CAPITOLO V.

Una lettera compromettente.

All'indomani, verso le dieci del mattino, il professore Frigerio non

era ancora uscito dalla camera.

Frattanto il sartore, il sergente, il maniscalco e il sindaco di

Menaggio si adunavano a concistoro in una sala terrena per decidere le

sorti dello scellerato emissario dell'Austria.

— Figliuoli! diceva il sindaco; le carte e gli altri documenti che

mi avete presentati non sono prove che bastino per farlo arrestare

legalmente... Meglio sarebbe sorvegliarlo, seguirlo dappertutto, vedere

con chi egli parli, quali relazioni egli abbia... infine aspettare

che egli si comprometta e caschi da sè medesimo nel laccio della

giustizia...

— Voi altri moderati siete tutti di una pasta! grida il Gallina. Coi

vostri riguardi, colle legalità, lascierete allignare la gramigna nel

paese, e più tardi non vi sarà modo di estirparla...! Badate che un

giorno o l'altro il popolo sovrano perderà la pazienza, e finiremo per

farci giustizia da noi!

— Bravo! ben parlato! viva il Gallina! viva il popolo!

— E la faremo finita una volta, prosegue il sarto oratore, coi tepidi,

cogli striscianti, e coi _perseveranti_!...

— Bravo! ben parlato! viva il _Pungolo_! morte alla _Perseveranza_!

— Signori! signori! grida la Checchina entrando in sala col viso

radiante... Abbiamo nelle mani un'altra prova... Un barcaiuolo ha

portata una lettera per il signor Frigerio.... una lettera che viene

da.... Bellano...

— Qua! presto! leggiamo!... dice il Gallina, impadronendosi della

lettera.

— Badate, figliuoli miei, che nessuno ha il diritto di aprire le

lettere altrui, osserva il sindaco. Gallina! tu non aprirai quella

lettera! io te lo impongo in nome della legge!

— Che legge d'Egitto! risponde vivamente il Gallina. — Quando la patria

è in pericolo, bisogna ricorrere ai mezzi estremi... Io vi ripeto,

signor sindaco, che voi altri, colla vostra prudenza, colla vostra

moderazione, coi vostri scrupoli... rovinerete l'Italia.

Il Gallina disuggella la lettera, e sebbene egli si trovi molto

impacciato nel leggere il manoscritto, con incredibile sforzo riesce a

combinare le sillabe:

«_Carissimo collega!_» Cominciamo bene! avete sentito!... _collega!_

— Mostri infami! esclama la Checchina schizzando fuoco dagli occhi.

— Questi che scrive dev'essere quella carogna che osò pubblicamente

chiamarsi l'amico dei tedeschi... Ma leggiamo — no sentiremo di

belle...! «_Io mi trovo inchiodato nel letto per una contusione_...»

— Ah! vedete un po', interrompe la Checchina, vedete un po' che quei di

Bellano hanno avuto più giudizio di noi! l'hanno inchiodato nel letto

senza tanti riguardi!

Il Gallina, prosegue stentatamente la lettura, facendo le pause a modo

suo, e alterando di tal modo il senso dello scritto:

— «_Per una contusione prodotta da una pietra_, bene! _lanciatami ieri

da mano ignota mentre io ritornava dalle mie escursioni sulle montagne.

Io non mi faccio a narrarvi quante e quali tribolazioni ho dovuto

soffrire dacchè giunsi in questo inospitale paese. Vi basti per ora il

sapere che la prima notte non ho potuto chiuder occhio, sendo venuti

sotto le finestre della mia camera una dozzina di individui a far un

rumore d'inferno con trombe, campane ed altri stromenti metallici da

cucina. All'indomani uscii di buon'ora per dar principio alle mie

ricerche_... Carogna!... _Ho visitate le montagne, ho studiate le

prominenze e gli sbocchi!_ Già... gli sbocchi per dove han da venire

i tedeschi!... Infamone! _Vi assicuro che la prima campagna era stata

abbastanza fortunata_... Mostro!... _I dati raccolti furono tali da

confermarmi pienamente ne' miei principii (e perdonate s'io dico

miei i principi che furono già proclamati da tutti i nostri amici

tedeschi...)_ Ah! Oh! finalmente sarete persuaso, signor sindaco!

Non vi pare abbastanza sincera questa confessione?... Vi rimangono

ancora dei dubbii? Ora sentiamo il resto...! _Io sperava di potere

all'indomani intraprendere altre ricerche, quando, tornando a Bellano

per una stradicciuola, all'improvviso mi assalì una grandine di

sassi_, benone! _scagliati con tanta furia da persone nascoste dietro

un promontorio, che gli è proprio un miracolo se ebbi salva la vita_.

