere a lire austriache 14 e
centesimi 60; quindi quel bagattino ridotto a nostra moneta sarebbe
oggidì rappresentato da centesimi di lira austriaca 0,958. Dal 1716 in
poi, quando il valore dello zecchino montò e si tenne fermo per quasi
un secolo al valore di lire 22 o soldi 440, il bagattino rappresentava
soltanto 1/5280 di zecchino, pari al presente a centesimi austriaci
0,208. È inutile ricordare come nella prima epoca (1472 a 1512)
ragguagliata la lira veneta allora corrente coll'austriaca d'oggidì
fosse nello zecchino rappresentata da un pezzo d'oro del valore di
austriache lire 2 : 28, e nella seconda epoca (1716 a 1797) di soli
centesimi 66,3.
La necessità di abbondare dei minuti spezzati della moneta,
specialmente in paese povero, determinò gli abitanti di Sebenico a
chiederne una massa vistosa al governo della Repubblica. Questa città,
che dal 1327 era passata sotto il dominio de' Veneziani, ma poi ceduta
al re d'Ungheria loro era ritornata soltanto nel 1416 (dal qual anno
in poi la resse un patrizio col titolo di [I[conte]I] fino al 1526 in
cui gli si aggiunse quello ancora di [I[capitano]I]), regolata da
proprio statuto, amava che oltre al simbolo della sovranità veneta
quello pure vi si mettesse del suo comune, la imagine cioè del
protettore san Michele. Riportiamo il decreto del Consiglio de' Dieci
che ordina il primo stampo della moneta sebenicese a Venezia, nel
1485, ducante Giovanni Mocenigo:
[I[ M.CCCC.LXXXV. die XXI. Maji, in C.X. cum Add.]I]
[I[ Quod autoritate hujus Consilii captum sit et sic mandetur per
Capita officialibus nostris monetae argenti ut cudi pro nunc
faciant, ad summam ducatorum XXX, obolos ex ramine ad rationem
duodecim ad soldum, cum imaginibus gloriosi protectoris nostri
sancti Marci ab uno latere, et sancti Michaelis Archangeli
protectoris dictae comuniatis nostrae Sibenici ab altero
latere, sicut videbitur et ordinabitur per Capita, sicut
scriptum et suplichatum fuit.
In questa parte del C. X. leggiamo, forse per amore di latinità che
non è già troppo pura, il nome di [I[oboli]I] dato a' bagattini, quasi
fossero sinonime quelle due voci esprimenti il più vile spezzato della
moneta. Ma sotto la ducea di Agostino Barbarigo, nel 1491, si decretò
nuovamente lo stampo di que' nummi sebenicesi:
[I[ 1491 adi 13 lujo, in Cons. X cum Add.]I]
[I[ Instantissimamente el domanda la comunità nostra de
Sibinicho chel sia comandà per questo consejo che per la
zecha nostra sia fato denari menudi con la impression de
santo Mìchiel da uno ladi et da l'altro santo Marcho
per uso dele povere persone, per la suma de ducati
sesanta sicome altre uolte a loro e sta conzeso, per
che masimamente i ano de bixogno de essa moneda menuda
per spender queli a menudo, si come li fo promeso; ma che
loro debiano desborsar la moneda nezesaria per i diti
bagatini. Ala qual domanda e bon a satisfarli, e per
questo: ]I]
[I[ L'anderà parte che per autorità de questo Conseio sia
chomandà ali masari nostri de la Zecha che i fazino far
quelli denari con la impression mostrada a questo consejo
ala solita charata ala suma e valuta de ducati 60;
i quali serano dadi per lo suo meso per far i diti denari.]I]
Dal contesto di questo decreto rileviamo che si manteneva anche nel
1491 il nome di [I[denaro]I] a quella moneta che più comunemente
dicevasi [I[bagattino]I]; che la comunità, la quale ne supplicava lo
stampo per sopperire a' bisogni della classe povera della popolazione,
doveva rifondere lo stato del valore corrispondente alle monete per
essa battute.
