Attenzione: signori e signore!
La rassegna è interessante — Essa vi dirà come si fabbricano certe
riputazioni letterarie, come si scrivano certi articoli, di qual pasta
si formi il ripieno di certi giornali altrettanto stupidi che bricconi,
i quali riescono qualche volta a farsi ammirare dalle masse idiote, od
a farsi temere da quegli istessi che più il disprezzano.
Avanti, signor... Ragno-topo!... Sappiamo! Non è il vostro nome di
casato, e meno ancora il vostro nome di battesimo.... Vi chiamate?...
Voi potete chiamarvi ciò che volete, ma gli altri vi chiamano
Ragno-topo. — Letterato — Troppo giusto! Sapete leggere e scrivere
— scrivere come il mio fattore, che finisce tutte le sue lettere con
tanti _rispeti a tuti della cassa_.... Ma no! la vostra ortografia è
più esatta: in compenso siete più debole nella grammatica — Come lo
sapete? — Ho veduto degli _originali_ di vostra testa. — Gli opuscoli
stampati, che vanno in giro col vostro nome, non hanno a che fare colle
emanazioni occulte della vostra sapienza. Cosa domandate? — l'onore di
scrivere nella _Unione Patriottica_. — Qual genere? — Tutti i generi
son buoni: politica, letteratura, belle arti, mode... — Ecco!... Avrei
già pronto il primo capitolo di una novella per l'appendice del vostro
prima numero... L'ho scritto l'altra notte... dopo aver assistito ad
una festa da ballo di famiglia... — Voi lo sentite!... Ebbene quel
primo capitolo di novella, da oltre otto anni gira come un mendicante
da uno in altro uffizio da giornale, domandando alloggio per una sera
negli umili appartamenti del pian terreno. Un mendicante dal muso
duro... che cacciato ripicchia alla vostra porta con insistenza perchè
lo cacciate di nuovo — un mendicante, che si presenta coi guanti e
colla cravattina di raso terso e pulito come un topo, livido come
un ragno — i due animaletti che gli prestarono il nome. Chi non ha
veduto, chi non ha fiutato quell'esordio di novella? — È però certo
che, da otto anni a questa parte, nessun proprietario o redattore di
giornale ha osato produrre al pubblico l'insigne capolavoro dal nostro
Ragno-topo... E sapete come abbia risposto il Ragno-topo a codesta
manifestazione, in verità non troppo lusinghiera, del despotismo
giornalistico? — Come risponderà domani ai due redattori della _Unione
Patriottica_ i quali probabilmente respingeranno il manoscritto. Il
topo correrà dall'uno all'altro estremo di Milano, ficcandosi in tutti
i caffè, in tutti i luoghi di convegno, in tatti i gabinetti dov'egli
abbia libero accesso — il ragno schizzerà da tutti i pori la sua bava
schifosa e venefica, per uccidere, se gli è possibile, il redattore
temerario che non volle saperne di lui. I _ragno-topi_ sono terribili
— guardatevi dai ragno-topi della letteratura! Essi hanno il genio
della loro nullità — non potendo elevarsi, tutta la loro esistenza
è impiegata a rimpicciolire chi li sovrasta di due palmi. Se in
qualche giornaluzzo inavvertito vi occorre di leggere un'_interlinea_
vigliaccamente mordace contro uno scrittore, contro un giornalista di
qualche fama, dite pure: il topo ci ha messo il suo zampino, il ragno
ci ha messo la sua bava — E dopo tutto... che giova? Il regno dei
topi è nel _tombino_, e i ragni, esaurita la bava, diseccano sul loro
fragile tessuto.
Vediamo quest'altro, il signor... Grattignoni.... Si annunzia poeta, ma
in realtà non è che un _letterato_ il quale non sa scrivere in prosa —
Metterebbe in versi _l'Orario delle strade ferrate_, se un tale assunto
non richiedesse troppa originalità di concetti.
