La notte della spia.
Sono le nove della sera. Piove a dirotta. — La strada è buia ed
allagata. — Il signor Frigerio ritorna dalla sua lunga escursione
portando un fastello di erbaggi raccolti nelle montagne... Oh, se
il mondo sapesse quanti sacrifizii costi ai martiri della scienza lo
scoprire un arbusto, un minerale, un insetto!... Il signor Frigerio,
dopo sedici ore di cammino e di pazienti ricerche, non ha trovato
ancora l'elleboro giallo. Credete voi ch'egli disperi? Domani egli
intende levarsi di buon'ora e inerpicarsi sui gioghi più elevati
dell'Alpi per fare nuove ricerche.
Frattanto un po' di riposo e un po' di sonno gli faranno bene. La
scienza non guarentisce l'uomo dalla stanchezza e dal freddo — e
il signor Frigerio, oltre all'essere spossato, è tutto fradicio e
intirizzito.
Finalmente ecco la casa — la porta è chiusa — picchiamo!
Nessuno risponde.
Picchia di nuovo — muti!
— Son dunque tutti morti in questa casa?... Ohe! la fattora! Checchina!
venite ad aprire, ch'io muoio annegato dall'acquazzone!
Scorsi dieci minuti, un lumicino apparisce alla finestra...
— È lei, signor forastiero?
— Son io, Checchina! venite abbasso... e presto, per carità...
La finestra si apre, e la Checchina mette fuori il capo avvolto nella
cuffia da notte.
— Io credevo che con questo tempo da inferno ella non tornasse a
casa stanotte... Ora vengo subito ad aprire...! Ohimè! il lume s'è
smorzato... Dove sono gli zolfanelli? Mi sono scordata di portarli
nella camera... Attenda un poco... Bisogna che io scenda in cucina a
tastoni!
E la finestra si chiude.
— Anche questa mi doveva capitare! pensa lo scienziato... Ma la povera
donna non ci ha colpa... Basta! ne ho già presa tanta d'acqua, che
quattro goccie di più non mi faranno male..
Rincantucciato sotto la tettoia, il professore attende con animo
rassegnato. Egli pon mente ad ogni rumore che si parta dall'interno
della casa. La Checchina è scesa dalle scale — è già entrata nella
cucina — ha urtato in un tavolo — una casseruola è caduta dal muro
— Due buone bestemmie — Ma dunque il diavolo ci mette la coda! Se il
signor Frigerio avesse il dono della doppia vista e potesse scorgere
ciò che si passa nella cucina, egli vedrebbe quattro donne sedute sul
focolare, che ghignano con gusto diabolico, e ad ogni interiezione
d'impazienza ch'egli si lascia sfuggire dal labbro, rispondono; crepa,
maledetta spia!
Assaporata questa prima vendetta, la Checchina trovò gli zolfanelli,
accese la lampada e corse ad aprire.
— Oh! la perdoni tanto... signor Frigerio...!
— Niente, buona donna! conducetemi presto nella mia camera, e fate, se
è possibile, di accendere un po' di fuoco...
— Madonna benedetta! ma dove si va a trovare la legna a quest'ora...?
Quel cane di fattore chiude ogni sera il granaio per paura che io
consumi qualche fascina...
— Non vi inquietate, Checchina; poichè legna non c'è, legna non mi
abbisogna. Mi caccierò fra le coltri... ove, non ne dubito, il sonno mi
verrà presto a trovare.
Di tal guisa parlando, il signor Frigerio salì le scale, ed entrò
in camera seguito dalla Checchina, la quale, dopo avergli chiesto se
d'altro non abbisognasse, augurandogli colla voce la buona notte e col
cuore _un accidente_, fuggì via come avesse l'ali.
Avete mai provata la dolce sensazione che è quella di rientrare nella
propria stanza, una stanza tiepida, tranquilla, silenziosa, dopo
aver camminato tutto il giorno al sole od alla pioggia? Qual voluttà
nell'abbandonarvi sovra i cuscini di un morbido canapè, nello stendere
le gambe e le braccia senza soggezione di sorta, a tutto vostro
beneplacito! In quel primo sprofondarsi nelle piume della persona
stanca, voi sentite un dolce fremito correre per le membra e salire
dalle estremità inferiori fino al cervello... Oh! i filosofi hanno
ragione di definire il piacere la cessazione della pena...
Il signor Frigerio ha deposti gli erbaggi sulla tavola... e allettato
da un'ampia poltrona che gli stende le braccia, vi si abbandona
con quell'impeto confidenziale che è tutto proprio delle parti più
pesanti e meno pensanti della macchina umana... Ma appena i due corpi
elastici vengono a contatto, il professore balza in piedi mettendo uno
strillo come se una vipera l'avesse addentato. Sebbene le appendici
della schiena sieno dai fisiologi considerate le parti meno sensibili
dell'uomo, non è mestieri chiedere al signor Frigerio qual solletico
egli provasse nel sentirsi penetrato in quelle regioni elastiche da
quattro enormi spilloni.
