Una festa popolare a Besana.
Quella domenica c'era gran festa a Besana.
Sul magnifico piazzale, donde l'occhio si stende ai più ridenti paesi
della Brianza, una folla immensa di popolo attende l'arrivo delle
Guardie Nazionali di Desio e di Camnago.
I villeggianti delle terre vicine sono accorsi a godere dello
spettacolo. Nelle vie si arrestano superbi equipaggi — dai poggi
e dai giardini sovrastanti alla piazza le belle milanesi sfoggiano
pittoreschi abbigliamenti. Tutti i volti spirano allegrezza. Queste
fratellevoli dimostrazioni, queste solennità marziali, mentre giovano
a stringere gli animi in salda concordia, esaltano la fantasia nel
popolo, gli ispirano il gusto della libertà.
I militi di Besana sono andati incontro ai loro ospiti... Da lontano
eccheggiano le trombe.... Le donne sporgono il braccio, agitando i
fazzoletti — gli uomini battono le mani — dalla folla escono frequenti
viva al Re, a Garibaldi, all'Italia...! Ed ecco le schiere, precedute
dalle bande musicali, entrano trionfalmente nella piazza...
Non temete, o lettori... Io non descriverò le evoluzioni marziali e le
gloriose manovre del popolo armato.... Voi forse ci prendereste molto
interesse.... ma pazienza per questa volta!... Io non debbo perder di
vista l'eroe della mia storia, tanto più che egli è giunto in Besana da
due ore, ed ha già suscitato qualche lieve disordine...
Non precipitiamo la narrazione... Teobaldo, venendo da Ponte di Albiate
a Besana, avea trovato i suoi due colleghi, lo Zammarini e il Quinetti,
i quali, sapendo della festa, muovevano per lo stesso cammino. Sì
l'uno che l'altro avean passata la notte a Canonica, una notte poetica,
dicevan essi... La famiglia Regola era stata in combustione per causa
del _torbolino_... Le figlie del regio impiegato erano uscite più volte
dalla loro stanza per... prender aria... I due giovani, attraversando
l'anticamera, non avean potuto evitare degli scontri pericolosi...
Infine, sui gradini della scala, all'oscuro, c'era stato uno scambio
poco diplomatico di trattative, sicchè le parti contraenti avean
giurato riavvicinarsi in Besana il giorno successivo.
Il Quinetti e lo Zammarini, narrando cotali istorie coll'enfasi
che è propria dei millantatori, credevano interessare l'attenzione
di Teobaldo e conciliarsi la di lui simpatia; ma appena giunti
all'ingresso di Besana, il feroce repubblicano proruppe in una
catilinaria di nuovo genere, e dopo aver esaltato le virtù delle donne,
e inveito contro gli infami che osano profanarla con indegni attentati,
abbandonò i suoi due compagni di viaggio, i quali confusi e storditi si
diressero verso la piazza.
Nel punto in cui le bande musicali davan principio al concerto, il
Quinetti e lo Zammarini riuscirono ad introdursi nel giardino del
preposto, dove la famiglia Regola li aveva preceduti. È inutile
aggiungere che i figli dell'impiegato regio avean ridotte le aiuole e
le piante fruttifere come se vi fosse passata la gragnuola.
Che è? che non è?... Un attruppamento in sulla piazza... Voci che
gridano: morte! Pugni levati... gesti minacciosi.... gente che accorre
da ogni parte. — Questi interroga — quell'altro narra — poi tutti a
parlare in una volta... E di tratto in tratto urli spaventosi dalle
masse...
1 concerti della banda sono cessati... i militi si disperdono in varii
gruppi. — Tutti voglion conoscere la causa dell'improvviso disordine...
Il Quinetti e lo Zammarini, malgrado l'opposizione delle sorelle
Regola, scendono dal poggio nella piazza, e a forza di spintoni si
aprono il passaggio fino al centro della folla, ove cinque o sei
villani parlano con voce animatissima.