Va pur là, che non camperai molto!... _Non vi parlerò d'altri brutti

scherzi che mi vennero fatti da persone che io non conosco_... Ma che

assai bene conoscono te, o galeotto!... _Io temo che qualcuno abbia

suscitati contro di me dei sospetti compromettenti, ovvero che male

siano state interpretate alcune mie opinioni riguardo alla politica

del conte Cavour, ch'io ebbi la imprudenza di esternare colle nostre

compagne di viaggio... Ad ogni modo ho deciso di abbandonare questo

paese_ — d'aria cattiva! — _e recarmi domenica prossima a Tartavalle,

dove potrò fare delle escursioni sui monti della Valsassina. Se non vi

spiacesse di recarvi a Bellano domenica, e fare in mia compagnia questo

breve viaggetto, ve ne sarei grato oltremodo. Io credo che a Tartavalle

vi sarà da far bene anche per voi_... Lo credo io! con tanta gente che

è fuori... alle acque!! — _Chi sa!... quattro occhi veggon meglio di

due... Io vi prometto che ogni qual volta vedrò del giallo_... L'avete

capita, signor sindaco?... del giallo!!!... _Ogni qual volta vedrò del

giallo, non mancherò di esaminarlo colla speranza di scoprire il vostro

elleboro. Rispondetemi subito... Addio collega! buona fortuna! e che

Iddio vi guardi dall'esser preso in mala vista dai vostri ospiti!_

«ZANNADIO.»

— Signor sindaco! dice il Gallina con tuono autorevole; ella ha udito!

ella ha veduto, ella ha toccato con mano!... Ora... l'una delle due: o

lei prende la iniziativa — ovvero agirà il popolo...!

Il sindaco si fa cedere la lettera del Gallina, e dopo averla riletta

e meditata seriamente: Figliuoli, dice; io voglio che giustizia sia

fatta... Non meno di voi io sento odio e ribrezzo per gli scellerati

emissarii del despotismo straniero, che si aggirano nel nostro

libero paese con criminosi disegni. Questa lettera mi fa supporre che

tanto il signor Frigerio come il signor Zannadio sieno due complici

scellerati... Bisogna adunque pigliarli tutti e due nella medesima

rete, e far in modo che la punizione abbia una certa solennità, onde

tutti i nemici d'Italia ne prendano spavento. — Siete voi pronti a

secondarmi, figliuoli?...

— Parli, signor sindaco!

— In primo luogo suggellate di nuovo questa lettera; e tu, Checchina,

portala al signor Frigerio. Se egli rimane a Menaggio, oggi procederemo

immediatamente al di lui arresto; se invece egli acconsente a seguire

il compagno, allora, io, tu, Gallina, voi altri tutti, seguiti da un

picchetto di Guardia Nazionale, ed anche, per miglior guarentigia,

da quattro carabinieri, li andremo ad aspettare a Tartavalle, e così

sorprenderemo ad un tempo i due complici infami. — Non vi par egli che

questo sia il partito più salutare alla patria?

Il sartore, il maniscalco e il sergente della Guardia Nazionale di

Menaggio, sebbene in paese rappresentino il partito dell'opposizione,

non hanno però completamente rinunziato al senso comune. La proposta

del sindaco viene approvata senza discussione... Stabilito il piano

strategico, distribuite le parti, calcolate tutte le eventualità —

spetta ora alla Checchina di muovere il primo passo.

Oserà ella presentarsi al signor Frigerio? sfidare i rimbrotti di un

inquilino, che ha passata una notte tanto disastrosa? Di qual modo

potrà ella scusarsi? Come spiegare e giustificare l'intervento dei

gamberi e dei ranocchi? Come dissipare i sospetti ed ammansare i furori

di una spia?...

Difficile impresa, dopo quanto è avvenuto il giorno precedente.

Ma che non può amor di patria nel petto... di una serva?... Checchina

si fa rendere dal sindaco il portafoglio e le carte del perfido

inquilino — Checchina risuggella la lettera con un pezzo di pane

biasciato — Checchina si liscia i capelli, si compone le vesti sul

petto in guisa da porre in evidenza le naturali dovizie — Checchina

vola a compire l'ardito disegno...

Dopo pochi minuti, la scaltra fattora, uscendo dalla camera del signor

Frigerio, annunziò ufficialmente al sindaco che il gesuita travestito,

l'infame spione dell'Austria, sarebbe partito quel giorno istesso per

Bellano, onde recarsi il dì seguente a Tartavalle in compagnia del

signor Zannadio.

— Se sapeste a quali sacrifizii ho dovuto sottomettermi, aggiunse la

Checchina gravemente, per ispirare un po' di fiducia in quel galeotto

e carpirgli il segreto...!

— Sappiamo di che sei capace, rispose il sindaco — la patria terrà

conto del tuo eroismo.

Racconti politici · 第 80 / 104 题