Una lettera compromettente.
All'indomani, verso le dieci del mattino, il professore Frigerio non
era ancora uscito dalla camera.
Frattanto il sartore, il sergente, il maniscalco e il sindaco di
Menaggio si adunavano a concistoro in una sala terrena per decidere le
sorti dello scellerato emissario dell'Austria.
— Figliuoli! diceva il sindaco; le carte e gli altri documenti che
mi avete presentati non sono prove che bastino per farlo arrestare
legalmente... Meglio sarebbe sorvegliarlo, seguirlo dappertutto, vedere
con chi egli parli, quali relazioni egli abbia... infine aspettare
che egli si comprometta e caschi da sè medesimo nel laccio della
giustizia...
— Voi altri moderati siete tutti di una pasta! grida il Gallina. Coi
vostri riguardi, colle legalità, lascierete allignare la gramigna nel
paese, e più tardi non vi sarà modo di estirparla...! Badate che un
giorno o l'altro il popolo sovrano perderà la pazienza, e finiremo per
farci giustizia da noi!
— Bravo! ben parlato! viva il Gallina! viva il popolo!
— E la faremo finita una volta, prosegue il sarto oratore, coi tepidi,
cogli striscianti, e coi _perseveranti_!...
— Bravo! ben parlato! viva il _Pungolo_! morte alla _Perseveranza_!
— Signori! signori! grida la Checchina entrando in sala col viso
radiante... Abbiamo nelle mani un'altra prova... Un barcaiuolo ha
portata una lettera per il signor Frigerio.... una lettera che viene
da.... Bellano...
— Qua! presto! leggiamo!... dice il Gallina, impadronendosi della
lettera.
— Badate, figliuoli miei, che nessuno ha il diritto di aprire le
lettere altrui, osserva il sindaco. Gallina! tu non aprirai quella
lettera! io te lo impongo in nome della legge!
— Che legge d'Egitto! risponde vivamente il Gallina. — Quando la patria
è in pericolo, bisogna ricorrere ai mezzi estremi... Io vi ripeto,
signor sindaco, che voi altri, colla vostra prudenza, colla vostra
moderazione, coi vostri scrupoli... rovinerete l'Italia.
Il Gallina disuggella la lettera, e sebbene egli si trovi molto
impacciato nel leggere il manoscritto, con incredibile sforzo riesce a
combinare le sillabe:
«_Carissimo collega!_» Cominciamo bene! avete sentito!... _collega!_
— Mostri infami! esclama la Checchina schizzando fuoco dagli occhi.
— Questi che scrive dev'essere quella carogna che osò pubblicamente
chiamarsi l'amico dei tedeschi... Ma leggiamo — no sentiremo di
belle...! «_Io mi trovo inchiodato nel letto per una contusione_...»
— Ah! vedete un po', interrompe la Checchina, vedete un po' che quei di
Bellano hanno avuto più giudizio di noi! l'hanno inchiodato nel letto
senza tanti riguardi!
Il Gallina, prosegue stentatamente la lettura, facendo le pause a modo
suo, e alterando di tal modo il senso dello scritto:
— «_Per una contusione prodotta da una pietra_, bene! _lanciatami ieri
da mano ignota mentre io ritornava dalle mie escursioni sulle montagne.
Io non mi faccio a narrarvi quante e quali tribolazioni ho dovuto
soffrire dacchè giunsi in questo inospitale paese. Vi basti per ora il
sapere che la prima notte non ho potuto chiuder occhio, sendo venuti
sotto le finestre della mia camera una dozzina di individui a far un
rumore d'inferno con trombe, campane ed altri stromenti metallici da
cucina. All'indomani uscii di buon'ora per dar principio alle mie
ricerche_... Carogna!... _Ho visitate le montagne, ho studiate le
prominenze e gli sbocchi!_ Già... gli sbocchi per dove han da venire
i tedeschi!... Infamone! _Vi assicuro che la prima campagna era stata
abbastanza fortunata_... Mostro!... _I dati raccolti furono tali da
confermarmi pienamente ne' miei principii (e perdonate s'io dico
miei i principi che furono già proclamati da tutti i nostri amici
tedeschi...)_ Ah! Oh! finalmente sarete persuaso, signor sindaco!
Non vi pare abbastanza sincera questa confessione?... Vi rimangono
ancora dei dubbii? Ora sentiamo il resto...! _Io sperava di potere
all'indomani intraprendere altre ricerche, quando, tornando a Bellano
per una stradicciuola, all'improvviso mi assalì una grandine di
sassi_, benone! _scagliati con tanta furia da persone nascoste dietro
un promontorio, che gli è proprio un miracolo se ebbi salva la vita_.