Un'altra terminazione dei Dieci del 27 febbrajo 1498 ([I[more
veneto]I], cioè 1499) ordina lo stampo di altri 100 ducati d'oro in
bagattini [I[solitae stampae]I] per la comunità di Sebenico.
I bagattini di Sebenico abbondano nelle nostre raccolte; il solo Museo
Correr ne ha nientemanco che 33. Il loro conio si mostra fattura
d'artisti non volgari. Ma ricordiamoci sempre, quando guardiamo a
monete uscite intorno al 1500 dalla veneta zecca, che vi lavoravano in
quell'epoca come intagliatori de' conii Alessandro Leopardi, Vittor
Camelio, e più tardi Andrea Spinelli.
E qui c'è mestieri soffermarci un istante ad abbattere un vecchio
errore che da secoli si va ripetendo dagli eruditi, i quali credono le
monete di cui ci occupiamo battute dalle singole città per particolar
privilegio. Bernando Nani che nel 1752 pubblicava la sua anonima
dissertazione [I[De duobus imperatomm Rassiae nummis]I], scritta con
molta dottrina, non già con critica pari, asseriva egli pure a pag.
57-58: [I[Sed hic mos seu privilcgium ]I](s. l. [I[cudendi]I])[I[
solis Catharensibus singulare non fuit. Pleraeque earum regionum
civitates cudendi privilegio gaudebant, quod ea sanctorum nomina, quae
peculiaribus nationibus propria erant, sicuti S. Doimus Spalatensis,
S. Laurentius Tragurinus, S. Michael Sebenici, S. Stephanus
Scutarinus, S. Georgius Antivarinus, certissime indicant: quae res
insuper illarum gentium studium commendat, quo privilegia sua
ostendere conabantur]I]. Fin qui il Nani; noi invece, appoggiandoci al
chiaro senso dei non pochi decreti che riporteremo, e non senz'aver
riguardo al tipo delle controverse monete, similissimo a quello delle
altre battute a Venezia, affermiamo senza tema di errare che tutte le
monete delle singole comunità dalmate furono nella zecca veneta e non
altrove battute, e lo stesso dicasi di alcune delle albanesi. Ma
questa regola non vale, come più sotto si vedrà, per Cattaro, né
fors'anche per Scutari. Le forme veramente barbare de' pezzi battuti
per quest'ultime due città giustifica abbastanza l'esser uscite da
officine monetarie di regioni dove l'arte si conservò sempre bambina;
laddove le belle forme degli altri pezzi dalmati ed albanesi accusano
il punto più culminante a cui si levasse nel medio evo l'arte
difficile dello zecchiere.
Devesi però confessare non aver noi dati certi che tali monete si
battessero immediatamente dopo la pubblicazione del decreto che ne
ordinava lo stampo. Pare in quella vece che si lasciassero scorrer
degli anni talvolta anzi che la zecca veneta vi desse esecuzione. La
mancanza di sigle nel pezzo di Sebenico ci vieta conoscere l'anno
preciso in cui si diede mano al lavoro dell'uno o dell'altro de' varii
suoi tipi; benché dalla terminazione del 1499 appaja che anteriormente
se ne fossero di già coniate; ma ben abbiamo l'epoca certa di simili
bagattini per altre comunità; epoca dalla quale agevolmente rilevasi
che dal giorno del decreto a quello dell'esecuzione d'esso lasciavansi
d'ordinario scorrere anni ed anni. Né credo ingannarmi nell'affermare
che il decreto primo riportato, quello cioè del 1485, non si sia, per
qualsivoglia cagione, eseguito; e forse indi trasse motivo la nuova
supplica de' Sebenicesi e il secondo decreto del 1491.