— Sapete voi che cosa ebbe il coraggio di dire quel mostro! Ha detto
che i nostri della _Civica_ sono tanti buffoni! grida l'un dei villani.
— Che!... noi buffoni?... noi della Guardia Civica! Ma dov'è quel
birbone...?
— Ha detto che noi di Besana siamo tutti pagliacci, perchè perdiamo il
tempo a far delle parate militari, invece di... prendere le zappe e le
forche, e andare con quelle ad assaltare Verona...!
— Noi... pagliacci! noi di... Besana!... Ma perdio!... Datemelo nelle
mani quella... carogna!...
— Chi è? dov'è?... Bisogna farlo in pezzi!...
— Egli era laggiù che predicava poco fa all'osteria della _Sposa bella_.
— No!... dall'osteria è venuto fuori... e si è fermato sull'angolo
dell'oratorio, dove io l'ho udito dire ad alta voce che la nostra
_civica_ gli fa orrore.
— Morte! morte! si urla dal centro... E questo grido si ripete dall'una
all'altra estremità della piazza.
Lo Zammarini e il Quinetti non hanno bisogno di udire altri discorsi
per comprendere che l'uomo in quistione dev'essere il loro compagno di
viaggio.
— Che si fa? — bisogna salvarlo, dice il Quinetti. — Infin dei conti
egli è nostro patriota...
I due giovani, manovrando di destrezza, escono dalla folla... Ma allo
svolto della contrada, una mano robusta li ghermisce improvvisamente
pel collare e li solleva da terra... L'autore di questo colpo
di sorpresa è un contadino di Besana, il quale due ore innanzi
aveva veduto il Quinetti e lo Zammarini in compagnia dell'apostolo
rivoluzionario.
— Aiuto! misericordia! gridano i due sospesi, dibattendo le gambe e le
braccia come gatti.
— Voi ci insegnerete dove si è rifugiato colui, signori moscardini!...
Voi dovete conoscerlo molto bene... In ogni caso sapremo da voi nome,
cognome e patria di quel bel mobile...
— Diremo tutto!.... metteteci a terra!.... gridano i due martiri con
voce strozzata...
I fischi e gli urli della folla ingrossano minacciosi. Le due sorelle
Regola, vedendo dall'alto del poggio _due partiti di matrimonio_ sì
gravemente compromessi, svengono fra le braccia della madre...
I contadini di Besana e di Desio, offesi nella loro Guardia Civica,
inseguirono e cercarono Teobaldo Brentoni per tutto quel giorno. — Ogni
strada, ogni sentiero furon perlustrati da grosse pattuglie... Come
avviene in tali confusioni, i militi, non potendo agguantare il vero
colpevole, per dar prova d'attività e di zelo, arrestarono il contino
Bisciolla e il suo degno professore. Sì l'uno che l'altro furono
sorpresi da una pattuglia mentre stavano discutendo se le iniziali S.
C. scolpite in una lapide moderna, significassero _Strada Comunale_,
o non piuttosto _Senatus Consulto_. Vennero legalmente arrestati come
_figure sospette_.
E frattanto dov'era Teobaldo? — Teobaldo, dopo aver predicato due
buone ore all'osteria della _Sposa bella_ contro i _Piemontesi_,
contro le Guardie Nazionali, contro i preti, contro i sindaci, contro
i carabinieri, contro la Costituzione, contro il Parlamento, contro
tutti; ai primi sintomi di procella erasi ricoverato in una botte.
All'indomani, un contadino tenero di cuore, il Malo Amen di Albiate,
trasportava a Monza col suo carretto la botte misteriosa.
Ci viene assicurato che il Brentoni dietro l'esito di quella prima
spedizione, abbia rinunziato alla dignità di presidente della _Società
della morte_, dichiarando in pari tempo a' suoi colleghi che il popolo
delle campagne non è _maturo_.