O decoro della scienza! o gravità professorale! quanto poco ci vuole
per compromettervi — Se i membri dell'Istituto, se gli invidi colleghi,
se gli scolari dell'Università vedessero il signor Frigerio, le mani
aderenti alla parte ferita, agitarsi, saltare e strillare tutto
solo nella camera!.... Lo sfortunato professore perderebbe in un
punto l'autorità e la fama guadagnata con centoventiquattro opuscoli
scientifici. Fortunatamente, il signor Frigerio non può nemmeno
imaginare che una mezza dozzina di donne si contendano il diletto
di contemplarlo in quella posa grottesca, inviandogli dal buco della
serratura una salva di ingiurie e di imprecazioni.
Basta! il dolore fu passeggiero..... La contrazione è cessata — il
signor Frigerio distende le membra ed assume più serio contegno...
ma in lui non rinasce la fiducia. Tutti i mobili della camera possono
nascondere qualche perfido ordigno. Tentando i cuscinetti dell'altre
sedie, la mano del signor Frigerio ha sentito altri pungoli.... Queste
non le son piante da vegetare naturalmente nella stoppa — pensa lo
scienziato — qualcheduno le ha trapiantate qua dentro con perfido
disegno. — Domani chiariremo questa faccenda... Ma dov'è il mio
portafogli?... dove sono le mie carte? Qualcuno senza dubbio è venuto
a manomettere le cose mie! Oh! io non voglio coricarmi se prima.....
Misericordia!.... Un sorcio nella mia beretta da notte! Ma no... non è
un sorcio... gli è un gatto... Che vedo?... la coda di un gatto cucita
alla mia berretta! Ma ciò non è naturale... Checchina! Checchina...!
Ehi di là...! Checchina, dico!...
— Un cancro! un accidente! una fistola! rispondono a bassa voce le
femmine.
— Checchina! Checchina! grida di nuovo il professore, battendo co'
piedi la porta; che egli si accorge esser stata chiusa per di fuori.
Dopo avere inutilmente picchiato un bel pezzo, disperando d'ogni
soccorso, il pover'uomo si avvicina al letto, e tremante dalla
commozione, dalla stanchezza e dal freddo, prende il partito di
coricarsi e di attendere il domani per conoscere l'origine di tanti
infortunii...
Già il professore è riuscito a levarsi di dosso gli abiti inzuppati di
pioggia — già egli stende una gamba per salire sul letto... quando...
nel rimovere le coltri, uno spettacolo strano e terribile gli si
presenta allo sguardo, e gli fa rizzare i capelli sulla fronte. Questa
volta il professore sentì mancarsi la voce... Egli rimase immobile a
bocca aperta, pietrificato dalla sorpresa e dal terrore.
Una ventina di gamberi vivi girovaganti fra le lenzuola, agitavano gli
uncini minacciosi, quasi attendessero una vittima da scarnificare; ed
altrettante rane, balzando audacemente dal covo, correvano saltellanti
su tutti i mobili della camera.
Quando l'uomo è commosso da gravi e straordinarie impressioni, a che
gli giova la scienza? L'illustre naturalista, il dotto professore, che
per tanti anni ha consumati gli occhi ed il cervello nello studiare
tutte le varietà del regno animale, sotto l'influenza della sorpresa
e del terrore, scambia i gamberi per scorpioni, i ranocchi per
pipistrelli.
Questo errore scientifico non illuse però lunga pezza il signor
Frigerio. Allorquando, cessata la violenta commozione, egli fa in grado
di riconoscere il proprio errore, con flemma da scienziato raccolse
accuratamente gli animaletti raminghi, e ad uno ad uno li pose a
sguazzare nel secchio.
Povere bestiuole innocenti! pensava il Frigerio; sarebbe una vera
ingiustizia ch'io disfogassi la mia collera con voi... Voi non siete
che lo stromento di qualche maligno o di qualche stolto. Ma donde
sarà egli uscito questo incognito nemico, questo genio perverso, che
si è proposto di farmi passare una sì cattiva notte? A Menaggio non
v'è persona che mi conosca... Io non ho mai fatto male ad alcuno...
Basta!... spero aver superati i maggiori guai... Domani... la Checchina
mi spiegherà questa istoria...
Il professore, vinto dalla stanchezza e dal sonno, si gettò audacemente
sul letto; ma appena ebbe spento il lume, sulla opposta parete egli
vide comparire una testa da morto fosforescente, e sotto a quella una
scritta parimenti di fuoco: _Morte al Tedesco!_