CAPITOLO III.

Una serva rivoluzionaria.

All'indomani, sullo spuntare del giorno, il Gallina col maniscalco

ed il sergente furiere della Guardia Nazionale, uscirono da Menaggio

per recarsi ad una casicciuola poco discosta dal paese, ove la sera

precedente avea preso alloggio il professore di scienze naturali signor

Candido Frigerio, il supposto emissario dell'Austria.

— Compagni! diceva il Gallina; qui bisogna dar prova di abilità

politica — bisogna condurre la faccenda in tal guisa che dal male

nasca il bene. Noi ci serviremo di questo istromento del dispotismo per

giovare alla causa italiana, per rassicurare le sorti del nostro paese.

— Bravo! benone! ben parlato! soggiungeva il maniscalco. Colui è venuto

per spiare ciò che si fa da noi a Menaggio — noi profitteremo di lui

per sapere ciò che fanno a Vienna i nostri nemici. Che te ne pare,

sergente?

— Per ora fate voi! Quando ci sia bisogno di metter sull'armi la

Guardia Nazionale, non avrete che a parlare.

— Prima di tutto troviamo un pretesto per entrar nella casa...

— Io conosco la Checchina, la fattora... Una italianona! una

liberalona, che nel quarantotto, quando i tedeschi sono tornati,

ha mangiato il naso ad un caporale tirolese che voleva baciarla per

forza...

— Credi tu che sia bene metterla al fatto:...?

— Forse sì, e forse no... Vedremo qual vento tiri.... Ma eccoci alla

tana del lupo...

— La Checchina è sulla porta!...

— Prudenza e circospezione!

— Io direi che il Gallina si facesse avanti, e che noi rimanessimo a

rispettosa distanza per non eccitare sospetti...

— No! è meglio procedere assieme, e prender l'aria di gente che va al

passeggio.

— Buon giorno, Checchina! sì di buon'ora levata? Che si fa di bello?...

— La nostra Checcotta! sempre più bella! sempre più fresca!... Dacchè

i tedeschi hanno sgombrato il paese, sei ringiovanita di dieci anni!

— Voi sapete bene quale amore io portassi ai tedeschi! risponde la

buona donna tutta lieta de' complimenti ricevuti. Ho fatto anch'io la

mia parte da buona italiana! Vi giuro che se mi capitasse ancora nelle

unghie un di quei cani, io lo acconcerei per lo feste! Basta! ora non

c'è più questo pericolo...

— Almeno.... così si crede...

— Come? che volete dire con quel vostro _si crede_?

— Checchina mia, risponde il sartore con aria di mistero; io

certamente non temo che si abbiano a rinnovare per noi le disgrazie

del quarantotto..... ma in quanto a tedeschi... o, voglio dire...

tedescanti..... c'è sempre pericolo di incontrarne anche nei nostri

paesi. L'aria non è ancor del tutto purgata!

— Sicuramente! soggiungono ad una voce il maniscalco ed il furiere; il

nostro Gallina dice benissimo... L'aria non è ancora purgata!...

— Ma noi la purgheremo!...

— Dice benissimo il nostro Gallina.... Noi la purgheremo!

— E presto!

— E subito!

— E senza chieder permesso a' superiori!

In profferire tali parole, i tre sozii si ricambiano occhiate

misteriose e terribili...

— Ma voi mi fate paura! esclama la Checchina... C'è forse qualche nube

per l'aria? Avete forse letto nelle gazzette qualche brutta notizia?...

Per l'amor di Dio... ditemi qualche cosa... anche a me... Che la Beata

Vergine ci salvi da nuove disgrazie!

— Pur troppo c'è una nube per l'aria! ripiglia il Gallina, dopo aver

consultato i suoi compagni con un'occhiata significante. E la nube non

è lontana... anzi è vicinissima... anzi sta sopra questa casa... Senti,

Checchina.... (E a questo punto il sartore chiese di nuovo ai compagni

uno sguardo di approvazione). Noi dobbiamo comunicarti un grande

segreto... un segreto di Stato... ma innanzi tutto devi giurare che di

quanto siamo per dirti, non ripeterai parola ad anima vivente.

