V.

Una festa popolare a Besana.

Quella domenica c'era gran festa a Besana.

Sul magnifico piazzale, donde l'occhio si stende ai più ridenti paesi

della Brianza, una folla immensa di popolo attende l'arrivo delle

Guardie Nazionali di Desio e di Camnago.

I villeggianti delle terre vicine sono accorsi a godere dello

spettacolo. Nelle vie si arrestano superbi equipaggi — dai poggi

e dai giardini sovrastanti alla piazza le belle milanesi sfoggiano

pittoreschi abbigliamenti. Tutti i volti spirano allegrezza. Queste

fratellevoli dimostrazioni, queste solennità marziali, mentre giovano

a stringere gli animi in salda concordia, esaltano la fantasia nel

popolo, gli ispirano il gusto della libertà.

I militi di Besana sono andati incontro ai loro ospiti... Da lontano

eccheggiano le trombe.... Le donne sporgono il braccio, agitando i

fazzoletti — gli uomini battono le mani — dalla folla escono frequenti

viva al Re, a Garibaldi, all'Italia...! Ed ecco le schiere, precedute

dalle bande musicali, entrano trionfalmente nella piazza...

Non temete, o lettori... Io non descriverò le evoluzioni marziali e le

gloriose manovre del popolo armato.... Voi forse ci prendereste molto

interesse.... ma pazienza per questa volta!... Io non debbo perder di

vista l'eroe della mia storia, tanto più che egli è giunto in Besana da

due ore, ed ha già suscitato qualche lieve disordine...

Non precipitiamo la narrazione... Teobaldo, venendo da Ponte di Albiate

a Besana, avea trovato i suoi due colleghi, lo Zammarini e il Quinetti,

i quali, sapendo della festa, muovevano per lo stesso cammino. Sì

l'uno che l'altro avean passata la notte a Canonica, una notte poetica,

dicevan essi... La famiglia Regola era stata in combustione per causa

del _torbolino_... Le figlie del regio impiegato erano uscite più volte

dalla loro stanza per... prender aria... I due giovani, attraversando

l'anticamera, non avean potuto evitare degli scontri pericolosi...

Infine, sui gradini della scala, all'oscuro, c'era stato uno scambio

poco diplomatico di trattative, sicchè le parti contraenti avean

giurato riavvicinarsi in Besana il giorno successivo.

Il Quinetti e lo Zammarini, narrando cotali istorie coll'enfasi

che è propria dei millantatori, credevano interessare l'attenzione

di Teobaldo e conciliarsi la di lui simpatia; ma appena giunti

all'ingresso di Besana, il feroce repubblicano proruppe in una

catilinaria di nuovo genere, e dopo aver esaltato le virtù delle donne,

e inveito contro gli infami che osano profanarla con indegni attentati,

abbandonò i suoi due compagni di viaggio, i quali confusi e storditi si

diressero verso la piazza.

Nel punto in cui le bande musicali davan principio al concerto, il

Quinetti e lo Zammarini riuscirono ad introdursi nel giardino del

preposto, dove la famiglia Regola li aveva preceduti. È inutile

aggiungere che i figli dell'impiegato regio avean ridotte le aiuole e

le piante fruttifere come se vi fosse passata la gragnuola.

Che è? che non è?... Un attruppamento in sulla piazza... Voci che

gridano: morte! Pugni levati... gesti minacciosi.... gente che accorre

da ogni parte. — Questi interroga — quell'altro narra — poi tutti a

parlare in una volta... E di tratto in tratto urli spaventosi dalle

masse...

1 concerti della banda sono cessati... i militi si disperdono in varii

gruppi. — Tutti voglion conoscere la causa dell'improvviso disordine...

Il Quinetti e lo Zammarini, malgrado l'opposizione delle sorelle

Regola, scendono dal poggio nella piazza, e a forza di spintoni si

aprono il passaggio fino al centro della folla, ove cinque o sei

villani parlano con voce animatissima.