L'idea della _originalità_ è uno sgomento per lui — tanto ciò è vero,
che egli preferisce di togliere a prestito le sue liriche dai vecchi
giornali che hanno fatto il loro tempo anche nelle botteghe dei
pizzicagnoli. Egli ha un talento particolare per ridurre a nuovo la
roba antica, per improntarla di attualità.
_Cappello nuovo e scarpe nuove_ — questo è il suo segreto per
riprodurre nel mondo letterario le cantiche obliate. Due strofe di
sua creazione, una alla testa e l'altra ai piedi — eccovi la creatura
risorta. Taluni hanno osservato che i suoi _cappelli_ molto spesso
mancano di piedi — non importa: basta illudere la maggioranza. —
Il Grattignoni è di buona fede — quand'egli è riuscito a copiare
un sonetto in buona calligrafia, si persuade molto facilmente di
averlo composto. Da qualche tempo il Grattignoni nella retroscena
del giornalismo fa della pratica per iscrivere in prosa. Il suo genio
rattoppatore, o trasformatore che si voglia, venne usufruttato da due
o tre redattori in capo, che di loro capo nulla o ben poco producono.
Grattignoni riduce i _bons mots_ parigini in _frizzi milanesi_, in
_facezie contemporanee_, in _spiritelli_, in _cicalate_. Dategli una
_Cronaca parigina_, ed egli pescherà dal naviglio tutti gli annegati
della Senna. I suoi versi, come i suoi aneddoti, pubblicati in un
giornale di qualche credito, possono sembrare originali agli abbonati
di Introbbio o della Valle di Gandino.
Quest'altro ha delle pretese di critico musicale. Offre _gratis_ la
sua collaborazione, per ciò solo che, essendo un enfatico dilettante di
teatri, ottiene con questo mezzo il favore delle libere entrate.
Non è mai riuscito a pubblicare la sua prima rassegna teatrale —
tutti i giornali, che avevano accettato la collaborazione dell'insigne
critico, morirono dopo il terzo numero. Contuttociò egli gode l'accesso
gratuito alla Scala, al Carcano, al teatro Re, al Fossati, perfino
al circolo dei cavalli e al serraglio delle belve feroci, quando a
Milano agiscono i cavalli e le belve. Sui registri dei diversi camerini
teatrali egli è iscritto quale appendicista del _Momento_, della _Gente
latina_, dell'_Era nuova_, del _Me ne impippo_, dell'_Elettore_, del
_Telegrafo_, della _Gazzetta popolare_ e d'altri periodici.
Il nostro insigne appendicista tiene sempre nel portafoglio l'esordio
della sua prima appendice, che egli legge agli amici, ai conoscenti,
e più spesso agli impresarii ed ai capo-comici, ogni qualvolta egli
veda minacciati i suoi _diritti all'ingresso libero_. Quell'esordio è
scritto in stile umoristico, e comincia con questo tratto spiritoso
ch'è di ultimo gusto: «_Io scrivo, tu scrivi, quegli scrive... noi
scriviamo, voi scrivete, coloro scrivono!_» È voce che il guardaportone
della Scala abbia trovato del sublime in questa facezia!
*
* *
Chi è quel figuro abbottonato, che vorrebbe darsi l'aria di un
gran personaggio, e lascia intravedere da' suoi sguardi furbeschi e
inquieti il cavaliere di industria? Il sotto-mezzano, il vice-corriere
della cronaca criminale, che supplisce ai corrieri ordinarii ogni
qualvolta si tratti di processi insignificanti. In tali casi, egli
si incarica di riepilogare i fatti e i dibattimenti per passarli
sottomano ai redattori del gazzettino. — Gli incriminati, o gli aventi
causa si raccomandano a lui per impedire la pubblicità dei processi,
per ottenere delle reticenze o delle modificazioni. Il nostro vice
corriere ha stabilito una tariffa pe' suoi piccoli servigi. Per venti
franchi, egli sostituisce al nome degli incriminati le sole iniziali,
per franchi quaranta sopprime anche queste. Mesi sono, al tribunale
correzionale si agitava il processo di un tal Bislemacchi.... La
madre dell'accusato, una povera donna, temendo che il nome del figlio
comparisse disonorato nei _Gazzettini di città_, si raccomandava
piangendo al vice-corriere della stampa. Questi con voce melata le
espose i suoi prezzi di tariffa.