— Io? parlare io?... ma vi pare?... nè anche se mi strappassero la

lingua colle tenaglie...

— Ebbene, sappi adunque... Ma prima di tutto, siamo noi soli...? Non

v'è alcuno in tua casa che possa udire i nostri discorsi?

— Voi sapete che questa casa è rimasta disabitata, dacchè il signor

conte si è traslocato a Torino. Jeri sera è giunto qui da Milano un

forastiero, pel quale pochi giorni sono il ragioniere del conte mi avea

scritto di metter all'ordine l'appartamento del secondo piano...

— E tu lo conosci quel forastiero?

— Non so altro di lui se non ch'egli si chiama il signor Frigerio...

— E ignori cosa è venuto a fare in questi paesi...?

— Io non so nulla... io...

— Lo sappiamo noi...! Dorme egli ancora...?

— No! è uscito di casa prima dell'alba.

— Diamine! egli non perde il suo tempo! E cosa ti ha detto nell'uscire?

— Ha detto — aspettate — ha detto che non tornerebbe prima delle nove

stassera... che io non mi dessi la pena di rifargli il letto e di

ripulirgli la camera.... Egli desidera che nessuno metta piede nella

sua stanza...

— Il malandrino ha prese tutte le precauzioni! Ebbene: senti Checchina

— bisogna che tu ci conduca in quella camera...

— Oh! questo poi... non è possibile...!

— Ma sai tu cosa è venuto a fare a Menaggio il signor Frigerio?...

Sai tu che razza di serpente s'è introdotto nella tua abitazione?

Nientemeno che una spia... dei tedeschi, un famigerato emissario dei

gesuiti!

— Misericordia! esclama la Checchina portando le mani alla cuffia...

Una spia nella mia casa! un tedesco! un gesuita!... Vi giuro per tutti

i miei poveri morti, che jeri a sera quando l'ho veduto entrare, ho

sentita una scossa, come se alcuno mi avesse dato un gran pugno nello

stomaco... Adesso capisco perchè la gatta non gli è corsa incontro a

carezzargli le gambe come suol fare a quanti vengono in casa!... Già...

anche il nostro ragioniere gli è un altro bel mobile.... un tedescone

marcio, che quando vien fuori a rivedere i conti, ne ha sempre di nuove

per tormentare noi povera gente!... Ed è lui che ci ha regalato quel

bell'inquilino!... Venite pure, figliuoli; le chiavi dell'appartamento

sono a vostra disposizione... E se non basta, apriremo anche le valigie

di questo bel forastiero... e apriremo le lettere! Quando si tratta

di dare addosso a tedeschi od a spie... eccomi qui in carne ed ossa...

col cuore, colle unghie... e coi denti! Cani! Assassini! Mostri!... Ed

hanno proprio a capitare nella mia casa!... Su! da bravi, figliuoli!...

Venite con me, e agite come se foste padroni!

Preceduti e animati da Checchina, i tre sozii salgono rapidamente

le scale, precipitano nella camera dello scienziato, e in un minuto

aprono gli armadii, capovolgono i mobili, rovesciano le casse, mettono

ogni cosa in iscompiglio. Cerca di qua, fruga di là... le camicie, le

mutande, i fazzoletti volano alla soffitta... Il sergente foriere, il

solo dei saccheggiatori che sappia leggere lo scritto, si impadronisce

del portafoglio e divora coll'occhio le cifre.

— Gallina!

— Che è?

Tutti circondano il sergente.

— Non v'è più dubbio!... ecco il corpo del delitto!...

— Leggi.. foriere!...

— Le sono annotazioni laconiche...

— Ah! mostro! interrompe la Checchina mettendosi le mani sui fianchi.

— Laconiche!... Che razza di parole hanno questi tedeschi!

Il sergente non senza difficoltà riesce a leggere una quindicina di

vocaboli incomprensibili per lui e per quanti gli stanno d'attorno,

vocaboli tecnici della scienza, di cui basta il suono per far

rabbrividire gli ascoltatori.