Offre la moneta in discorso dall'un lato la imagine stante
dell'arcangelo Michele visto di fronte, tenente nella destra la
lancia, nella sinistra un globo sormontato da croce, e calpestante il
dragone che sottesso a' suoi piè si contorce. D'intorno è la epigrafe
S. MICHAEL SIBENIC (o SIBNIC). L'altro lato presenta il leone di S.
Marco in gazzetta, intorno a cui la scritta: +. S. (o SANCTVS) MARCVS.
(più raro MARRC.) VENETI. In alcuni esemplari il leone è chiuso da un
cerchio di perline. Varia il diametro di queste monete da m. 0,016 a
m. 0,018, e il peso da k. 5. 1 a k. 9. 0. Le quali discrepanze di
peso, che ne' miei studii ebbi ad avvertire ben maggiori in epoche
successive, ci provano che i Veneziani nelle monete di puro rame o di
ottone (equiparato al rame) non calcolavano che il valor nominale,
comeché in alcuni casi, come si vide parlando delle gazzette, ne
precisassero con esattezza soverchia anche il peso.
[T4] ZARA.
Seconde in ordine cronologico, ma ben più rare, vengono dietro alle
sebenicesi le monete di Zara. Questa città, delle dalmate la più
popolosa e più illustre, retta da un conte che amministrava la
giustizia in nome de' Veneziani, al cui governo ben nove volte s'erano
ribellati que' cittadini per darsi al re d'Ungheria, rimase dal 1409
in poi costantemente soggetta alla Repubblica di S. Marco. Il bisogno
di moneta spiccia per le più umili classi della popolazione determinò
la comunità di Zara a seguire l'esempio dato da Sebenico di chiedere
alla Signoria lo stampo di un bagattino che offrisse da un lato il
simbolo di S. Marco, dall'altro S. Simeone patrono del comune. Alla
supplica dei Zaratini accondisceva il Consiglio de' Dieci col seguente
decreto:
[I[ 1490 (more v. o 1491) 2 fevrer.]I]
[I[ El domanda la fedellisima comunità nostra de Zara che
li conzedamo per comudità di poveri che in la zecha
nostra se faza et cunia ducati 200 de bagatini, simeli
a quelly che fono dadi ala comunità de Sibinico;
exzeto che al'imprexa de Sancto Michiel sia meso la
jmagine de San Simon; quali denari siano mandati a
Ilustrisimi Retori de Zara; e per che l'e conveniente
satisfar ala soa petizion, e però anderà parte:]I]
[I[ Che per autorità de questo Conseio sia chunidi in zecha
ducati 200 de bagatini con la impresiom predita.
I quali sieno mandadi ali predicti rectori.]I]
Il bagattino di Zara è, come quello di Sebenico, di puro rame o di
ottone. Presenta nel suo diritto la mezza figura del santo profeta
Simeone ravvolto in ampio manto e che tiene sul destro braccio l'Uomo-
Dio bambino. Intorno ha l'epigrafe . S . SIMEON . IVSTVS . PROFETA. Al
rovescio è il solito leone di S. Marco in gazzetta chiuso da cerchio
di perline e attorniato dalla consueta leggenda . + . S . MARCVS .
VENETI. Il peso de' pochi esemplari che ne ho esaminati varia da
k. 7. 2 a k. 8. 3; il disegno e il conio ne sono trattati con molta
perizia; il diametro è di m. 0,018. Di questa moneta, della quale non
conosco che un tipo solo, il Museo Correr ha tre esemplari.
[T4] TRAÙ.
Verso la fine del X secolo, Traù fu delle prime castella della
Dalmazia che riconobbero la sovranità della Repubblica, giurando
fedeltà a Pietro Orseolo II nella famosa spedizione che questo doge
capitanava per sollevare le coste dalmate dal giogo de' Narentani.
Mentre le armi della Repubblica erano nel 1123 impegnate nella Siria,
Traù fu presa da' Saraceni, ai quali poco dopo la ritolsero i nostri.