— Ebbene! disse la povera madre; domani vi manderò venti franchi
perchè mettiate le sole iniziali. — Benissimo! rispose l'altro;
aspetteremo a pubblicare il resoconto... ma badate che domani per
le dieci io abbia in casa la somma. — Il mattino seguente la povera
donna spediva al vice-corriere tutto il danaro che aveva potuto
raccogliere, il quale non ammontava che a dieci franchi meno venti
centesimi. Come si fa? La giustizia dev'essere eguale per tutti, pensò
il vice-corriere calcolando — per dieci franchi meno venti centesimi
non si può sopprimere tutto il nome... Vediamo ciò che si può fare
per non uscire dalla legalità. — Quella sera, i diversi _Gazzettini_
riferivano il processo giudiziario nel modo seguente: «Oggi sedeva sul
banco degli accusati un tal Bislem.... gravemente indiziato, ecc.» —
Il vice-corriere aveva soppresso la seconda metà del nome per dieci
franchi ricevuti, e aveva lasciato correre la prima parte con una
lettera di giunta la quale rappresentava i venti centesimi mancati.
Gingillino — bel nome! — un giovanotto di buona famiglia, il quale non
volle saperne di fare il suo corso regolare al Ginnasio ed al Liceo —
ed è venuto a Milano dalla provincia per iniziarsi alla carriera delle
lettere — Le lettere sono un pretesto per lui; un pretesto per carpire
danaro al papà, un pretesto per introdursi nelle famiglie a far strage
di... fanciulle — egli adora le fanciulle! — Cosa ha scritto? nulla —
ma tutti gli elenchi di collaboratori portano il di lui nome. Una volta
che il suo nome sia stampato nell'elenco, egli va in giro preconizzando
le meraviglie del periodico che sta per uscire, lo raccomanda, gli
procaccia degli abbonati. Spedisce al papà cento, duecento copie del
programma; questi lo propaga fra i suoi conoscenti, e va tutto in
solluchero nel vedere _suo figlio_ nobilmente assiso fra i più celebri
campioni del giornalismo.
Ma gli articoli di Gingillino?... Chi li ha veduti? Il giornale fa
il suo corso — nasce — vegeta e muore... Non mai un articolo segnato
Gingillino. — eppure tutti dicono che egli lavori... che egli scriva...
giorno e notte — Si odono dello ragazze esclamare: quel racconto
di Gingillino mi ha fatto piangere — Volete la chiave dell'enigma?
— Gingillino si appropria la paternità di tutti gli articoli, di
tutti i racconti, di tutte le poesie che vengono in luce senza nome.
— È carità, non è vero? — Poichè Gingillino figura nell'elenco dei
collaboratori, qual meraviglia che sieno di sua fattura tutte le
composizioni anonime che si leggono nel giornale?
Quand'uno loda una poesia, una novella uscita senza nome di autore,
Gingillino sorride, abbassa gli occhi, prende un'aria modesta, un fare
imbarazzato, come temesse... Che cosa? È troppo trasparente quella
modestia...
— Ah! siete voi, signor Gingillino, siete proprio voi l'autore di
quella gemma letteraria?... L'avrei indovinato dallo stile, — Inezie!
ma... io... — Che serve?... palesatevi francamente. — Ma vi dico....
e d'altronde non c'è poi tanto merito... — Ed ecco di qual modo
Gingillino, senza sdruscirsi il cervello, senza consumo di inchiostro e
di carta, è riuscito a farsi credere un letterato. Il papà gli scrive
molto spesso dalla provincia: «ho veduto il tuo nome anche nel nuovo
programma... Bada, figliol mio, di non affaticarti troppo... Va bene la
gloria, ma la salute innanzi tutto.»