— Basta! basta! non voglio sentirne altro! grida la Checchina turandosi

lo orecchie... e correndo per la camera come una ossessa.

— Qui sotto c'è qualche trama infernale! soggiunge il maniscalco.

— La patria è in pericolo!

— Facciamo appello alla Guardia Nazionale!

— Figliuoli, dice il Gallina con solennità. — Figliuoli! qui bisogna

metterci una mano al cuore e un'altra al cervello...! Dinanzi

alle nuove scoperte che abbiamo fatte, dinanzi a questi documenti

scellerati che Iddio ha messo in nostra mano onde sventare le trame

del despotismo, esitare sarebbe stoltezza, debolezza il retrocedere...

il silenzio sarebbe delitto... l'indulgenza complicità... Però non

conviene dimenticare che noi viviamo in paese libero e governato

da leggi civili..... Forza e prudenza! Energia e legalità! Rigore e

giustizia.... sieno le nostre divise.

— Bravo!!!

— Raccogliamo adunque tutte le prove materiali del delitto, e armati

dei preziosi documenti, convochiamo le autorità del paese, e formuliamo

legalmente l'accusa!

— Bravo!!!

— A me pare che questo portafoglio contenga tanto che basti per far

appiccare lo scellerato...

— E se non basta il portafoglio, aggiunge la Checchina, prendetevi

anche questo fazzoletto giallo segnato di cifre nere... Il mostro lo

teneva nascosto nelle tasche del _paletot_.

— E questi fiori disseccati, parimenti di color giallo e nero... che

l'infame ha creduto sottrarre alle nostre investigazioni cucendoli

sotto la fodera del cappello....

— Buoni anche questi per il processo!...

— Ed ora, figliuoli miei, riprende il Gallina con autorità: mettiamoci

d'accordo fra noi, e pensiamo a stabilire il nostro programma. Punto

primo: tu, sergente, anderai tosto alla casa del sindaco, e gli

chiederai a che ora può darci udienza domani... Tu, _maresciallo_,

ti recherai con quattro o cinque uomini di fiducia a perlustrare lo

stradale di Porlezza, e vedrai di informarti d'onde sia passato, con

chi abbia parlato, dove abbia pranzato, con quali individui abbia

praticato colui! Stenderai, o farai stendere un esatto rapporto,

aggiungendo tutti quei documenti che per caso potrai raccogliere... Tu

poi Checchina...

— Quello che ho da far io l'ho già stabilito, risponde la serva

stralunando gli occhi... Io vi giuro che quel tedescaccio si ricorderà

finchè vive della notte che avrà passata in casa mia... Oh! in casa mia

poi... comando io!... Ne ho pensato di belle!... Non veggo l'ora che

quell'animale ritorni, per cucinarmelo un poco a modo mio!...

— Ebbene! ciascuno al proprio uffizio! Da bravi, figliuoli! Tu,

Checchina, bada a non comprometterci con qualche imprudenza... Fa in

modo ch'egli non entri in sospetto... Se per caso egli domanda del suo

portafogli...

— Gli dirò che il gatto se l'è portato via.

— Viva la nostra Checchina, e morte ai tedeschi!

— Morte alle spie!

— Viva l'Italia libera!

— Viva Menaggio!

I tre sozii escono dalla stanza alternando i viva alle imprecazioni.

La Checchina, dopo averli accompagnati fino all'estremità della scala,

rientra immediatamente nella camera del forastiero e si atteggia

dinanzi al letto come un generale di armata che mediti un piano di

battaglia.

La Checchina studiò d'un colpo d'occhio le posizioni, calcolò i mezzi

di attacco, concepì il disegno strategico. Un quarto d'ora dopo,

tutte le comari del vicinato furono in moto;... tutti gli istrumenti

belligeri che può fornire la cucina, tutte le armi dell'arsenale

femminino concorsero al grande apparecchio...

Vedremo nel seguente capitolo quanto ingegnosa sia la donna nel

tormentare una creatura umana.

Racconti politici · 第 78 / 104 题