Passata intorno al 1158 in potere dell'impero greco, la riebbe dopo
brevi anni Vitale Michiel II. Nel 1313 Giovanni Soranzo la ripigliava
su re Lodovico d'Ungheria fattosene a forza padrone e la ridava a
libertà; ma i traguriensi preferivano all'autonomo reggimento il
dominio della Repubblica a cui facevano dedizione spontanea nel 1322
per, ricadere nel 1356 nelle mani degli Ungheri, a' quali fu
definitivamente ritolta da' nostri nel 1420. La governava un patrizio
col titolo di [I[conte]I], che vi si mutava ad ogni 32 mesi.
Ducava Agostino Barbarigo allorché la comunità di Traù supplicò nel
1492 a' Veneziani le concedessero una moneta simile a quella che
aveano concessa a Sebenico; sulla quale fosse improntata, oltre il
simbolo della Repubblica, la imagine del loro patrono. La Signoria
accoglieva con favore la giusta domanda di quella fedele città, e il
Consiglio de' Dieci stanziava la legge che segue:
[I[ Adi 19 marzo 1492.]I]
[I[ L'è suplicado per la nostra comunità fidelle de Traù
ch'el sia chunido in la Zecha nostra ducati 50 de
bagatini a simillitudene et quallità de bagatiny i
qualli fono consesy ala comunità de Sibinicho. E
conziosiache in questa onesta domanda ly sia compiaxudo:]I]
[I[ L'anderà parte che per autorità de questo Conceo el sia
coniado ducati 50 de bagattini de la sorte e qualità di
quelli i qually fono dadi ala comunità de Sibinicho
con la impression de san Marcho in soldo da uno lady
e santo Lorenzo da l'altro.]I]
II bagattino di Traù offre nel campo del diritto il santo diacono in
piedi e di prospetto, in lunga veste talare, e che nella destra tiene
la graticola simbolo del suo martirio, nella sinistra un oggetto che
lo stato degli esemplari ch'ebbi sott'occhi non mi permise di
ravvisare, ma che sembra sia un edificio a rappresentazione della
città o della chiesa che a Traù gli fu eretta. Lo attornia la epigrafe
. S . LAVRENTIVS TRAGVR: e a' suoi lati iniziali N. M. ricordano
Nicolò Michiel conte a Traù nel 1516, perché solo in quell'anno ebbe
esecuzione la parte dei Dieci decretante lo stampo di questa moneta.
Il rovescio è il solito leone di S. Marco in gazzetta intorno a cui un
cerchio di perline ed oltr'esso la consueta leggenda + SANCTVS.
MARCVS. VENETI. Il peso de' 7 esemplari che ne osservai, 6 nel Museo
Correr, 1 alla Marciana, varia da k. 7. 3 a k. 9. 2. Il diametro è
l'ordinario di m. 0,018.
[T4] SPALATO.
Assai più comuni di quelli di Traù sono i bagattini della monumentale
città di Spalato, o Spalatro, eretta sulle ruine del palazzo di
Diocleziano e coi materiali d'esso e della vicina Salona. Ricaduta,
dopo le vicende che fecero tante volte mutar governo a Traù, sotto il
dominio de' Veneti nel 1420, ebbe anch'essa il suo reggitore in nome
della Repubblica col titolo di [I[conte]I].