— Sapete voi che cosa ebbe il coraggio di dire quel mostro! Ha detto

che i nostri della _Civica_ sono tanti buffoni! grida l'un dei villani.

— Che!... noi buffoni?... noi della Guardia Civica! Ma dov'è quel

birbone...?

— Ha detto che noi di Besana siamo tutti pagliacci, perchè perdiamo il

tempo a far delle parate militari, invece di... prendere le zappe e le

forche, e andare con quelle ad assaltare Verona...!

— Noi... pagliacci! noi di... Besana!... Ma perdio!... Datemelo nelle

mani quella... carogna!...

— Chi è? dov'è?... Bisogna farlo in pezzi!...

— Egli era laggiù che predicava poco fa all'osteria della _Sposa bella_.

— No!... dall'osteria è venuto fuori... e si è fermato sull'angolo

dell'oratorio, dove io l'ho udito dire ad alta voce che la nostra

_civica_ gli fa orrore.

— Morte! morte! si urla dal centro... E questo grido si ripete dall'una

all'altra estremità della piazza.

Lo Zammarini e il Quinetti non hanno bisogno di udire altri discorsi

per comprendere che l'uomo in quistione dev'essere il loro compagno di

viaggio.

— Che si fa? — bisogna salvarlo, dice il Quinetti. — Infin dei conti

egli è nostro patriota...

I due giovani, manovrando di destrezza, escono dalla folla... Ma allo

svolto della contrada, una mano robusta li ghermisce improvvisamente

pel collare e li solleva da terra... L'autore di questo colpo

di sorpresa è un contadino di Besana, il quale due ore innanzi

aveva veduto il Quinetti e lo Zammarini in compagnia dell'apostolo

rivoluzionario.

— Aiuto! misericordia! gridano i due sospesi, dibattendo le gambe e le

braccia come gatti.

— Voi ci insegnerete dove si è rifugiato colui, signori moscardini!...

Voi dovete conoscerlo molto bene... In ogni caso sapremo da voi nome,

cognome e patria di quel bel mobile...

— Diremo tutto!.... metteteci a terra!.... gridano i due martiri con

voce strozzata...

I fischi e gli urli della folla ingrossano minacciosi. Le due sorelle

Regola, vedendo dall'alto del poggio _due partiti di matrimonio_ sì

gravemente compromessi, svengono fra le braccia della madre...

I contadini di Besana e di Desio, offesi nella loro Guardia Civica,

inseguirono e cercarono Teobaldo Brentoni per tutto quel giorno. — Ogni

strada, ogni sentiero furon perlustrati da grosse pattuglie... Come

avviene in tali confusioni, i militi, non potendo agguantare il vero

colpevole, per dar prova d'attività e di zelo, arrestarono il contino

Bisciolla e il suo degno professore. Sì l'uno che l'altro furono

sorpresi da una pattuglia mentre stavano discutendo se le iniziali S.

C. scolpite in una lapide moderna, significassero _Strada Comunale_,

o non piuttosto _Senatus Consulto_. Vennero legalmente arrestati come

_figure sospette_.

E frattanto dov'era Teobaldo? — Teobaldo, dopo aver predicato due

buone ore all'osteria della _Sposa bella_ contro i _Piemontesi_,

contro le Guardie Nazionali, contro i preti, contro i sindaci, contro

i carabinieri, contro la Costituzione, contro il Parlamento, contro

tutti; ai primi sintomi di procella erasi ricoverato in una botte.

All'indomani, un contadino tenero di cuore, il Malo Amen di Albiate,

trasportava a Monza col suo carretto la botte misteriosa.

Ci viene assicurato che il Brentoni dietro l'esito di quella prima

spedizione, abbia rinunziato alla dignità di presidente della _Società

della morte_, dichiarando in pari tempo a' suoi colleghi che il popolo

delle campagne non è _maturo_.

Racconti politici · 第 94 / 104 题