_Largo al factotum_ dei giornali illustrati! Un mostro di attività
— una enciclopedia ambulante — scrive otto articoli il giorno ad
argomento fisso!... — Presto! Lo Streppa è arrivato... Mettiamogli
dinanzi un disegno, un paesaggio, un ritratto, una figura qualunque.
Un giorno lo Streppa aveva in prospettiva sul suo tavolo un _Serpente
boa_, una _Lola Montes_, le _Cataratte del Niagara_ e la _Presa di S.
Giovanni d'Acri_. Quei disegni reclamavano ciascuno il loro articolo
— quegli articoli dovevano essere compiuti e mandati all'Uffizio di
Redazione in capo ad un'ora. — Credete voi che il nostro atleta si
sgomentasse? Voi non conoscete il suo metodo. Lo Streppa è vecchio del
mestiere e può disporre di un ricco e svariato repertorio di articoli
proprii ed altrui.
Cinque anni, dieci anni sono, lo Streppa ha scritto un articolo
sul _Serpente a sonagli_; orbene: con poche varianti, con poche
modificazioni, quell'articolo può applicarsi al _Serpente boa_. A _Lola
Montes_ si adatta come un guanto la biografia di _Miss Ella_ — per le
_Cataratte del Niagara_ può servire una descrizione del _Fiume Latte_
che altre volte ha descritto le Conche di Paderno; quanto alla _Presa
di S. Giovanni d'Acri_, nulla più facile che il sostituire ad essa
l'_Assalto di Ancona_ o _di Gaeta_, un combattimento, una battaglia
qualunque, tolta a prestito dai bullettini delle armate. — Eh! non sono
queste le grandi prodezze letterarie, le grandi strategie del nostro
collega giornalista. Il direttore del foglio illustrato un bel giorno
rileva per poco prezzo tutto un emporio di vecchie incisioni in legno
od in rame che sia, per usufruttarle come novità nelle pagine del
suo giornale. Di queste incisioni, parecchie non hanno senso; forse
l'ebbero un tempo, ma le tradizioni si perdettero collo sbiadirsi
delle linee. — Una volta allo Streppa fu mandata una incisione
che rappresentava una vasta campagna predominata da un monumento
in rovina. Si trattava di dare un nome a quei ruderi antichi e di
scrivere in proposito un articolo serio. — Nessuno, meno lo Streppa,
avrebbe raccapezzato un concetto da quelle sbiaditure di colonne e di
stipiti insignificanti. Ebbene: mezz'ora dopo, il direttore del foglio
illustrato riceveva di rimando la incisione e l'articolo; e questo
articolo si intitolava: _Il cane di Alcibiade_.
L'acuto giornalista, nell'esaminare i più intimi particolari del
disegno, aveva scoperto un cagnolino quasi impercettibile accovacciato
fra due alberi. — Un cane!... Perchè no?... Potrebb'essere il cane di
Alcibiade... Io tengo un articolo bello e fatto su questo argomento...
Dunque!... — E il direttore del giornale illustrato fu beatissimo di
poter usufruttare la sua incisione.
E qui noi finiamo la rassegna, che troppo ci vorrebbe a riprodurre
uno per uno i tipi di codesti vanitosi impudenti faccendieri del
giornalismo che riflettono la loro vergogna sui coscienziosi, sugli
onesti, su tutti quelli che coltivano le lettere con ingegno e con
amore, e da quelle decorosamente cavano profitto. Questi zingari dalla
stampa fanno dire alla gente che i letterati, e i giornalisti sono una
massa di... buffoni.