Va pur là, che non camperai molto!... _Non vi parlerò d'altri brutti
scherzi che mi vennero fatti da persone che io non conosco_... Ma che
assai bene conoscono te, o galeotto!... _Io temo che qualcuno abbia
suscitati contro di me dei sospetti compromettenti, ovvero che male
siano state interpretate alcune mie opinioni riguardo alla politica
del conte Cavour, ch'io ebbi la imprudenza di esternare colle nostre
compagne di viaggio... Ad ogni modo ho deciso di abbandonare questo
paese_ — d'aria cattiva! — _e recarmi domenica prossima a Tartavalle,
dove potrò fare delle escursioni sui monti della Valsassina. Se non vi
spiacesse di recarvi a Bellano domenica, e fare in mia compagnia questo
breve viaggetto, ve ne sarei grato oltremodo. Io credo che a Tartavalle
vi sarà da far bene anche per voi_... Lo credo io! con tanta gente che
è fuori... alle acque!! — _Chi sa!... quattro occhi veggon meglio di
due... Io vi prometto che ogni qual volta vedrò del giallo_... L'avete
capita, signor sindaco?... del giallo!!!... _Ogni qual volta vedrò del
giallo, non mancherò di esaminarlo colla speranza di scoprire il vostro
elleboro. Rispondetemi subito... Addio collega! buona fortuna! e che
Iddio vi guardi dall'esser preso in mala vista dai vostri ospiti!_
«ZANNADIO.»
— Signor sindaco! dice il Gallina con tuono autorevole; ella ha udito!
ella ha veduto, ella ha toccato con mano!... Ora... l'una delle due: o
lei prende la iniziativa — ovvero agirà il popolo...!
Il sindaco si fa cedere la lettera del Gallina, e dopo averla riletta
e meditata seriamente: Figliuoli, dice; io voglio che giustizia sia
fatta... Non meno di voi io sento odio e ribrezzo per gli scellerati
emissarii del despotismo straniero, che si aggirano nel nostro
libero paese con criminosi disegni. Questa lettera mi fa supporre che
tanto il signor Frigerio come il signor Zannadio sieno due complici
scellerati... Bisogna adunque pigliarli tutti e due nella medesima
rete, e far in modo che la punizione abbia una certa solennità, onde
tutti i nemici d'Italia ne prendano spavento. — Siete voi pronti a
secondarmi, figliuoli?...
— Parli, signor sindaco!
— In primo luogo suggellate di nuovo questa lettera; e tu, Checchina,
portala al signor Frigerio. Se egli rimane a Menaggio, oggi procederemo
immediatamente al di lui arresto; se invece egli acconsente a seguire
il compagno, allora, io, tu, Gallina, voi altri tutti, seguiti da un
picchetto di Guardia Nazionale, ed anche, per miglior guarentigia,
da quattro carabinieri, li andremo ad aspettare a Tartavalle, e così
sorprenderemo ad un tempo i due complici infami. — Non vi par egli che
questo sia il partito più salutare alla patria?
Il sartore, il maniscalco e il sergente della Guardia Nazionale di
Menaggio, sebbene in paese rappresentino il partito dell'opposizione,
non hanno però completamente rinunziato al senso comune. La proposta
del sindaco viene approvata senza discussione... Stabilito il piano
strategico, distribuite le parti, calcolate tutte le eventualità —
spetta ora alla Checchina di muovere il primo passo.
Oserà ella presentarsi al signor Frigerio? sfidare i rimbrotti di un
inquilino, che ha passata una notte tanto disastrosa? Di qual modo
potrà ella scusarsi? Come spiegare e giustificare l'intervento dei
gamberi e dei ranocchi? Come dissipare i sospetti ed ammansare i furori
di una spia?...
Difficile impresa, dopo quanto è avvenuto il giorno precedente.
Ma che non può amor di patria nel petto... di una serva?... Checchina
si fa rendere dal sindaco il portafoglio e le carte del perfido
inquilino — Checchina risuggella la lettera con un pezzo di pane
biasciato — Checchina si liscia i capelli, si compone le vesti sul
petto in guisa da porre in evidenza le naturali dovizie — Checchina
vola a compire l'ardito disegno...
Dopo pochi minuti, la scaltra fattora, uscendo dalla camera del signor
Frigerio, annunziò ufficialmente al sindaco che il gesuita travestito,
l'infame spione dell'Austria, sarebbe partito quel giorno istesso per
Bellano, onde recarsi il dì seguente a Tartavalle in compagnia del
signor Zannadio.
— Se sapeste a quali sacrifizii ho dovuto sottomettermi, aggiunse la
Checchina gravemente, per ispirare un po' di fiducia in quel galeotto
e carpirgli il segreto...!
— Sappiamo di che sei capace, rispose il sindaco — la patria terrà
conto del tuo eroismo.