Il 26 febbrajo 1490, [I[more veneto]I], o 1491 [I[more romano]I], il
C. X. accordava agli Spalatini l'implorata moneta recante le imagini
di S. Marco protettore della Repubblica e di S. Doimo o Domnio patrono
della loro comunità. Ecco il tenore di quel decreto:
[I[ 1490 adi 26 fevrer.]I]
[I[ Perché i ambasatori de la nostra Comunità de Spalato
con granda instanzia domandano per comodità de la sua
zità e di poueri che li sia conzeso in la Zecha nostra
de chuniar ducati zento de bagatini ala similitudene
de quelli i quali fono conzessi ala comunità de
Zara et de Sibinicho; e questo con la imagine del
proctetor nostro missier sam Marcho da uno ladi, et da
l'altro sia santo Dompno:]I]
[I[ E però l'anderà parte che per autorità de questo
Consejo sia conzeso a quela comunità che in la
predita Zecha nostra sia coniado come e dito
ducati zento de bagatini, et che de prexente essa
Comunità abia d'esborsar la valuta de essi bagatini
da esser fati.]I]
Il bagattino di Spalato è pur d'ottone e assai raramente di puro rame;
varia nel peso da k. 7. 2 a k. 7. 3, ed ha comune il diametro colle
altre monete di questa specie. Porge nel diritto la effigie stante del
vescovo Doimo vestito delle sue insegne e tenente colla destra il
pastorale, nella manca un libro; a' suoi lati alcune iniziali. Lo
circonda la epigrafe . S . DOMINVS . SPALETI. Il rovescio offre al
consueto il simbolo della Repubblica attorniato dalla leggenda
+. SANCTVS. MARCVS. VENETI.
Di questa moneta tre diversi tipi vennero a mia cognizione; la varietà
loro consiste nelle sigle del diritto. Del primo, che offre le
iniziali ZF e M, il Museo Correr conserva 6 esemplari, altrettanti del
secondo portante le sigle I e P, 4 del terzo che a' lati del santo ha
D e G. È veramente singolare che nella serie de' conti di Spalato,
conservataci nel [I[Libro Reggimenti]I] alla Marciana, nessun nome fra
loro s'accordi colle suddette iniziali ad eccezione di quello di
Jacopo Baffo o Paffo conte nel 1500 al quale spettano le sigle I e P.
Non sarà inutile il ricordare che prima della conquista veneziana del
1420, Spalato ebbe zecca propria e vi stampò monete del suo signore,
Hervoja. Delle quali l'unica di cui sia accertata la esistenza,
comeché molto rara, è il grosso d'argento riportato dal Nani nella più
sopra ricordata operetta [I[de duobus Imperatorurn Rassiae nummis]I],
tav. II n. XVIII, ed illustrata ivi parimente a pag. 58. Offre questa
moneta (che pur si trova nel Museo Correr e nella Marciana) da un lato
la imagine stante del patrono di Spalato, attorniata dalla leggenda
. S. DOIMVS. SPALETI M. ([I[Martyr]I]), dall'altra lo scudo del duca
Hervoja sormontato da un cimiero foggiato a braccio che stringe una
spada in atto di percuotere; nel campo ha tre gigli disposti
verticalmente, e all'ingiro la scritta: M. ([I[moneta]I]) CHERVOII
DVCIS. S. ([I[Spalatensis]I]). Del duca Hervoja che morì nel 1415 può
vedersi il Du Cange, [I[Fam. Byz. Dalm.]I], Par. 1680, pag. 339.
[T4] LESINA.
Ultima nell'ordine cronologico e nel geografico delle monete delle
singole terre dalmate viene quella di Lesina, che però tutte le supera
in rarità. Non ne trovo menzione in alcuna opera numismatica, e lo
stesso diligentissimo Zon non la conobbe, benché l'avesse veduta e ne
sbagliasse la lettura dell'epigrafe, che gli fece ritenere foss'essa
di Alessio d'Albania. Gli abitanti di Lesina, grand'isola che nel 1424
passava per cessione dalle mani del suo signore Aliota Capenna a
quelle della Repubblica che vi mandava a reggerla un [I[conte]I],
imploravano nel 1493 la grazia conceduta alle altre comuni della
Dalmazia, che fosse coniata nella veneta zecca una moneta pe' bisogni
del traffico minuto, segnata dell'imagine di santo Stefano loro
patrono. Ebbi la ventura di rinvenire il decreto che ordina anche lo
stampo di questa moneta, e qui lo riporto:
[I[ 1493. 25 sett. in C. X. cum Add.]I]
[I[ Quod auctoritate hujus Consilii concedatur fideli
comunitati nostrae Lesinae sic humiliter supplicanti,
quod in Cecha nostra cudantar ducati 70 in 100
bagatinorum de puro ramine ad valorem duodecim
pro marcheto, sicuti sunt illi de Jadra et Spaleto;
cum signatura ab uno latere santi Marci in soldo et
ab alio santi Stephani. Et haec pro comodo pauperum
personarum illius terrae et insulae. Et hoc fiet
postquam ipsa Comunitas dederit amontare dictorum
bagatinorum.]I]
Il bagattino di Lesina è anch'esso d'ottone, del solito diametro, e
del peso di k. 7. 2. Dal lato diritto ha l'effigie del santo in abito
di vescovo, che nella destra tiene una croce, un libro nella sinistra,
ed è attorniato dall'epigrafe . S . STEPHANVS. PONT. LESINENSIS,
notandosi per esattezza che le S di questa leggenda sono tutte a
rovescio. L'altro lato offre il consueto simbolo dell'Evangelista
cinto da un cerchio di perline oltre cui la scritta: +. SANCTVS.
MARCVS. VENETI.
I quattro esemplari che ne ho veduti, de' quali 2 nel Museo Correr, 1
alla Marciana, 1 a Padova ora passato a Trieste, mi porsero un solo
tipo, avente sempre a' due fianchi del santo vescovo le iniziali V e
O. Queste sigle ci provano che solo nel 1549 si diede esecuzione al
surriferito decreto 1493, perché in quell'anno sedeva conte e
provveditore a Lesina Vincenzo Orio.
[T3] CITTÀ D'ALBANIA.
[T4] CATTARO.
Nella parte più internata del [I[Seno Rizonico]I], le cui sponde
aprendosi fra la Punta d'Ostro e la penisola di Lustiza danno angusto
passaggio alle acque dell'Adriatico, signoreggia un ridente e popoloso
territorio, chiuso d'ogni lato dalle rupi del Montenegro e dal mare,
la bella città di Cattaro eretta sulle ruine dell'antica Ascrivio.
Passata nello smembramento del greco impero in potere de' re di Servia
e di Rascia, ebbe da loro larghissimi privilegii, e fiorì per opulente
commercio fino all'anno 1366 quando le armi di Lodovico d'Ungheria la
tolsero a re Tuartco. Undici anni erano appena trascorsi quando i
Veneziani, combattenti Lodovico alleato de' Genovesi, le misero
nuovamente l'assedio e la posero a ferro e a fuoco. Ritornata poi in
mano a Tuartco, era più tardi ripresa da Ladislao pretendente al trono
ungherese, che la cedeva poscia a re Sigismondo. Emancipatasi da
questo monarca, dopo breve governo autonomo, si dedicava Cattaro
spontaneamente alla Signoria di Venezia nel 1420.
Suddita ancora a' re di Rascia, ma nullameno reggentesi con proprio
statuto, ebbe nel secolo XIV diritto di zecca che esercitò improntando
monete coll'imagine del suo patrono S. Trifone e con quelle di Stefano
Dusciano re ed imperatore di Rascia e di Bossina e del costui figlio
Urosio; monete il cui tipo fu pubblicato prima dal Nani nell'operetta
[I[de duobua Imperatorum Rassiae nummis]I], e poi da quel Flaminio
Corner senatore, così benemerito della storia ecclesiastica di
Venezia, nel suo bel libro [I[Catharus Dalmatiae civitas]I], 1759.
Gli statuti di Cattaro scritti in quel secolo, e posteriormente
mantenuti in vigore da' Veneziani, de' quali non ho potuto vedere la
rara edizione del 1616 ma sì un codice antico nella Marciana (Cl. V.
n. 32), toccano della zecca di quella città, leggendovisi il seguente
capitolo:
[I[ Item elligantur per sex menses duo legales et experti
Cecheri supra monetam civitatis faciendam, et habeat
ipsorum quilibet pro salario yperperos decem, et quicumque
in hoc offitio esse noluerit solvat de poena
yperperos vigintiquinque.]I]